
{"id":48045,"date":"2018-01-13T14:37:48","date_gmt":"2018-01-13T13:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48045"},"modified":"2018-01-13T14:37:48","modified_gmt":"2018-01-13T13:37:48","slug":"quanto-hanno-pesato-gli-sgravi-e-quanto-la-nuova-disciplina-dei-licenziamenti-sulle-assunzioni-stabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48045","title":{"rendered":"QUANTO HANNO PESATO GLI SGRAVI E QUANTO LA NUOVA DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI SULLE ASSUNZIONI STABILI"},"content":{"rendered":"<div class=\"chapter clearfix\">\n<h4 class=\"chapter-paragraph\"><span style=\"color: #993300;\">Uno studio rigoroso su quanto \u00e8 accaduto nel Veneto nel 2015 attribuisce quasi un terzo dell&#8217;aumento delle assunzioni stabili verificatesi alla nuova disciplina dei licenziamenti, poco pi\u00f9 di due terzi alla decontribuzione <\/span><\/h4>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Andrea Ichino<\/strong> pubblicato sull&#8217;inserto<\/em> Corriere Economia <em>del<\/em> Corriere della Sera <em>il 24 dicembre 2017 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41946\" target=\"_blank\">L&#8217;incentivo economico alle assunzioni stabili \u00e8 servito o no?<\/a> <em>, il mio articolo <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47446\" target=\"_blank\">Lavoro: che cosa \u00e8 imputabile al Jobs Act e che cosa no<\/a><em> e l&#8217;articolo di Luca Ricolfi<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409\" target=\"_blank\">Mercato del lavoro: l&#8217;eredit\u00e0 della crisi e il peso del debito<\/a> \u00a0\u00a0 <em>\u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter clearfix\">\n<div class=\"chapter clearfix\">\n<div id=\"attachment_43039\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43039\" class=\"size-full wp-image-43039\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2.jpg\" alt=\"Andrea Ichino\" width=\"180\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2.jpg 180w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2-110x150.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><p id=\"caption-attachment-43039\" class=\"wp-caption-text\">Andrea Ichino<\/p><\/div>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Un difetto grave del dibattito sulla politica economica nel nostro Paese, \u00e8 che raramente si basa su evidenza sperimentale. Nel campo della sanit\u00e0 invece i farmaci, prima di essere messi a disposizione degli utenti, vengono generalmente valutati alla luce di dettagliati protocolli sperimentali. Qualcuno ricorder\u00e0 il dibattito sulla \u00abcura Di Bella\u00bb contro il cancro, incredibilmente diventato uno scontro tra destra e sinistra in questo strano nostro Paese: i risultati di una sperimentazione pubblicati sul British Medical Journal nel 1999, anche se caratterizzati da alcuni limiti nel disegno sperimentale, hanno poi evidenziato l\u2019assenza di effetti positivi e di quella cura non abbiamo pi\u00f9 sentito parlare.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter clearfix\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se qualcosa di simile fosse avvenuto per il Jobs Act, anche il dibattito su questo intervento non sarebbe stato guidato dalle aprioristiche convinzioni dei favorevoli e dei contrari, e oggi avremmo informazioni sufficienti per decidere in modo non ideologico se i suoi effetti siano stati positivi o negativi, piccoli o grandi. Si potrebbe pensare che sia difficile valutare in questo modo una modifica della disciplina dei licenziamenti, ma non \u00e8 cos\u00ec. Una sperimentazione informativa sarebbe stata possibile e in altri Paesi \u00e8 normale che le politiche del lavoro (e non solo) siano accompagnate dagli strumenti che ne consentono la valutazione.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">Anche quando sperimentazioni controllate di questa natura non sono possibili (o \u00e8 ormai troppo tardi per realizzarle), il giudizio sulle politiche dovrebbe comunque basarsi su stime di effetti causali, non di semplici correlazioni. \u00c8 evidente a tutti, per esempio, che dove \u00e8 pi\u00f9 alta la densit\u00e0 di dottori \u00e8 pi\u00f9 alta anche la densit\u00e0 di malati, ma sarebbe ovviamente errato concludere che la presenza di dottori sia la causa delle malattie. Gran parte della ricerca empirica degli economisti \u00e8 proprio finalizzata a sfruttare caratteristiche istituzionali o ambientali che consentano di identificare nessi causali anche in assenza di sperimentazioni controllate.