
{"id":48825,"date":"2018-03-16T10:47:23","date_gmt":"2018-03-16T09:47:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48825"},"modified":"2018-03-16T10:57:36","modified_gmt":"2018-03-16T09:57:36","slug":"il-non-detto-nel-programma-m5s-sul-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48825","title":{"rendered":"IL NON DETTO NEL PROGRAMMA M5S SUL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Se \u00e8 vero che i Cinque Stelle non intendono pi\u00f9 smantellare il Jobs Act, a proporselo oggi in Parlamento sono rimasti soltanto i 18 deputati e senatori di Liberi e Uguali<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervento pubblicato sul<\/em> Foglio <em>il 14 marzo 2018\u00a0 <\/em>&#8211; <em>Segue il programma del M5S presentato nel corso della campagna elettorale dal prof. Pasquale Tridico<\/em> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_48891\" style=\"width: 293px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48891\" class=\"size-full wp-image-48891\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Di-Maio-e-Tridico.jpg\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Di-Maio-e-Tridico.jpg 283w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/Di-Maio-e-Tridico-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 283px) 100vw, 283px\" \/><p id=\"caption-attachment-48891\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Di Maio e Pasquale Tridico durante la campagna elettorale<\/p><\/div>\n<p>Nel programma del M5S in materia di politica del lavoro salta all\u2019occhio un eccesso di statalismo: allo Stato si affida il compito di incrementare direttamente la domanda di lavoro con gli investimenti pubblici; dallo Stato le imprese, particolarmente quelle meridionali, devono aspettarsi i finanziamenti per i propri investimenti attraverso una apposita \u201cbanca pubblica\u201d; sulle strutture pubbliche e soltanto su di esse si punta, con un investimento di due miliardi, per migliorare i servizi a lavoratori e imprese che si cercano nel mercato; e, soprattutto, su di uno Stato-mamma molto generoso \u2013 e non su di una assicurazione, fondata sui contributi versati \u2013 tutti devono poter contare, secondo il M5S, per 800 euro al mese esentasse, finch\u00e9 il lavoro non si trova.<\/p>\n<p>In questo programma, per\u00f2, non va sottovalutato il \u201cnon detto\u201d, quello che in esso non si trova. Sorprendentemente, il M5S non propone di smontare la riforma del lavoro del 2015, e tanto meno quella del 2012. Il vecchio articolo 18, la bandiera della sinistra-sinistra, non \u00e8 menzionato da nessuna parte. Questa omissione pu\u00f2 non colpire il cittadino comune; ma non pu\u00f2 non saltare all\u2019occhio di chi abbia avuto la ventura di sorbirsi negli ultimi tre anni, in Commissione e in Aula, gli interventi infuocati del senatore Puglia e della senatrice Paglini contro ciascuno dei passaggi della riscrittura del diritto del lavoro che la maggioranza di centrosinistra andava compiendo.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che su questo punto, nel corso dell\u2019ultima legislatura, si \u00e8 determinata una divergenza tra i parlamentari del M5S: erano in molti a concordare, pur non dicendolo apertamente, con la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, la quale sosteneva apertamente le buone ragioni della riforma dei licenziamenti realizzata tra il 2012 e il 2015. E quando si \u00e8 trattato di mettere nero su bianco il programma elettorale gli strateghi del movimento hanno evidentemente ritenuto che su questo punto non fosse il caso di promettere ritorni all\u2019indietro.<\/p>\n<p>Della sinistra-sinistra, dunque, il M5S sembra avere accettato soltanto met\u00e0 dell\u2019eredit\u00e0 programmatica: quella dello statalismo, di un forte intervento pubblico nell\u2019economia. Ma non la met\u00e0 che punta principalmente su avvocati e giudici per la promozione del benessere dei lavoratori. Se \u00e8 davvero cos\u00ec, questa \u00e8 una buona notizia per il Jobs Act: oggi in Parlamento, dopo tante proteste, a volerlo smantellare ci sono soltanto i quattordici deputati e i quattro senatori di LeU.<\/p>\n<h4><\/h4>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Il programma elettorale del M5S in materia di lavoro, a cura del prof. Pasquale Tridico, professore associato di Politica economica nell&#8217;Universit\u00e0 Roma 3<\/span><\/h4>\n<p><strong>Alla base del nostro declino economico non ci sono solo le politiche di austerit\u00e0 ma anche la precarizzazione del posto di lavoro<\/strong>. La stagione del lavoro flessibile \u00e8 iniziata con il pacchetto Treu del 1997 ed \u00e8 proseguita ininterrottamente fino al\u00a0<strong>Jobs Act<\/strong>\u00a0e alla riforma Poletti sui contratti a termine. I salari sono pi\u00f9 o meno stagnanti dall\u2019accordo del luglio 1993. I risultati in termini di produttivit\u00e0 e disoccupazione sono stati disastrosi, tranne una breve stagione di due tre anni fino a prima della crisi del 2008-09 in cui l\u2019occupazione (improduttiva) \u00e8 aumentata.