
{"id":47911,"date":"2018-01-07T12:06:19","date_gmt":"2018-01-07T11:06:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47911"},"modified":"2018-01-07T12:23:28","modified_gmt":"2018-01-07T11:23:28","slug":"il-4-marzo-la-sfida-tra-europeisti-e-sovranisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47911","title":{"rendered":"IL VERO SIGNIFICATO DELLE ELEZIONI DEL 4 MARZO: LA SFIDA TRA EUROPEISTI E SOVRANISTI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Se avr\u00e0 la maggioranza uno schieramento &#8220;indipendentista&#8221; (M5S-Lega-FdI), questo significher\u00e0 l&#8217;autoesclusione dell&#8217;Italia dal progetto di un&#8217;Eurozona pi\u00f9 democratica e pi\u00f9 integrata, oggi perseguito con grande determinazione da Francia e Germania<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nFondo <strong>di Sergio Fabbrini<\/strong> pubblicato sul <\/em>Sole 24 Ore<em> del 7 gennaio 2018 &#8211; In argomento v. anche l&#8217;articolo di Giuliano Cazzola,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47890\" target=\"_blank\">Gli obiettivi strategici per battere il fronte dei &#8220;sovranpopulisti&#8221;<\/a> &#8211; <em>Tutti i numerosi documenti e interventi sullo stesso tema pubblicati su questo sito sono raccolti nel portale <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41749\" target=\"_blank\">Il nuovo spartiacque fondamentale della politica mondiale<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_45769\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45769\" class=\"size-medium wp-image-45769\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-300x300.jpg\" alt=\"il prof. Sergio Fabbrini\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-45769\" class=\"wp-caption-text\">il prof. Sergio Fabbrini<\/p><\/div>\n<p>Che relazione c\u2019\u00e8 tra le elezioni italiane del prossimo 4 marzo e l&#8217;accordo franco-tedesco che verr\u00e0 celebrato il prossimo 22 gennaio in occasione del 55esimo anniversario del Trattato dell\u2019Eliseo? Nessuna, secondo l\u2019opinione della maggioranza degli osservatori e dei politici italiani. Tant\u2019\u00e8 che, con la sola eccezione di questo quotidiano, non \u00e8 stata riportata neppure la notizia della decisione, dei parlamenti della Francia e della Germania, di votare un documento congiunto in occasione di quella celebrazione. Un documento che impegna i due Paesi ad approfondire l\u2019integrazione reciproca su materie cruciali per il funzionamento del mercato unico e dello stato sociale. Eppure, tra le nostre elezioni e l\u2019accordo franco-tedesco, la relazione c\u2019\u00e8 ed \u00e8 strettissima. Una relazione da cui dipende il futuro dell\u2019talia. Mi spiego.<\/p>\n<p>Cominciamo dalle elezioni italiane. \u00c8 certamente vero che esse costituiscono una pagina bianca che solamente gli elettori e le elettrici potranno riempire. Tuttavia, \u00e8 anche vero che la penna con cui riempirla pu\u00f2 avere caratteristiche diverse. Dato che il prossimo 4 marzo si voter\u00e0 con un sistema elettorale proporzionale, molti esponenti hanno pensato di poter riportare indietro le lancette dell\u2019orologio politico italiano. \u00c8 un fiorire di liste, di organizzazioni, di distinzioni. Ma, attenzione, si tratta di un vero e proprio fumo negli occhi. Perch\u00e9, nonostante la frammentazione superficiale dell\u2019offerta politica, al fondo di quest\u2019ultima c\u2019\u00e8 una divisione fondamentale, quella tra chi pensa di governare un\u2019Italia indipendente e chi invece un\u2019Italia integrata. Chiamo i primi gli indipendentisti e i secondi gli europeisti. Gli indipendentisti costituiscono la coalizione (informale) dell\u2019introversione italiana, avanzano proposte senza porsi il problema della loro fattibilit\u00e0. Ragionano come se disponessimo della sovranit\u00e0 monetaria o dell\u2019autonomia di bilancio. Per questa coalizione, l\u2019Europa \u00e8 uno dei temi della campagna elettorale, un capitolo della politica estera da affidare (semmai) alle cure della diplomazia.<\/p>\n<p>Basti leggere le ripetute dichiarazioni del candidato premier dei Cinque Stelle, secondo cui il governo da lui diretto non rispetter\u00e0 il vincolo del 3% del deficit n\u00e9 tanto meno quello del debito pubblico, cos\u00ec da poter distribuire il reddito di cittadinanza o da poter abbassare l\u2019et\u00e0 pensionabile. Scelte che l&#8217;Europa dovr\u00e0 semplicemente accettare. Nel caso decidesse di contrastarci, allora l\u2019Italia risponder\u00e0 organizzando un referendum per uscire dall\u2019Eurozona (naturalmente come \u201cextrema ratio\u201d). Naturalmente, nelle sue considerazioni non entra mai il mercato finanziario e le sue reazioni alle nostre politiche di bilancio. Anche il premier greco Alexis Tsipras promosse un referendum nel suo Paese, nel luglio del 2015, per \u2018far capire&#8217; agli europei che i greci non erano disposti ad accettare le condizioni imposte per il loro salvataggio. Il risultato fu l\u2019umiliazione della Grecia, che dovette accettare condizioni ancora pi\u00f9 dure, dopo quel referendum. Peraltro, ai nostri