
{"id":52170,"date":"2019-03-16T00:02:20","date_gmt":"2019-03-15T23:02:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52170"},"modified":"2019-03-16T00:02:20","modified_gmt":"2019-03-15T23:02:20","slug":"credere-in-qualche-cosa-che-non-e-dato-ma-va-costruito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52170","title":{"rendered":"CREDERE IN QUALCHE COSA CHE NON \u00c8 DATO MA VA COSTRUITO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;[&#8230;] <em>La casa nella pineta<\/em> \u00e8 il libro della Milano citt\u00e0 operaia e al tempo stesso citt\u00e0 borghese [&#8230;] di una borghesia radicata in un cattolicesimo manzoniano, poco esibito, poco bigotto, anche al suo interno dialogico: quello [&#8230;] dove stavano insieme due persone diversissime come don Giussani e Padre Turoldo [&#8230;]&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nTrascrizione dell&#8217;intervento <strong>di Elio Franzini<\/strong>, Rettore dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano, nel corso della presentazione de <\/em>La casa nella pineta<em> promossa a Milano dal Centro Culturale Milanese l&#8217;11 dicembre 2018 &#8211; \u00c8 online anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=51846\">l&#8217;intervento svolto da me nella stessa occasione<\/a> &#8211; Tutte le recensioni e gli interventi sullo stesso libro sono facilmente accessibili attraverso la <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">pagina web ad esso dedicata<\/a><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_52305\" style=\"width: 207px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Elio-Franzini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-52305\" class=\"size-full wp-image-52305\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Elio-Franzini.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Elio-Franzini.jpg 197w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Elio-Franzini-139x150.jpg 139w\" sizes=\"auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-52305\" class=\"wp-caption-text\">Elio Franzini, Rettore dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano<\/p><\/div>\n<p>Grazie, in primo luogo, per questo invito. Io di mestiere in realt\u00e0 faccio il professore di Estetica. In quanto tale, esercito una professione critica. Il libro di Pietro Ichino \u00e8 aperto da un albero genealogico, da genealogie bellissime, in cui si vedono dei nomi che hanno fatto la storia di questo Paese, come Sraffa e Pontecorvo, cio\u00e8 nomi di grandi, che hanno inciso anche dall\u2019interno parte della mia disciplina. Ma al di l\u00e0 degli alberi genealogici di questa borghesia milanese di cui vorrei dire qualcosa, in quanto esercito una professione critica, il libro di Pietro Ichino \u00e8 un bel libro, scritto bene, dove si intreccia la storia, o meglio si intrecciano i livelli della storia, in modo estremamente intelligente e mai forzato. Non \u00e8 facile, letterariamente parlando, mischiare la storia personale a quella nazionale, alla grande storia, e anche a quelle dimensioni ideologiche che vi incidono all\u2019interno. Mischiare i piani \u00e8 sempre molto difficile, in particolare se, come Pietro Ichino, si \u00e8 stati protagonisti dal puntodi vista soggettivo di questa grande storia, al tempo stesso rimanendo sempre legati a questa casa della pineta o a quell\u2019altra, la \u201ccasa due\u201d della pineta, che si trova di Courmayeur.<\/p>\n<div id=\"attachment_50725\" style=\"width: 254px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/don-Giovanni-Barbareschi.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50725\" class=\" wp-image-50725\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/don-Giovanni-Barbareschi.png\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/don-Giovanni-Barbareschi.png 280w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/don-Giovanni-Barbareschi-150x111.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-50725\" class=\"wp-caption-text\">don Giovanni Barbareschi<\/p><\/div>\n<p>Vi sono evidentemente dei differenti modi per leggere questo libro e credo che, essendo milanese e appartenendo anche io a quei differenti livelli della borghesia milanese &#8211; Milano \u00e8 stata citt\u00e0 operaia e citt\u00e0 borghese fin dalle origini e quindi, esattamente, come esistevano differenti livelli di lavoratori, esistevano, e parlo al passato, differenti livelli di borghesia; non erano tutte uguali: c\u2019erano quelle di antiche o nuove generazioni &#8211; appartenendo anche io, figlio di professionista medico, a quella stessa borghesia, credo sia difficile non avere in alcuni passi di questo libro un movimento empatico, quasi una sorta di riconoscimento antropologico. Si riconoscono i nomi, le persone \u2013 cosa strana quando si parla di un libro -si vedono i nomi concretizzati in persone. Due citati: don Giovanni Barbareschi, seppure riportato, perch\u00e9 siamo tutti manzoniani, e anche un passo bellissimo in cui ho rivisto la professoressa di filosofia Rosanna Ferrari Coppi denunciare una ragazzina perch\u00e9 stava, mano nella mano, con un fidanzatino, in un\u2019epoca meravigliosa in cui stava scoppiando il Sessantotto. Quello che pochi mesi dopo sarebbe stato non solo lecito, ma sarebbe stato un atto di pura innocenza, diventava un atto quasi peccaminoso. Ma me la vedo qui, come se fosse presente tra noi, telefonare alla madre per denunciare questa straordinaria offesa alla morale.