
{"id":47603,"date":"2017-12-06T20:37:06","date_gmt":"2017-12-06T19:37:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47603"},"modified":"2017-12-06T20:43:34","modified_gmt":"2017-12-06T19:43:34","slug":"un-dibattito-interessante-sullandamento-di-occupazione-e-produttivita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47603","title":{"rendered":"UN DIBATTITO INTERESSANTE SULL&#8217;ANDAMENTO DI OCCUPAZIONE E PRODUTTIVIT\u00c0"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\"> A parit\u00e0 di prodotto, la quantit\u00e0 di occupazione e la produttivit\u00e0 del lavoro sono le due facce speculari della medesima medaglia: se aumenta l\u2019una non pu\u00f2 che diminuire l\u2019altra, e viceversa &#8211; Se dunque il PIL italiano cresce poco, un maggiore aumento dell&#8217;occupazione significa che si riduce la produttivit\u00e0 media del lavoro<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nScambio epistolare pubblicato sul sito della <a href=\"http:\/\/www.fondazionehume.it\/\" target=\"_blank\">Fondazione David Hume<\/a> tra <strong>Dario Parrini<\/strong>, deputato Pd e membro della Commissione Bilancio della Camera, e Luca Ricolfi, sociologo nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino ed editorialista della <\/em>Stampa<em>, 2 dicembre 2017, a seguito della pubblicazione dell&#8217;editoriale di quest&#8217;ultimo del 25 novembre, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409\" target=\"_blank\">Mercato del lavoro l&#8217;eredit\u00e0 della crisi e il peso del debito<\/a><em> \u00a0 \u00a0<\/em> <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<h4><strong>Dario Parrini: La verit\u00e0 sulla crescita dell\u2019occupazione in Italia <\/strong><\/h4>\n<p>Luca Ricolfi\u00a0sul \u00abMessaggero\u00bb di oggi riconosce che il numero totale di occupati in Italia ha avuto una crescita importante dal 2013 al 2016. Ma, per provare la sua tesi che non \u00e8 detto che il Jobs Act abbia avuto rilevanti effetti positivi, egli aggiunge che il numero totale di occupati in Italia \u00e8 cresciuto assai meno che negli altri grandi Paesi europei. <strong>La conclusione di Ricolfi \u00e8 ingannevole<\/strong>: non perch\u00e9 dice una cosa falsa, ma perch\u00e9 <strong>racconta solo una parte della verit\u00e0<\/strong>. Ci\u00f2 \u00e8 facilmente dimostrabile affidandoci ai dati ufficiali Eurostat.<\/p>\n<div id=\"attachment_47670\" style=\"width: 252px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47670\" class=\"wp-image-47670 \" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Dario-Parrini.jpg\" alt=\"Dario Parrini\" width=\"242\" height=\"256\" \/><p id=\"caption-attachment-47670\" class=\"wp-caption-text\">Dario Parrini<\/p><\/div>\n<p>Il numero totale di occupati, tra il 2013 e il 2016, \u00e8 cresciuto del 2% in Italia, 1,3% in Francia, 6,3% Spagna, 3,1% Germania, 5,6% Regno Unito. Quindi \u00e8 vero: l\u2019occupazione da noi \u00e8 cresciuta meno che altrove. Ma se si vuol tracciare una valutazione seria degli effetti delle riforme del lavoro realizzate nel nostro Paese, <strong>non \u00e8 corretto fornire solo questo dato.<\/strong> Questo dato va paragonato a quanto \u00e8 cresciuto il pil reale dei vari Paesi nel periodo considerato: tra il 2013 e il 2016 il pil reale \u00e8 salito del 2,1% in Italia, 3,2% Francia, 8,3% Spagna, 5,7% Germania, 7,4% Regno Unito.<\/p>\n<p>Confrontando queste due serie di dati, emerge chiaramente un fatto di non poco conto: l\u2019Italia \u00e8 di gran lunga, tra i grandi Paesi europei, quello col <strong>miglior rapporto tra crescita del pil reale e crescita dell\u2019occupazione<\/strong>. In altri termini, il \u201ccontenuto occupazionale della crescita\u201d \u00e8 stato da noi pi\u00f9 alto che negli altri Paesi esaminati. Perch\u00e9 \u00e8 stato pi\u00f9 alto? Perch\u00e9, \u00e8 evidente, le riforme del mercato del lavoro fatte hanno dato risultati significativi, pur in presenza di una crescita del pil ancora contenuta.