
{"id":49158,"date":"2018-04-22T11:04:44","date_gmt":"2018-04-22T10:04:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49158"},"modified":"2018-04-22T11:04:44","modified_gmt":"2018-04-22T10:04:44","slug":"i-3-punti-della-svolta-a-destra-europea-e-i-puntini-da-connettere-per-il-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49158","title":{"rendered":"I 3 PUNTI DELLA SVOLTA A DESTRA EUROPEA E I PUNTINI DA CONNETTERE PER IL PD"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;Si tratta perci\u00f2 di dar forma ad un sistema dei partiti capace di rappresentare la nuova divisione che c\u2019\u00e8 oggi in Italia e in Europa (e che Pietro Ichino ha intuito prima di tutti) tra coloro che rifiutano l\u2019interdipendenza e coloro che la ritengono necessaria; e prima si fa, meglio \u00e8&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo di Alessandro Maran pubblicato su<\/em> il Foglio <em>l&#8217;11 aprile 2018 &#8211; Gli altri documenti e interventi sul tema sono raccolti nel portale <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41749\">Il nuovo spartiacque della politica mondiale<\/a><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_48005\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48005\" class=\"size-full wp-image-48005\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran.png\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran.png 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><p id=\"caption-attachment-48005\" class=\"wp-caption-text\">Alessandro Maran<\/p><\/div>\n<p>Ora che anche Viktor Orban, teorico della \u00abdemocrazia illiberale\u00bb e modello per tutti i populisti d\u2019Europa, ha stravinto le elezioni politiche in Ungheria, non sarebbe male tornare, con un respiro pi\u00f9 ampio, sulle tendenze di fondo emerse nelle elezioni italiane.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche tutta colpa di Renzi, sar\u00e0 che la sinistra deve \u00abtornare tra la gente\u00bb, ma a ben guardare, pi\u00f9 di ogni altra cosa, le elezioni del 4 marzo scorso che hanno trasformato l\u2019Italia nel \u00abcuore della rivoluzione\u00bb bannoniana, hanno registrato, come un sismografo, i grandi cambiamenti che si stanno propagando rapidamente in tutti i traballanti sistemi politici europei.<\/p>\n<p>Le tendenze pi\u00f9 importanti sono tre anche nella variante italiana dei movimenti tellurici in corso. La prima \u00e8 la consacrazione della Lega di Matteo Salvini che ha strappato a Silvio Berlusconi la leadership della destra. La Lega non \u00e8 un nuovo partito. La Lega Nord \u00e8 nata nel 1989 come un partito dichiaratamente indipendentista, federalista ed etnonazionalista (arriv\u00f2 a proclamare l\u2019indipendenza della Padania) ed \u00e8 stata al governo con Berlusconi in diverse occasioni. Ma, di recente, il suo appeal si \u00e8 diffuso pi\u00f9 a Sud, via via che Salvini metteva la sordina ai temi \u00abnordisti\u00bb delle origini e (emulando altri nazional-populisti come Pim Fortuyn e Geert Wilders in Olanda, Marine Le Pen in Francia, Heinz-Christian Strache in Austria e, appunto, Orban in Ungheria) puntava sulle questioni \u00abculturali\u00bb, enfatizzando la minaccia che viene dall\u2019islam e che molti collegano alla crisi dei rifugiati.<\/p>\n<p>Ma la svolta a destra dell\u2019Italia non \u00e8 un fatto isolato. E non dovrebbe sorprendere. La rilevanza crescente della destra radicale (caratterizzata da una visione del mondo nazionalista ed autoritaria, dall\u2019opposizione all\u2019immigrazione e dalla retorica populista) \u00e8 uno degli sviluppi pi\u00f9 importanti in tutti i sistemi politici europei degli ultimi 30 anni. Eppure, sono in molti a trascurare la portata e la velocit\u00e0 con la quale questo spostamento a destra si sta compiendo in tutta Europa. E la cosa non ha semplicemente a che fare con la crisi finanziaria post 2008 (che pure un contributo l\u2019ha dato). Uno studio di Markus Wagner e Thomas Meyer dell\u2019Universit\u00e0 