
{"id":48201,"date":"2018-01-27T11:47:42","date_gmt":"2018-01-27T10:47:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48201"},"modified":"2018-01-28T22:49:23","modified_gmt":"2018-01-28T21:49:23","slug":"tutti-dovevano-morire-noi-compresi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48201","title":{"rendered":"&#8220;TUTTI DOVEVANO MORIRE, NOI COMPRESI&#8221;"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Nel Giorno della memoria, 27 gennaio, propongo la pagina sconvolgente in cui Shlomo Venezia, un ebreo greco deportato ad Auschwitz, addetto al forno crematorio, assiste all&#8217;entrata nella camera a gas di un proprio parente<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nBrano estratto dal libro <strong>di Shlomo Venezia<\/strong>,<\/em> Sonderkommando Auschwitz<em>, Rizzoli, 2007, pp. 127-130 &#8211; V. anche il brano ripreso per il Giorno della Memoria dello scorso anno,<\/em>\u00a0<em>tratto <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43554\" target=\"_blank\">dal libro di Aldo Zargani, <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43554\" target=\"_blank\">Per violino solo<\/a><em> \u00a0 <\/em><em>\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<div id=\"attachment_48206\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48206\" class=\"size-medium wp-image-48206\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-2-300x225.jpg\" alt=\"Un'immagine di Yad Vashem, il Museo della Memoria di Gerusalemme\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-2-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-2.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-48206\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;immagine del&#8217;asse centrale dello Yad Vashem, il Museo della Memoria della Shoah, a Gerusalemme<\/p><\/div>\n<p>Poco tempo prima dello scoppio della rivolta, durante le ultime gassazioni di massa nel Crematorio, mi trovai per caso nello spogliatorio all&#8217;arrivo di un gruppo di prigionieri selezionati all&#8217;ospedale del campo. C&#8217;erano due o trecento persone e tutti sapevano perch\u00e9 si trovavano l\u00ec. A un tratto sentii qualcuno che mi chiamava: &#8220;Shlomo!&#8221;. Sorpreso, mi girai per vedere chi poteva conoscermi. La voce ripet\u00e9: &#8220;Shlomo, non mi riconosci?&#8221;.\u00a0 Osservando l&#8217;uomo che aveva parlato, finii col riconoscere il cugino di mio padre, Leon Venezia. La sua voce era cambiata; era pelle e ossa. Era stato deportato nel mio stesso convoglio ma non era stato selezionato per il <em>Sonderkommando<\/em>. Mi raccont\u00f2 che aveva lavorato alla canalizzazione delle acque. Aveva ricevuto un colpo al ginocchio, che si era gonfiato, ed era stato portato all&#8217;ospedale. Qui chiunque non guariva naturalmente rischiava, nel giro di qualche giorno, di venire selezionato per la camera a gas. Disgraziatamente era quello che gli era successo; senza cure il suo ginocchio si era gonfiato ancora di pi\u00f9 e lo avevano scelto durante la selezione. Mi supplic\u00f2 di andare a parlare con l&#8217;SS <em>Unterscharf\u00fchrer<\/em> di guardia per cercare di convincerlo a prenderlo nel <em>Sonderkommando<\/em>. Provai a spiegargli che non serviva a niente, che eravamo tutti nella stessa situazione, ma lui insistette. Allora, per calmarlo andai a parlare con il tedesco, che mi rispose con un gesto della mano: &#8220;Ah! Das ist scheissegal!&#8221;, &#8220;Non me ne frega niente!&#8221;. Tornai da Leon e per distrarlo gli chiesi se aveva fame, sapendo che non doveva aver mangiato gran che da chiss\u00e0 quanto tempo. Corsi a prendere una fetta di pane e una scatola di sardine che tenevo sotto il letto e ridiscesi rapidamente dalla soffitta per non correre il rischio che fosse gi\u00e0 nella camera a gas. Gli diedi tutto e lui, talmente era affamato, inghiott\u00ec quello che gli offrivo senza neanche masticare, come se fosse acqua. Nel frattempo era venuto il suo turno per entrare nella camera a gas. Era tra gli ultimi e il tedesco si mise a urlare. Lo presi per il braccio mentre continuava a farmi domande sconvolgenti: &#8220;Quanto tempo ci si mette a morire? Si soffre molto?&#8221;.<\/p>\n<div id=\"attachment_48205\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48205\" class=\"size-medium wp-image-48205\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-1-300x225.jpg\" alt=\"La sala circolare dello Yad Vashem, dove per ogni vittima della Shoah viene conservato un dossier personale\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-1-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Yad-Vashem-1.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-48205\" class=\"wp-caption-text\">La cupola della sala circolare dello Yad Vashem, dove di ogni vittima della Shoah viene conservato un dossier personale, per ridare un&#8217;identit\u00e0 a coloro cui gli sterminatori volevano toglierla<\/p><\/div>\n<p>Non sapevo cosa rispondergli e per rassicurarlo mentii, dicendogli che non sarebbe durato molto, che non avrebbe sofferto. In realt\u00e0 passare tra i dieci e i dodici minuti alla ricerca di aria \u00e8 lungo&#8230; Dopo esserci abbracciati, lui entr\u00f2 per ultimo e il tedesco chiuse la porta dietro di lui. I miei compagni mi sostennero e mi fecero allontanare perch\u00e9 non lo vedessi all&#8217;apertura della porta della camera a gas. Era gi\u00e0 duro averlo visto cos\u00ec. Poi, quando lo portarono davanti ai forni, ci chiamarono me e mio fratello, per recidare un <em>kaddish<\/em> prima di bruciare il corpo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nessuno poteva sopravvivere. Tutti dovevano morire, noi compresi.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel Giorno della memoria, 27 gennaio, propongo la pagina sconvolgente in cui Shlomo Venezia, un ebreo greco deportato ad Auschwitz, addetto al forno crematorio, assiste all&#8217;entrata nella camera a gas di un proprio parente . 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