
{"id":50024,"date":"2018-07-03T22:44:33","date_gmt":"2018-07-03T21:44:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50024"},"modified":"2018-07-03T23:08:03","modified_gmt":"2018-07-03T22:08:03","slug":"un-libro-molto-utile-per-conoscere-litalia-nella-seconda-meta-del-900","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50024","title":{"rendered":"ANNUNZIATA: UN LIBRO MOLTO UTILE SULL&#8217;ITALIA NELLA SECONDA MET\u00c0 DEL &#8216;900"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Mezzo secolo di storia della sinistra italiana vista con gli occhi di un \u201cirregolare\u201d: irregolare non soltanto nella Chiesa, nel partito, nel sindacato, nel movimento studentesco cui per qualche tempo ha partecipato, ma anche come avvocato e come professore<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Trascrizione dell&#8217;intervento svolto <strong>da Lucia Annunziata<\/strong> per la presentazione del libro<\/em> La casa nella pineta <em>a Roma il 13 giugno 2018<\/em> <em>(la pubblicazione \u00e8 autorizzata dall&#8217;Autrice, che, impegnata all&#8217;estero, non ha ancora potuto rivederla) &#8211; Le altre recensioni, foto, documenti e interventi relativi al libro sono raccolti nella <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">pagina web a esso dedicata<\/a>\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_50025\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50025\" class=\"wp-image-50025 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-1.jpg 1599w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-50025\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;immagine della presentazione del libro svoltasi il 13 giugno 2018 alla Libreria Feltrinelli di Roma, con Lucia Annunziata<\/p><\/div>\n<p>Quando mi sono vista arrivare il libro di Pietro Ichino, ho letto il sottotitolo e ho dato una prima scorsa alle prime pagine, ho pensato che appartenesse a un genere letterario che in questo periodo sta avendo una certa diffusione: quello del <em>m\u00e9moir<\/em> di una famiglia borghese, meglio se con un <em>c<\/em><em>\u00f4t\u00e9<\/em> ebraico, che racconta come essa se la sia cavata nel secolo scorso, attraverso gli anni \u201960, il sessantotto, gli anni di piombo e cos\u00ec via. Ci sono sempre, qui, una nonna e una mamma per lo pi\u00f9 raffinate, bene educate e bene educanti, depositarie del lessico e delle tradizioni familiari, con la loro ricetta degli spinaci con le uvette o della torta di mele, che costituiscono il vero asse portante della famiglia. Ci sono le avversit\u00e0 e i successi di quest\u2019ultima raccontati con garbo. E non \u00e8 inutile che vengano raccontati, perch\u00e9 sono queste le storie di cui \u00e8 fatto il Paese; ma sono, appunto storie di famiglia e tutto finisce l\u00ec. Il libro di Pietro Ichino \u00e8 un\u2019altra cosa. Perch\u00e9 lui racconta, s\u00ec, la storia della propria famiglia, ma lo fa per raccontare vicende che riguardano l\u2019intero Paese; e questo racconto aiuta a perfezionare la conoscenza che abbiamo di queste vicende, aggiunge alcuni dati preziosi e alcuni punti di vista illuminanti.<\/p>\n<div id=\"attachment_49600\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-49600\" class=\"size-medium wp-image-49600\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Pietro-Ingrao-300x233.gif\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Pietro-Ingrao-300x233.gif 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Pietro-Ingrao-150x116.gif 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-49600\" class=\"wp-caption-text\">Pietro Ingrao<\/p><\/div>\n<p>Il racconto parte, come \u00e8 giusto, dalla casa nella pineta: il bene che si trasmette di generazione in generazione lungo il secolo scorso, segno dell\u2019agio di cui la famiglia gode. Ma si sposta ben presto sulla figura di Pietro, che si caratterizza per sentirsi sempre un po\u2019 fuori posto, un po\u2019 \u201cirregolare\u201d. \u00c8 figlio legittimo della buona borghesia milanese, ma fin dall\u2019adolescenza cerca di spogliarsi di questa condizione, poi incoraggiato dalla predicazione di don Milani e dagli entusiasmi sessantottini lo fa per davvero andando a lavorare con gli operai e per gli operai, per\u00f2 anche l\u00ec \u00e8 un irregolare: gli operai si chiedono e gli chiedono che ci fa l\u00ec, perch\u00e9 non se ne sta nel mondo che lo ha partorito. Si ritrova nella Cgil e nel Pci, il grande partito della sinistra bene