
{"id":52484,"date":"2019-04-06T21:13:47","date_gmt":"2019-04-06T20:13:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52484"},"modified":"2019-04-15T13:08:45","modified_gmt":"2019-04-15T12:08:45","slug":"lavventuroso-viaggio-di-ichino-dallisola-felice-alle-botteghe-oscure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52484","title":{"rendered":"L\u2019AVVENTUROSO VIAGGIO DI ICHINO DALL\u2019ISOLA FELICE ALLE BOTTEGHE OSCURE"},"content":{"rendered":"<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden\">\n<div class=\"field-items\">\n<div class=\"field-item even\">\n<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;[&#8230;] Alcuni passaggi del libro sono da antologia, per l\u2019originalit\u00e0 dei tratti e la schiettezza dei sentimenti [&#8230;] Una testimonianza dinamica, precisa, ricca di argomenti e di episodi interessanti. Non spiega per\u00f2 i motivi per i quali il Pietro Ichino liberale, tollerante, riformista, moderato, sceglie di militare nella sinistra filosovietica [&#8230;]&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Recensione de <\/em>La casa nella pineta<em><strong> a cura di Attilio Pandini<\/strong> (v. qui sotto la sua biografia), pubblicata da <\/em>La Gazzetta di Sondrio<em> il 31 marzo 2019 &#8211; Le altre recensioni e ogni altro intervento, commento e documento relativi al libro sono facilmente raggiungibili mediante <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">la pagina web ad esso dedicata<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Attilio-Pandini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-52167\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Attilio-Pandini-254x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Attilio-Pandini-254x300.jpg 254w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Attilio-Pandini-127x150.jpg 127w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Attilio-Pandini.jpg 530w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><strong><em>Attilio Pandini<\/em><\/strong><em>, nato nel 1928 a Chiavenna (Sondrio), risiede a Ginevra . Nel 1951-52 \u00e8 redattore del settimanale <\/em>Risorgimento socialista<em> di Roma ; 1952-53 redattore capo del settimanale <\/em>Eco delle valli<em> di Sondrio; 1954-59 di nuovo redattore e inviato del <\/em>Risorgimento socialista<em>, poi dal 1959 al 1961 redattore e inviato del quotidiano <\/em>Avanti!<em> di Roma, dal 1961 al al 1963 capo della terza pagina dell&#8217;<\/em>Avanti!<em> di Milano , dal 1963 al 1965 redattore capo dell&#8217;<\/em>Avanti!<em> di Milano; dal 1965 al 1966 redattore capo del settimanale <\/em>ABC<em> di Milano; dal 1967 al 1988 corrispondente dei servizi giornalistici della RAI dalla Svizzera. Ha collaborato a molti giornali e periodici, fra i quali <\/em>Critica sociale<em>, <\/em>Tempo presente<em>, <\/em>Mondo operaio<em>, <\/em>Tempo illustrato<em>, <\/em>L&#8217;avvenire dei lavoratori<em>, <\/em>Libera stampa<em>, <\/em>Azione<em> ecc. \u00c8 autore di vari saggi e opuscoli, fra i quali <\/em>Rapporto sul divorzio in Italia<em>, con Fortuna e Jorio (edito prima da Sugar e poi da Longanesi) e <\/em>I camosci della Luna, sussidiario della memoria<em> (ed. Comunit\u00e0 montana della Valchiavenna) con diversi spunti autobiografici: storie di valle e storie svizzere, dalla Liberazione alla &#8220;scoperta&#8221; di una Svizzera poco conosciuta.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA RECENSIONE<\/strong><\/span><\/p>\n<p>La vera storia della &#8220;Casa nella pineta&#8221; al Forte dei Marmi si legge come una fiaba, nell\u2019armonia e nel consenso dei suoi personaggi. \u00c8 un lungo viaggio in una moderna isola della felicit\u00e0, quasi un controcanto allo sgambetto sul quale Anselmo aveva costruito la prova ontologica dell\u2019esistenza di Dio: <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/santanselmo-daosta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-52158\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/santanselmo-daosta.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/santanselmo-daosta.jpg 222w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/santanselmo-daosta-147x150.jpg 147w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>\u201cHo l\u2019idea di un\u2019isola perfettissima, dunque essa esiste: perch\u00e9 se non esistesse, non sarebbe perfettissima\u2026\u201d. E cos\u00ec per un centinaio di pagine il libro di Pietro Ichino accompagna il lettore nella sua piccola repubblica della Versilia. Ricordandogli, senza citarle, le leggi della civile convivenza, di un continuo impegno a migliorarsi, spesso nel confronto con gli altri, magari divertendosi insieme; e a non disperdersi, a non pendolare nell\u2019inconcludenza, a non ciondolare. Gli adolescenti leggano pure i fumetti, ma in inglese; e anche i romanzi polizieschi, purch\u00e9 scritti nel nitido francese del belga Simenon, <em>l\u2019ami des petites gens<\/em>.