
{"id":49287,"date":"2018-04-23T20:26:25","date_gmt":"2018-04-23T19:26:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49287"},"modified":"2018-04-23T20:26:25","modified_gmt":"2018-04-23T19:26:25","slug":"un-lessico-familiare-che-rispecchia-i-temi-e-i-valori-di-tante-famiglie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49287","title":{"rendered":"UN &#8220;LESSICO FAMILIARE&#8221; CHE RISPECCHIA I TEMI E I VALORI DI TANTE FAMIGLIE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\"> &#8220;[&#8230;]\u00a0 Ho sempre trovato i suoi scritti chiari, scorrevoli &#8211; evidentemente ha fatto tesoro dei consigli di don Milani e Giuseppe Pera -, ma molto seri [&#8230;]; \u00e8 leggendo <em>La casa nella Pineta<\/em> che sto gustando pienamente anche il suo umorismo [&#8230;]&#8221;<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nMessaggio <strong>di Enrico Castellano<\/strong> pervenuto il 23 aprile 2018 &#8211;<\/em> <em>Per altri documenti e interventi sullo stesso tema v. la pagina dedicata a<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">La casa nella pineta<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Caro professore, oggi non la disturbo per parlare di politica. Sto leggendo con grande interesse e piacere il suo libro e voglio ringraziarla per la ricchezza e la qualit\u00e0 dei contenuti e della forma, ma soprattutto per il contributo di valore\/i che sta dando a me e penso a tantissimi (le auguro) lettori .<\/p>\n<p>Vi sto trovando un lessico familiare che non ha nulla di invidiare a quello della Ginzburg, \u00a0anche perch\u00e9 molto pi\u00f9 ricco e approfondito. Leggerlo per me \u00e8 importante anche perch\u00e9 mi fa riflettere sui valori lasciatimi dalla mia famiglia (meglio tardi che mai, visto che ho pochi anni meno di lei).<\/p>\n<p>Le analogie sono impressionanti. Quattro figli (unica differenza, un solo maschio) nati negli anni \u201850. Una famiglia borghese (da pi\u00f9 generazioni quella di mio padre, di pi\u00f9 recente progresso sociale quella di mia madre, grazie ai sacrifici di genitori di umili origini, ma di grande intelligenza e cultura). Una rigorosa e rigidissima educazione cattolica (come mi sono ritrovato nelle regole e nella \u201csorveglianza\u201d nei rapporti con l\u2019altro sesso!). Genitori fortemente impegnati nel sociale e nell\u2019associazionismo di matrice cattolica (prima FUCI, poi Equipes Notre Dame, di cui furono con altre coppie gli iniziatori in Italia, portando a Torino l\u2019esperienza francese). Un cattolicesimo praticato includendovi valori pi\u00f9 \u201cprotestanti\u201d, come il merito, la responsabilit\u00e0 individuale, la sobriet\u00e0 e il sacrificio, l\u2019impegno sociale praticato non come \u201cassistenza\u201d ma con forte attenzione a contribuire a formazione\/educazione\/crescita, e quindi alla responsabilizzazione ed all\u2019autonomia di chi ne beneficiava. Valori riflessi soprattutto nella nostra educazione (mi sono ritrovato anche nel ritornello \u201cnon ciondolare\u201d, che sovente per noi si alternava col \u201cnon rimandare a domani quello che puoi fare oggi\u201d), con una continua preoccupazione a contrastare la perdita di tempo (che sono convinto fosse associata anche ai rischi nella frequentazione dell\u2019altro sesso) e che li portava a cercarci continuamente impegni, da quelli sportivi agli scout, ed a resistere all\u2019ingresso in casa del televisore, che da noi non arriv\u00f2 col Concilio, ma solo nel \u201868. Ma anche a pretendere il massimo nell\u2019impegno scolastico (mia madre passava il tempo, nei colloqui con i professori, a cercare di convincerli che non studiavo abbastanza). E anche, soprattutto in vista dell\u2019Universit\u00e0, ad assillarci sulla velocit\u00e0 (rimandare un esame da luglio a settembre era gi\u00e0 visto come una colpa). Velocit\u00e0 che gi\u00e0 prima era sottolineata con le storie della famiglia di mia madre dove tutte le sorelle (anche per rispetto dei sacrifici dei genitori) avevano finito le elementari un anno prima (una addirittura due, per poi, laureatasi a 21 anni, andare a fare la suora di clausura, con grande dispiacere del padre, non per la suora, ma per la clausura).<\/p>\n<p>Tornando alle analogie, ricordo genitori che, senza rinnegare tradizioni ed educazione (n\u00e9 mollando di un centimetro sulle regole per noi figli: almeno io non ho \u201cavuto risarcimenti\u201d dal \u201868!) hanno saputo vedere i limiti della Chiesa pre-conciliare. Amici del Cardinal Pellegrino fin da quando era un giovane professore di patristica, frequentatori della sinistra cattolica ben prima che fosse sdoganata, ma al tempo stesso pronti a riconoscerne i limiti e gli errori quando invece era diventato politically correct appartenervi. E al tempo stesso aperti a dialogare con tutti (per fare un esempio significativo, la messa del funerale di mio padre fu concelebrata da don Primo Soldi, sacerdote di riferimento di Comunione e Liberazione a Torino e da don Carlo Carlevaris, uno dei primi preti-operai).<\/p>\n<div id=\"attachment_49300\" style=\"width: 215px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-49300\" class=\"size-full wp-image-49300\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Barmasc.