organizzato, e anche l\u00ec \u00e8 un irregolare, perch\u00e9 non condivide l\u2019idea di fondo dell\u2019antagonismo tra lavoro e impresa. Arriva fino in Parlamento, ancora molto giovane, e sperimenta le durezze della disciplina di partito; con l\u2019incoraggiamento e il consiglio di due grandi di cui ha la ventura di trovarsi accanto, Pietro Ingrao e Bruno Trentin, riesce anche a farsela andar bene quella disciplina, ad accettarla. Ma \u00e8 il partito che finisce col non accettare lui. E si ritrova improvvisamente fuori: fuori dal Palazzo, nel quale ha vissuto un passaggio decisivo per la sinistra italiana, a cavallo tra gli anni \u201970 e \u201980; fuori dal sindacato dove ha lavorato per i primi dieci anni della sua vita adulta.<\/p>\n<div id=\"attachment_50029\" style=\"width: 283px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50029\" class=\"size-full wp-image-50029\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Berlinguer.jpg\" alt=\"\" width=\"273\" height=\"184\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Berlinguer.jpg 273w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Berlinguer-150x101.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 273px) 100vw, 273px\" \/><p id=\"caption-attachment-50029\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Berlinguer<\/p><\/div>\n<p>Dicevo che il racconto \u00e8 importante per la ricostruzione di quel che \u00e8 accaduto in Italia e in particolare nella sinistra italiana e nel movimento sindacale in quegli anni, perch\u00e9 Pietro Ichino vede quegli eventi da un osservatorio privilegiato, a diretto contatto con i protagonisti. Molto belle e importanti, in particolare, le pagine sulla vicenda cruciale della Fiat: la lotta operaia dell\u201980 che si inasprisce a seguito del licenziamento di una sessantina di lavoratori accusati di contiguit\u00e0 con i terroristi, trasformandosi da vicenda soltanto sindacale in vicenda politica, fino al famoso comizio di Enrico Berlinguer al cancello di Mirafiori. Ecco, quel momento a molti \u00e8 apparso come un momento alto della storia della sinistra italiana, con il partito comunista che assume la guida degli eventi; proprio l\u00ec, invece, Ichino vede la crepa interna, invisibile dal di fuori. Racconta che in quelle settimane circola, tra i parlamentari comunisti, una raccolta di fondi a sostegno della lotta degli operai della Fiat; e lui intuisce ci\u00f2 a cui quei fondi sono realmente destinati: a sostenere uno sciopero a oltranza che si vuole trasformare in occupazione della fabbrica. Senonch\u00e9 proprio la sua esperienza di lavoro sindacale incominciata nell\u2019autunno caldo del \u201969 gli dice che l\u2019occupazione, cos\u00ec come i picchetti duri ai cancelli di Mirafiori, non sono segno di forza del movimento, ma al contrario segno di debolezza. Perch\u00e9 il movimento \u00e8 forte, e dimostra la propria forza, proprio quando sa fare a meno dei picchetti ai cancelli; quando basta il fischio del delegato per far fermare l\u2019intero reparto con dentro tutti gli operai. Magari soltanto per un quarto d\u2019ora, che fa pesare meno lo sciopero sulle loro buste-paga; ma \u00e8 un quarto d\u2019ora che al tavolo delle trattative pesa molto di pi\u00f9 del blocco di un\u2019intera giornata, o addirittura a oltranza, ottenuto coi picchetti ai cancelli per non fare entrare la gente. Perch\u00e9 tra quella gente cui si impedisce di entrare c\u2019\u00e8 anche chi non \u00e8 d\u2019accordo. E potrebbe essere la maggioranza. Insomma, lo sciopero a oltranza destinato a sfociare nell\u2019occupazione della fabbrica \u00e8, in realt\u00e0, segno di una grave debolezza del movimento, rispetto agli obiettivi che si propone.<\/p>\n<div id=\"attachment_50030\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50030\" class=\"size-medium wp-image-50030\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Marcia-dei-40.000-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Marcia-dei-40.000-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Marcia-dei-40.000-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Marcia-dei-40.000-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Marcia-dei-40.000.jpg 998w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-50030\" class=\"wp-caption-text\">La &#8220;marcia dei quarantamila&#8221; a Torino, 1980<\/p><\/div>\n<p>Ichino non d\u00e0 il suo contributo alla raccolta di fondi per sostenere quella lotta. Lo confida a