
{"id":48176,"date":"2018-01-27T13:25:44","date_gmt":"2018-01-27T12:25:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48176"},"modified":"2018-01-27T13:32:12","modified_gmt":"2018-01-27T12:32:12","slug":"lavoro-a-termine-e-part-time-non-sono-piaghe-degitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48176","title":{"rendered":"LAVORO A TERMINE E PART-TIME NON SONO PIAGHE D\u2019EGITTO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il numero dei contratti a tempo determinato in Italia, pur cresciuto negli ultimi anni (crescita che \u00e8 giusto proporsi di contenere), \u00e8 tuttavia in linea con la media europea e inferiore rispetto a Germania e Olanda &#8211; Stesso discorso per il lavoro a tempo parziale<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nScheda tecnica a cura <strong>di Claudio Negro<\/strong>, pubblicata nel n. 26 di <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Mercato del Lavoro News<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">, bollettino della Fondazione Kuliscioff , il 22 gennaio 2018 &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, nel n. 21 dello stesso bollettino,<\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46738\" target=\"_blank\">Il punto sul lavoro a tempo determinato<\/a>\u00a0 \u00a0<\/span><em><span style=\"color: #000000;\"> \u00a0\u00a0<\/span><\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_48227\" style=\"width: 201px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48227\" class=\"size-full wp-image-48227\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg\" alt=\"Claudio Negro\" width=\"191\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg 191w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro-109x150.jpg 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><p id=\"caption-attachment-48227\" class=\"wp-caption-text\">Claudio Negro<\/p><\/div>\n<p>Sui recenti dati sull\u2019occupazione di ISTAT sono stati fatti una serie (e anche seri) distinguo, che possiamo cos\u00ec riassumere: gran parte dei nuovi posti di lavoro sono \u201cprecari\u201d (leggi: a termine). Le ore lavorate, nonostante la crescita delle posizioni lavorative, sono ancora inferiori a quelle lavorate nell\u2019ultimo anno ante crisi (2008). Sono dati di fatto che meritano una riflessione.<\/p>\n<p>Quanto ai contratti a termine abbiamo gi\u00e0 avuto modo di notare come, pur cresciuti rispetto al 2008, sono sostanzialmente in linea con la media europea, e inferiori a Paesi come Germania e Olanda, in cui a questa occupazione di solito non si affibbia l\u2019epiteto di \u201cprecaria\u201d. Per altre considerazioni potete vedere il n.25 di <em>MdL News<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 fondata\u00a0 l\u2019obiezione\u00a0 che denuncia come le retribuzioni di questi posti di lavoro siano ai minimi. Le ragioni, al netto di comportamenti irregolari dei datori di lavoro sempre possibili a prescindere dal contratto applicato, stanno essenzialmente nella breve durata del rapporto di lavoro, che taglia fuori il lavoratore da tutta una serie di retribuzioni o prestazioni legate all\u2019anzianit\u00e0, e spesso dai premi variabili legati al risultato, se vengono computati in termini di 12 mesi.<\/p>\n<p>Sul piano statistico occorre anche tener presente che la maggior parte delle assunzioni a termine riguardano posizioni professionali di basso inquadramento e quindi di retribuzione contrattuale inferiore, che sposta verso il basso la media salariale di questa fascia di lavoratori: circa il 24% dei posti di lavoro a basso contenuto professionale nel 2016 era a tempo determinato, contro il 14,4% di tempi determinati rispetto al totale degli occupati; proporzione peraltro comune a quasi tutti Paesi Europei, con la notevole eccezione della Germania e del Regno Unito, dove i contratti a termine sono spalmati abbastanza uniformemente su tutti i livelli professionali. Nella zona euro comunque il dato \u00e8 simile a quello italiano, con il 23% dei posti a basso contenuto professionale occupati da lavoratori a termine; fanno eccezione Olanda e Svezia\u2019 rispettivamente con il 35% e il 30%. Da notare che in questi due paesi l\u2019occupazione a tempo determinato sul totale \u00e8 rispettivamente del 21% e 18%: ben pi\u00f9 alta della nostra\u00a0 \u00a0che si colloca oggi al 14,4%. Probabilmente sar\u00e0 necessario fare un\u2019indagine pi\u00f9 approfondita sui contratti a termine, acquisendo dati che oggi ci mancano circa la loro reiterazione o periodicit\u00e0 in capo ai singoli lavoratori e alle aziende, in modo da definire il loro ruolo in un mercato del lavoro sano ma flessibile, che non necessariamente \u00e8 sinonimo di precariato.