
{"id":49305,"date":"2018-05-01T16:13:51","date_gmt":"2018-05-01T15:13:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49305"},"modified":"2018-05-06T15:18:04","modified_gmt":"2018-05-06T14:18:04","slug":"la-fine-della-stagione-del-nostro-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49305","title":{"rendered":"LA FINE DELLA STAGIONE DEL NOSTRO AMORE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;[&#8230;] <em>La casa nella pineta<\/em> di Pietro Ichino racconta le speranze e il disincanto del secondo Novecento&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nRecensione, a cura <strong>di\u00a0Olimpia Ammendola<\/strong>, de<\/em> La casa nella pineta. Storia di una famiglia borghese del Novecento<em>, pubblicata sul quotidiano <\/em>Roma<em> il 1\u00b0 maggio 2018<\/em> <em>&#8211; Gli altri documenti, foto, recensioni e commenti sul libro sono raccolti nella <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">pagina ad esso dedicata<\/a> \u00a0\u00a0<\/em><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 difficile non ritrovare in questo testo di Pietro Ichino, <em>La casa nella pineta<\/em>, gli interrogativi di una generazione, la generazione del dopoguerra, vissuta tra l\u2019espansione economica, la certezza di un futuro migliore e il dover toccare con mano quanto di fallace vi era in quella visione delle magnifiche sorti e progressive; quante insidie in una societ\u00e0 che, uscita dalla miseria, aveva imbroccato la strada dello sviluppo e quanto in quello sviluppo, si perdeva in termini di collante sociale, di riferimenti valoriali.<\/p>\n<p>In un quadro di veloce evoluzione, la famiglia Ichino \u00e8 un simbolo di unione, di amore, di sobriet\u00e0, di parsimonia, una famiglia che ha una stella polare salda e incrollabile: cambiare il mondo richiede innanzitutto cambiare il nostro modo di guardare il mondo. Un convincimento che stride fortemente con chi affermava che il mondo andava trasformato e non interpretato, un convincimento che ha prodotto infelicit\u00e0\u00a0 se non addirittura causato tragedie. Avere la consapevolezza che la nostra vita non \u00e8 determinata dall\u2019esperienza ma dal nostro modo di interpretarla, ci rende responsabili e attori della nostra esistenza. Ritenere il contrario ci \u00a0rende succubi delle alterne vicende della vita e alla merc\u00e8 degli eventi.<\/p>\n<p>Il protagonista di questo romanzo non \u00e8 Pietro Ichino, ma una casa costruita in una pineta, un luogo dove il mondo della vita scorre e dove gli affetti, le idee, le vicende si intrecciano in una sinfonia di intenti che, a monte, gode di una incrollabile certezza: in ogni accadimento , il pi\u00f9 nefasto, se cerchi il bene lo trovi. \u00c8 questa fede che rende forti i componenti di questa famiglia. Non \u00e8 la retorica del bicchiere mezzo pieno o il luogo comune che ritiene che nella vita vi sono aspetti positivi e negativi, quasi a voler vedere una simmetria tra il bene e il male, ma \u00e8 il modo in cui ci poniamo di fronte al male che fa la differenza. Come pure il comprendere che l\u2019alternanza tra le stagioni non \u00e8 un diritto: ringraziare per il dono che riceviamo ogni giorno, modifica il nostro modo di rapportarci verso la vita. In un\u2019epoca in cui la rabbia e il rancore sono i motori immobili dell\u2019agire sociale e delle scelte di gruppi politici che vivono di rendita sulla frustrazione di tanta gente, leggere questo libro \u00e8 una sorta di terapia e un invito all\u2019etica della responsabilit\u00e0. La famiglia Ichino \u00e8 una famiglia agiata, borghese e finalmente,\u00a0 questo aggettivo viene pronunciato senza sensi di colpa. Essi infatti, non si sentono i nemici della classe operaia, non si sentono i padroni. Anzi, Pietro Ichino rinuncia ad assecondare il desiderio del padre che lo vorrebbe nel suo studio. Egli vuole mettere in gioco le sue capacit\u00e0 senza protezione e cos\u00ec inizia il suo rapporto con la Fiom, con la Cgil, per scoprire ben presto l\u2019ipocrisia, l\u2019arretratezza del sindacato pi\u00f9 importante d\u2019Europa il cui scopo \u00e8 quello di far permanere l\u2019operaio in stato di soggezione, uno stato in cui il sindacato deve sempre fungere da protettore e il lavoratore costretto a chiedere la tutela.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-49398\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Recensione-Roma-4.png\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"703\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Recensione-Roma-4.png 651w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Recensione-Roma-4-139x150.png 139w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Recensione-Roma-4-277x300.png 277w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<p>Da sottolineare il rapporto con la differenza di genere: da un lato la matrice cattolica portatrice di una visione maschilista, dall\u2019altro l\u2019anticonformismo di Francesca, madre di Pietro Ichino, anticonformismo derivante dalla cultura ebraica. Questo intreccio tra cattolicesimo, ebraismo e appartenenza politica alla sinistra \u00e8 estremamente interessante: \u00e8 un intreccio che alla fine risulta essere un antidoto all\u2019ideologismo, alla cultura della riserva indiana, alla faziosit\u00e0 e al bisogno dell\u2019appartenenza a prescindere. La questione identitaria, pi\u00f9 volte leit motiv di questi anni che ha spaccato, disgregato la sinistra, non tocca chi ha una forte identit\u00e0 culturale, un vissuto esperienziale, la cui unica pregiudiziale \u00e8 l\u2019onest\u00e0 intellettuale e del sentimento.