<\/p>\n<p>Certo, siamo ancora indietro, specialmente per quanto riguarda la crescita (su cui pesano fortemente l\u2019elevato debito pubblico e l\u2019alto carico fiscale che di esso \u00e8 conseguenza) e il tasso di occupazione giovanile (da noi \u00e8 il 60%, in Francia 75%, Spagna 68%, Germania 80%, Regno Unito 82%). Pertanto \u00e8 indubbio che resta tantissimo da fare. Ma, se si vuol dare un giudizio equo sulle riforme del lavoro degli ultimi anni, l\u2019andamento del contenuto occupazionale della crescita \u00e8 una <strong>variabile da cui non si pu\u00f2 prescindere<\/strong>.<\/p>\n<h4><strong>La risposta di Luca Ricolfi<\/strong><\/h4>\n<p>Grazie, innanzitutto, per le sue riflessioni, sicuramente utili per arricchire la discussione sul mercato del lavoro.<\/p>\n<div id=\"attachment_44754\" style=\"width: 204px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44754\" class=\"size-full wp-image-44754\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg\" alt=\"Luca Ricolfi\" width=\"194\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg 194w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi-112x150.jpg 112w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><p id=\"caption-attachment-44754\" class=\"wp-caption-text\">Luca Ricolfi<\/p><\/div>\n<p>Lei ha perfettamente ragione a sottolineare che non conta solo quanti posti di lavoro nuovi si formano, ma anche quanto \u00e8 grande il loro \u201ccontenuto occupazionale\u201d. Da questo punto di vista l\u2019Italia ha fatto meglio di quasi tutti gli altri paesi europei: solo la Grecia ha fatto ancora meglio di noi.<\/p>\n<p>La Grecia?<\/p>\n<p>S\u00ec, proprio la Grecia. Questo dovrebbe fare riflettere sul significato dell\u2019indicatore che lei propone di utilizzare. Il numero di posti di lavoro (o di ore lavorate) per unit\u00e0 di Pil, infatti, non \u00e8 altro che l\u2019inverso della produttivit\u00e0 del sistema-paese. Un paese che aumenta il \u201ccontenuto occupazionale\u201d del Pil sta semplicemente riducendo la sua produttivit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47671\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Grafico-Ricolfi.jpg\" alt=\"Grafico Ricolfi\" width=\"650\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Grafico-Ricolfi.jpg 449w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Grafico-Ricolfi-150x96.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Grafico-Ricolfi-300x191.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte: elaborazioni Fondazione David Hume su dati Oecd<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere dal grafico qui sopra, l\u2019intensit\u00e0 di lavoro e la produttivit\u00e0 del lavoro sono semplicemente le due facce, speculari ed entrambe veritiere, della medesima medaglia: se aumenta l\u2019una non pu\u00f2 che diminuire l\u2019altra, e viceversa.<\/p>\n<p>Naturalmente possiamo discutere (\u00e8 una vecchia ma sempre attuale controversia) se sia meglio una crescita ad alto o a basso contenuto di occupazione, ma il problema, a mio parere, si pone in modo effettivo solo per i paesi che, avendo una crescita della produttivit\u00e0 elevata (o quantomeno vicina alla media degli altri paesi), possono scegliere se puntare le loro carte su politiche di sostegno dell\u2019occupazione o su politiche che promuovano la competitivit\u00e0 sui mercati internazionali.<\/p>\n<p>La mia opinione \u00e8 che, sfortunatamente, l\u2019Italia non possa permettersi di scegliere: siamo, insieme al Belgio, l\u2019unico paese avanzato la cui produttivit\u00e0 ristagna da vent\u2019anni. \u00a0E questo \u00e8, insieme a quello del debito pubblico, uno dei problemi capitali del sistema-Italia. Ecco perch\u00e9, pur rallegrandoci dei nuovi posti di lavoro, non possiamo considerare una buona notizia il fatto che la dinamica dell\u2019occupazione ecceda quella del Pil.<\/p>\n<p>La buona notizia sarebbe che, pur crescendo i posti di lavoro a un ritmo soddisfacente, il Pil crescesse a un ritmo ancora maggiore, rafforzando la nostra competitivit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A parit\u00e0 di prodotto, la quantit\u00e0 di occupazione e la produttivit\u00e0 del lavoro sono le due facce speculari della medesima medaglia: se aumenta l\u2019una non pu\u00f2 che diminuire l\u2019altra, e viceversa &#8211; Se dunque il PIL italiano cresce poco, un maggiore aumento dell&#8217;occupazione significa che si riduce la produttivit\u00e0 media del lavoro . 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