
{"id":50537,"date":"2018-09-30T11:17:57","date_gmt":"2018-09-30T10:17:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50537"},"modified":"2018-09-30T11:17:57","modified_gmt":"2018-09-30T10:17:57","slug":"non-nel-recinto-del-tempio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50537","title":{"rendered":"NON NEL RECINTO DEL TEMPIO"},"content":{"rendered":"<h4><strong><span style=\"color: #993300;\">I nostri incontri con Silvano Fausti, parlando della vita e della morte<\/span><br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Contributo di Costanza e Pietro Ichino al libro<\/em> Con tutta franchezza, senza impedimento &#8211; Ricordando padre Silvano Fausti <em>(<\/em><em>Ed. Ancora, Milano, 2018, \u20ac 12) &#8211; Lo scritto era datato <\/em>10<em> aprile 2017, ma il libro \u00e8 uscito soltanto in questi giorni &#8211; In tema di malattia e non autosufficienza v. anche, su questo sito, l&#8217;editoriale telegrafico del 9 settembre 2018,\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50384\">L&#8217;illusione dell&#8217;autosufficienza<\/a>\u00a0<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_50552\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50552\" class=\"size-full wp-image-50552\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Silvano-Fausti.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Silvano-Fausti.jpg 225w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Silvano-Fausti-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><p id=\"caption-attachment-50552\" class=\"wp-caption-text\">Silvano Fausti<\/p><\/div>\n<p>Fino alla fine della sua vita non avevamo avuto occasioni di parlare a tu per tu con Silvano. Forse non le avevamo cercate, perch\u00e9 ci bastavano gli incontri con lui in qualche messa domenicale e l\u2019avere a disposizione i suoi scritti. In particolare i suoi commenti ai Vangeli e quello alla prima lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi, che erano i \u201cluoghi\u201d in cui lo avevamo incontrato: \u201cIl senso della vita \u2013 la morte e il dopo morte \u2013 deve tornare al centro della nostra considerazione, se vogliamo condurre un\u2019esistenza umana\u201d (<em>La fine del tempo<\/em>, 1994, pag. 10). \u00c8 lo stesso Silvano che ritroviamo, ora, in quello che ci racconta Danila Nicolai della sua malattia e della sua morte. Da lui mai rifiutata e anzi attesa, perch\u00e9 non si pu\u00f2 vivere la vita in tutto il suo significato se non si accetta la morte, che ne costituisce una parte essenziale.<\/p>\n<p>Nel commento all\u2019amato Giovanni (2002) \u2013 perduto nell\u2019incendio di Villapizzone senza alcuna recriminazione da parte sua, quasi che quel fuoco fosse mandato dalla Provvidenza a ricordarci l\u2019inessenzialit\u00e0 di ciascun oggetto che ci circonda, per quanto oggetto di affezione \u2013 ci ha colpito il commento al Vangelo delle <em>Nozze di Cana<\/em>, dove Silvano, come al solito traduttore libero, parla del \u201cvino <em>bello<\/em>\u201d come \u201csimbolo pi\u00f9 alto dell\u2019alleanza tra Dio e il suo popolo\u201d, con \u201csentimenti di interesse e cura, di complicit\u00e0 e appartenenza \u2026 di tenerezza e unione, che rendono bella la vita\u201d (pag. 45).<\/p>\n<p>Leggiamo in quel suo stesso scritto: \u201cCerco di fare quel bene che mi \u00e8 possibile, evitando il male per quanto possibile\u201d (<em>La fine del tempo<\/em>, pag. 14). Vedemmo una manifestazione piccola ma significativa della sua fedelt\u00e0 a questo principio al funerale di Tito, il padre di Costanza. Il parroco non aveva gradito la nostra richiesta che Silvano concelebrasse la messa e \u2013 senza esporsi, secondo il peggiore stile ecclesiastico \u2013 aveva trattato Silvano in modo sgarbato, persino un po\u2019 offensivo. Lui reag\u00ec come se il trattamento riservatogli dal parroco fosse stato giustificato: rispose con toni concilianti, riuscendo cos\u00ec nell\u2019intento di rendere onore al defunto, ci\u00f2 che solo importava, senza avvelenare un momento che doveva essere solo di raccoglimento e ascolto della parola di Dio.<\/p>\n<p>Nel commento ai Vangeli, letto nei suoi libri o ascoltato dalla sua voce nelle molte altre messe da lui celebrate cui abbiamo partecipato, Silvano ci \u00e8 sempre apparso solido nella sua fede come una roccia: \u201cnella gioia e nell\u2019amore, non nel recinto del tempio\u201d si trova il Signore. E ancora, precorrendo papa Francesco: \u201cIn tempi di cambiamenti \u00e8 urgente riflettere con semplicit\u00e0 e spregiudicatezza sulle cose essenziali\u201d (<em>ivi<\/em>, pag. 15).<\/p>\n<p>Lo ricordiamo anche al matrimonio del nostro nipote Carlo con Priscilla, in un pomeriggio di mezza estate nel cuore della campagna toscana, dove con tatto evit\u00f2 di porre agli sposi domande troppo\u2026 teologiche, alle quali non avevano pensato e a cui non avrebbero saputo rispondere. Confermando cos\u00ec la validit\u00e0 e la piena realt\u00e0 di un sacramento <em>essenzialmente umano<\/em> (l\u2019espressione \u00e8 di Dietrich Bonhoeffer), basato sull\u2019amore reciproco degli sposi.