
{"id":49234,"date":"2018-06-11T00:15:02","date_gmt":"2018-06-10T23:15:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49234"},"modified":"2018-06-11T09:03:02","modified_gmt":"2018-06-11T08:03:02","slug":"per-un-sistema-delle-relazioni-industriali-adatto-ai-tempi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49234","title":{"rendered":"PER UN SISTEMA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI ADATTO AI TEMPI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Solo chi pensa che siano state le nuove leggi a favorire il crescere delle disuguaglianze e il diffondersi dei rapporti di lavoro precari pu\u00f2 pensare che questi fenomeni si possano contrastare semplicemente tornando ad accentuare la rigidit\u00e0 della disciplina legislativa<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Guido Bossa pubblicata sul periodico della Cisl<\/em> <span style=\"text-decoration: underline;\">ControMano<\/span><em>, n. 31\/2018 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48028\">Lavoro: i risultati di questa legislatura e le priorit\u00e0 della prossima<\/a><em><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, la XVII legislatura ha prodotto un consistente pacchetto di riforme che interessano il mondo del lavoro e i pensionati, dal Jobs Act ai contratti a tutela crescente, alla tutela degli esodati, all\u2019anticipo pensionistico. Come valuta, nel suo complesso, questa eredit\u00e0, e quali sono, a suo giudizio, i principali problemi ancora aperti?<br \/>\n<\/strong>Il bilancio complessivo mi sembra molto positivo. Sul piano pensionistico, nella legislatura che si \u00e8 appena conclusa abbiamo perfezionato la riforma del 2011, istituendo il meccanismo di anticipazione (APE) e proteggendo tutti i cosiddetti \u201cesodati\u201d, nessuno escluso. Sul piano del lavoro, la riforma del 2015 ha allineato il nostro diritto del lavoro e il nostro tasso di contenzioso giudiziario rispetto agli ordinamenti dei maggiori Paesi europei, eliminando uno dei vecchi ostacoli all\u2019afflusso di investimenti esteri in Italia, e senza alcuna perdita di sicurezza per i lavoratori: in particolare il Jobs act non ha determinato un aumento significativo della probabilit\u00e0 di essere licenziati.<\/p>\n<div id=\"attachment_47798\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47798\" class=\"wp-image-47798 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Severance-cost-300x142.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"142\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Severance-cost-300x142.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Severance-cost-150x71.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Severance-cost-1024x485.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Severance-cost.jpg 1323w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-47798\" class=\"wp-caption-text\">Il costo del licenziamento nei cinque Paesi europei maggiori<\/p><\/div>\n<p><strong>Qualcuno, per\u00f2, anche nel Pd, propone di aumentare gli indennizzi per i licenziamenti ingiustificati.<\/strong><br \/>\nCon la legge di bilancio del dicembre scorso, abbiamo provveduto, ad aumentare fortemente il costo per le imprese dei licenziamenti collettivi: il relativo contributo obbligatorio all\u2019Inps \u00e8 stato quasi raddoppiato. Quanto agli indennizzi per i licenziamenti ingiustificati, quelli previsti dalla riforma del 2015 sono pari o superiori a quelli in vigore in tutti i Paesi europei maggiori. Il problema pi\u00f9 grave e urgente \u00e8 che la parte della riforma relativa ai servizi per l\u2019impiego \u00e8 rimasta al palo in fase di attuazione; e questo non doveva accadere. Onestamente, questo \u00e8 giusto rimproverarlo ai Governi che ne sono stati responsabili.<\/p>\n<p><strong>Non vede il rischio, nella attuale situazione di confronto tra i partiti, di una omologazione al ribasso dei programmi in tema di lavoro e politiche sociali?<br \/>\n<\/strong>C\u2019\u00e8 sempre, soprattutto, il rischio che una nuova maggioranza smonti quello che ha fatto la precedente. Spero che invece il nuovo Governo concentri il proprio impegno sul rafforzamento e ampliamento del programma REI, il reddito di inclusione, e sull\u2019implementazione della riforma dei servizi per l\u2019impiego.