<\/p>\n<p>Quindi, questo libro genera empatia, perch\u00e9 vi \u00e8 il riconoscimento delle persone. E genera empatia anche un altro elemento: un protagonista non tanto criptico, fondamentale di questo libro: don Milani. Era diventato &#8211; lo dico per i pi\u00f9 giovani o chi viene da Varese &#8211; una icona della borghesia milanese. Proprio per la <em>Lettera a una professoressa<\/em> uscito nel 1967, se non ricordo male, un libro di una violenza, che sia chiaro, inaudita: letto oggi, pare come un testo estremamente forte ed estremamente aggressivo, ma che mio padre, medico appunto, medico cattolico, anzi dirigente dell\u2019associazione dei medici cattolici, mi port\u00f2 in casa.<\/p>\n<div id=\"attachment_39326\" style=\"width: 261px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39326\" class=\" wp-image-39326\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39326\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;aula della Scuola di Barbiana<\/p><\/div>\n<p>Nel 1967 avevo undici anni, credo che prima ancora di andare al liceo lo avessi gi\u00e0 letto e facevo delle litigate con un altro esponente di una Milano culturale, di una borghesia diversa: il mio professore di italiano, Quirino Principe. Secondo lui uno dei mali dell\u2019Italia era la <em>Lettera a una professoressa<\/em> perch\u00e9 la cultura che propugnava era comunque alta e non riconosceva quei livelli culturali che sussistevano anche nella realt\u00e0 delle campagne, in quella che in apparenza era ignoranza.<\/p>\n<p>Contestava insomma la famosa frase di don Milani \u201cla scuola \u00e8 meglio della merda\u201d. Contestava proprio questo: a suo parere un modello culturale illuministico, quindi molto borghese, che riconosceva una superiorit\u00e0 della classe borghese sulle altre. Naturalmente, Principe lo diceva da un punto di vista reazionario e non certo rivoluzionario, questo \u00e8 assolutamente chiaro. Bene, don Milani fu sicuramente un momento importante, un momento di riconoscimento di una classe sociale, direi molto milanese, in quanto vuole essere vicina a chi \u00e8 lontano, mantenendo per\u00f2 uno sguardo critico e una sorta di autonomia intellettuale. In fin dei conti don Milani rimane l\u2019immagine del grande borghese che vuole andare verso un mondo che non \u00e8 il suo per portarlo verso il suo stesso mondo.<\/p>\n<p>Don Milani ha generato in me quello stesso elemento che ha generato in Pietro Ichino e che freudianamente possiamo chiamare senza tante storie \u201csenso di colpa\u201d. Ora, spesse volte gli psicanalisti giustamente ci dicono che il senso di colpa a volte deriva da effettive colpe e quindi \u00e8 giusto averlo, altre volte \u00e8 totalmente immotivato. Uno degli elementi chiave di questo libro \u00e8 il senso di colpa generato in un incolpevole fanciullo, da don Milani con l\u2019idea della \u201crestituzione\u201d, ecco: questo libro \u00e8 una forma di restituzione. Dopodich\u00e9, inconsapevolmente forse don Milani, inconsapevolmente in Pietro Ichino forse, l\u2019economia pi\u00f9 avanzata oggi ci dice che quello che deve fare la ricchezza \u00e8 quello di restituire, condividere, mirare a un bene comune a cui sicuramente il capitalismo italiano degli anni Sessanta non pensava. Era un capitalismo sicuramente per certi versi arretrato e che non guardava alla dimensione della restituzione: pensava a quella fase, peraltro comprensibilissima, della accumulazione. Se leggiamo la storia dell\u2019industria italiana vediamo varie fasi: forse don Milani quando parlava di restituzione, aveva in mente inconsapevolmente, un modello di economia che mirava a forme di condivisione pi\u00f9 avanzate di quello che la sua stessa epoca era in grado di generare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-51012\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/Movimento-Studentesco.jpg 1425w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ecco, quindi il borghese \u00e8 affascinato. Per\u00f2, in quegli stessi mesi, con grande terrore di molti borghesi milanesi &#8211; in quegli stessi mesi o in quelli successivi e poi nel \u201968, \u201969, \u201970, per cos\u00ec dire sempre peggio &#8211; nelle strade milanesi si urlava uno slogan che non dobbiamo dimenticare: \u201cfascisti, borghesi, ancora pochi mesi\u201d, in cui la borghesia, quella stessa borghesia che si era auto rappresentata come illuminata e che aveva ritenuto se stessa quale protagonista di un possibile riscatto sociale, veniva non soltanto accomunata ai fascisti, quindi a quello che la borghesia in particolare milanese, riteneva assolutamente altro da s\u00e9, ma &#8211; si diceva \u2013 che le sarebbero rimasti pochi mesi. Qualcuno ci credeva per altro. Fu il grande periodo dei capitali in Svizzera, delle case acquistate a Lugano: tempo ormai assolutamente dimenticato.