
{"id":50827,"date":"2018-10-23T20:46:09","date_gmt":"2018-10-23T19:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50827"},"modified":"2018-10-29T10:02:59","modified_gmt":"2018-10-29T09:02:59","slug":"le-mie-risposte-alle-domande-di-alcune-accanite-lettrici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50827","title":{"rendered":"RISPOSTE A DOMANDE INDISCRETE DI ALCUNE ACCANITE LETTRICI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">In una stupenda cantina della Valpolicella una serata dedicata a far rivivere alcune pagine de <em>La casa nella pineta <\/em>e a discuterne con interlocutrici straordinariamente desiderose di scavare nel testo per scoprirne nuovi contenuti<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo-intervista <strong>di Serena Mazzurana<\/strong> pubblicato il 23 ottobre 2018 sul sito<\/em><em> <a href=\"http:\/\/www.accanitelettrici.org\/con-pietro-ichino-nel-cuore-della-cantina-albino-armani\/\">accanitelettrici.org<\/a>, a seguito di un incontro sul libro <\/em>La casa nella pineta<em> svoltosi a Marano (Verona) il 4 ottobre precedente, insolitamente quanto piacevolmente ospitato dalla Cantina Armani \u2013 Tutte le altre recensioni, interviste, lettere e immagini sul tema de<\/em> La casa nella pineta<em> sono raccolte nella<\/em><em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">pagina web dedicata al libro<\/a> <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-50871\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-2.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"488\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-2.jpg 960w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-2-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-2-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi ha detto che i Venerd\u00ec d\u2019Autore devono essere per forza di venerd\u00ec?<\/p>\n<p>Questa volta, infatti, si \u00e8 svolto di gioved\u00ec! Il 4 ottobre 2018, alla Cantina vitivinicola Albino Armani a Marano di Valpolicella, abbiamo avuto il piacere e l\u2019onore di avere il prof. Pietro Ichino che ha presentato il suo esordio in narrativa con il romanzo <em>La casa nella pineta<\/em>, edito da Giunti, dialogando con le Accanite Lettrici Elena Segala e Serena Mazzurana.<\/p>\n<p>La conversazione si \u00e8 svolta nel cuore della cantina accompagnata dal suono della musica in sottofondo, creando cos\u00ec un\u2019atmosfera accogliente e piacevole.<\/p>\n<p>Vi raccontiamo questo Venerd\u00ec d\u2019Autore partendo da un dettaglio che, a parlar di libri, non passa certo inosservato: la copertina. Elemento che si distingue e che in qualche modo richiama i contenuti del testo: \u00ab<em>Gli alberi che si vedono in copertina sono i pini della casa nella pineta, quindi quelli veri<\/em>\u00bb ha spiegato il professor Pietro Ichino, senza per\u00f2 trascurare un dettaglio fondamentale: essendo un libro autobiografico tutto ci\u00f2 che viene raccontato \u00e8 vero, quindi anche la copertina doveva rispondere a questo criterio. Ha poi aggiunto, riferendosi alla quarta di copertina: \u00ab[\u2026] <em>c\u2019\u00e8 un quadro di Soffici che ritrae un capanno<\/em> [\u2026] <em>era il capanno che la mia famiglia aveva in concessione sulla spiaggia per un privilegio dovuto al fatto che la casa nella pineta \u00e8 venuta prima del Comune del Forte.<\/em> [\u2026] <em>Quando io avevo credo 5 o 6 anni vidi questo pittore che dal dietro, stranamente perch\u00e9 di solito li si ritraggono dal davanti, riprendeva il capanno in mezzo alle tamerici e a me sembrava un abuso, per cui andai a protestare dal nonno.<\/em> [\u2026] <em>Ci fu una risata e poi non ricordo se Soffici ce lo regal\u00f2 o se il nonno volle pagarlo. Ma il quadro \u00e8 rimasto, l\u2019ho avuto in eredit\u00e0 io, e allora abbiamo deciso di riprodurlo nella quarta di copertina<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Tema della copertina caro a noi del Club che ne facciamo sempre un punto di partenza prima di addentrarci tra le pagine di un libro.