
{"id":4773,"date":"2009-08-05T15:16:06","date_gmt":"2009-08-05T14:16:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4773"},"modified":"2009-09-18T09:03:15","modified_gmt":"2009-09-18T08:03:15","slug":"assurdo-imporre-le-gabbie-salariali-per-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4773","title":{"rendered":"OCCORRE IL CONTRARIO DELLE &#8220;GABBIE SALARIALI&#8221;: LIBERARE LA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA AL LIVELLO REGIONALE E AZIENDALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I LIVELLI RETRIBUTIVI DEVONO POTER VARIARE IN RELAZIONE AL COSTO DELLA VITA E, SOPRATTUTTO, DELLA PRODUTTIVITA&#8217;. MA E&#8217; COMPITO DELLA CONTRATTAZIONE DECENTRATA COMPIERE GLI AGGIUSTAMENTI NECESSARI<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #993300;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>Intervista a cura di Eugenio Occorsio, pubblicata su <\/em>Repubblica <em>il 5 agosto 2009<\/em><\/span><br \/>\n<\/span><!--more--><br \/>\n<strong>ROMA<\/strong> &#8211; &#8220;Se Calderoli intende dire che si deve adottare un provvedimento autoritativo, legislativo o regolamentare, a livello nazionale per differenziare le retribuzioni, mi sento di dire che questa sarebbe una sciocchezza&#8221;. Pietro Ichino, ordinario di diritto del Lavoro alla Statale di Milano, senatore del Pd, studia da una vita le relazioni industriali cercando soluzioni alle strozzature e storture, ma le gabbie salariali gli sembrano proprio la via sbagliata.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2, professore, che ci sia una differenza di costo della vita \u00e8 sotto gli occhi di tutti, anche se Miccich\u00e9 dice che un maglione Benetton costa lo stesso da nord a sud. Non le sembra abbastanza da giustificare un provvedimento?<\/strong><br \/>\n&#8220;Che gli standard retributivi siano determinati in base al potere d&#8217;acquisto effettivo della moneta, che \u00e8 diverso da regione a regione, dovrebbe essere una cosa abbastanza ovvia. Ma una scelta di questo genere non pu\u00f2 essere imposta per legge: si rischierebbe perfino una censura di incostituzionalit\u00e0. A mio avviso poi la contrattazione collettiva non dovrebbe compiere questa scelta imponendola a livello nazionale: logica vorrebbe che, fissati alcuni punti fermi a livello centrale, si lasciassero spazi adeguati di negoziazione collettiva ai livelli regionale e aziendale&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ma la Lega insiste che di fatto questo non si fa, le differenze rimangono. Come fare allora per tenerne conto?<\/strong><br \/>\n&#8220;Come dicevo, si pu\u00f2 procedere per via negoziale. Non per\u00f2 tornando al sistema nato oltre sessant&#8217;anni fa e cancellato nella stagione 1968-69. La contrattazione collettiva, in quel ventennio, prevedeva la determinazione a livello centrale delle retribuzioni secondo 14 parametri zonali, appunto le gabbie&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il contenuto discriminatorio era evidente. Ma visto il perdurare delle sperequazioni, cosa fare in pratica?<\/strong><br \/>\n&#8220;Ora quello di cui si deve parlare \u00e8 liberare la contrattazione collettiva, non, appunto, ingabbiarla. Esiste gi\u00e0 la possibilit\u00e0 che il sindacato scelga liberamente il livello della contrattazione, nazionale, regionale o aziendale, e i suoi contenuti. Deve dunque essere il sindacato a farsi carico delle differenze del costo della vita. La differenziazione dei livelli salariali \u00e8 gi\u00e0 sperimentata in diversi settori: edilizia, agricoltura, artigianato. Nulla vieta che questo accada anche in altri comparti&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ma anche lasciando al sindacato questa responsabilit\u00e0, come potr\u00e0 avvenire?<\/strong><br \/>\n&#8220;Le migliori esperienze disponibili nel panorama internazionale, per esempio quella tedesca, consiglierebbero che la determinazione delle retribuzioni minime avvenisse mediante contratti collettivi stipulati per macro-regioni, i cui confini possono essere liberamente definiti dalla stessa contrattazione collettiva&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I LIVELLI RETRIBUTIVI DEVONO POTER VARIARE IN RELAZIONE AL COSTO DELLA VITA E, SOPRATTUTTO, DELLA PRODUTTIVITA&#8217;. 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