<\/p>\n<p>A questo punto il borghese si trova a dover restituire e a porsi in un certo qual modo contro la propria appartenenza, senza tuttavia riuscire a distaccarsene. Questo \u00e8 un altro elemento che ho visto nel libro di Pietro Ichino, che sceglie a un certo punto di non lavorare con il padre, amato evidentemente, amatissimo, padre guida e padre modello, come sanno esserlo i padri borghesi milanesi. Ma il figlio non vuole esserne la copia, intende essere qualche cosa di nuovo. Qui nasce l\u2019anima della borghesia milanese che si rinnova, che in un certo qual modo aderisce all\u2019altro da s\u00e9, cio\u00e8 a quell\u2019elemento, che a Milano tra l\u2019altro, malgrado questa citt\u00e0 fosse molto legata alla dimensione del proletario e del lavoratore non \u00e8 mai stato preponderante, cio\u00e8 al partito comunista. Partito comunista che a Milano fu sempre, elemento che pochi sanno, molto migliorista, ancor prima che vi fosse il migliorismo.<\/p>\n<div id=\"attachment_52312\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Napolitano-e-Berlinguer.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-52312\" class=\"size-medium wp-image-52312\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Napolitano-e-Berlinguer-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Napolitano-e-Berlinguer-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Napolitano-e-Berlinguer-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Napolitano-e-Berlinguer.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-52312\" class=\"wp-caption-text\">Giorgio Napolitano con Enrico Berlinguer negli anni &#8217;70<\/p><\/div>\n<p>Ricordo che nell\u2019Universit\u00e0 Statale in un mitico comizio, il Sessantotto fu ucciso dall\u2019ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tenutosi nel parcheggio dell\u2019Universit\u00e0 Statale, in cui dett\u00f2 la linea: il PC milanese non avrebbe appoggiato il Sessantotto. E quando gli studenti cercavano di interrompere le lezioni di alcuni professori comunisti, come Gennaro Barbarisi, vennero gli operai della Ferro Tubi Innocenti che come in un film di Bud Spencer, davano loro letteralmente i pugni in testa. Quindi un Partito Comunista assolutamente particolare, come lo \u00e8 naturalmente Pietro Ichino al suo interno.<\/p>\n<p>Ho letto la sua storia da filosofo, lo confesso, ma con estrema curiosit\u00e0, perch\u00e9 ho visto in lui, non so se \u00e8 d\u2019accordo, quasi l\u2019immagine concretizzata di una persona che ha letto Gramsci e in un certo qual modo diventata un intellettuale organico: organico non al Partito, a una realt\u00e0 specifica, ma alla societ\u00e0. Non \u00e8 distaccato dalla societ\u00e0 e fa il pittore, l\u2019artista, il filosofo e cos\u00ec si mantiene distaccato. Ma \u00e8 l\u2019intellettuale che in un certo qual modo si fonde all\u2019interno della societ\u00e0 e porta, come forse faceva don Milani, questo seme di organicit\u00e0 all\u2019interno di un mondo disorganico. Quindi l\u2019intellettuale, l\u2019intellettuale comunista che vuole cambiare la societ\u00e0, disegna un quadro unitario per rivoltarla dall\u2019interno, facendosi in tal modo quasi portatore di un credo e di un dettato nuovo.<\/p>\n<p>L\u2019immagine che ci d\u00e0 Pietro Ichino non \u00e8 quella particolare borghesia milanese che si sta instaurando in questi anni, poi chiamata \u201cradical chic\u201d, che appoggiava il Sessantotto rimanendo nelle bellissime case di via Fatebenefratelli o della zona Brera, ospitava le persone &#8211; diciamo cos\u00ec &#8211; che puzzavano di terrorismo o di fiancheggiamento del terrorismo, e dicevano quello slogan, che io ho sempre trovato uno dei pi\u00f9 aberranti negli anni di Piombo: \u201cN\u00e9 con lo Stato n\u00e9 con le BR\u201d paragonando le strutture dello Stato e chi comunque difendeva la legalit\u00e0 e un ordine costituzionale, con chi voleva stravolgerlo e ucciderlo. Ecco, non \u00e8 questo intellettuale borghese che si pone su un piano di totale distacco cinico dalla realt\u00e0 che non conosce. No, \u00e8 l\u2019intellettuale che si sporca le mani, entra all\u2019interno di un agone che non \u00e8 il suo, nelle lotte di partito, in un quadro che ha fatto la storia del nostro Paese. E a mio parere, ha fatto anche la storia minore del nostro Paese, perch\u00e9 ha saputo mettere in gioco le proprie stesse contraddizioni. Ha potuto continuare a vivere nella casa della pineta sapendo per\u00f2 prendere le necessarie distanze dalle case all\u2019interno della pineta.