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel caso del Jobs Act, un articolo di Paolo Sestito e Eliana Viviano (Banca d\u2019Italia), in corso di pubblicazione su Economic Policy, \u00e8 un esempio di valutazione seria che purtroppo raramente si osserva in Italia. Il loro obiettivo \u00e8 misurare l\u2019effetto, sulle assunzioni a tempo indeterminato e sulle trasformazioni di contratti a termine, dei due interventi principali che costituiscono il Jobs Act: da un lato la riduzione (permanente) dei costi di licenziamento e della loro incertezza connessa all\u2019aleatoriet\u00e0 delle decisioni dei giudici, e dall\u2019altro l\u2019introduzione (temporanea) di una significativa riduzione dei contributi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Separare tra loro gli effetti di questi due interventi e separare entrambi dalla evoluzione del ciclo economico \u00e8 ovviamente difficile senza un esperimento. Sestito e Viviano riescono a farlo sfruttando i dati di www.venetolavoro.it sull\u2019universo dei rapporti di impiego in questa regione (ministro Poletti, perch\u00e9 questi dati essenziali per la valutazione delle politiche del lavoro sono disponibili solo per il Veneto?).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il metodo da loro utilizzato \u00e8 il seguente. Supponiamo che esistano due tipi di imprese, T (trattate) e C (non trattate), e che l\u2019intervento entri in vigore ad una data D. Consideriamo il numero di nuove assunzioni effettuate dalle imprese T e C prima e dopo la data D. Supponiamo di osservare che la differenza tra le imprese T e C sia costante per un lungo periodo prima della entrata in vigore del provvedimento, ma aumenti subito dopo. Poich\u00e9 l\u2019unica cosa che cambia alla data D \u00e8 l\u2019entrata in vigore del provvedimento, \u00e8 ragionevole concludere che l\u2019aumento della differenza tra i comportamenti delle imprese T e C sia imputabile al provvedimento (Difference-in-Difference).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">L\u2019applicazione concreta di questo metodo ai due provvedimenti del Jobs Act \u00e8 pi\u00f9 complessa, ma comunque possibile per due motivi. In primo luogo, grazie al divario tra le date nelle quali sono entrati in vigore (rispettivamente gennaio e marzo 2015). In secondo luogo, grazie ai diversi gruppi di imprese ai quali sono stati applicati: gli incentivi erano infatti destinati a tutte le imprese che avessero assunto dipendenti privi di un contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti, mentre la riduzione dei costi di licenziamento ha interessato le imprese con pi\u00f9 di 15 dipendenti.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-48046\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Diagramma-JA-24XII17.jpg\" alt=\"Diagramma JA 24XII17\" width=\"593\" height=\"347\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Diagramma-JA-24XII17.jpg 593w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Diagramma-JA-24XII17-150x88.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Diagramma-JA-24XII17-300x176.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 593px) 100vw, 593px\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">La figura riassume i risultati. Durante il 2015, nel campione esaminato, le nuove assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato sono state circa 10.000 al mese. Di queste, il 20% \u00e8 attribuibile alla decontribuzione e l\u20198% \u00e8 dovuto alla nuova disciplina dei licenziamenti. Mentre il primo di questi risultati \u00e8 scontato, anche data l\u2019entit\u00e0 della riduzione contributiva, il secondo non lo \u00e8 affatto: grazie a questo studio possiamo affermare che la riduzione dei costi di licenziamento e della loro incertezza ha avuto un effetto causale positivo e non trascurabile sulle assunzioni e sulle trasformazioni a tempo indeterminato.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio rigoroso su quanto \u00e8 accaduto nel Veneto nel 2015 attribuisce quasi un terzo dell&#8217;aumento delle assunzioni stabili verificatesi alla nuova disciplina dei licenziamenti, poco pi\u00f9 di due terzi alla decontribuzione . 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