
{"id":50045,"date":"2018-07-05T11:16:35","date_gmt":"2018-07-05T10:16:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50045"},"modified":"2018-07-05T11:16:35","modified_gmt":"2018-07-05T10:16:35","slug":"a-maggio-piu-assunzioni-a-tempo-indeterminato-che-a-termine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50045","title":{"rendered":"A MAGGIO  PI\u00d9 ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO CHE A TERMINE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Mancano i dati per affermare che il dato \u00e8 un primo effetto della decontribuzione strutturale disposta dalla Legge di Bilancio 2018; ma \u00e8 certo che i nuovi contratti a termine si aggiungono a un lavoro stabile in aumento, e non lo sostituiscono<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 32 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News<em> della Fondazione Anna Kliscioff, 5 luglio 2018, a cura di Claudio Negro &#8211; V. in argomento anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49909\">il numero precedente<\/a> dello stesso bollettino<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Eravamo abituati a dover intervenire riportando alla realt\u00e0 dei dati le interpretazioni fantasiose \u00a0dei titoli di giornale che escono in occasione delle rilevazioni dell&#8217;ISTAT sul Mercato del Lavoro,. Esce ora l&#8217;ISTAT con le rilevazioni relative al mese di Maggio, con tutti i dati in campo positivo e non di poco: non accadeva da molto tempo. Cresce l&#8217;occupazione, in termini assoluti e percentuali, sia maschile che femminile, e in tutte le classi di et\u00e0. Diminuisce il tasso di inattivit\u00e0 e di disoccupazione. Chi ha vinto le elezioni a Marzo potrebbe addirittura essere tentato di intestarsi questi successi. Invece il Governo sopravanza i giornali e parla di un \u201crecord del precariato\u201d, riversando poi, in occasione del \u201cDecreto Dignit\u00e0\u201d, uno tsunami di frottole e retorica sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p>Invece c&#8217;\u00e8 un primo dato che andrebbe celebrato, ma, ahim\u00e8, contraddice il Ministro: nel mese di Maggio le assunzioni a tempo indeterminato sono state pi\u00f9 numerose di quelle a termine (70.000 contro 62.000). Non accadeva pi\u00f9 dai primi mesi di applicazione del Jobs Act: potrebbe essere un primo risultato della decontribuzione prevista dalla Legge di Stabilit\u00e0, ma non abbiamo sufficienti dati di riscontro per affermarlo.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro dato estremamente significativo: la variazione tendenziale (ultimi 12 mesi) mostra che l&#8217;occupazione a termine aumenta (+16,4%)ma quella a tempo indeterminato resta stabile (+5.000 unit\u00e0, +0,0% in percentuale). L&#8217;occupazione a tempo determinato, cio\u00e8, non si sostituisce a quella \u201cpermanente\u201d,\u00a0 ma vi si aggiunge. Cosa confermata dai dati INPS(Rapporto annuale sul Mercato del Lavoro 2018): nel 2017 il numero dei dipendenti a tempo indeterminato (14.966.000) ha praticamente raggiunto il massimo storico toccato nel terzo trimestre 2008 (15.007.000).<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato nel <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=49909\">n. 31<\/a> del fatto che i numeri dell&#8217;occupazione a termine italiana \u00e8 perfettamente all&#8217;interno dei numeri europei. Combatterla \u00e8 un&#8217;operazione ideologica, che, come verificheremo tra qualche rilevazione, non produrr\u00e0 alcun vantaggio occupazionale.\u00a0\u00a0 Ma dal rapporto INPS emergono in merito altri particolari degni di attenzione: nel 2016 (ultimo dato disponibile) il 63,7% dei contratti a termine attivati era inferiore ai tre mesi. Mediamente un lavoratore aveva due contratti di questa durata nel corso dei 12 mesi. Come si pu\u00f2 immaginare le severe restrizioni del Decreto Dignit\u00e0 avrebbero effetti su una quantit\u00e0 assai marginale di persone.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 molto importante il messaggio politico che \u00a0viene percepito anche\u00a0 come\u00a0 un potenziale aggravio del contenzioso in sede giudiziaria . Laddove queste misure non fossero \u00a0modificate dal Parlamento ( \u00a0i vertici sindacali confederali le giudicano s\u00ec inadeguate\u00a0 ma \u00a0che \u201cvanno nella giusta direzione\u201d) potrebbero pi\u00f9 realisticamente scoraggiare nuove assunzioni a termine, senza far crescere quelle a tempo indeterminato. Sar\u00e0 importante esaminare con attenzione le dinamiche del mercato del lavoro dei prossimi mesi per capire se i pur modesti tassi di crescita del PIL, \u00a0e con l\u2019entrata in vigore\u00a0 dei provvedimenti annunciati, confermino la tendenza ad un aumento graduale ma costante dei livelli complessivi di occupazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mancano i dati per affermare che il dato \u00e8 un primo effetto della decontribuzione strutturale disposta dalla Legge di Bilancio 2018; ma \u00e8 certo che i nuovi contratti a termine si aggiungono a un lavoro stabile in aumento, e non lo sostituiscono . 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