<\/p>\n<div id=\"attachment_52015\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Davide-Turoldo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-52015\" class=\"size-full wp-image-52015\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Davide-Turoldo.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Davide-Turoldo.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Davide-Turoldo-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-52015\" class=\"wp-caption-text\">Padre Davide Turoldo<\/p><\/div>\n<p>Quindi \u00e8 su questi piani &#8211; e chiudo &#8211; che io ho letto il libro di Pietro Ichino. C\u2019\u00e8 una dimensione pubblica, una dimensione di intellettuale organico ma anche qualche cosa di pi\u00f9: una borghesia milanese profondamente legata a una tradizione e a una cultura cattolica, cosa che non si trova nelle altre citt\u00e0 italiane. Qui la borghesia \u00e8 radicata ad un cattolicesimo manzoniano, cio\u00e8 a un cattolicesimo molto poco esibito, molto poco bigotto. Strano e anche al suo interno dialogico: quello stesso cattolicesimo che in un certo modo il cardinale Montini ha bene incarnato, rimanendo al tempo stesso estremamente progressista ed estremamente reazionario, riuscendo a far convivere nel medesimo contesto ecclesiale don Giussani e padre Davide Turoldo, due cattolicesimi assolutamente sociali, due persone che interpretavano la propria appartenenza all\u2019interno della societ\u00e0 in modo completamente diverso, cosa che sarebbe stato impossibile, credo, in qualsiasi altra citt\u00e0 italiana. In fin dei conti Montini appoggia anche, o perlomeno tollera, don Milani: ha un atteggiamento molto consapevole delle differenti anime che vivono all\u2019interno del cattolicesimo italiano e creano una realt\u00e0 spirituale paradossalmente tutta borghese, tutta legata alle controverse realt\u00e0 milanesi.<\/p>\n<p>Allora, accanto a questa dimensione di lotte sociali, di lotte operaie e politiche, accanto a questo aspetto intimo, privato, familiare, vi \u00e8 una profonda dimensione spirituale in questo libro, che forse ne riverbera un intenso fascino &#8211; cos\u00ec l\u2019ho letto io &#8211; perch\u00e9 la dimensione spirituale corre attraverso tutte le pagine e ci restituisce una figura di borghese, intellettuale, professore, politico, che \u00e8 anche per\u00f2, tra virgolette, \u201cuomo di fede\u201d. Non sto parlando tanto di fede in un determinato orizzonte di carattere religioso. La fede significa &#8211; e in questo tempo ritengo sia importante \u2013 la capacit\u00e0 di credere in qualcosa che rimane e che non \u00e8 transeunte. Il destino non \u00e8 qualcosa che ci capita addosso, ma ci viene disegnato e si radica in radici profonde &#8211; non a caso si apre con un albero genealogico &#8211; che per dare frutti, devono anche essere in grado di creare qualche cosa di nuovo.<\/p>\n<p>Due elementi mi sono sembrati molto simbolici: che questo libro, proprio per la sua dimensione spirituale, \u00e8 attraversato da un sentimento molto bello che io chiamo nostalgia. Nostalgia per una realt\u00e0 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. La nostalgia in senso proprio \u00e8 il dolore del ritorno, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di avere consapevolezza che questo mondo non torna pi\u00f9, questo mondo dove c\u2019era fede, si aveva profonda credenza nel nostro futuro, in un mondo che si poteva costruire. Credo che questa profonda nostalgia sia un altro filo conduttore e d\u2019altra parte questo libro \u00e8 elogio delle radici. <em>La casa nella pineta<\/em> \u00e8 l\u2019elogio delle radici. Ma c\u2019\u00e8 anche un altro elemento molto simbolico. Il libro si conclude: evidentemente \u00e8 la storia di una vita, quella del padre. Il padre \u00e8 in ciascuno di noi, come presenza fisica, e quando non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, resta come dimensione archetipa.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;[&#8230;] La casa nella pineta \u00e8 il libro della Milano citt\u00e0 operaia e al tempo stesso citt\u00e0 borghese [&#8230;] di una borghesia radicata in un cattolicesimo manzoniano, poco esibito, poco bigotto, anche al suo interno dialogico: quello [&#8230;] dove stavano insieme due persone diversissime come don Giussani e Padre Turoldo [&#8230;]&#8221; . 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