
{"id":48447,"date":"2018-02-17T19:43:51","date_gmt":"2018-02-17T18:43:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48447"},"modified":"2018-02-17T19:43:51","modified_gmt":"2018-02-17T18:43:51","slug":"la-sfida-delle-nuove-tecnologie-al-mondo-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48447","title":{"rendered":"LA SFIDA DELLE NUOVE TECNOLOGIE AL MONDO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Perch\u00e9 non dobbiamo avere paura che i robot e l&#8217;intelligenza artificiale ci condannino alla disoccupazione, o disumanizzino il lavoro<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Francesca Ceci, pubblicata l&#8217;11 febbraio sul <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/lavoro\/il-lavoro-del-futuro-la-tecnologia-e-una-minaccia-o-unopportunita\/170880\/\" target=\"_blank\">portale<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/lavoro\/il-lavoro-del-futuro-la-tecnologia-e-una-minaccia-o-unopportunita\/170880\/\" target=\"_blank\"> Teleborsa<\/a> <em>&#8211; In argomento v. anche la mia <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48485\" target=\"_blank\">intervista del 15 febbraio a Italia Oggi<\/a> e la mia relazione al congresso dell&#8217;Associazione Giuslavoristi Italiani su <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46233\" target=\"_blank\">Le conseguenze dell&#8217;innovazione tecnologica sul diritto e sul mercato del lavoro<\/a><em>, del 15 settembre 2017 \u00a0 \u00a0\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"iol-post-date\"><time datetime=\"2018-02-11T12:05:43+00:00\"><i>11 febbraio 2018<\/i> &#8211; <\/time> <\/span>(Teleborsa)\u00a0<strong>Come sar\u00e0 il lavoro del futuro?<\/strong> <strong>La tecnologia \u00e8 alleata o nemica? Minaccia oppure opportunit\u00e0?<\/strong> Quesiti di grandissima attualit\u00e0 ai quali ci ha aiutato a rispondere <strong>Pietro Ichino,<\/strong> giuslavorista di lungo corso e professore di Diritto del Lavoro all\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano, che ci ha spiegato come e perch\u00e9 <strong>non dobbiamo avere paura del progresso tecnologico.<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-46242\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Robot.jpg\" alt=\"Robot\" width=\"297\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Robot.jpg 297w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Robot-150x86.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 297px) 100vw, 297px\" \/>Professore, il lavoro \u00e8 sicuramente la pi\u00f9 grande emergenza dei nostri tempi. Il risultato \u00e8 una spaccatura che sembra insanabile tra una generazione di adulti ipertutelati e una generazione di giovani alle prese con prospettive drammatiche. Dov&#8217;\u00e8 che abbiamo sbagliato? E, soprattutto, si pu\u00f2 trovare un punto di equilibrio?<br \/>\n<\/strong>Il cambiamento profondo delle condizioni di lavoro che il tessuto produttivo dei Paesi occidentali offre oggi alle nuove generazioni riflette un notevole aumento delle disuguaglianze di produttivit\u00e0 tra le imprese e tra gli individui. Questo fenomeno \u00e8 a sua volta l\u2019effetto di un processo molto rapido di evoluzione tecnologica, che aumenta la distanza tra chi \u00e8 capace di appropriarsi delle nuove tecniche e chi no. Ed \u00e8 anche un effetto della globalizzazione, che mette in difficolt\u00e0 una parte della forza-lavoro dei Paesi pi\u00f9 ricchi esponendola alla concorrenza della forza-lavoro dei Paesi in via di sviluppo. Pi\u00f9 che chiederci \u201cdove abbiamo sbagliato\u201d, mi sembra che dobbiamo chiederci come far fronte alla sfida di questo aumento delle disuguaglianze, di fronte al quale i vecchi strumenti di protezione del lavoro appaiono molto inadeguati.<\/p>\n<p><strong>Come, secondo lei?<\/strong><br \/>\nAlla difesa statica del posto di lavoro e della professionalit\u00e0, che serve sempre meno, dobbiamo sostituire un diritto soggettivo alla formazione e alla riqualificazione professionale, che deve essere assicurato a tutti: occupati, disoccupati e giovani all\u2019ingresso nel mercato del lavoro. Ma questo diritto deve avere un contenuto pratico molto preciso: oggetto del diritto \u00e8 una formazione o riqualificazione mirata a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti, ed efficace per accedervi. Per questo \u00e8 indispensabile che venga rilevato in modo sistematico e capillare il tasso di coerenza tra formazione impartita da ciascun centro di formazione, scuola o facolt\u00e0 universitaria, e sbocchi occupazionali ottenuti da chi ne ha ottenuto il diploma. E questo dato deve essere conoscibile da tutti.<\/p>\n<p><strong>Quanto gli spazi aperti dall\u2019evoluzione delle nuove tecnologie rischiano di penalizzare il lavoro umano?<br \/>\n<\/strong>Sono portato a dar credito alla visione della \u201ccorsa tra automazione e creazione di nuovi mestieri\u201d come un fenomeno ciclico: ogni ventata di innovazione tecnologica determina una riduzione del costo del lavoro che a sua volta incentiva l\u2019invenzione di nuove funzioni da attribuire al lavoro umano, donde un freno ai nuovi investimenti in innovazione tecnologica.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 c\u2019\u00e8 una differenza assai rilevante tra la sostituzione di lavoro umano mediante macchine cui si \u00e8 assistito in passato e quella a cui probabilmente assisteremo nel prossimo futuro: oggi i robot dotati di intelligenza artificiale incominciano a sostituire anche lavoro umano di contenuto professionale molto elevato.