
{"id":49208,"date":"2018-04-22T16:26:40","date_gmt":"2018-04-22T15:26:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49208"},"modified":"2018-04-22T16:27:19","modified_gmt":"2018-04-22T15:27:19","slug":"mdl-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49208","title":{"rendered":"ANCORA DATI POSITIVI DAL FRONTE DELL&#8217;OCCUPAZIONE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Senza entusiasmi fuori luogo, ora si pu\u00f2 prendere atto che la crescita occupazionale finalmente ha incominciato a coinvolgere anche le donne e i giovani<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nN. 30 di <\/em>Mercato del lavoro News<em>, bollettino della Fondazione Anna Kuliscioff, 16 aprile 2018, a cura di Claudio Negro &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48386\">il numero precedente<\/a> dello stesso bollettino <\/em><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/strong>L\u2019Osservatorio ISTAT che reca i dati sul mercato del lavoro relativi al mese di febbraio \u00e8 stato commentato positivamente dalla stampa pi\u00f9 seria, che ha dato giustamente risalto alla crescita dell\u2019occupazione.\u00a0 A dire la verit\u00e0 non si tratta che della conferma di un trend di crescita abbastanza costante nell\u2019ultimo anno. Nulla di eclatante dunque; per\u00f2 dai dati ISTAT emergono almeno tre questioni meritevoli di approfondimento.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 quella dell\u2019<strong>occupazione femminile<\/strong>: continua ad aumentare e il tasso di occupazione ha gi\u00e0 superato un po\u2019 di volte il massimo storico. E\u2019 verosimile che si tratti della prosecuzione di un trend iniziato con la crisi, durante la quale il tasso di occupazione femminile ha resistito assai meglio di quello maschile sostenuto dall\u2019intenso ricorso al part time: dal 2008 al 2017 la percentuale di part time sul totale dell\u2019occupazione \u00e8 aumentato di 4,8 punti quasi tutti attribuibili alla componente femminile, all\u2019interno della quale il part time rappresenta il 33% dell\u2019occupazione totale. <strong>L\u2019aumento dell\u2019occupazione femminile spinto dal part time pare ormai essere un dato acquisito<\/strong>, che peraltro avvicina il nostro mercato del lavoro a quello della maggior parte dei Paesi Europei dove il part time \u00e8 uno degli strumenti pi\u00f9 utilizzati per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Naturalmente questo apre una discussione circa il fatto che chi accede al lavoro con la modalit\u00e0 del part time \u00e8 pi\u00f9 facile che resti escluso dalle professionalit\u00e0 pi\u00f9 alte e penalizzato nella carriera; generalmente si pensa che il fatto che le donne scelgano il part time sia una conseguenza della mancanza di servizi all\u2019infanzia e alla famiglia; <strong>tuttavia nei paesi europei dove i servizi sociali sono pi\u00f9 sviluppati la percentuale di donne che lavorano part time \u00e8 perfino superiore a quella italiana<\/strong>: 80% in Olanda, 60% in Svizzera, tra il 40 e il 50% in Belgio, Austria e Norvegia. Occorre probabilmente ripensare il rapporto tra part time femminile, servizi alla famiglia, smart working.<\/p>\n<p>Seconda questione che riserva qualche sorpresa \u00e8 l\u2019<strong>occupazione giovanile<\/strong>. Innanzitutto cresce negli ultimi 12 mesi sia il numero di occupati sia il tasso di occupazione: + 36.000 unit\u00e0 pari a una crescita percentuale del 3,6% nella classe di et\u00e0 15-24 anni. Anche la variazione congiunturale \u00e8 in attivo: il trimestre Dicembre 2017 \u2013 Febbraio 2018 rispetto al trimestre precedente fa segnare +23.000 occupati e +2,3% il tasso di occupazione. A conferma del trend positivo cala anche il numero dei disoccupati (-38.000) e il tasso di disoccupazione (-6,9%). Da notare che scende anche il numero degli inattivi (-22.000 e \u2013 0,5%), il che indica che aumenta complessivamente la partecipazione di questa classe di et\u00e0 al mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Un