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca di analfabetismo dei sentimenti, di anaffettivit\u00e0 e di assenza di risonanza emotiva, la vicenda privata e pubblica di Ichino e della sua famiglia, risulta decisamente controcorrente. La relazione pubblico\/privato, anch\u2019essa risulta dissonante con la generale atmosfera di offuscamento dei confini tra le due sfere. L\u2019autore narra della sua intimit\u00e0: eppure non risulta fastidiosa, esibizionistica, narcisistica. Si avverte la delicatezza e la pudicizia in questo fare riferimento ad aspetti estremamente riservati. In un\u2019epoca in cui non c\u2019\u00e8 distinzione tra sincerit\u00e0 e spudoratezza, il racconto di Ichino rimarca la sua valenza pedagogica. Come pure l\u2019essere permeato tutto il testo da una sorta di religiosit\u00e0 laica.<\/p>\n<p>La forza che sprigiona dalle pagine di esso quando narra delle feste, delle regole non scritte che presiedevano ad esse e che garantivano quella sintonia con il prossimo che ha a fondamento una regola chiara e semplice, sintesi di tutta la filosofia degli Ichino, dei Pellizzi e dei Pontecorvo: l\u2019avere ci\u00f2 che si \u00e8 donato. Ma dove si avverte un forte capovolgimento dei valori della sinistra soprattutto di quella estremista \u00e8 nella relazione con don Milani, amico di Carla, figlia di Iole Pontecorvo. Don Milani far\u00e0 poi la scelta di entrare nel seminario a Firenze per seguire la sua vocazione. Pietro Ichino, che sar\u00e0 poi il pierino della lettera alla professoressa, simbolo dei bambini avvantaggiati dallo status sociale, si sentir\u00e0 inferiore ai ragazzi di Barbiana. Questo \u00e8 il capovolgimento che operer\u00e0 don Milani, capovolgimento che pu\u00f2 avvenire solo se si crede nella forza della cultura, l\u2019unica che pu\u00f2 sconfiggere lo svantaggio sociale. I ragazzi di Barbiana sono portatori di una cultura lontana da Pietro\/Pierino, il quale si vorrebbe sentire uno di loro ma sente tutto il peso della propria appartenenza sociale ed economica.<\/p>\n<p>Sicuramente la radicalit\u00e0 del comunismo di don Milani, un comunismo vissuto soprattutto come imperativo etico, ha inciso sulla formazione di Pietro Ichino, costituendo una sorta di imprinting che lo accompagner\u00e0 per tutta la vita e costituir\u00e0 la barra del suo impegno politico e della sua militanza. Sar\u00e0 questa struttura morale che gli dar\u00e0 la forza per superare l\u2019isolamento a cui viene tacitamente e subdolamente condannato quando prover\u00e0 a contestare l\u2019idea che i diritti dei lavoratori non possono essere confusi con gli abusi, e che questa confusione costituisce alla lunga un danno all\u2019intera classe lavoratrice. Purtroppo la miopia dei dirigenti sindacali sar\u00e0 tale che, anche se qualcuno condivide il punto di vista di Ichino, non pu\u00f2 manifestarlo apertamente. Quando oggi constatiamo con sgomento la fine della stagione del nostro amore, ci chiediamo come sia potuto accadere che due strutture (la Cgil e il Pci) che non temevano rivali, si siano condannate alla residualit\u00e0. Ebbene questo libro chiarisce molte cose e fa capire come certe degenerazioni sono cominciate molto tempo fa, negli anni \u201970-\u201980, quando abbiamo confuso disciplina e obbedienza, unit\u00e0 e annullamento delle differenze, eguaglianza e appiattimento. Ma quello che ha condannato la sinistra a essere una forza residuale \u00e8 stato il suo ritenersi superiore, diversa, portatrice di una missione storica di salvezza. A ben vedere una visione per nulla laica della politica e della funzione di un partito e di un sindacato. Una visione che ha prodotto le stragi degli anni di piombo che tanti, colpevolmente definivano azioni di compagni che sbagliavano.<\/p>\n<p>Il libro di Ichino getta una luce sulla generazione che ha vissuto le speranze e il disincanto del secondo Novecento, ma \u00e8 una luce non abbagliante, \u00e8 piuttosto del meriggio, quasi umbratile. Una luce somigliante forse, a quella che si intravvede tra i pini, velata, come deve essere la verit\u00e0 che, se \u00e8 profonda, autentica e consapevole della sua provvisoriet\u00e0, non pu\u00f2 non risiedere nella penombra.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;[&#8230;] La casa nella pineta di Pietro Ichino racconta le speranze e il disincanto del secondo Novecento&#8221; . Recensione, a cura di\u00a0Olimpia Ammendola, de La casa nella pineta. 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