<\/p>\n<p>Prima di quella celebrazione, avevamo pranzato insieme al Forte; dopo pranzo la mamma Francesca gli aveva offerto una stanza nella quale riposare, ma Silvano le aveva chiesto di poter restare nella pineta che circonda la casa, dicendo: \u201cqui mi sembra di essere in una cattedrale\u201d. Verso il mondo intero e la bellezza della natura in particolare nutriva un senso di meraviglia, persino di stupore, che lo induceva a vedere in essa la presenza stessa di Dio: cosa che esplicit\u00f2 nell\u2019unico incontro lungo, a tu per tu, che abbiamo avuto la fortuna di avere con lui.<\/p>\n<p>Qui passiamo dalla prima persona plurale a quella singolare, perch\u00e9 fu uno solo di noi due \u2013 Pietro \u2013 a partecipare a quell\u2019incontro, due mesi prima della sua morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>Una carissima amica, malata di SLA e ormai quasi del tutto paralizzata nei movimenti degli arti, che si professava non credente, in vista del momento in cui il suo diaframma avrebbe smesso di far funzionare i polmoni e l\u2019unico modo per sopravvivere sarebbe consistito nell\u2019attivazione di una apposita macchina, mi aveva chiesto di accompagnarla in Svizzera, dove \u00e8 consentito aiutare i malati terminali a porre termine ai propri giorni senza sofferenza. Chiesi a Silvano consiglio sul come comportarmi di fronte a questa richiesta di aiuto. Anche lui era \u2013 e sapeva bene di essere \u2013 malato terminale, anche se di una malattia diversa. In quello che mi disse per rispondere alla mia richiesta di consiglio mi colp\u00ec l\u2019assenza di qualsiasi regola di condotta precisa; e invece il richiamo di alcuni punti di riferimento essenziali per una ricerca secondo coscienza della condotta da seguire.<\/p>\n<p>Incominci\u00f2 parlando della presenza di Dio soprattutto dentro di noi, al cuore della nostra vita, ma anche in tutto quello che ci circonda: al punto che nel suo discorso persi di vista il confine tra la gratitudine verso il Creatore di ogni cosa e una identificazione del Creatore con l\u2019universo stesso delle sue creature. Pass\u00f2 quindi a parlare di s\u00e9, dicendo di sentirsi tenuto in vita dall\u2019amore per tutto il creato e da quello degli amici per lui; al punto che capiva chi, privato di questo, sentisse la propria vita del tutto priva di senso: tocca a noi dare un senso alla vita del nostro prossimo standogli accanto e aiutandolo a vincere la paura, \u201cche \u00e8 poi la paura del vuoto, del nulla\u201d. Alla fine aggiunse una frase che credo di poter riportare abbastanza fedelmente: \u201cNessuno pu\u00f2 essere obbligato a tenersi in vita a tutti i costi con una macchina; e nessuno ha il dovere di morire soffrendo: per fortuna la medicina oggi possiede i mezzi per evitare la sofferenza a tutti, e in particolare per evitare a un malato terminale di morire soffrendo\u201d.<\/p>\n<p>Questo colloquio si svolgeva, come ho detto, due mesi prima della morte di Silvano. L\u2019amica di cui gli avevo parlato gli \u00e8 sopravvissuta di un anno. Nel corso del quale lei ha vissuto quel che la sorte le ha lasciato da vivere con un coraggio che lei stessa non sapeva di avere. Aveva dedicato gli ultimi anni al suo giardino; e, attraverso quella che i teologi indicherebbero come una <em>met\u00e0noia<\/em>, fin\u00ec coll\u2019individuare nel rapporto tra s\u00e9 stessa e il giardino \u2013 che a quel punto era tutto il suo mondo \u2013 la ragione di un\u2019esistenza che meritava di essere goduta fino all\u2019ultimo palpito, nonostante la malattia che stava crudelmente e progressivamente limitando ciascuna delle sue funzioni vitali. In ogni sua parola, detta o scritta, in questo ultimo periodo della sua vita ritrovo la percezione della nostra appartenenza a un <em>tutto<\/em> che non deperisce e non finisce per il solo deperire e finire di una singola creatura. \u201cL\u2019uomo come la pianta subisce danni dalle intemperie \u2013 ha scritto lei poche settimane prima di morire \u2013; posso seccare e appassire come se io fossi immersa nella vita del giardino, diventare tutt\u2019uno col proprio giardino pu\u00f2 significare trovare uno stato di grazia anche nella malattia\u201d. E nella morte. Che lei, al dunque, ha poi liberamente scelto di non andare a cercare lontano da quel giardino, ma ha atteso e ha accettato serenamente, lasciandosi addormentare quando \u00e8 stato il momento in cui il sonno era la sola alternativa a sofferenze non dovute.<\/p>\n<p>Forse sbaglio, ma nel modo in cui lei, che si considerava non credente, ha vissuto l\u2019ultima parte della sua vita segnata dalla morte imminente trovando nel suo giardino la ragione per viverla fino all\u2019ultima goccia, e addirittura sentendosi parte integrante di un giardino che non muore, mi sembra di trovare una straordinaria consonanza con il modo in cui Silvano, profondamente credente, mi ha parlato della vita e della morte nell\u2019incontro di cui ho detto. E in questa consonanza mi sembra di trovare la conferma che lo Spirito soffia dove e come vuole, incurante degli schemi concettuali per mezzo dei quali possiamo cercare di esprimere quel che crediamo di sapere circa il senso della nostra vita. \u201cNella gioia e nell\u2019amore, non nel recinto del tempio\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I nostri incontri con Silvano Fausti, parlando della vita e della morte . Contributo di Costanza e Pietro Ichino al libro Con tutta franchezza, senza impedimento &#8211; Ricordando padre Silvano Fausti (Ed. 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