
{"id":4806,"date":"2009-08-19T08:52:36","date_gmt":"2009-08-19T07:52:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4806"},"modified":"2009-10-15T13:43:44","modified_gmt":"2009-10-15T12:43:44","slug":"gli-anziani-che-lavorano-piu-a-lungo-non-portano-via-il-lavoro-ai-piu-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4806","title":{"rendered":"GLI ANZIANI CHE LAVORANO PIU&#8217; A LUNGO NON PORTANO VIA IL LAVORO AI PIU&#8217; GIOVANI"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"color: #993300;\">AL LIVELLO DI SISTEMA, GLI ANZIANI CHE LAVORANO PIU&#8217; A LUNGO NON PORTANO VIA LAVORO AI GIOVANI. L&#8217;AUMENTO DEL TASSO DI OCCUPAZIONE DEGLI ANZIANI, OLTRE A MIGLIORARE IL\u00a0BILANCIO PENSIONISTICO,\u00a0AUMENTA LA PRODUZIONE DI RICCHEZZA, GENERANDO COS\u00ec UN INCREMENTO DI DOMANDA DI BENI E SERVIZI\u00a0E INCIDENDO POSITIVAMENTE\u00a0ANCHE SULLA DOMANDA DI LAVORO PER I GIOVANI<\/span><br \/>\n<em>Lettera pervenuta il\u00a018 agosto\u00a02009 &#8211; Segue la mia risposta<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em><\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Caro professore,<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 sono una sua estimatrice ormai da lungo tempo, la politica mi appassiona da tempo ormai, e i temi del lavoro sono i miei preferiti. Dopo la laurea in giurisprudenza e un master in diritto sindacale, sono infatti responsabile del personale di un&#8217;azienda di medie dimensioni. Sono dunque lavorativamente felice, e i miei 32 anni mi fanno ritenere fortunata rispetto ai miei coetanei.<br \/>\nCondivido sempre le sue iniziative legislative e le sue battaglie politiche, la sua newsletter \u00e8 fonte di prezioso aggiornamento. Per\u00f2 le devo dire che quest&#8217;ultimo ddl sulla prosecuzione dell&#8217;attivit\u00e0 lavorativa per coloro che hanno raggiunto l&#8217;et\u00e0 del pensionamento mi lascia molto perplessa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si parla di una richiesta dell&#8217;Unione Europea, ma la strategia di Lisbona non pone il problema dell&#8217;occupazione degli over 55? In questo disegno di legge si parla invece della fascia 60-75&#8230;non rischiamo di trattenere a lavoro chi lavora gi\u00e0 e non chi \u00e8 uscito troppo giovane per cause di forza maggiore?L&#8217;equilibrio del sistema pensionistico impone che ci siano meno uscite in questi anni. Ci\u00f2 significa che i nostri &#8220;capi&#8221; oggi o domani non andranno in pensione, ma che ci andranno dopodomani (addirittura le aziende che rifiuteranno verranno penalizzate!). Con la conseguenza che noi &#8220;giovani&#8221; verremo promossi ancora pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo e che la nostra pensione, basandosi sul sistema contributivo, ne risentir\u00e0. Quindi non solo calcolo della pensione pi\u00f9 sfavorevole rispetto ai &#8220;capi&#8221;, ma anche carriere pi\u00f9 piatte. Possibile che il problema dell&#8217;INPS sia proprio tutto nostro?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Si parla di evitare il lavoro nero. Ma c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stata l&#8217;abolizione del divieto di cumulo e se questo non \u00e8 sufficiente perch\u00e8 non pensare di agire sulla possibilit\u00e0 di unificare i contributi da collaborazione con la pensione ordinaria? Perch\u00e8 non prevedere forme incentivate di part time per i lavoratori anziani in modo che possano trasferire know how alle nuove generazioni come fosse una forma di tutoraggio? Parlando con il cappello dell&#8217;azienda mi viene in mente, ora che siamo in tempi di definizione del budget 2010, che in assenza di grandi sgravi in fase di ingresso (ad eccezione dell&#8217;apprendistato), la base da cui partire per prevedere le assunzioni \u00e8 senz&#8217;altro il numero delle uscite. Il trattenimento in servizio di questi o il dover retribuire un&#8217;indennit\u00e0 di risoluzione del rapporto, avrebbe l&#8217;effetto di far slittare queste nuove assunzioni. Senza dimenticare che la riduzione delle finestre per le pensioni di anzianit\u00e0 da quattro a due, e la conseguente copertura aziendale del perido di vuoto, ha di fatto gi\u00e0 attivato questo slittamento. E poi questo non limiterebbe l&#8217;autonomia delle aziende private di scegliersi chi far restare, imponendo invece che restino al lavoro tutti, fannulloni e non ? quelli che grazie ai doppi regimi introdotti dai CCNL degli ultimi anni si portano dietro degli &#8220;zainetti&#8221; pesantissimi e producono molto meno di un neo laureato aggrappato ad un contratto a progetto?