<\/p>\n<p>A quel punto, per\u00f2, non si poteva non chiedere al Professore di raccontarci le reazioni che hanno avuto i componenti della famiglia alla notizia della stesura del romanzo, voluta in particolar modo dalla figlia maggiore Giulia Ichino: \u00ab<em>All\u2019inizio la mia figlia maggiore Giulia mi chiese di scrivere in modo un po\u2019 ordinato tutto un insieme di regole, ma non solo regole, tutto un patrimonio familiare di idee, sulla festa, sul ricevere gli amici. Perch\u00e9 questa era un po\u2019 una caratteristica, una nota dominante della vita della famiglia. Soprattutto al Forte perch\u00e9 l\u00ec c\u2019era questo bene straordinario che \u00e8 la pineta. Ma anche in citt\u00e0, anche a Milano. Il ricevere gli amici era qualcosa su cui erano state costruite tante idee, era una vera e propria cultura dell\u2019ospitalit\u00e0<\/em>. <em>Da quello poi \u00e8 seguito tutto il resto del libro; e, poich\u00e9 raccontavo una storia non solo mia, ogni pagina, ogni riga \u00e8 stata letta da mia moglie, dalle mie due sorelle e da mio fratello Andrea e discussa con loro. Alcune cose, su richiesta di uno o una di loro, ho tagliato o riscritto<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Una famiglia borghese che si \u00e8 sempre caratterizzata per il dono dell\u2019ospitalit\u00e0, dell\u2019accoglienza, per l\u2019importanza data ad ogni singolo invitato, per le feste anche a tema, in cui tutti dovevano divertirsi, nessuno escluso. La casa di tutti, in qualche modo: \u00ab<em>Poi c\u2019era l\u2019idea che quando si apre la casa \u00e8 la casa di tutti e bisogna accettare che la casa possa essere messa a soqquadro, possa subire qualche danno. Il nonno Carlo diceva: \u201cnon fare il vigile urbano\u201d, quando mi vedeva mobilitato a impedire di fare qualcosa di irregolare<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-50872\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-1-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-1.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Questi elementi permangono tutt\u2019oggi nell\u2019anima della casa della pineta che <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50688\">tutte le estati ospita delle recite teatrali<\/a> in cui gli attori protagonisti sono i bambini, i nostri e quelli del vicinato. Un patrimonio quindi culturale ma anche di impatto sociale che andava preservato e trascritto. E se la parola scritta non muore mai, tutti questi valori di cui si \u00e8 impregnata la casa nella pineta rimarranno anche ai posteri.<\/p>\n<p>Leggendo tra le pagine del libro sono molte le figure che hanno contribuito in maniera significativa alla costruzione dei valori che vengono trasmessi nella Famiglia Ichino, dalla nonna Paola al nonno Carlo, dalla mamma Francesca a pap\u00e0 Luciano, da don Milani a padre Acchiappati. E ognuno di loro ha giocato un ruolo fondamentale nella costruzione della vita privata, sociale e lavorativa di Pietro Ichino.<\/p>\n<p>In particolare nonna Paola, i cui insegnamenti si sono tramandati e che si ritrovano anche nelle scelte che l\u2019autore ha fatto: \u00ab<em>Nonna Paola era un personaggio straordinario.<\/em> [\u2026] <em>Negli anni \u201920 lei ci ha sempre raccontato questa cosa nei termini di un rifiuto, una chiusura che lei trovava nel modo di essere nella cultura ebraica. Lei ha voluto sbarazzarsi di questo e ha avuto una conversione al Cristianesimo molto forte, robusta sul piano esistenziale. Fece battezzare a 9\/11 anni mia madre e mio zio e coltiv\u00f2 un suo Cristianesimo molto impegnativo sul piano morale, non era il tipo che si auto flagellasse, per\u00f2 aveva una vita di una sobriet\u00e0 straordinaria, pur essendo di fatto la capofamiglia di una famiglia borghese, ricca.