<br \/>\nAlcuni passaggi del libro sono da antologia, per l\u2019originalit\u00e0 dei tratti e la schiettezza dei sentimenti. I medici temevano che Giulia, la prima figlia di Ichino, nascesse focomelica; e lui con uno slancio d\u2019amore si promise: se nasce senza braccia le insegner\u00f2 a giocare al calcio. Quando l\u2019infermiera, uscita dalla sala parto, gli present\u00f2 la piccola che strillava come un\u2019ossessa, lui grid\u00f2: &#8220;Ma ha le braccia!&#8221; E l\u2019infermiera: &#8220;Be\u00b4, perch\u00e9 non dovrebbe averle?&#8221;.<\/p>\n<p>La Giulia nasceva fortunata per almeno due motivi: perch\u00e9 aveva mani e braccia come tutti, certo; ma anche perch\u00e9, se le braccia non le avesse avute, avrebbe corso il grosso rischio di esser iniziata al calcio. \u00c8 vero: in Francia i rugbisti prendono in giro i calciatori chiamandoli <em>manchots<\/em>, cio\u00e8 senza braccia, perch\u00e9 \u00e8 loro proibito di giocare il pallone con le braccia e le mani. Per\u00f2 anche ai calciatori le mani e le braccia sono indispensabili per mantenersi in equilibrio nella corsa e attutire le inevitabili e pericolose cadute. In quel brano le amorose intenzioni di pap\u00e0 Pietro fanno dimenticare le probabili conseguenze \u201ccinetiche\u201d del giuoco del pallone sulla figlia Giulia. Grazie anche all\u2019editor, che forse ha concorso a valorizzare l\u2019episodio. Benedetti editor, che fanno spesso il trionfo di un libro, specie quando non si limitano a correggerne i refusi, le imprecisioni storiche, i costrutti zoppicanti.<\/p>\n<p><strong>Un prontuario suggestivo &#8211;<\/strong> L\u2019editor ideale \u00e8 forse quello inglese di cui racconta Guido Almansi nel n. 51 di <em>Carte vive<\/em>: \u201cUn capolavoro di giudizio, di pignoleria, di sensibilit\u00e0 critica, di cercare il pelo nell\u2019uovo, di sottigliezza linguistica, di raffinatezza di gusto e di paranoia\u201d. Mi domando, per tornare al libro, quali dubbi avrebbe insinuato nell\u2019editor di Almansi l\u2019incidente che nel lontano 1946 rischi\u00f2 di avvelenare la luna di miele di Francesca e Luciano, i futuri genitori di Pietro, a causa di una temporanea impotenza del marito.<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-52162\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti-300x195.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"172\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti-150x97.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti-768x498.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Padre-Cattoretti.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a> I due chiedono consiglio al domenicano padre Cattoretti [qui a destra nella foto &#8211; <em>n.d.r.<\/em>], confessore della sposa. Egli li tranquillizza. \u201cDi solito si tratta &#8211; dice &#8211; di un infortunio passeggero. Per\u00f2 &#8211; aggiunge &#8211; ci sono molti altri modi per fare l\u2019amore. Nel matrimonio tutto \u00e8 lecito&#8221;. E per fugare ogni perplessit\u00e0 della sposa, conferma: \u201cS\u00ec, proprio tutto, se lo fate volendovi bene\u201d.<\/p>\n<p>Intorno a quegli anni avevo studiato in un collegio cattolico vicino a Pontida e non ho memoria di una cos\u00ec grande apertura dottrinale della Chiesa. Cerco quindi conforto in un prontuario di <em>Teologia morale<\/em> delle Edizioni paoline (1): un libro talvolta suggestivo, per esempio quando elenca le parti disoneste e meno oneste del corpo umano; e anche quelle oneste, che sarebbero il viso, le mani e i piedi (2). Purtroppo questa teologia morale non sembra condividere l\u2019opinione di padre Cattoretti. Il suo \u201ctutto \u00e8 permesso\u201d vi si restringe fino a scomparire nel baratro del sacrilegio. \u201cIl sacramento del matrimonio &#8211; precisa il prontuario &#8211; pu\u00f2 essere profanato [&#8230;] con tutti i peccati di lussuria\u201d (3). La manica del domenicano \u00e8 proprio troppo larga. Le giovani lettrici non dovrebbero esserne avvertite?