Gerardo Chiaromonte, responsabile della \u201cSezione lavoro\u201d della Direzione del partito, dicendogli il motivo per cui la deriva verso l\u2019occupazione della fabbrica gli sembra un segno di debolezza, non di forza; e Chiaromonte a sua volta gli confida la sua preoccupazione per la piega che le cose hanno preso con il comizio di Berlinguer ai cancelli di Mirafiori, confidandogli che neppure lui ha dato il suo contributo alla raccolta di fondi. La crepa, dunque, \u00e8 gi\u00e0 aperta, perfino al vertice del partito. I fatti non tardano a mostrare quanto quelle preoccupazioni siano fondate. Dopo pochi giorni il dissenso che i picchetti ai cancelli avevano cercato di occultare esplode, con la \u201cmarcia dei quarantamila\u201d che segna la fine di un\u2019epoca. Una sconfitta pesante della concezione della lotta sindacale come espressione dell\u2019antagonismo tra lavoro e capitale, come manifestazione sociale di un disegno politico rivoluzionario.<\/p>\n<p>Dunque, anche il responsabile della sezione Lavoro del partito Chiaromonte dissente dalla linea scelta del segretario generale del partito Berlinguer. Ma il dissenso \u00e8 confessato solo in via confidenziale. Il grande partito funziona cos\u00ec. Un po\u2019 pesante, certo; e il libro di Ichino descrive bene questa pesantezza. Ma \u00e8 anche una sicurezza per il sistema. Oggi forse ne sentiamo un po\u2019 la mancanza.<\/p>\n<p>Le pagine in cui queste vicende vengono raccontate \u201cin soggettiva\u201d, viste con gli occhi del giovanissimo deputato comunista \u201cirregolare\u201d, sono tra le pi\u00f9 belle del libro; e sono illuminanti, perch\u00e9 spiegano dal di dentro che cosa stava succedendo. Pietro Ichino, tra l\u2019altro, guarda tutto questo anche con l\u2019occhio dell\u2019avvocato, che individua dettagli solo apparentemente piccoli, in realt\u00e0 molto importanti e significativi. Osserva, per esempio, che dei sessanta dipendenti della Fiat licenziati con l\u2019accusa di contiguit\u00e0 con la lotta armata, la maggior parte scompare nella clandestinit\u00e0: la Direzione aziendale, dunque, aveva fatto le cose bene; aveva ragione lei; e chi lavorava dentro la grande azienda lo sapeva. Gravissimo errore, dunque, quello del movimento e del partito che hanno la pretesa di partire proprio dall\u2019opposizione a quei sessanta licenziamenti per la grande prova di forza \u201cantagonistica\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_41861\" style=\"width: 117px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41861\" class=\" wp-image-41861\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/trentin.jpg\" alt=\"\" width=\"107\" height=\"159\" \/><p id=\"caption-attachment-41861\" class=\"wp-caption-text\">Bruno Trentin<\/p><\/div>\n<p>Belle anche le pagine in cui Ichino racconta del suo lungo dialogo con Bruno Trentin, durante un viaggio verso Napoli. Trentin, in un certo senso un \u201cirregolare\u201d anche lui, era con Pietro Ingrao uno dei due grandi punti di riferimento della sinistra-sinistra: ricordo che al <em>Manifesto<\/em> Luciana Castellina, Lucio Magri, Rossana Rossanda, Luigi Pintor, consideravano \u201cBruno e Pietro\u201d come i numi tutelari, rimasti nel Pci ma padri di tutta la sinistra. Anche Bruno Trentin soffriva di quella pesantezza del grande partito, ma la viveva come il costo che si doveva pagare per rimanere in contatto con le grandi masse popolari. E per poter svolgere quel ruolo pedagogico, che resta uno dei grandi meriti che al Pci tutti oggi riconoscono.<\/p>\n<p>Ma torniamo all\u2019autore-protagonista del libro. Non \u00e8 un \u201cirregolare\u201d soltanto nel partito, nel sindacato, nel movimento studentesco cui per qualche tempo ha partecipato: \u00e8 un \u201cirregolare\u201d anche come avvocato. Perso il seggio parlamentare, lavora ancora per conto proprio, rifiutando ancora di entrare finalmente nello studio legale dei nonni e dei genitori, facendo \u2013 sono le sue parole \u2013 l\u2019\u201cavvocato scalzo\u201d. In quel periodo si dedica a riversare in un libro tutto il diritto del lavoro che ha studiato dal vivo, nel lavoro di zona alla periferia nord di Milano; e con quella monografia vince il concorso a cattedra, saltando tutti i passaggi intermedi della normale carriera universitaria: un po\u2019 irregolare anche in questa veste.