<\/p>\n<p><strong>Favorire la crescita di un mercato del lavoro dinamico ed equilibrato \u00e8 uno degli obiettivi del \u201cpatto della fabbrica\u201d siglato da Confindustria e sindacati alla vigilia delle elezioni. Come valuta la ripresa del dialogo sociale fra le parti, e quali potrebbero essere gli strumenti legislativi per raggiungere gli obiettivi indicati?<br \/>\n<\/strong>Quell\u2019accordo costituisce un fatto in s\u00e9 positivo, per la parte in cui costituisce una rivendicazione orgogliosa da parte del sistema delle relazioni industriali della propria autonomia e della propria capacit\u00e0 di darsi le regole. Per\u00f2 nei contenuti dell\u2019accordo vedo anche dei grossi difetti. Innanzitutto l\u2019eccessiva genericit\u00e0 delle enunciazioni: si stenta a individuarne le novit\u00e0 rilevanti sul piano pratico; penso, per esempio, alla parte sul rilancio della partecipazione. Sulla questione centrale della misurazione della rappresentativit\u00e0 effettiva dei firmatari dei contratti collettivi, poi, vedo proprio un errore: l\u00e0 dove il \u201cPatto\u201d sembra affidare al CNEL il compito di definire i \u201cperimetri contrattuali\u201d, ovvero i confini delle \u201ccategorie sindacali\u201d nel cui alveo la contrattazione dovrebbe svolgersi. Nel diritto sindacale fondato sull\u2019articolo 39 della Costituzione \u00e8 il contratto collettivo che preesiste alla \u201ccategoria\u201d e che le d\u00e0 vita; non l\u2019inverso.<\/p>\n<p><strong>Il sindacato \u00e8 ancora prevalentemente strutturato sul modello della fabbrica tradizionale e dell\u2019ufficio pubblico o privato, mentre il lavoro si sta sbriciolando, e spesso non dispone neppure di un ambiente fisico nel quale svolgersi e crescere. Quali trasformazioni organizzative occorrono per consentire al sindacato di rappresentare i nuovi lavori, il precariato, i rapporti individuali che spesso sostituiscono la contrattazione collettiva?<br \/>\n<\/strong>Occorre tornare a un lavoro difficile di costruzione dell\u2019associazione sindacale nei nuovi ambienti, adattando gli schemi e gli strumenti vecchi alle forme nuove di organizzazione del lavoro e alle nuove esigenze. Per esempio, ai lavoratori della gig-economy occorre un sindacato strutturato in modo un po\u2019 diverso rispetto a quello modellato dallo Statuto del 1970.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-48317\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Amazon-2-300x157.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Amazon-2-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Amazon-2-150x78.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Amazon-2.jpg 310w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I recenti casi delle vertenze Amazon e Foodora mettono in discussione il ruolo della rappresentanza sindacale, che pu\u00f2 essere sostituita da un software anonimo e impersonale. Come garantire la rappresentanza e la tutela del lavoratore in queste nuove situazioni, destinate a moltiplicarsi?<br \/>\n<\/strong>Occorre un sindacato che utilizzi di pi\u00f9 la rete e sappia fare a meno dei permessi retribuiti. Un sindacato che, soprattutto, sappia costruire attraverso la contrattazione un modello di protezione credibile indicando la strada a un eventuale intervento legislativo, e non aspettando che sia il legislatore a indicare la via da battere.<\/p>\n<p><strong>Un recente studio dell\u2019Ufficio valutazione del Senato che analizza l\u2019impatto delle politiche pubbliche mette in dubbio <\/strong><strong>l\u2019equazione tra flessibilit\u00e0 del mercato e crescita dell\u2019occupazione. Si legge che la flessibilizzazione del lavoro non solo comporta la nascita di un dualismo di mercato tra lavoratori garantiti e non, ma ha anche possibili effetti depressivi sull&#8217;economia, poich\u00e9 l&#8217;incertezza del reddito percepito impatta sul livello della domanda aggregata, sia direttamente (per una minore propensione al consumo), sia attraverso una minore capacit\u00e0 di indebitamento.