
{"id":49062,"date":"2018-03-28T18:09:39","date_gmt":"2018-03-28T17:09:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49062"},"modified":"2018-03-28T18:19:11","modified_gmt":"2018-03-28T17:19:11","slug":"effetto-jobs-act-cosa-dicono-i-dati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49062","title":{"rendered":"EFFETTO JOBS ACT: COSA DICONO I DATI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Uno studio scientifico mostra che la riforma del 2015 ha effettivamente causato un aumento rilevante delle assunzioni stabili, e un aumento pari dei licenziamenti; ma in numeri assoluti le prime sono molte di pi\u00f9 dei secondi (la frequenza dei licenziamenti rimane intorno all&#8217;1,4 per cento annuo rispetto al totale degli occupati)<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo di <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/52112\/jobs-act-la-parola-ai-numeri\/#autore\"><strong>Tito Boeri<\/strong> e <strong>Pietro Garibaldi<\/strong><\/a> pubblicato sul sito <\/em><a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/52112\/jobs-act-la-parola-ai-numeri\/\">lavoce.info<\/a><em> il 27 marzo 2018 \u2013 In argomento v. anche l&#8217;articolo di Andrea Ichino,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48045\">Quanto hanno pesato gli sgravi e quanto la nuova disciplina dei licenziamenti sulle assunzioni stabili<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Studio scientifico sul Jobs act<\/strong><\/p>\n<p>Il Jobs act italiano \u00e8 quell\u2019insieme di politiche per il lavoro approvato dal governo Renzi a fine 2014. I principali interventi di politica economica sono due: l\u2019introduzione del contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti a tempo indeterminato e una forte decontribuzione fiscale (fino a 24 mila euro in tre anni) per ogni assunto a tempo indeterminato per i successivi tre anni.<\/p>\n<div id=\"attachment_43617\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43617\" class=\"size-full wp-image-43617\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-43617\" class=\"wp-caption-text\">il prof. Pietro Garibaldi<\/p><\/div>\n<p>Degli effetti degli interventi sul mercato del lavoro si \u00e8 molto parlato in questi anni e molto rumore si \u00e8 fatto in campagna elettorale. A livello aggregato, il periodo del Jobs act (2015-2016 e 2017) \u00e8 stato un triennio con notevole crescita degli occupati. Secondo l\u2019Istat tra il 2015 e il 2017 sono aumentati di circa 800 mila unit\u00e0. Molti osservatori hanno notato che nel 2017 la crescita degli occupati \u00e8 per\u00f2 avvenuta principalmente grazie ai posti di lavoro a tempo determinato, saliti in un anno di 340 mila unit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli effetti del contratto a tutele crescenti su assunzioni e licenziamenti, pi\u00f9 che la decontribuzione per le nuove assunzioni, possono essere studiati e identificati in modo rigoroso. In effetti, il nuovo contratto a tutele crescenti ha reso pi\u00f9 flessibili le assunzioni e i licenziamenti delle imprese con pi\u00f9 di 15 addetti, mentre ha lasciato pressoch\u00e9 invariati i costi di licenziamento per le imprese sotto questa soglia.<\/p>\n<p>Un <a href=\"https:\/\/www.inps.it\/docallegatiNP\/Mig\/InpsComunica\/WorkInps_Papers\/10_WorkINPS_Papers_19febbraio_2018.pdf\">recente studio<\/a> disponibile sul sito dell\u2019Inps ha utilizzato le basi amministrative dell\u2019Istituto di previdenza per analizzare gli effetti del nuovo contratto tra il 2015 e il 2017. Lo studio ha selezionato tutte le imprese che tra gennaio 2013 e dicembre 2016 sono entrate almeno una volta nel corridoio tra 10 e 20 addetti. Si tratta di circa 220 mila imprese. Sono poi state seguite le carriere lavorative di tutti i 6,2 milioni di lavoratori che hanno lavorato in queste imprese, in modo da analizzare un data-base con pi\u00f9 di 250 milioni di osservazioni.