di Vienna, basato sull\u2019analisi delle piattaforme elettorali di 68 partiti in 17 paesi europei, rivela che dal 1980 l\u2019Europa nel suo insieme si \u00e9 spostata nettamente a destra e che anche i partiti tradizionali hanno sostituito le politiche liberali con punti di vista pi\u00f9 autoritari. L\u2019ampiezza di questo spostamento si riflette nel fatto che nel 2015 la posizione intermedia dei partiti di centro-sinistra su questioni come l\u2019immigrazione e l\u2019integrazione, coincideva in pratica con la posizione dei nazional-populisti del 1980. In settembre si voter\u00e0 in Svezia, dove i socialdemocratici hanno annunciato una nuova strategia per far presa sugli elettori: posare la carota e prendere il bastone in materia di immigrazione. Non \u00e8 detto che funzioni, ma resta il fatto che lo spostamento a destra in Europa \u00e8 conciso con il crollo generale della socialdemocrazia.<\/p>\n<div id=\"attachment_49255\" style=\"width: 309px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-49255\" class=\"size-full wp-image-49255\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Marine-Le-Pen-3.jpg\" alt=\"\" width=\"299\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Marine-Le-Pen-3.jpg 299w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Marine-Le-Pen-3-150x85.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 299px) 100vw, 299px\" \/><p id=\"caption-attachment-49255\" class=\"wp-caption-text\">Marine Le Pen<\/p><\/div>\n<p>Il che ci porta alla seconda tendenza cruciale. In Italia il Pd \u00e8 crollato al di sotto del 20% dei voti per la prima volta dalla nascita. Sono in molti a ritenere che ci\u00f2 ha a che fare con le vicende di casa nostra (tutta colpa di Renzi, appunto), ma in realt\u00e0 \u00e8 una testimonianza ulteriore del fatto che la socialdemocrazia in Europa attraversa una crisi gravissima. Solo l\u2019anno scorso, i partiti socialdemocratici sono crollati a percentuali a una sola cifra in Francia, nella Repubblica Ceca e in Olanda; in Germania hanno ottenuto la percentuale pi\u00f9 modesta dal 1933 e in Austria il numero di seggi pi\u00f9 esiguo del Dopoguerra. Sempre pi\u00f9, non \u00e8 in discussione se i socialdemocratici possano ritornare ad essere elettoralmente competitivi ma se, nel lungo periodo, possano rimanere elettoralmente rilevanti. Con la sconfitta del Pd, oggi ci sono meno di mezza dozzina di partiti di sinistra al governo nell\u2019intera area dell\u2019Unione europea, mentre nel 2000 ce n\u2019erano 15. E le cose possono peggiorare. Sono passati trent\u2019anni da quando Adam Przeworski ha illustrato (in \u201cCapitalism and Social Democracy\u201d) il dilemma centrale che i socialdemocratici devono fronteggiare: \u201cPer avere successo alle elezioni devono rivolgersi a categorie sociali e culturali nuove, ma cos\u00ec facendo i loro sostenitori tradizionali si sentono traditi\u201d. E dal 1980, quel dilemma \u00e8 stato esacerbato dall\u2019irrompere in tutta Europa (ed anche negli Stati Uniti), di un potente discrimine valoriale tra i liberali della classe media e i lavoratori (perlopi\u00f9 conservatori o autoritari sul piano sociale), che sta rimpiazzando la vecchia divisione \u00abdestra-sinistra\u00bb. Un discrimine che ha investito il centro-sinistra con nuove questioni (come l\u2019immigrazione, l\u2019integrazione europea e la crisi dei rifugiati) che mettono in subbuglio il proprio elettorato. Fatto sta che il voto dei lavoratori si \u00e8 indirizzato per due terzi verso i nazional-populisti. L\u2019Europa, per capirci, ha celebrato l\u2019elezione di Emmanuel Macron, ma i lavoratori sono stati l\u2019unico gruppo a votare in maggioranza Marine Le Pen. Questi elettori privilegiano la cultura sugli interessi di classe. E visto che l\u2019immigrazione, l\u2019islam e la crisi dei rifugiati stanno dominando l\u2019agenda (secondo un\u2019indagine di Eurobarometro, in tutto il continente, le due questioni pi\u00f9 importanti per la gente restano infatti l\u2019immigrazione e il terrorismo) \u00e8 facile prevedere un balzo in avanti dei nazional-populisti nelle elezioni del Parlamento europeo del prossimo anno.