risultato in controtendenza per la classe di et\u00e0 successiva (25-34 anni): sempre con riferimento agli ultimi 12 mesi cala il numero degli occupati (-52.000 e -1,3%); paradossalmente cade anche il numero dei disoccupati (-66.000 e -7,5%) per effetto dell\u2019aumento degli inattivi (+44.000 e +2,5%). Un po\u2019 pi\u00f9 di chiarezza su questa fascia di et\u00e0 la otteniamo se mettiamo in luce due dati. Innanzitutto l\u2019incidenza dei disoccupati (ricordiamo: sono coloro che cercano lavoro e non lo trovano, esclusi quindi gli inattivi) sulla popolazione della fascia: sono l\u20198,6% per la fascia 15-24 e il 12,2% per quella successiva, ma in entrambi i casi in calo negli ultimi 12 mesi (rispettivamente dello 0,6% e 0,8%). Il che testimonia di una crescita marginale ma reale dell\u2019accesso al lavoro che riguarda ormai anche i giovani.<\/p>\n<p>In secondo luogo la rilettura dei dati al netto dell\u2019effetto demografico (tenendo cio\u00e8 conto del fatto che decine di migliaia di persone passano dalle fasce di et\u00e0 pi\u00f9 giovane a quelle pi\u00f9 anziane, senza essere rimpiazzate in egual misura): la percentuale degli occupati rispetto alla popolazione della fascia d\u2019et\u00e0 sale dello 0,5%, la disoccupazione scende del 6,6%.<\/p>\n<p><strong>In sostanza, senza entusiasmi fuori luogo, prendiamo atto che la crescita occupazionale ormai coinvolge anche i giovani.<\/strong><\/p>\n<p>Infine le assunzioni a tempo indeterminato; come previsto in relazione alla decontribuzione prevista dalla Legge di Stabilit\u00e0 per assunzioni di lavoratori under 35, hanno fatto un balzo in avanti: su 58.000 occupati in pi\u00f9 nel mese di febbraio rispetto a Gennaio, ben 54.000 sono a tempo indeterminato. Alcuni commentatori hanno desunto, dall\u2019analisi dei dati, che in realt\u00e0 la gran parte dei nuovi tempi indeterminati appartenga alle fasce pi\u00f9 anziane, che hanno un saldo occupazionale positivo rispetto a Gennaio, mentre le due fasce pi\u00f9 giovani presentano un saldo negativo. Non ci pare un\u2019analisi convincente, per eccessiva approssimazione del metodo. Spieghiamo: le fasce 35-49 e over 50 hanno un saldo di 37.000 occupati in pi\u00f9. Immaginando che siano tutti tempi indeterminati ne resterebbero 17.000 che sarebbero quelli assunti nelle fasce 15-24 e 25-34. Il calcolo per\u00f2 \u00e8 un po\u2019 semplicistico: non tiene conto, innanzitutto, delle trasformazioni di contratti a termine in tempi indeterminati, che ovviamente non risultano se si guarda il semplice saldo occupazionale (il lavoratore a termine trasformato a tempo indeterminato risultava occupato sia prima che dopo); d\u2019altra parte era appunto quello della trasformazione dei contratti a termine uno degli effetti pi\u00f9 attesi: parrebbe strano che abbia avuto esiti praticamente nulli; ma il dato delle trasformazioni, che potrebbe dirci quanto ha effettivamente pesato la decontribuzione nella crescita dei tempi indeterminati, non \u00e8 ancora disponibile. <strong>La notizia che le aziende hanno ricominciato ad assumere a tempo indeterminato anche senza incentivi sarebbe ottimo: aspettiamo riscontri concreti prima di festeggiare.<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza entusiasmi fuori luogo, ora si pu\u00f2 prendere atto che la crescita occupazionale finalmente ha incominciato a coinvolgere anche le donne e i giovani . N. 30 di Mercato del lavoro News, bollettino della Fondazione Anna Kuliscioff, 16 aprile 2018, a cura di Claudio Negro &#8211; In argomento v. anche il numero precedente dello stesso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-49208","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=49208"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/49208\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=49208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=49208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=49208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}