sovranisti sfugge l\u2019idea che l\u2019uscita dell\u2019Italia dall\u2019Eurozona possa essere vista addirittura con favore dai governi del nord dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Gli europeisti, invece, costituiscono la coalizione che riconosce l\u2019interdipendenza (soprattutto monetaria) dell\u2019Italia. I partiti che si riconoscono nell\u2019Italia europea sono gli eredi dei tre governi di coalizione (Letta, Renzi e Gentiloni) che si sono succeduti in questa legislatura. Governi che hanno avuto delle opposizioni anti-europeiste al loro interno, ma anche dei sostenitori europeisti al loro esterno. Per questi partiti, pur nelle loro differenze, l\u2019Europa costituisce la condizione della nostra politica interna. Essa non \u00e8 uno dei temi della campagna elettorale, ma il punto di vista con cui affrontare tutti i temi di quest\u2019ultima. Riforme come quella del Jobs Act o del sistema bancario o del sistema costituzionale (per fare degli esempi) non vanno giudicate in s\u00e9 stesse, ma in relazione alla loro capacit\u00e0 di promuovere gli interessi del nostro Paese nel sistema dell\u2019interdipendenza europea. Anche se non sono mancate stonature o posizioni contradditorie da parte dei leader di questa coalizione, quest\u2019ultima dovr\u00e0 essere giudicata per come ha governato il Paese in uno dei momenti pi\u00f9 difficili della sua storia post-bellica, oltre che per la competenza del personale politico che ha messo in campo. Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due fondamentali posizioni, potr\u00e0 guidare l\u2019Italia nel futuro. Ecco perch\u00e9 il 4 marzo non dovremo scegliere tra decine di partiti, bens\u00ec tra due grandi opzioni strategiche. Da un lato ci sono i partiti dell\u2019introversione sovranista, dall\u2019altro lato quelli dell\u2019interdipendenza europea.<\/p>\n<p>Vediamo ora la prospettiva europea. Per quanto riguarda quest\u2019ultima, \u00e8 evidente che la spinta impressa dalla Francia di Emmanuel Macron va nella direzione di un\u2019Europa a due velocit\u00e0, una spinta che potrebbe concludersi in un vero e proprio sdoppiamento dell\u2019attuale Unione europea (Ue). Lo stallo tedesco, nella formazione del nuovo governo, \u00e8 l\u2019effetto del protagonismo francese. Al negoziato con Macron, la Germania non pu\u00f2 andare con un governo costituito \u00abper mancanza di meglio\u00bb (come sarebbe stata la coalizione Giamaica), n\u00e9 pu\u00f2 andarci con un partner di coalizione (come i liberal-democratici del Freie Demokratische Partei) decisamente euro-scettico. Macron sta imponendo alla Germania la ridefinizione della sua posizione sull\u2019integrazione europea cos\u00ec come si \u00e8 venuta definendo dopo l\u2019unificazione del Paese nell\u2019ottobre 1990. La Germania non pu\u00f2 non rimanere agganciata alla Francia, sia quando quest\u2019ultima si ferma sia quando riparte. La dichiarazione dei due parlamenti (francese e tedesco), che verr\u00e0 resa pubblica il 22 gennaio, costituir\u00e0 il viatico alla cruciale negoziazione che si terr\u00e0 tra i due Paesi dopo la formazione del governo tedesco, ovvero la riforma dell\u2019Eurozona. Cos\u00ec, mentre i maggiori Paesi dell\u2019Europa dell\u2019est si stanno avvolgendo in una spirale autoritaria, mentre il nazionalismo si sta rilegittimando anche nell\u2019Europa dell\u2019ovest, \u00e8 evidente che le leadership della Francia e della Germania dovranno risolvere il problema, in quel negoziato, di come liberare l\u2019Ue dalla paralisi decisionale e democratica. Lo faranno da sole oppure vi parteciper\u00e0 anche la leadership italiana?<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l&#8217;esito delle elezioni del prossimo 4 marzo avr\u00e0 conseguenze storiche per l\u2019Europa in cui dovranno vivere gli italiani. Quelle elezioni non decideranno i rapporti di forza tra i vari partiti, individualmente intesi, oppure tra la destra e la sinistra, ideologicamente intese. Piuttosto esse decideranno la collocazione dell\u2019Italia. Se si affermasse la coalizione indipendentista, allora l\u2019esito sar\u00e0 l\u2019inevitabile auto-esclusione dell\u2019Italia dal progetto di rafforzare e democratizzare l\u2019Eurozona. Anche se non giunger\u00e0 al punto di spingere il Paese lungo la strada britannica, viste le implicazioni disastrose della Brexit, quella coalizione ci spingerebbe comunque verso la periferia europea. Se invece si affermer\u00e0 la coalizione dell\u2019interdipendenza europea, allora l\u2019Italia potr\u00e0 far parte del gruppo centrale di Paesi impegnati a costruire un\u2019unione politica, che garantisca il mercato unico e la democrazia liberale.<\/p>\n<p>sfabbrini@luiss.it<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se avr\u00e0 la maggioranza uno schieramento &#8220;indipendentista&#8221; (M5S-Lega-FdI), questo significher\u00e0 l&#8217;autoesclusione dell&#8217;Italia dal progetto di un&#8217;Eurozona pi\u00f9 democratica e pi\u00f9 integrata, oggi perseguito con grande determinazione da Francia e Germania . 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