<\/p>\n<div id=\"attachment_39286\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39286\" class=\"size-medium wp-image-39286\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa.jpg 695w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39286\" class=\"wp-caption-text\">Gino Giugni e Giuseppe Pera a Lucca intorno alla met\u00e0 degli anni &#8217;50<\/p><\/div>\n<p>Qui si innesta una terza stagione raccontata nel libro: quella degli anni di piombo, dello stillicidio di assassini e ferimenti a opera dei terroristi di sinistra, i quali a un certo punto incominciano a concentrare le loro attenzioni sugli economisti e i giuristi del lavoro: viene ucciso Ezio Tarantelli, vengono feriti Gino Giugni e Filippo Peschiera, poi di nuovo uccisi Massimo D\u2019Antona e Marco Biagi. Il perch\u00e9 di questa attenzione al diritto del lavoro \u00e8 un tema dell\u2019ultima parte del libro, nella quale Ichino racconta anche la vicenda impressionante di Amarilli, la studentessa della sua stessa Facolt\u00e0, venuta da Padova con un compagno, per unirsi al gruppo delle \u201cnuove Brigate Rosse\u201d che prepara un attentato proprio a lui, al professore di diritto del lavoro. Racconta che l\u2019aveva notata, quella studentessa, per la sua bellezza, e aveva anche discusso con lei nel corso di un dibattito politico promosso dagli studenti; ma mai si sarebbe aspettato di poterne essere aggredito. Perch\u00e9 le canne puntate sui giuslavoristi? Perch\u00e9 sono i giuslavoristi che, con le loro architetture legislative o contrattuali, costruiscono le soluzioni per dare uno sbocco costruttivo ai conflitti, per rendere possibile la collaborazione tra lavoratori e imprese; mentre i rivoluzionari hanno bisogno che i conflitti non abbiano altra soluzione che lo scontro violento. \u00c8 ancora l\u2019\u201cantagonismo\u201d della vecchia sinistra che viene fuori, sebbene in una forma tragicamente diversa da quella perseguita con scioperi a oltranza e occupazioni di fabbrica dalla sinistra sindacale.<\/p>\n<p>\u00c8 al termine del capitolo sugli anni di piombo che, ancora una volta, viene fuori l\u2019anima del giurista,\u00a0 dell\u2019avvocato. Questa volta, per\u00f2, non per esaltare il ruolo delle norme giuridiche, quanto per avvertire del loro peso tutto sommato marginale nel determinare l\u2019evoluzione dei rapporti di produzione: parlando della parte della sinistra che imputa alle grandi leggi sul lavoro dell\u2019ultimo quarto di secolo \u2013 il \u201cpacchetto Treu\u201d del 1997, la legge Biagi del 2003, le leggi Fornero del 2011-2012, per arrivare al Jobs Act del 2015 \u2013 il diffondersi della precariet\u00e0 nel tessuto produttivo, Ichino sottolinea quanto sia ingenuo pensare che basti cancellare queste norme per ritornare all\u2019\u201cet\u00e0 dell\u2019oro\u201d perduta.<\/p>\n<div id=\"attachment_50028\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50028\" class=\"size-medium wp-image-50028\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Lucia-Annunziata-4.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-50028\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;altra immagine della presentazione romana del 13 giugno 2018<\/p><\/div>\n<p>Quell\u2019ingenuit\u00e0 \u2013 dice \u2013 nasconde la nostalgia per l\u2019epoca in cui il ritmo dell\u2019evoluzione tecnologica era lento, in cui l\u2019azienda poteva candidarsi a essere la casa dei propri lavoratori \u201cdalla culla alla tomba\u201d: un\u2019epoca passata che non si pu\u00f2 richiamare in vita col solo riprodurre l\u2019ordinamento giuridico che la accompagn\u00f2. Ma quell\u2019ingenuit\u00e0 nasconde anche una nostalgia meno confessabile: la nostalgia per il trentennio nel quale ci siamo permessi di vivere spendendo ogni anno l\u2019equivalente di trenta miliardi di euro pi\u00f9 di quanto producevamo, prendendoli a prestito. Ora che non possiamo pi\u00f9 permettercelo, e anzi dobbiamo incominciare a pensare a restituire quei soldi, ci fa comodo pensare che la stretta odierna sia solo il frutto della malvagit\u00e0 dell\u2019establishment, dei grandi finanzieri che ci hanno presi in ostaggio, degli odiati mercati. \u00c8 un modo per continuare a non fare i conti con la realt\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mezzo secolo di storia della sinistra italiana vista con gli occhi di un \u201cirregolare\u201d: irregolare non soltanto nella Chiesa, nel partito, nel sindacato, nel movimento studentesco cui per qualche tempo ha partecipato, ma anche come avvocato e come professore . 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