<\/p>\n<p><strong>Don Milani a gamba tesa &#8211;<\/strong> A questo punto un altro sacerdote, il ben noto don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, entra a gamba tesa nella nostra storia. Lo vediamo arrivare a Milano con sei suoi scolari e per una settimana insediarsi con loro nell\u2019abitazione di Francesca e Luciano Ichino, genitori di Pietro. Qualche tempo dopo la famiglia e l\u2019ospite sono a tavola e il sacerdote ammonisce duramente il tredicenne Pietro, per lui \u201cPierino\u201d. Indica il salotto, i quadri, i bei mobili e gli dice: \u201cPer tutto questo non sei in colpa. Ma se alla maggiore et\u00e0 non restituisci tutto, sarai gi\u00e0 in peccato\u201d. E nel \u201ctutto\u201d, osserver\u00e0 poi Pietro, don Milani certo mette, insieme all\u2019appartamento milanese, la mitica casa nella pineta del Forte, \u201cil luogo di unit\u00e0 della famiglia\u201d e insieme centro dell\u2019accoglienza, delle vacanze, dell\u2019amicizia, scuola di confronto delle opinioni e di libert\u00e0.<\/p>\n<p>La pineta fu comperata dal bisnonno e resa vivibile negli anni con i risparmi e il lavoro di tre generazioni di avvocati, medici, docenti universitari. All\u2019intemerata di don Milani i genitori, \u201cscuri in volto\u201d, non reagiscono: in simili casi l\u2019ospite \u00e8 sacro due volte. E poi le sue parole riecheggiano da vicino il proclama del giovane Proudhon, che molto cattolico proprio non era: la propriet\u00e0 \u00e8 un furto che dev\u2019essere restituito. Ma le dure parole di don Milani sembrano rivolte non soltanto al Pierino adolescente ma anche ai suoi genitori, rispettabili professionisti della media borghesia liberale; e che un poco liberali sono in religione e in politica, con <em>juicio<\/em> e moderazione.<\/p>\n<p><strong>Il Vangelo non lo dice &#8211;<\/strong> Partito don Milani, il ragazzo domanda ai genitori: \u201cChe ne dite? La roba \u00e8 vostra, non mia, e voi siete maggiorenni da un pezzo\u2026\u201d. Suo padre Luciano scuote la testa: don Milani \u00e8 certo un sant\u2019uomo, ma il Vangelo non contiene ricette su come si debbano amministrare i frutti dei propri risparmi: ciascuno deve agire secondo coscienza. La madre Francesca \u00e8 invece pi\u00f9 vicina al sacerdote: \u201cHa ragione lui, dobbiamo restituire\u2026 dobbiamo prepararci a restituire tutto\u201d. Quando un decennio pi\u00f9 tardi il Comune del Forte decide di espropriare la met\u00e0 della vasta pineta che circonda le loro case, le posizioni dei coniugi si invertono. Pap\u00e0 Luciano \u00e8 incline ad accettare l\u2019esproprio (\u201c\u00e8 arrivato, dice, il momento di restituire\u201d), mentre mamma Francesca non ci sta, ricorre al Tar e vince. \u00c8 la grande forza della \u201croba\u201d, come diceva Verga.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-52492\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli-300x216.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli-300x216.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli-150x108.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli-768x553.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Gigliola-Montespertoli.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Anche la famiglia del priore di Barbiana vive nell\u2019agiatezza. Possiede fra l\u2019altro una fattoria, chiamata la Gigliola, nel comune di Montespertoli [nella foto qui a sinistra &#8211; <em>n.d.r.<\/em>], e molti poderi, con fattori e contadini che vi lavorano; procurando, si presume, un buon reddito ai \u201cpadroni\u201d.\u00a0 Entrando in Seminario a 20 anni, Lorenzo Milani avrebbe per\u00f2 rinunciato alla sua parte di eredit\u00e0: lo afferma in un recente articolo la storica Cristina Siccardi su <em>Corrispondenza romana<\/em>, settimanale religioso <em>on line<\/em>. Un voto di povert\u00e0 coerente con la vocazione primaria del sacerdote.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, come il sulfureo Proudhon, anche don Milani considerava \u201cun furto\u201d le propriet\u00e0 dei capitalisti, degli agrari. Anzi, egli era addirittura pi\u00f9 proudhoniano di Proudhon, secondo il quale la propriet\u00e0 diventa invece \u201cstrumento di libert\u00e0\u201d se conquistata con l\u2019impegno e il risparmio individuale di professionisti e artigiani, messa insieme senza sfruttare il lavoro altrui. Era proprio il caso dei genitori di Ichino e forse pap\u00e0 Luciano lo aveva intuito. Se il giovane Pierino ne avesse condiviso l\u2019opinione, non sarebbe stato ossessionato per decenni dal nobile rimorso di dover lavorare per i meno fortunati. E forse (ma vorrei scrivere \u201cpurtroppo\u201d) non avrebbe dedicato gran parte della vita a difendere i diritti dei lavoratori in quell\u2019eterna lotta chiamata questione sociale. Non tutto il male viene per nuocere, sua nonna non si stancava di ripeterlo.