<\/p>\n<p>Le ore lavorate non hanno ancora raggiunto il livello del 2008: da 11.000 miliardi di ore stiamo a 10.900. Anche le ore lavorate pro capite, che erano 455 al trimestre nel 2008, sono ora 433. Ma si presenta un fenomeno notevole: la produttivit\u00e0, misurata in valore aggiunto per ora lavorata, ha avuto un incremento medio annuo dell\u20191% durante la recessione, quando l\u2019occupazione calava, e ha cominciato a flettere nel 2015, quando l\u2019occupazione ha ripreso a crescere. Questo dato merita di essere messo a confronto con i dati analoghi dei paesi europei. I numeri che abbiamo sono relativi al 2106, ma i valori non si sono scostati in modo significativo: in Italia le ore effettivamente lavorate in una settimana, tenuto conto di assenze per vari motivi ma anche degli straordinari, sono state 33, nel Regno unito 32, in Svezia 31, in Svizzera 30, in Francia 28, in Olanda 27, in Germania 26. E\u2019 evidente che in questi Paesi la produttivit\u00e0 del lavoro \u00e8 superiore alla nostra. Il dato di prima messo in relazione col secondo induce a pensare che molte imprese stiano scegliendo di recuperare (e superare) i valori ante crisi spingendo pi\u00f9 sulla produttivit\u00e0 che sul ripristino degli organici. Sensazione confortata dal dato delle ULA (Unit\u00e0 Lavorative per Anno, rapportate cio\u00e8 a quanti tempi pieni equivalenti ci sono, anche se composti da due o pi\u00f9 part-time)secondo cui, mentre rispetto al punto pi\u00f9 nero della crisi, il 2013, le ULA sono aumentate del 3%, le ore lavorate per occupato sono aumentate solo dello 0,8%. E\u2019 chiaro che l\u2019introduzione graduale dell\u2019innovazione digitale incrementer\u00e0 questa tendenza.<\/p>\n<p>Se le cose stanno cos\u00ec, occorrer\u00e0 anche aggiornare il punto di vista sui part time, il cui aumento \u00e8 la spiegazione del dato precedente. Infatti i contratti a tempo parziale, nelle sue numerose variet\u00e0, sono passati dal 14% del totale degli occupati (dati 2008) all\u2019attuale 19% (su un numero ormai uguale di occupati), il che spiega il livello di ore lavorate\u00a0 pi\u00f9 basso rispetto a quello del 2008.<\/p>\n<p>Il dato \u00e8 perfettamente allineato con la media UE, ma un altro parametro se ne discosta in modo significativo: il 38% delle donne occupate ha un contratto part time, mentre solo l\u20198% degli uomini occupati \u00e8 a part time. Il rapporto tra part timer donne e uomini \u00e8 un po\u2019 superiore a 3\/1: la media europea \u00e8 2,6\/1; tuttavia siamo in buona compagnia: la Francia \u00e8 al nostro livello, Germania e Austria sono molto pi\u00f9 in su, la Germania addirittura ha un rapporto 4\/1. Da notare che i paesi con i rapporti pi\u00f9 bassi, quindi che tendono alla parit\u00e0 nella distribuzione del part time, sono quelli meno sviluppati dell\u2019area europea: Cipro, Bulgaria, Romania, Macedonia. D\u2019altra parte non si pu\u00f2 non vedere che in tutta la durata della crisi l\u2019occupazione femminile ha resistito meglio di quella maschile, e che adesso, a crisi in via di conclusione, ha stabilito il record di tutti i tempi con il 49,2%. In buona parte \u00e8 occupazione part time, certo, ma siamo sicuri che sia un fatto negativo? In Olanda quasi l\u201980% delle donne ha un contratto part time, e in Svizzera pi\u00f9 del 60%; Belgio, Austria, Norvegia e Regno Unito superano il 40% e Svezia, Danimarca e Francia stanno al nostro livello, un po\u2019 sotto il 40%. Ci\u00f2 non comporta che il part time debba diventare un ghetto per le donne, ma se \u00e8 uno strumento per fare entrare nel mondo del lavoro chi finora ne\u00a0 stato escluso non ci sentiremmo di considerarlo un meccanismo di esclusione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"Fondazione Kuliscioff\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Contratti a tempo determinato, produttivit\u00e0 del lavoro, part time: sono parametri destinati a contare sempre di pi\u00f9 nel mercato del lavoro; ma mentre la crescita dell\u2019indicatore della produttivit\u00e0 \u00e8 indiscutibilmente un dato positivo, la crescita del lavoro a termine e di quello part time \u00e8 abitualmente associato a marginalit\u00e0 e precariet\u00e0: una convinzione che, soprattutto in una fase di crescita va ripensata alla luce di un mercato del lavoro fluido e funzionante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il numero dei contratti a tempo determinato in Italia, pur cresciuto negli ultimi anni (crescita che \u00e8 giusto proporsi di contenere), \u00e8 tuttavia in linea con la media europea e inferiore rispetto a Germania e Olanda &#8211; Stesso discorso per il lavoro a tempo parziale . 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