
{"id":50980,"date":"2018-11-09T11:05:24","date_gmt":"2018-11-09T10:05:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50980"},"modified":"2018-11-12T00:05:21","modified_gmt":"2018-11-11T23:05:21","slug":"leuropa-di-tutti-i-giorni-e-i-suoi-cittadini-un-po-viziati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=50980","title":{"rendered":"L'&#8221;EUROPA DI TUTTI I GIORNI&#8221; E I SUOI CITTADINI UN P\u00d2 &#8220;VIZIATI&#8221;"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Nel grande dibattito sulla UE si parla troppo poco degli aspetti della sua vita che<\/span><span style=\"color: #993300;\"> stanno <\/span><span style=\"color: #993300;\">funzionando molto bene: <\/span><span style=\"color: #993300;\">aumentano <\/span><span style=\"color: #993300;\">gli scambi commerciali, la mobilit\u00e0 dei lavoratori e degli studenti &#8211; Diamo per scontati tutti i benefici che ce ne derivano, a cominciare dalla pace nel continente, dimenticando che non lo sono affatto<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nFondo di Maurizio Ferrera pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera <em>del 7 novembre 2018 &#8211; In argomento v. anche l&#8217;articolo di Roberto Casati del 1\u00b0 ottobre 2017, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46627\">La guerra che fu, e oggi l&#8217;Europa<\/a><em>; inoltre quello di Enrico Morando e Giorgio Tonini del 19 gennaio 2018, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48133\">La scelta &#8220;indipendentista&#8221; e quella europeista<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_43631\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43631\" class=\"size-medium wp-image-43631\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Maurizio-Ferrera-1024x577.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-43631\" class=\"wp-caption-text\">Il prof. Maurizio Ferrera<\/p><\/div>\n<p>Le elezioni europee del prossimo maggio avranno luogo alla fine di un vero e proprio \u201cdecennio orribile\u201d per la UE. Prima il terremoto finanziario importato dagli Usa, poi quello del debito sovrano. La Grande Recessione, con i suoi costi sociali. E, ancora, gli attentati terroristici, la crisi dei rifugiati, lo tsunami dell\u2019immigrazione, la Brexit. Un\u2019inedita sequenza di choc, che hanno fatto vacillare le fondamenta dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Eppure l\u2019edificio non \u00e8 crollato. Al contrario, sono stati fatti passi avanti nell\u2019integrazione economica, avviando un delicato percorso di condivisione dei rischi. Non si \u00e8 fatto abbastanza, certo, e su alcuni fronti (ad esempio la dimensione sociale) si \u00e8 persino tornati un po\u2019 indietro. Ma nel suo complesso l\u2019Unione ha saputo resistere alle enormi tensioni.\u00a0 Anche se insicurezza e paure non sono scomparse, \u00a0la stragrande maggioranza dei cittadini europei (Regno Unito escluso) ha recuperato oggi fiducia nella UE.<\/p>\n<p>A dispetto delle varie tempeste, quella che potremmo chiamare l\u2019 \u201cEuropa di tutti i giorni\u201d ha continuato imperterrita a funzionare. Un fenomeno contro-corrente del tutto trascurato. Fra il 2010 e il 2017 il volume di merci scambiate nel mercato unico \u00e8 aumentato del 7%. Sono cresciuti\u00a0 i flussi di mobilit\u00e0 per ragioni di lavoro cos\u00ec come la quota di lavoratori trans-frontalieri. I trenta milioni e passa di nazionali UE che risiedono in un paese diverso dal proprio non hanno smesso di pagare tasse e contributi e di usare il welfare del luogo in cui vivono, alle stesse condizioni dei nativi. \u00a0La piattaforma online EURES \u2013 che elenca i posti di lavoro disponibili nei vari paesi \u2013 ha assistito milioni di persone, soprattutto giovani, a trovare impiego nel proprio o in altri paesi. Milioni di europei hanno beneficiato dei fondi strutturali messi a disposizione da Bruxelles. Gli Stati Uniti d\u2019Europa non esistono (ancora?), ma chi si \u00e8 spostato nell\u2019area Schengen ha continuato a non accorgersi delle frontiere, mentre chi \u00e8 atterrato al di fuori dell\u2019area si \u00e8 messo in coda seguendo i cartelli \u201cEU citizens\u201d e ha tirato fuori il passaporto color porpora.\u00a0 Ci sono aspetti dell\u2019Europa di tutti i giorni che sono pi\u00f9 integrati rispetto agli stessi Stati Uniti.\u00a0 Per tutti i minorenni UE, i musei europei sono gratuiti, negli USA chi \u00e8 \u201cout of state\u201d (ad esempio, un residente della California invece che dell\u2019Oregon) deve pagare il biglietto. Lo stesso dicasi per le tasse universitarie: nessuna discriminazione sulla base della nazionalit\u00e0 nella UE,\u00a0 mentre gli studenti che provengono da altri stati (americani) pagano tasse molto pi\u00f9 alte nelle universit\u00e0 pubbliche. \u00a0E che dire di Erasmus? Nell\u2019ultimo trentennio, il programma \u00a0ha interessato circa 4 milioni di studenti,\u00a0 quasi un milione di insegnanti e altrettanti apprendisti, mezzo milione di giovani nel volontariato. Forse ancora pochi sul totale della popolazione UE.