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa del Movimento cinque stelle, che alle elezioni ha sfondato specialmente tra i giovani e i disoccupati e nelle regioni pi\u00f9 povere del Sud, riflette (come del resto l\u2019ascesa di Macron in Francia, della AfD in Germania, dei democratici svedesi e di altre nuove formazioni) la terza importante tendenza: una mobilit\u00e0 elettorale crescente e storicamente senza precedenti. Stiamo assistendo ad un cambiamento storico. I partiti tradizionali sono sotto pressione come mai prima d\u2019ora, mentre stanno emergendo nuovi concorrenti (tra il 2004 e il 2015, la percentuale raccolta dai partiti tradizionali \u00e8 scesa di 14 punti, mentre quella conquistata dai nuovi partiti populisti \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata).<\/p>\n<p>Insomma, il sistema dei partiti europeo \u00e8 pi\u00f9 instabile che mai, con pi\u00f9 persone che cambiano il loro voto da una elezione all\u2019altra e non mostrano pi\u00f9 la fedelt\u00e0 partigiana che ha caratterizzato le generazioni precedenti. L\u2019emorragia dei partiti tradizionali e la crescita del peso dei nuovi partiti riflette un processo di crescente volatilit\u00e0, cominciato negli anni \u201970, che si \u00e8 accelerato durante gli anni \u201990 ed ha registrato una impennata durante la recessione, raggiungendo livelli mai riscontrati in precedenza, neppure nel periodo tra le due guerre. La maggiore disponibilit\u00e0 da parte della gente a cambiare il loro voto da un ciclo elettorale all\u2019altro, spiega perch\u00e9 un partito come il Movimento cinque stelle possa nascere e conquistare la maggioranza relativa alle elezioni politiche nello spazio di soli dieci anni.<\/p>\n<div id=\"attachment_49252\" style=\"width: 253px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-49252\" class=\" wp-image-49252\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Edward-M.-Forster.jpg\" alt=\"\" width=\"243\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Edward-M.-Forster.jpg 346w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Edward-M.-Forster-150x130.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Edward-M.-Forster-300x260.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px\" \/><p id=\"caption-attachment-49252\" class=\"wp-caption-text\">Edward M. Forster<\/p><\/div>\n<p>Insomma, non dobbiamo attendere per sapere se la politica europea \u00e8 destinata a cambiare: \u00e8 gi\u00e0 cambiata. La vecchia divisione destra-sinistra non \u00e8 sparita, ma ha assunto un ruolo secondario e non c\u2019\u00e8 modo di ripristinare il vecchio sistema. Si tratta perci\u00f2 di dar forma ad un sistema dei partiti capace di rappresentare la nuova divisione che c\u2019\u00e8 oggi in Italia e in Europa (e che Pietro Ichino ha intuito prima di tutti) tra coloro che rifiutano l\u2019interdipendenza e coloro che la ritengono necessaria; e prima si fa, meglio \u00e8. Per il Pd potrebbe essere l\u2019occasione per connettere i tanti frammenti sparsi, apparentemente slegati e, come in un vecchio gioco per bambini, svelare la figura nascosta unendo i puntini nell\u2019ordine numerico corretto. \u00abOnly connect\u00bb, nient\u2019altro che connettere, \u00e8 il motto di \u00abCasa Howard\u00bb, il romanzo di Edward M. Forster pubblicato nel 1910. Ma non \u00e8 forse un programma adatto a tempi come i nostri?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Si tratta perci\u00f2 di dar forma ad un sistema dei partiti capace di rappresentare la nuova divisione che c\u2019\u00e8 oggi in Italia e in Europa (e che Pietro Ichino ha intuito prima di tutti) tra coloro che rifiutano l\u2019interdipendenza e coloro che la ritengono necessaria; e prima si fa, meglio \u00e8&#8221; . 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