<br \/>\n<\/strong>Chi sottolinea questo ha ragione. \u00c8 evidente che la riconversione di figure come quella di un radiologo, di un revisore contabile, di un agente assicurativo, di un commercialista, di un capitano di nave o pilota di aereo, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile e costosa di quanto non sia insegnare a una ex-lavandaia il mestiere della cameriera o della magazziniera. Ma questa sfida non \u00e8 affatto persa in partenza: certo, in alcuni casi la soluzione pi\u00f9 ragionevole consister\u00e0 in un puro e semplice indennizzo dei <em>losers<\/em>, mediante un prepensionamento; ma nella maggior parte dei casi sar\u00e0 invece possibile puntare a una riconversione capace di valorizzare le conoscenze e l\u2019esperienza anche del pilota e del chirurgo. Per esempio, il robot-chirurgo oggi rende possibile un grande aumento delle operazioni delle quali fino a ieri erano capaci soltanto pochissimi ospedali molto specializzati e pochissimi chirurghi di alto livello; ne consegue un aumento dei chirurgi di livello medio richiesti per svolgerle anche a grande distanza dall\u2019ospedale specializzato, con corrispondente aumento della domanda di formazione in cui sono impegnati i chirurghi di alto livello, ma anche della domanda di aiuti e di personale paramedico per l\u2019assistenza al maggior numero di persone che possono essere operate.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-46241\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/robot-2.jpg\" alt=\"robot 2\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/robot-2.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/robot-2-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Bill Gates ha recentemente sostenuto che i robot dovrebbero pagare un ammontare di tasse equivalente al gettito di tasse e contributi relativi alle persone da essi rimpiazzate. \u00c8 davvero questa la soluzione del problema?<\/strong><br \/>\nQuand\u2019anche fosse possibile accertare e misurare la \u201cquantit\u00e0 di sostituzione\u201d dell\u2019uomo da parte della macchina, e fosse possibile gravare il progresso tecnologico di un\u2019imposta applicabile in modo uguale in tutti i Paesi del mondo, questo gioverebbe poco al genere umano. Se negli anni \u201950 fosse stata messa un\u2019imposta sulle lavatrici, essa non avrebbe giovato alle lavandaie chine sui lavatoi del Naviglio Grande con le mani nell\u2019acqua gelida: avrebbe solo ritardato il loro passaggio a lavori meno faticosi e pi\u00f9 produttivi. Il problema non \u00e8 di ritardare il progresso tecnologico, ma di redistribuirne i benefici e di riqualificare le persone cui i robot si sostituiscono, in modo che esse possano dedicarsi ai molti altri lavori richiesti ma vacanti gi\u00e0 oggi, e soprattutto all\u2019infinit\u00e0 di lavori nuovi che saranno richiesti domani e che le macchine non potranno svolgere. Oggi in Italia c\u2019\u00e8 almeno mezzo milione di posti di lavoro che rimangono permanentemente scoperti per mancanza di persone competenti: tecnici informatici, elettricisti, falegnami, infermieri, artigiani dei mestieri pi\u00f9 vari. Domani ci sar\u00e0 comunque \u2013 se gli consentiremo di esprimersi \u2013 un bisogno senza limiti di lavoro umano non sostituibile dalle macchine nei settori dell\u2019assistenza medica e paramedica alle persone, dell\u2019istruzione, della diffusione delle conoscenze, dei servizi qualificati alle famiglie e alle comunit\u00e0 locali, della ricerca in tutti i campi, e l\u2019elenco potrebbe continuare a lungo. Certo, tutte funzioni nelle quali l\u2019alfabetizzazione digitale sar\u00e0 sempre pi\u00f9 indispensabile: per questo diventa centrale il diritto soggettivo alla formazione e riqualificazione, di cui parlavamo poco fa.<\/p>\n<p><strong>Negli ultimi giorni, si \u00e8 parlato molto dei &#8220;braccialetti&#8221; della discordia che hanno fatto finire Amazon nella bufera. Qual \u00e8 la linea di confine tra doveri dei lavoratori e violazione dei diritti? <\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>A proposito del nuovo brevetto ottenuto da Amazon si \u00e8 parlato di \u201cnuovo schiavismo\u201d. Ma quel brevetto non ha per oggetto alcun dispositivo di controllo a distanza: serve solo per facilitare il reperimento dell\u2019oggetto giusto sugli scaffali e segnalare l\u2019eventuale errore. Solo che, essendo in forma di braccialetto, ha richiamato alla mente quello usato dalla polizia giudiziaria. In realt\u00e0 sono due cose completamente diverse. Una risposta un po\u2019 pi\u00f9 meditata di lavoratori e sindacato alla novit\u00e0 di cui hanno parlato i <em>media<\/em> dovrebbe consistere, per un verso, nel controllare che nel nuovo strumento non vengano inseriti a tradimento dispositivi, oggi non previsti, capaci di trasmettere a una centrale i dati relativi ai movimenti dell\u2019operatore e ai suoi eventuali errori; per altro verso nel rivendicare che i frutti del guadagno di produttivit\u00e0 conseguito per effetto dell\u2019uso del nuovo strumento siano spartiti equamente fra l\u2019impresa e i lavoratori. Maggior reddito con minore fatica. Se la cosa viene governata contrattualmente in questo modo, il \u201cnuovo schiavismo\u201d possiamo cercarlo altrove.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 non dobbiamo avere paura che i robot e l&#8217;intelligenza artificiale ci condannino alla disoccupazione, o disumanizzino il lavoro . 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