
{"id":50958,"date":"2018-11-08T12:35:13","date_gmt":"2018-11-08T11:35:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50958"},"modified":"2018-11-11T23:33:34","modified_gmt":"2018-11-11T22:33:34","slug":"noi-e-i-robot-perche-non-dobbiamo-averne-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50958","title":{"rendered":"NOI E I ROBOT: PERCH\u00c9 NON DOBBIAMO AVERNE PAURA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La notizia buona \u00e8 che il progresso tecnico non riduce il lavoro umano utile; quella meno buona \u00e8 che le nuove occasioni di lavoro umano non si attivano necessariamente l\u00e0 dove sono sparite le vecchie e che, sul sostegno ai lavoratori nella transizione dalle vecchie alle nuove, l&#8217;Italia non \u00e8 messa affatto bene<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Giorgio Brotti pubblicata su l\u2019<\/em>Eco di Bergamo <em>l&#8217;8 novembre 2018 &#8211; In argomento v. anche la mia lezione inaugurale del X Corso di Laurea magistrale in Scienze cognitive e Processi decisionali, del 1\u00b0 ottobre 2018: <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50616\">Vince l&#8217;intelligenza umana o quella artificiale?<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/LEco-di-Bergamo-8-novembre.pdf\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-135\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl3.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a><\/p>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/LEco-di-Bergamo-8-novembre.pdf\">Scarica la pagina dell&#8217;<em>Eco di Bergamo<\/em> in formato pdf<\/a><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un bellissimo passaggio de \u00abIl Capitale\u00bb, Marx rivendicava la dimensione progettuale del lavoro, come attivit\u00e0 peculiare dell\u2019uomo: \u00abIl ragno \u2013 leggiamo &#8211; compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, l&#8217;ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ci\u00f2 che fin da principio distingue il peggiore architetto dall&#8217;ape migliore \u00e8 il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera\u00bb.\u00a0Questa componente di ideazione-inventivit\u00e0 \u00e8 destinata a crescere o a ridursi, nel prossimo futuro? Avr\u00e0 appunto per titolo \u00abL\u2019impatto dell\u2019evoluzione tecnologica e il mutamento delle facolt\u00e0 cognitive richieste nel mercato del lavoro\u00bb la relazione che Pietro Ichino terr\u00e0 oggi alle 18 a Bergamo, nell\u2019aula 8 del campus universitario di Economia di via dei Caniana. L\u2019incontro, che verr\u00e0 trasmesso in streaming da Radio Radicale, rientra in un percorso sul tema \u00abNoi e i robot. Scenari possibili per una nuova societ\u00e0\u00bb promosso dalla Fondazione A. J. Zaninoni in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 e con il Cesc, Centro sulle dinamiche sociali, economiche e della cooperazione; all\u2019evento di oggi prenderanno parte anche la presidente della fondazione, onorevole Pia Locatelli, Sergio Cavalieri, prorettore universitario con delega al trasferimento tecnologico, e la direttrice del Cesc Annalisa Cristini.<\/p>\n<p>Pietro Ichino, ordinario di Diritto del lavoro alla Statale di Milano, \u00e8 stato deputato e senatore della Repubblica; giornalista e saggista, ha recentemente pubblicato per i tipi di Giunti \u00abLa casa nella pineta. Storia di una famiglia borghese del Novecento\u00bb (pp. 420, 18 euro). Gli abbiamo chiesto di anticiparci l\u2019idea portante della conferenza che terr\u00e0 all&#8217;Universit\u00e0 di Bergamo.<\/p>\n<p><strong>\u00ab<\/strong>\u00c8 la combinazione di una buona notizia e di una meno buona. La buona notizia \u00e8 che il progresso tecnologico negli ultimi due secoli non ha mai portato una riduzione dell\u2019occupazione, anzi semmai un suo aumento. Certo, ha fatto sparire molti mestieri e professioni, ma ha anche fatto nascere una grande quantit\u00e0 di servizi prima inesistenti, allargando la platea di coloro che possono goderne e consentendo l\u2019attivarsi di pi\u00f9 occasioni di lavoro umano di quante ne ha fatte sparire. La stessa cosa sta accadendo oggi con l\u2019avvento dell\u2019automazione e dell\u2019intelligenza artificiale.\u00bb<\/p>\n<p><strong>E la notizia meno buona?<br \/>\n\u00ab<\/strong>\u00c8 questa: nessuno ci garantisce che le nuove occasioni di lavoro umano si attivino proprio l\u00e0 dove sono sparite le vecchie. E comunque se vogliamo porci in grado di far s\u00ec che le occasioni di lavoro nuove si presentino anche da noi, e se vogliamo farle fruttare, dobbiamo attrezzarci per offrire ai giovani e a coloro che perdono i vecchi posti di lavoro un sistema di formazione e riqualificazione professionale molto meglio strutturato e pi\u00f9 efficace di quanto sia il nostro attuale. L\u2019Italia, su questo terreno, non \u00e8 messa affatto bene.