<br \/>\nSono sicura che mi sapr\u00e0 spiegare e dare delle risposte. Grazie mille<br \/>\nC.S.<\/p>\n<p><em>Dobbiamo superare l\u2019automatismo tra raggiungimento dell\u2019et\u00e0 pensionabile e licenziamento del lavoratore: ogni azienda deve valutare serenamente, caso per caso, se il mantenimento in servizio di un sessantenne o sessantacinquenne le conviene, oppure no. I casi possono essere di tre tipi:<br \/>\n1. se si tratta di un fannullone, non possono esserci dubbi: pu\u00f2 e deve essere licenziato;<br \/>\n2. se si tratta di persona che produce quanto (o anche meno) di un giovane, ma costa molto di meno, anche qui non ci possono essere dubbi: \u00e8 bene che scatti il licenziamento;<br \/>\n3. se invece si tratta di persona che pu\u00f2 dare ancora molto all\u2019azienda e che non verr\u00e0 sostituita facilmente da una pi\u00f9 giovane, allora \u00e8 utile che resti in azienda.<br \/>\nOra, se il mio disegno di legge verr\u00e0 approvato, l\u2019azienda avr\u00e0 una piccola penalizzazione (fino al massimo di due mensilit\u00e0) nei casi 1 e 2, mentre avr\u00e0 una riduzione di costo nel caso 3. L\u2019idea \u00e8 che, se i casi 3 fossero un terzo del totale, lo sgravio contributivo relativo ai casi 3 (il cui rapporto prosegua) per un anno ripaga ampiamente l\u2019azienda delle penalizzazioni sui casi 1 e 2. L\u2019azienda, dunque, ci guadagna; e ci guadagnano anche i \u201ccasi\u201d 1, 2 e 3, ovvero i lavoratori che raggiungono l\u2019et\u00e0 pensionabile.<br \/>\nD\u2019altra parte, quei 33 casi su 100 nei quali l\u2019anziano continua a lavorare giovano non poco al bilancio pensionistico. Ci guadagnano dunque anche l\u2019Erario e\/o l\u2019Inps.<br \/>\nResta da discutere se ci perdano i giovani che aspirano a sostituire gli anziani. Ora, gli studi economici su questo punto ci dicono che i Paesi dove gli anziani lavorano pi\u00f9 a lungo sono anche quelli dove i giovani incominciano mediamente a lavorare prima e hanno un tasso di occupazione pi\u00f9 alto. Questi dati fanno pensare che l\u2019anziano che lavora pi\u00f9 a lungo non porti via il lavoro ai giovani, ma contribuisca a creare maggiore ricchezza, generando maggiore domanda di beni e servizi, col risultato di aumentare la domanda di lavoro anche a vantaggio dei giovani.<br \/>\nOvviamente, Lei non percepir\u00e0 questo fenomeno dall\u2019osservatorio di quello che accade nella Sua azienda, o in un singolo ente pubblico, dove ben pu\u00f2 accadere che il pensionamento di un anziano apra uno spazio per un giovane. Ma Lei deve chiedersi quali effetti si producono nel sistema economico nel suo complesso, quando un anziano va in pensione (smettendo di produrre ricchezza e incominciando a gravare sulla spesa pubblica con il suo trattamento), e quando un anziano invece decide di continuare a lavorare.<br \/>\nTutto, comunque, ovviamente, \u00e8 molto discutibile: non vi sono certezze, ma soltanto tentativi. Non per nulla il disegno di legge ha dichiaratamente carattere sperimentale: vediamo quali effetti produce, misuriamoli, e poi decidiamo se proseguire su questa strada o cambiare. Il pragmatismo impone di procedere cos\u00ec, sulla base di ipotesi plausibili e relative verifiche empiriche.\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AL LIVELLO DI SISTEMA, GLI ANZIANI CHE LAVORANO PIU&#8217; A LUNGO NON PORTANO VIA LAVORO AI GIOVANI. 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