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"154\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Barmasc.jpg 205w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/Barmasc-150x113.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><p id=\"caption-attachment-49300\" class=\"wp-caption-text\">Il panorama sulla Val d&#8217;Ayas da Barmasc<\/p><\/div>\n<p>Altra analogia \u00e8 l\u2019esistenza di un \u201cluogo dello spirito\u201d, per noi costruito dalla generazione successiva (mio padre, non mio nonno). Luogo dove, grazie a lunghi soggiorni estivi, sono cresciuti tredici cugini, che poi vi hanno regolarmente portato i loro amici e i loro fidanzati\/e, e che adesso inizia a essere frequentato da una nuova generazione, a oggi 6 bambini fra i pochi mesi e i 5 anni. Pi\u00f9 due in arrivo, perch\u00e9, come per la generazione precedente, questa \u00e8 di nuovo la consuetudine e l\u2019argomento di annunci\/conversazioni di ogni ritrovo estivo ed invernale (oltre che fonte di complicazioni logistiche, come l\u2019estremit\u00e0 del lungo antico tavolo fratino costantemente adibita, anche durante i pasti, a fasciatoio). E un\u2019altra coincidenza \u00e8 che nel suo libro ho ritrovato proprio questo luogo: si tratta della Val d\u2019Ayas, e in particolare di uno storico rascard ad Antagnod, sulla strada di Barmasc. Luogo dello spirito soprattutto per i miei genitori, perch\u00e9 proprio ad Antagnod usufruirono delle prime libert\u00e0 dopo la guerra, frequentando i campeggi del Raggio del Politecnico (con alloggiamento rigorosamente separato per maschi, nelle tende, e femmine, nelle baite, strettamente sorvegliati da un sacerdote che li accompagnava). Controlli che ovviamente non impedirono quello che doveva accadere, tanto che molte famiglie di professionisti torinesi, oggi ormai come la nostra alla quarta generazione, nacquero proprio in quei campeggi. E poi molte vi stabilirono ovviamente il loro \u201cluogo dello spirito\u201d, continuando cos\u00ec a frequentare regolarmente la valle (fra l\u2019altro, molti di loro, come i miei, frequentando sovente gli incontri di don Do). A proposito di montagna, leggendo il suo libro (e vedendo le foto) ho rivisto anche le foto dei tanti album di un padre appassionato fotografo: gite, scalate sui 4.000 del Rosa, tutte fatte con un grande gusto dell\u2019impegno e della sfida, che fecero di molti di loro, come i miei genitori, provetti alpinisti che continuarono a frequentare la montagna. Tanto da infliggere severe lezioni alla mia pigrizia, come quando, arrivato direttamente dalla pianura al Rifugio Sella per fare il Castore, il giorno dopo \u201cscoppiai\u201d e dovetti attendere sonnecchiando sul ghiacciaio i miei compagni che proseguirono verso la cima, per poi andare alla baita e trovarvi i miei genitori, entrambi gi\u00e0 \u201cover60\u201d, che mi raccontarono che pochi giorni prima, nella stessa giornata, avevano fatto sia il Castore che il Polluce. O come quando, in un\u2019impegnativa gita di sci-alpinismo (3 salite di circa 500 metri l\u2019una), l\u2019ultima fatta assieme a mio padre (sarebbe morto poco dopo in un incidente stradale), su ogni salita lui, ormai pi\u00f9 che 70enne, m\u2019inflisse mezz\u2019ora di distacco.<\/p>\n<p>Voglio concludere questo lungo messaggio ricordando con invidia qualcosa che invece nella mia famiglia purtroppo non trovo: i cromosomi dissacratori, \u201cfestaioli\u201d e soprattutto di grande umorismo del nonno Pellizzi. Glie lo dico perch\u00e9 sto gustando questo umorismo nel suo libro. Ho sempre apprezzato i suoi scritti, dai \u201cNullafacenti\u201d ad \u201cA che cosa serve il sindacato\u201d, da \u201cInchiesta sul lavoro\u201d a \u201cIl lavoro spiegato ai ragazzi\u201d. Li ho trovati chiari, scorrevoli (evidentemente ha fatto tesoro dei consigli di don Milani e Giuseppe Pera), ma molto seri, prevalentemente tecnici. Ho intravvisto qualche volta il suo senso dell\u2019umorismo emergere con parsimonia qua e l\u00e0 negli interventi sul suo sito; ma \u00e8 leggendo \u201cLa casa nella Pineta\u201d che lo sto gustando pienamente. Sar\u00e0 l\u2019argomento, saranno i ricordi familiari (non sono ancora a met\u00e0), ma qui lo trovo generosamente distribuito in ogni pagina. Un esempio per tutti: pur nella seriet\u00e0 dell\u2019evento, in particolare se si pensa che \u00e8 basato sulle preoccupazioni, il senso responsabilit\u00e0, il senso etico di un bambino di 10 anni: la descrizione dei battesimi di suo fratello \u00e8 veramente esilarante.<\/p>\n<p>Chiudo qui, mi scuso per la prolissit\u00e0, ma scrivere mi ha fatto anche scavare nei ricordi, cos\u00ec che molte riflessioni si sono aggiunte mentre scrivevo, tanto che, indegnamente, ho finito anch\u2019io per scrivere un mini lessico familiare. Ancora grazie<\/p>\n<p>Enrico Castellano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;[&#8230;]\u00a0 Ho sempre trovato i suoi scritti chiari, scorrevoli &#8211; evidentemente ha fatto tesoro dei consigli di don Milani e Giuseppe Pera -, ma molto seri [&#8230;]; \u00e8 leggendo La casa nella Pineta che sto gustando pienamente anche il suo umorismo [&#8230;]&#8221; . 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