<\/em> [\u2026] <em>Diceva sempre: non abbiamo la capacit\u00e0 di capire che cosa deriver\u00e0 da quello che ci accade<\/em> [\u2026] <em>Ma poi a questa idea ne aggiungeva un\u2019altra che era molto coinvolgente e molto impegnativa, diceva: \u201ctu non puoi sapere che questa cosa accade per il tuo bene o il tuo male, anche perch\u00e9 se sar\u00e0 per il tuo bene o per il tuo male dipende da te\u201d. Cio\u00e8 sei tu che devi scavare nella situazione che si \u00e8 determinata magari in senso negativo e trovare e inventare e rafforzare la parte buona. \u201cSe impari a fare questo, vivrai sempre felice\u201d<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-50875\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-4.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Forti sono stati gli insegnamenti anche di don Milani, che ricordiamo essere un personaggio dal grande impatto sociale che ha contribuito a formare intere generazioni di ragazzi. Del suo esilio a Barbiana ha fatto un punto di forza da cui partire, che il professore in qualche modo definisce un miracolo: \u00ab<em>Barbiana era una punizione tremenda perch\u00e9 era il nulla, non c\u2019era l\u2019acqua, luce, gas, non c\u2019erano i parrocchiani, era sperduta in mezzo alle montagne. Lui arriva l\u00ec e dopo due mesi compie questo atto incredibile: compra per due lire i quattro metri quadrati necessari alla tomba nel cimiterino accanto alla pieve. Perch\u00e9 lui decide che Barbiana non \u00e8 una parentesi, una pena da scontare per uscirne, ma \u00e8 il luogo della sua vita, il luogo che dar\u00e0 un senso alla sua esistenza, al punto che <\/em>[\u2026] <em>dice<\/em>: <em>\u201cnon sono qui in punizione ma ad estrarre il bene dal nulla\u201d. Io questa cosa l\u2019ho vista vivere da don Milani quando Barbiana era ancora il nulla. Vedevo l\u00ec incarnato lo spirito e la filosofia che c\u2019era stata in qualche modo trasmessa dalla nonna Paola e poi negli anni successivi ho visto crescere questo miracolo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Una figura che merita di essere raccontata \u00e8 quella del padre Luciano, con il quale i rapporti sono sempre stati un po\u2019 particolari, dati anche gli anni del \u201cdistacco\u201d: \u00ab<em>La scelta di non andare in studio a lavorare con lui (<\/em>era un avvocato<em>) gli diede un dolore molto forte, duro, cocente, che lui si tenne per s\u00e9, non mosse mai un dito per impedirmi questa scelta. E poi per tutta una serie di vicende non scelte ma che mi sono accadute. <\/em>[\u2026] <em>E mi sono ritrovato per strada. Anche l\u00ec a quel punto non ho voluto andare comunque in studio, anche se lui se lo aspettava.<\/em> [\u2026] <em>solo dopo, pi\u00f9 tardi, tornai in studio ed \u00e8 stato una scoperta per me perch\u00e9 ho conosciuto da vicino un pap\u00e0 che non avevo conosciuto, la parte di lui professionista, avvocato, il suo modo di approcciarsi ai clienti, una parte che mi appassiona molto. Lui per un certo verso volle identificarsi con me. Io mi occupavo solo di diritto del lavoro e lui prevalentemente di diritto commerciale, volle riconvertirsi al diritto del lavoro per lavorare con me. Moto reciproco di trasmissione di un archivio di memorie, di tutto, che lui mi raccontava, mi coinvolgeva in mille modi. E io tendevo ad identificarmi con lui. Sempre di pi\u00f9 mi sono sentito il \u201csecondo\u201d lui. Finch\u00e9 non gli fu diagnosticato questo melanoma gi\u00e0 in metastasi di cui non venne mai trovato l\u2019origine. A quel punto lui sapeva che gli restavano pochi mesi di vita. Qui si colloca quel famoso viaggio a Genova che lui volle molto insistentemente fare, Genova era la sua citt\u00e0 natale in cui volle accompagnarmi nei luoghi della sua infanzia e raccontarmi tutto, anche il non detto nel rapporto con i suoi genitori e anche con la mamma<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Una conversazione sul libro cos\u00ec coinvolgente ed entusiasmante che il tempo alla fine non \u00e8 mai abbastanza. Al termine della presentazione il prof. Pietro Ichino si \u00e8 infatti fermato per il firmacopie e la degustazione di alcuni vini offerti dalla Cantina Albino Armani.<\/p>\n<p>Ma non finisce qui!<\/p>\n<p>Il professore Pietro Ichino ha infatti acconsentito a rispondere ad alcune domande \u201cfuori onda\u201d. La curiosit\u00e0 e la voglia di conoscere e approfondire era cos\u00ec tanta che noi non siamo riuscite a resistere e lui ha ben accolto, con una gentilezza e un garbo incredibile, questa richiesta.