\u00bb<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-43547\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/lUDDISMO-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/lUDDISMO.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/lUDDISMO-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Agli inizi dell\u2019Ottocento, in Inghilterra, i luddisti davano libero sfogo alla loro rabbia contro i telai meccanici e altri apparati industriali, accusandoli di provocare una riduzione dei posti di lavoro e di ottundere la mente degli operai. Oggi, forse con toni meno estremi, qualcuno rivolge la stessa critica contro la robotizzazione e la digitalizzazione dei processi produttivi\u2026<br \/>\n\u00ab<\/strong>Ma chi la pensa cos\u00ec sbaglia. Trovo un po\u2019 ridicolo l\u2019allarme diffuso per la previsione formulata da qualche futurologo secondo cui fra trent\u2019anni o quarant\u2019anni met\u00e0 dei lavori che facciamo oggi saranno spariti. Qualche cosa di molto simile \u00e8 accaduto nel secolo scorso: sono spariti quasi tutti i contadini, i maniscalchi, le lavandaie, i tessitori, i lampionai, gli operai dequalificati delle catene di montaggio, i linotipisti, e molti altri mestieri ancora. Eppure sono aumentati sia il tasso di occupazione sia il numero assoluto degli occupati, in Italia come in tutti gli altri Paesi.\u00bb<\/p>\n<p><strong>In un famoso passaggio del Capitale, Karl Marx affermava che il lavoro, come attivit\u00e0 progettuale, sarebbe una prerogativa esclusiva dell\u2019uomo (\u00abCi\u00f2 che fin dal principio distingue il peggior architetto dall\u2019ape migliore \u00e8 il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera\u00bb). In un prossimo futuro vi sar\u00e0 ancora spazio per la creativit\u00e0\/inventivit\u00e0 nei luoghi di lavoro?<br \/>\n\u00ab<\/strong>Ci sono ancora molte capacit\u00e0 del cervello umano che l\u2019intelligenza artificiale \u00e8 lontanissima dal poter sostituire. La pi\u00f9 importane \u00e8 forse l\u2019empatia, il sapersi mettere nei panni degli altri. Va anche detto che il pi\u00f9 delle volte il cervello elettronico e la telematica lungi dal distruggere il lavoro umano, si pongono al suo servizio, potenziandolo e moltiplicandone i fruitori. Per esempio, il robot-chirurgo che interviene dentro la scatola cranica meglio del neuro-chirurgo \u201cmani d\u2019oro\u201d sta consentendo di offrire in qualsiasi ospedale periferico, con l\u2019assistenza di neuro-chirurghi di medie capacit\u00e0, un servizio medico prezioso, che fino a ieri era offerto soltanto i pochissimi centri d\u2019eccellenza: il risultato \u00e8 un aumento, non una riduzione dell\u2019occupazione in questo settore.\u00bb<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-50991\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Roots-and-Routes-300x129.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"129\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Roots-and-Routes-300x129.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Roots-and-Routes-150x64.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Roots-and-Routes.jpg 342w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La \u201cflessibilit\u00e0\u201d sul lavoro, il fatto che uno debba contemplare l\u2019eventualit\u00e0 di cambiare pi\u00f9 volte mestiere nel corso della sua vita, non ha dei costi a livello psicologico?<br \/>\n\u00ab<\/strong>Certo che ne ha. Ma la sicurezza di cui i lavoratori hanno bisogno, che \u00e8 un bene della vita importantissimo, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere garantita con l\u2019ingessatura dei posti di lavoro. Il ministro del lavoro del governo Clinton, Robert Reich, diceva che oggi \u201cBetter to have routes, instead of roots\u201d: \u201cmeglio avere strade, percorsi, piuttosto che radici\u201d. Ai lavoratori del ventunesimo secolo non ha alcun senso proporsi di assicurare il posto di lavoro a vita, come si faceva mezzo secolo fa: la loro sicurezza deve essere costruita garantendo loro sostegno economico e servizi di assistenza efficaci nella transizione dai vecchi lavori ai nuovi.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notizia buona \u00e8 che il progresso tecnico non riduce il lavoro umano utile; quella meno buona \u00e8 che le nuove occasioni di lavoro umano non si attivano necessariamente l\u00e0 dove sono sparite le vecchie e che, sul sostegno ai lavoratori nella transizione dalle vecchie alle nuove, l&#8217;Italia non \u00e8 messa affatto bene . 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