<br \/>\n<\/strong>Il dualismo tra garantiti e non garantiti preesiste a tutte le grandi leggi sul lavoro dell\u2019ultimo quarto di secolo: non sono state n\u00e9 la legge Treu del 1997 n\u00e9 la legge Biagi del 2003 a inventare il contratto di collaborazione autonoma e continuativa, che ha incominciato a essere utilizzato per eludere le protezioni gi\u00e0 alla fine degli anni \u201970. Le riforme del 2012 e del 2015, poi, hanno determinato il riassorbimento nell\u2019area del lavoro dipendente di circa 200mila co.co.co; e, viceversa, non hanno fatto aumentare neppure di un decimale di punto la probabilit\u00e0 per i lavoratori stabili di essere licenziati. Il modello del rapporto di lavoro che dura per decenni non sta tramontando per colpa della legge che introduce maggiore flessibilit\u00e0, ma per l\u2019accelerazione fortissima del ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate, dei materiali, dei prodotti stessi; per il fatto che le imprese nascono e muoiono molto pi\u00f9 rapidamente di quanto avvenisse mezzo secolo fa, per il processo di specializzazione produttiva internazionale.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-45474\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/> L\u2019evoluzione tecnologica e la globalizzazione accentuano le differenze di produttivit\u00e0 e di reddito tra chi sa utilizzare le nuove tecniche e chi no, tra chi \u00e8 pi\u00f9 mobile e chi no, tra chi \u00e8 in grado di riqualificarsi e chi no.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 un fatto che la crisi della fabbrica e la flessibilit\u00e0 del lavoro sono anche in Italia la prospettiva del futuro, con ricadute negative evidenti sul welfare complessivo dei lavoratori<\/strong><strong>. <\/strong><strong>Come se ne esce?<br \/>\n<\/strong>Solo chi pensa che siano state le nuove leggi a favorire il crescere delle disuguaglianze e il diffondersi dei rapporti di lavoro precari pu\u00f2 pensare che questi fenomeni si possano contrastare semplicemente tornando ad accentuare la rigidit\u00e0 della disciplina legislativa. Ci\u00f2 che occorre, invece, \u00e8 un sistema di educazione, formazione e riqualificazione continua efficace, capace di prendere per mano i pi\u00f9 deboli per colmare il loro difetto di dotazione iniziale e per consentire loro di muoversi con sicurezza nel mercato del lavoro. Ma per questo occorre che il sistema dei servizi e in particolare della formazione professionale venga assoggettato a un regime molto rigoroso di controllo di efficacia e di selezione degli operatori.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 precisamente?<br \/>\n<\/strong>Occorre realizzare una anagrafe degli utenti di quel sistema, i cui dati possano essere incrociati con quelli delle Comunicazioni Obbligatorie al ministero del Lavoro, in modo da verificare giorno per giorno e capillarmente il tasso di coerenza fra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi. Questo consentirebbe di attribuire un <em>rating<\/em> a ogni centro di formazione, a ogni corso; di chiudere i corsi che non producono buona occupazione e concentrare la spesa pubblica su quelli che la producono; di fornire ai giovani che entrano nel mercato del lavoro le informazioni precise che servono loro per individuare i percorsi che portano davvero al lavoro qualificato. Cio\u00e8 per attivare un servizio di orientamento scolastico e professionale che oggi in Italia manca quasi del tutto: i nostri ragazzi, oggi, compiono le scelte fondamentali per la loro vita futura con la testa nel sacco, senza conoscere nulla del funzionamento del mercato del lavoro e della qualit\u00e0 degli strumenti che si offrono loro per affrontarlo. Ma occorre anche offrire alla maggior parte degli adulti che perdono il posto mancano gli strumenti essenziali per affrontare la transizione verso il lavoro nuovo. Che c\u2019\u00e8, anche quando non lo si vede: in Italia si contano in mezzo milione i posti di lavoro scoperti per mancanza di persone che abbiano la capacit\u00e0 di ricoprirli, quelle che chiamiamo situazioni di <em>skill shortage<\/em>; ma per rendere queste occasioni accessibili servono formazione mirata e assistenza intensiva, che oggi non sappiamo offrire ai giovani che escono dalla scuola e ai disoccupati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Solo chi pensa che siano state le nuove leggi a favorire il crescere delle disuguaglianze e il diffondersi dei rapporti di lavoro precari pu\u00f2 pensare che questi fenomeni si possano contrastare semplicemente tornando ad accentuare la rigidit\u00e0 della disciplina legislativa . 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