<\/p>\n<p>Gli effetti del nuovo contratto sono scientificamente identificabili dal momento che oltre alla differenza tra imprese sopra e sotto la soglia, si pu\u00f2 anche distinguere il comportamento delle aziende prima e dopo il 7 marzo 2015, il giorno in cui il contratto a tutele crescenti \u00e8 stato introdotto in Italia. Il metodo delle \u201cdifferenze delle differenze\u201d \u00e8 internazionalmente e scientificamente riconosciuto come un approccio rigoroso e naturale alla valutazione delle politiche economiche<\/p>\n<p><strong>Effetti su nuovi contratti e licenziamenti<\/strong><\/p>\n<p>I risultati dello studio sono i seguenti. Innanzitutto, la mobilit\u00e0 delle imprese intorno alla soglia \u00e8 aumentata. Il numero di quelle che supera la soglia dei 15 addetti \u00e8 passato da 10 mila al mese prima della riforma a circa 12 mila al mese nei 15 mesi dopo la sua introduzione, anche se i passaggi di soglia dopo il dicembre 2016 \u2013 quando la decontribuzione \u00e8 stata fortemente ridotta \u2013 hanno subito una sensibile decelerazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_41867\" style=\"width: 311px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41867\" class=\"size-full wp-image-41867\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri.jpg\" alt=\"\" width=\"301\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri.jpg 301w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri-300x167.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 301px) 100vw, 301px\" \/><p id=\"caption-attachment-41867\" class=\"wp-caption-text\">il prof. Tito Boeri, presidente dell&#8217;Inps<\/p><\/div>\n<p>La parte scientificamente pi\u00f9 rigorosa riguarda per\u00f2 gli effetti del nuovo contratto sulle assunzioni e sui licenziamenti a tempo indeterminato con i nuovi contratti. Lo studio mostra che le imprese sopra la soglia (quelle che indubbiamente operano con maggior flessibilit\u00e0) hanno aumentato le assunzioni a tempo indeterminato del 50 per cento in pi\u00f9 rispetto alle imprese pi\u00f9 piccole dopo marzo 2015. Le piccole imprese \u2013 va ricordato \u2013 non hanno subito alcun cambiamento sostanziale dal nuovo contratto. Inoltre, la decontribuzione non influisce sul risultato dal momento che si applica uniformemente sia alle piccole che alle grandi imprese.<\/p>\n<p>Simili risultati e simili differenze tra piccole e grandi imprese si applicano anche alle conversioni di contratti a termine in contratti a tutele crescenti.<\/p>\n<p>Quando lo studio guarda ai licenziamenti, il risultato \u00e8 molto simile e viene evidenziato un aumento dei licenziamenti di circa il 50 per cento tra le imprese pi\u00f9 grandi rispetto alle piccole prima e dopo il marzo 2015.<\/p>\n<p>Il nuovo contratto ha chiaramente reso pi\u00f9 flessibile il mercato del lavoro e aumentato la mobilit\u00e0 di imprese e lavoratori. Per molti anni, Matteo Renzi ha sostenuto che il nuovo contratto avrebbe aumentato le assunzioni. Susanna Camusso diceva invece che sarebbero aumentati i licenziamenti. Avendo a disposizione le carriere lavorative di circa 6 milioni di lavoratori, sappiamo oggi in modo scientifico che avevano ragione entrambi su questo punto. Va peraltro ricordato che l\u2019aumento di assunzioni del 50 per cento corrisponde a un numero molto pi\u00f9 grande rispetto all\u2019aumento dei licenziamenti del 50 per cento e che l\u2019occupazione totale \u00e8 aumentata nel triennio analizzato.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio scientifico mostra che la riforma del 2015 ha effettivamente causato un aumento rilevante delle assunzioni stabili, e un aumento pari dei licenziamenti; ma in numeri assoluti le prime sono molte di pi\u00f9 dei secondi (la frequenza dei licenziamenti rimane intorno all&#8217;1,4 per cento annuo rispetto al totale degli occupati) . 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