\u00a0 Ma uno scambio Erasmus segna per la vita, cos\u00ec come un soggiorno di lavoro. A contar male, pi\u00f9 di un terzo degli europei di oggi sono stati coinvolti direttamente o indirettamente (tramite i figli, ad esempio) in periodi di studio o lavoro al di fuori del proprio paese nativo.\u00a0 La popolazione del nostro continente \u00e8 sempre pi\u00f9 europeizzata e il fenomeno \u00e8 destinato a crescere con il ricambio generazionale.<\/p>\n<div id=\"attachment_51006\" style=\"width: 206px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-51006\" class=\"size-full wp-image-51006\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ortega-y-Gasset.png\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ortega-y-Gasset.png 196w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Ortega-y-Gasset-115x150.png 115w\" sizes=\"auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><p id=\"caption-attachment-51006\" class=\"wp-caption-text\">Jos\u00e8 Ortega y Gasset<\/p><\/div>\n<p>Nel grande dibattito sulla UE, nessuno considera \u00a0questa Europa di tutti i giorni. La ragione \u00e8 semplice: fa cos\u00ec parte del nostro mondo che abbiamo smesso di percepirla. Siamo diventati come i \u201cbambini viziati\u201d di cui parlava il filosofo spagnolo Ortega y Gasset negli anni Trenta del secolo scorso.\u00a0 Cos\u00ec come la \u00a0democrazia liberale, diamo ormai per scontata anche l\u2019Europa integrata: i suoi benefici, le sue opportunit\u00e0 quotidiane.\u00a0 Della UE, i media e i politici parlano in genere come un\u2019entit\u00e0 astratta e lontana, tendono a vederne \u00a0le cose che non funzionano. Per sentire parole di apprezzamento e ammirazione dobbiamo attraversare i\u00a0 confini esterni, entrare in contatto chi e vive sotto un regime oppressivo.\u00a0 Pochi mesi dopo l\u2019invasione russa della Crimea, nel 2014, al mercato di Odessa due musicisti di strada intonarono l\u2019Inno alla Gioia di Beethoven, simbolo della UE. A poco a poco \u00a0si form\u00f2 una folla che con il canto esprimeva\u00a0 il proprio desiderio di Europa, cio\u00e8 di libert\u00e0 e benessere, e al tempo stesso la condanna dell\u2019autoritarismo di Putin. Nacque un movimento e nei giorni successivi l\u2019inno UE fu intonato contemporaneamente ad una certa ora in tutti gli aeroporti della Crimea. In una recente visita a Mosca, Matteo Salvini ha detto che l\u00ec si sente a casa sua, cosa che non gli succede quando viaggia nella UE. E\u2019 sinceramente difficile immaginare cosa ha spinto il nostro Vicepresidente del Consiglio a fare una simile dichiarazione.<\/p>\n<p>Sottolineare la vitalit\u00e0 e i pregi dell\u2019Europa di tutti i giorni non significa disconoscere \u00a0i difetti della UE come sistema istituzionale. Al contrario, \u00e8 una ragione in pi\u00f9 per dispiacersene e\u00a0 per spronare chi ci governa\u00a0 a correggerli. Ortega y Gasset diceva che sono proprio le \u00e9lite a dover difendere\u00a0 tutto ci\u00f2 che i bambini viziati danno per scontato.\u00a0 I sondaggi rivelano che esiste ancora un\u00a0 vasto potenziale elettorale per un rilancio del \u00a0progetto d\u2019integrazione. Le indagini \u00a0sugli orientamenti delle classi politiche nazionali sono meno confortanti. A questo livello prevale una percezione \u201cstrumentale\u201d: la Ue \u00e8 un bene solo se \u00e8 vantaggiosa per il proprio paese, \u00e8 un sistema di regole da usare finch\u00e9 conviene.\u00a0 Non lo dicono solo i leader sovranisti (che giocano a fare i bambini arrabbiati) ma anche segmenti importanti dei popolari e, seppur in misura inferiore, dei socialisti e democratici. \u00a0Le prime comunit\u00e0 europee furono create da Padri Fondatori riposabili e lungimiranti. La Ue di oggi sembra invece un\u2019 orfana lasciata a se stessa.<\/p>\n<p>L\u2019infrastruttura dell\u2019Europa di tutti i giorni\u00a0 ha dato prova di robustezza e pu\u00f2 procedere col pilota automatico.\u00a0 Ma non a lungo.\u00a0 In vista delle elezioni di maggio , abbiamo disperato bisogno di una \u00e9lite capace di far leva sul tessuto \u201cbanale\u201d di connessioni\u00a0 a livello economico e sociale e per smorzare i \u00a0conflitti politici. Servono nuovi leader che emergano dal basso,\u00a0 espressione di quelle maggioranze silenziose che si trovano a proprio agio in una Unione sempre pi\u00f9 stretta.\u00a0 E che proprio per questo vorrebbero che la Casa Europa diventasse meno litigiosa, pi\u00f9 solida e resistente alle inevitabili intemperie della globalizzazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel grande dibattito sulla UE si parla troppo poco degli aspetti della sua vita che stanno funzionando molto bene: aumentano gli scambi commerciali, la mobilit\u00e0 dei lavoratori e degli studenti &#8211; Diamo per scontati tutti i benefici che ce ne derivano, a cominciare dalla pace nel continente, dimenticando che non lo sono affatto . 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