
{"id":50060,"date":"2018-07-06T16:32:38","date_gmt":"2018-07-06T15:32:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50060"},"modified":"2018-07-06T16:32:58","modified_gmt":"2018-07-06T15:32:58","slug":"una-boccata-di-aria-fresca-di-alta-montagna-che-fa-nascere-qualche-rimpianto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50060","title":{"rendered":"UNA BOCCATA DI ARIA FRESCA DI ALTA MONTAGNA, CHE FA NASCERE QUALCHE RIMPIANTO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;[&#8230;] Perch\u00e9 il sentimento dominante, alla fine di questa bella storia, \u00e8 per me il rimpianto? [&#8230;] Talvolta c\u2019\u00e8 bisogno di una boccata d\u2019aria fresca di alta montagna: credo che la lettura del libro sia stata questo, una bella storia in cui si \u00e8 accompagnati deliziosamente da uno dei protagonisti, tanto che alla fine non ci si sente quasi pi\u00f9 degli estranei&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLettera pervenuta il 5 luglio 2018 &#8211;\u00a0Gli altri commenti, recensioni e interventi su <\/em>La casa nella pineta sono <em>raccolti nella <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">pagina web dedicata al libro<\/a>\u00a0 <\/em> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> .<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_50066\" style=\"width: 302px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50066\" class=\" wp-image-50066\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Villapizzone.png\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Villapizzone.png 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Villapizzone-150x112.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/><p id=\"caption-attachment-50066\" class=\"wp-caption-text\">La cascina di Villapizzone, alla periferia di Milano, che ospita la omonima Comunit\u00e0<\/p><\/div>\n<p>Gentile Professore,<\/p>\n<p>Le scrivo la mattina dopo aver terminato la lettura del suo libro, ma gi\u00e0 dopo i primi capitoli avevo in mente di farlo. \u00c8 stato un vero piacere farsi accompagnare da lei a conoscere la sua famiglia, i luoghi (fra l\u2019altro la Versilia \u00e8 cara anche a me, per quindici anni ho trascorso le vacanze a Marina di Pietrasanta con i miei genitori), le persone, le vicende, insomma: la storia. Sono stata felice di averla \u201cconosciuta\u201d pi\u00f9 da vicino, dopo averla incontrata e ascoltata un paio di volte a Villapizzone (faccio parte di quel gruppo di ragazzi capitanati da padre Beppe Lavelli ai quali, una domenica di novembre dello scorso anno, se non ricordo male, ha illustrato gli ingranaggi meno evidenti di quel mondo del lavoro al quale ci affacciamo o del quale facciamo gi\u00e0 parte).<\/p>\n<p>Dopo una lettura cos\u00ec particolare e intima mi resta una sola domanda, forse rivolta inconsciamente pi\u00f9 a me stessa che a lei, ma mi permetto comunque di scriverne: perch\u00e9 il sentimento dominante, alla fine di questa bella storia, \u00e8 per me il rimpianto? Rimpianto di non aver vissuto quegli anni, quell\u2019universit\u00e0, quegli incontri. Capisco bene che ci sia una forte componente di ingenuit\u00e0 in questo, poich\u00e9 come lei ha scritto e vissuto in prima persona le difficolt\u00e0 c\u2019erano anche allora, e ben maggiori di quelle odierne a ben vedere. Non rimpiango certo gli anni di piombo, n\u00e9 l\u2019immediato dopoguerra. Eppure sono convinta che il modo di vivere era un altro, che sento molto mio, ma ormai andato perso: il gusto delle cose semplici, la sobriet\u00e0, l\u2019integrit\u00e0 morale a prescindere dal credo religioso, il senso irreprensibile della giustizia. Dove posso trovare oggi un don Milani? Dove una figura alla quale rivolgermi in tempi d\u2019incertezza universale? Insomma, dove dei maestri? Perch\u00e9 mi creda, \u00e8 di questi che la mia generazione (ho 29 anni) ha sentito pi\u00f9 la mancanza, anche se ormai si arrangia \u2013 pi\u00f9 o meno goffamente \u2013 a diventar grande.<\/p>\n<p>Non posso certo dire di essere stata sfortunata: vengo da una famiglia molto diversa dalla sua numericamente (sono figlia unica, negli anni a Natale \u00e8 stato raggiunto il numero massimo di nove persone a tavola), ma unita e che mi ha cresciuto secondo determinati valori, pur lasciandomi libera di fare le mie scelte. Ho studiato filosofia in Cattolica, sto finendo il dottorato all\u2019universit\u00e0 di Friburgo, in Germania. Ho incontrato mio marito, italiano e dottorando a Parigi, girando in Europa (e mi fa male vedere come oggi sia cos\u00ec facile darla per scontata, se non addirittura rinnegarla). Ci apprestiamo ad abbandonare l\u2019universit\u00e0, che purtroppo ci obbligherebbe a campare tramite un\u2019infinit\u00e0 di lavori \u201ca progetto\u201d in cui non crediamo e che fra l\u2019altro sviliscono le nostre materie (storia e filosofia), per tornare in Italia senza eroismi come insegnanti\/educatori precari, certo con qualche sogno nel cassetto, ma convinti di ritornare da europei nel nostro Paese, sperando di poter mettere al servizio delle nuove generazioni quello che abbiamo raccolto in questi anni di vita e di formazione all\u2019estero.<\/p>\n<p>Eppure, nonostante le innumerevoli opportunit\u00e0 ricevute e tutt\u2019ora a disposizione, ci sentiamo in qualche modo \u201corfani\u201d: ci sentiamo pi\u00f9 vicini alla generazione dei nostri nonni rispetto a quella dei nostri genitori, tutto \u00e8 incerto se non sull\u2019orlo di un precipizio; si vorrebbe fare qualcosa, ma non si capisce n\u00e9 cosa n\u00e9 come. Mi sono ritrovata ad appassionarmi a figure come quelle di Piero e Ada Gobetti, per dire. I modelli di un tempo, quelli che ho ritrovato ad esempio nel suo libro, purtroppo non funzionano pi\u00f9 come allora.<\/p>\n<p>Del resto sono certa che l\u2019unico modo per salvare questo presente cos\u00ec ambiguo sia quello di immergervisi completamente (forse proprio perch\u00e9 mi sono specializzata in metafisica!): non disprezzarlo dall\u2019alto con fare spocchioso, lasciando che intanto questo passi incurante del disprezzo altrui, ma stare nelle brutture, nella narcosi imperante che offusca menti e cuori senza lasciarsi da essa scalfire, ma, come ripeteva Sua nonna, cercando sempre di vedere e far emergere il positivo in ciascuna situazione o in ciascun uomo. Come scriveva Tolstoj, \u201ctutta la bellezza, la delizia, la variet\u00e0 della vita \u00e8 fatta di ombra e di luce\u201d e non potrebbe essere tale altrimenti.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 molto difficile, talvolta c\u2019\u00e8 bisogno di qualche appiglio in pi\u00f9, di una boccata d\u2019aria fresca di alta montagna: credo che la lettura del suo libro sia stata questo, una bella storia in cui si \u00e8 accompagnati deliziosamente da uno dei protagonisti, tanto che alla fine non ci si sente quasi pi\u00f9 degli estranei.<\/p>\n<p>Grazie dunque per averci aperto cos\u00ec calorosamente la porta della casa nella pineta.<\/p>\n<p>Silvia Pogliano<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;[&#8230;] Perch\u00e9 il sentimento dominante, alla fine di questa bella storia, \u00e8 per me il rimpianto? 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