<\/p>\n<p>Si \u00e8 continuato quindi a parlare di altre figure rilevanti nel romanzo \u2013 che ricordiamo essere un romanzo autobiografico contenenti fatti, cose e persone realmente accaduti ed esistite.<\/p>\n<p>Abbiamo chiesto di approfondire la figura di don Milani, per quanto la sintesi risulti in qualche modo sprecata per un personaggio del suo rilievo: \u00ab<em>Don Lorenzo Milani, l\u2019ho incontrato di persona nell\u2019aprile 1959 all\u2019et\u00e0 di 10 anni, quando venne ospite a casa nostra con i suoi primi sei allievi per una settimana; poi l\u2019ho incontrato di nuovo diverse volte sia a Milano sia soprattutto a Barbiana; ma soprattutto l\u2019ho seguito passo per passo in tutto quello che ha fatto e scritto, fino alla sua morte. \u00c8 stato per me l\u2019esempio di come portare la rivoluzione nella propria vita sia concretamente possibile<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Insieme a quella di don Milani, anche la figura di padre Acchiappati: \u00ab<em>Fu anche lui un grande profeta di quegli anni. Ma un profeta di tutt\u2019altro genere rispetto a don Milani. Basti pensare che, pur essendo una persona straordinariamente colta, non lasci\u00f2 scritta una sola riga. I miei genitori affidarono a lui il mio \u201ccatechismo\u201d dai nove anni in poi; e fu un catechismo molto fuori dall\u2019ordinario. Perch\u00e9 lui non mi insegn\u00f2 nessuna formulazione corretta delle verit\u00e0 rivelate, nessuna regoletta morale n\u00e9 tantomeno rituale. La sola cosa che cerc\u00f2 sempre di farmi capire fu l\u2019essenza della rivelazione cristiana, che non sta in un insieme di concetti ma nell\u2019esperienza dell\u2019\u201ceterno\u201d nel vivo della nostra vita. Un \u201ceterno\u201d che non sta in una estensione temporale infinita e lontanissima, ma \u00e8 qui, adesso, nella scelta libera di ciascuno di noi di dare la propria esistenza per gli altri. \u00c8 quello di cui facciamo l\u2019esperienza quando abbiamo la percezione precisa che il nostro spenderci per gli altri non \u00e8 fatto solo per avere la loro gratitudine, o la gloria, o qualche ricompensa: in quel sacrificio di noi stessi, tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 privo di gratitudine, di gloria o di altra ricompensa, sta il senso stesso della vita, il suo essere \u201ceterna\u201d, la sua capacit\u00e0 di non essere travolta dal tempo che passa per finire nel nulla come il \u201csoffio di vento\u201d del Qoelet. Con un\u2019immagine antropomorfica di Dio, possiamo dire che \u00e8 la sua mano che sorregge il nostro essere sottraendolo alla rovina del tempo; ma padre Acchiappati ammoniva sempre a non pretendere di descrivere Dio, per evitare il rischio di nominarlo invano<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-50874\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Cantina-3.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il ruolo della famiglia \u00e8 stato fondamentale per Pietro Ichino nella trasmissione dei valori e nell\u2019impatto sociale che ha avuto. La domanda posta, appunto, riguarda quanto ha effettivamente inciso sulle scelte e se tanto i successi quanto gli insuccessi siano stati merito della famiglia e se, crescendo in un contesto diverso, le cose sarebbero potute andare diversamente: \u00ab<em>Non riesco a immaginare un me stesso nato e cresciuto in un contesto totalmente diverso. Il materiale di cui sono fatto \u00e8 costituito per la maggior parte dall\u2019educazione che ho ricevuto dai miei genitori e dall\u2019ambiente nel quale essi hanno voluto farmi crescere. In questo senso anche la casa nella pineta \u00e8 parte essenziale di me. <\/em>[\u2026] <em>Se nel pormi questa domanda vi riferite alla scelta del \u201960 di andare a lavorare nel sindacato invece che nello studio legale dei miei genitori e dei miei nonni, s\u00ec: la considero una delle cose migliori che ho fatto. E vi rispondo di s\u00ec anche se vi riferite alla mia scelta di vent\u2019anni