<\/p>\n<p><strong>Il motivo \u00e8 semplice: se il lavoro flessibile costa poco<\/strong>, dato che il lavoratore perde diritti e quote salari, l\u2019impresa rinuncer\u00e0 agli investimenti ad alto contenuto di capitale, all\u2019innovazione e quindi anche alla formazione di lavoratori qualificati con pi\u00f9 alti salari. Verr\u00e0 azionata la leva della competitivit\u00e0 salariale piuttosto che quella della innovazione e del capitale umano costoso e qualificato. Avremo frequenti casi di sotto-mansionamento, e giovani laureati costretti a svolgere lavori meno qualificati con pi\u00f9 bassi salari. Avremo anche casi di emigrazione qualificata e \u201cfughe di cervelli\u201d all\u2019estero. A perderci sar\u00e0 tutto il Paese, impantanato in un contesto produttivo poco dinamico e a basso valore aggiunto.<\/p>\n<p>Dobbiamo invertire urgentemente la rotta, rimettendo<strong>\u00a0al centro la qualit\u00e0 del posto di lavoro, gli investimenti in settori avanzati, e la formazione continua,<\/strong>\u00a0spostando pi\u00f9 in alto la frontiera tecnologica del sistema produttivo, con particolare attenzione ai settori innovativi e mission-oriented.<\/p>\n<p><strong>Le priorit\u00e0 sono chiare:<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>1) il reddito di cittadinanza,<\/strong>\u00a0che \u00e8 tecnicamente un reddito minimo condizionato alla formazione e al reinserimento lavorativo. Lo Stato sosterr\u00e0 economicamente chi oggi non raggiunge la soglia di povert\u00e0 indicata da Eurostat, in cambio dell\u2019<strong>impegno a formarsi e ad accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro<\/strong>, purch\u00e9 siano eque e vicine al luogo di residenza. Il Fatto Quotidiano ha da poco riproposto un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2018\/03\/08\/reddito-di-cittadinanza-il-piano-delleconomista-indicato-da-di-maio-come-possibile-ministro-del-lavoro\/4210395\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><u>mio articolo<\/u><\/a>\u00a0in cui spiego come il reddito di cittadinanza possa essere finanziato attraverso maggior deficit in termini assoluti ma senza aumentare il rapporto deficit\/Pil e senza sforare la soglia del 3%. In sintesi il meccanismo \u00e8 questo: grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti \u2018inattivi\u2019 e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l\u2019iscrizione ai Centri per l\u2019Impiego e andranno cos\u00ec ad<strong>\u00a0aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro<\/strong>. Questo ci permetter\u00e0 di rivedere al rialzo l\u2019output gap, cio\u00e8 la distanza tra il Pil potenziale dell\u2019Italia e quello effettivo, perch\u00e9 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit\/Pil potenziale, cio\u00e8 il cosiddetto \u2018deficit strutturale\u2019, spendendo circa 19 miliardi di euro in pi\u00f9 di oggi. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l\u2019impiego, e potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro.<\/p>\n<p>2)\u00a0<strong>Gli investimenti produttivi dello Stato nei settori a pi\u00f9 alto ritorno occupazionale<\/strong>, senza i quali il reddito di cittadinanza sarebbe una misura monca, poich\u00e9 non potrebbe offrire ai beneficiari il lavoro di qualit\u00e0 che abbiamo in mente. L\u2019idea \u00e8 di destinare almeno il\u00a0<strong>34% di questi investimenti nel Sud Italia<\/strong>, che ha urgente bisogno di uscire dal sottosviluppo e dal sotto-investimento a cui lo hanno condannato le politiche economiche degli ultimi decenni e l\u2019assenza di una strategia industriale e di sviluppo. Considerando che la popolazione del Sud Italia \u00e8 anche superiore al 34% del totale della popolazione, la clausola del 34% non sarebbe un favore al Meridione, ma il giusto compromesso per farlo tornare a crescere. Sul lato degli investimenti privati, che verranno gi\u00e0 stimolati da quelli pubblici, va ricordata anche la\u00a0<strong>Banca pubblica di investimento<\/strong>, che erogher\u00e0 credito a tassi agevolati a micro, piccole e medie imprese.<\/p>\n<p>3) il\u00a0<strong>salario minimo orario<\/strong>, che ha il compito di salvaguardare quelle categorie di lavoratori non coperte da contrattazione nazionale collettiva. L\u2019obiettivo \u00e8 di sradicare sfruttamento e precariet\u00e0, che negli ultimi anni sono cresciuti enormemente, e dare anche un impulso alla domanda interna.<\/p>\n<p>4) un\u00a0<strong>Patto di Produttivit\u00e0 programmato tra lavoratori, governo e imprese<\/strong>, al fine di rilanciare salari, produttivit\u00e0 e investimenti, soprattutto in quei settori in cui decideremo di intervenire selettivamente con la riduzione del cuneo fiscale. Dobbiamo impedire infatti che il minor costo del lavoro porti le imprese ad ignorare gli investimenti \u201ccapital intensive\u201d in settori ad alto contenuto tecnologico, come accaduto in questi anni tramite i circa 23 miliardi di sgravi fiscali sulle nuove assunzioni regalati dal Jobs Act.<\/p>\n<p>5) C\u2019\u00e8 poi il tema di pi\u00f9 lungo periodo della\u00a0<strong>robotizzazione<\/strong>, una sfida che non va lasciata alla schizofrenia del mercato, ma gestita politicamente. Il primo passo in questo senso sar\u00e0 la riduzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario, in modo da aumentare l\u2019occupazione e di incentivare la riorganizzazione produttiva delle imprese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se \u00e8 vero che i Cinque Stelle non intendono pi\u00f9 smantellare il Jobs Act, a proporselo oggi in Parlamento sono rimasti soltanto i 18 deputati e senatori di Liberi e Uguali . Intervento pubblicato sul Foglio il 14 marzo 2018\u00a0 &#8211; Segue il programma del M5S presentato nel corso della campagna elettorale dal prof. 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