dopo, di andare a lavorare con mio padre. Ho cercato di raccontare nel libro l\u2019esperienza straordinaria, e per me del tutto inattesa, che quel \u201critorno alla casa del padre\u201d mi ha dischiuso<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Non rimaneva che chiedere quale parte del libro \u2013 e quindi della sua vita \u2013 preferisce: \u00ab<em>Non riesco a individuare nessuna parte della mia vita che io ricordi con minor piacere, con minor desiderio di scavare nei ricordi e farli riemergere, rispetto alle altre: n\u00e9 l\u2019infanzia, n\u00e9 l\u2019adolescenza, n\u00e9 il decennio di lavoro come sindacalista, n\u00e9 gli anni dell\u2019universit\u00e0, e neppure le due esperienze parlamentari. In ciascuna di queste parti ci sono dei momenti bellissimi, il cui ricordo rinnova in me un senso di grande felicit\u00e0. Alcuni si collocano nello sfolgorio del sole in alta montagna; altri appartengono al capitolo del rapporto con mia moglie e le mie figlie; altri ancora al capitolo del mio rapporto con gli studenti in universit\u00e0; ma forse il pi\u00f9 straordinario \u00e8 stato quello del viaggio a Genova con mio padre per la causa che dovevamo discutere insieme in Tribunale, poi trasformato da lui in un viaggio attraverso la sua vita nel quale volle coinvolgermi fino in fondo, alla vigilia della fine<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Verso la fine del libro c&#8217;\u00e8 una parte intitolata \u201cTrasmissione di un&#8217;identit\u00e0\u201d. In particolare, la frase: \u00abIncominciai a sentirmi come un suo clone. E l&#8217;idea di essere un altro lui non mi dispiaceva affatto; anzi, la coltivavo cercando di favorire un trasferimento dal suo cervello al mio delle informazioni necessarie perch\u00e8 io potessi pensare come pensava lui e le cose che pensava lui\u00bb. Si parla di suo padre, quindi. \u00c8 a questa trasmissione di identit\u00e0 che si riferisce quando parla di una esperienza straordinaria conseguente a quel ritorno a casa? \u00ab<em>In gran parte s\u00ec. Quando, a vent\u2019anni, decisi di tradire le attese di mio padre, lo conoscevo soltanto per una met\u00e0 scarsa. Se allora avessi saputo tutto quello che rischiavo di perdere di lui, forse non me la sarei sentita di compiere quella scelta. Per\u00f2, forse, se non ci fossero stati quei vent\u2019anni di distacco, gli ultimi anni vissuti insieme non sarebbero stati cos\u00ec straordinariamente intensi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Rifarebbe le stesse scelte fondamentali che hanno segnato la sua vicenda personale? \u00ab<em>Se nel pormi questa domanda vi riferite alla scelta del \u201960 di andare a lavorare nel sindacato invece che nello studio legale dei miei genitori e dei miei nonni, s\u00ec: la considero una delle cose migliori che ho fatto. E vi rispondo di s\u00ec anche se vi riferite alla mia scelta di vent\u2019anni dopo, di andare a lavorare con mio padre. Ho cercato di raccontare nel libro l\u2019esperienza straordinaria, e per me del tutto inattesa, che quel \u201critorno alla casa del padre\u201d mi ha dischiuso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Un Venerd\u00ec d\u2019Autore, quindi, davvero speciale. Speciale quanto il professor Pietro Ichino e il suo splendido racconto di se stesso attraverso la storia di una famiglia che negli anni si \u00e8 fatta veicolo di una trasmissione di valori importante.<\/p>\n<p>L\u2019evento \u00e8 stato organizzato dall\u2019Associazione Botta&amp;Risposta e dal Club delle Accanite Lettrici e Accaniti Lettori, in collaborazione con la Cantina che lo ha ospitato. Si ringrazia anche il Comune di Marano di Valpolicella, la Libreria Jolly che ha fornito le copie del libro e la Valpolicella Benaco Banca.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una stupenda cantina della Valpolicella una serata dedicata a far rivivere alcune pagine de La casa nella pineta e a discuterne con interlocutrici straordinariamente desiderose di scavare nel testo per scoprirne nuovi contenuti . 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