<\/p>\n<p>Al figliolo Vittorio che gli domandava: &#8220;Signor padre, siamo noi nobili?&#8221; il conte Antonio Amedeo Alfieri rispose: \u201cSarai nobile se sarai virtuoso\u201d. Uguale risposta, con parole diverse, diede la mamma Francesca alla domanda del giovane figlio: &#8220;Siamo noi ricchi?&#8221;. Per diventare virtuoso, Pietro Ichino scelse, interpretando la reprimenda di don Milani, di \u201crestituire\u201d ai meno fortunati (cio\u00e8 agli operai, ai poveri) il tesoro di conoscenze accumulate in anni di studi e di ricerche. Si specializz\u00f2 in diritto del lavoro, e invece di avviarsi subito alla carriera di professore universitario o di civilista scelse la modesta e faticosa professione di avvocato nelle Camere del lavoro della periferia milanese. Fosse stato prete, sarebbe diventato prete operaio. E come i preti operai dalle gerarchie ecclesiastiche, Pietro fu poco compreso e ancor meno amato dalle gerarchie burocratizzate della sinistra.<\/p>\n<p><strong>Al fianco dei &#8220;carristi&#8221; &#8211;<\/strong> Il racconto delle sue avventure, delle vittorie e dei compromessi di quegli anni difficili offre al lettore una testimonianza dinamica, precisa, ricca di argomenti e di episodi interessanti. Non spiega per\u00f2 i motivi per i quali il Pietro Ichino liberale, tollerante, moderato, riformista, cattolico, sceglie di militare nei partiti della sinistra filosovietica. Nel 1968 si iscrive al Psiup, il Partito Socialista Italiano di Unit\u00e0 Proletaria, fondato quattr\u2019anni prima da quei socialisti contrari alla politica di centro-sinistra del Psi di Nenni e quindi stretti alleati dei comunisti. I loro leader erano chiamati \u201ccarristi\u201d da quando, nel \u201956, applaudirono i carri armati russi che soffocarono nel sangue la rivolta ungherese contro lo Stato-guida sovietico. <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-52016\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo-300x237.jpg\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo-300x237.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo-150x118.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo-768x606.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo-1024x808.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Gillo_Pontecorvo.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 271px) 100vw, 271px\" \/><\/a>Nel \u201956 Pietro aveva sette anni, ma segu\u00ec trepidante la mattanza di Budapest anche perch\u00e9 ne discussero in casa sua Antonio Giolitti, che lasci\u00f2 in quelle giornate il Pci per aderire al Psi, e Gillo Pontecorvo [foto qui a destra &#8211; <em>n.d.r.<\/em>] che \u201ccon le lacrime agli occhi sembrava anche lui sul punto di restituire la tessera\u201d.\u00a0 Eppure dodici anni dopo, nel \u201968, Pietro scelse proprio di mettersi con i nipotini italiani di Stalin. \u201cPenso &#8211;\u00a0 scrive Ichino &#8211; che quella scelta sia stata dettata pi\u00f9 che altro dalla grande simpatia del segretario regionale di quel partito, fiorentino di origine, che nell\u2019aspetto e nei modi aveva qualche notevole somiglianza con don Milani\u201d. Una spiegazione tanto reticente quanto ingenua. Per farne una battuta: sarebbe come se un agnostico della sinistra laica ci raccontasse di aver chiesto alla Chiesa gli ordini (minori) perch\u00e9 una simpatica dirigente del gruppo cattolico SS (Santi S\u00f9bito) assomigliava tanto a Nilde Jotti (la compagna di Togliatti).<\/p>\n<p>Il Psiup era un partito \u201cprovvisorio\u201d, costituito da gruppi poco omogenei entrati in grave crisi nel \u201968 (proprio l\u2019anno in cui vi ader\u00ec Ichino!) perch\u00e9 discordi su un\u2019altra violenta invasione sovietica, quella della Cecoslovacchia. A Praga vinsero ancora una volta i carri armati del Cremlino e nel Psiup si impose ancora una volta la maggioranza \u201ccarrista\u201d amica dell\u2019Urss. Il partito aveva 23 seggi alla Camera ma li perse tutti nelle elezioni del 1972 e la sua maggioranza decise di confluire nel Pci. (Qualcuno diede una lettura feroce della sua sigla: Partito Sciolto In Un Pomeriggio). Anche Ichino scelse il partito comunista. Per quali motivi? Nel suo libro egli racconta: \u201cIn quel periodo accadde una novit\u00e0 rilevante sul terreno politico: il Psiup conflu\u00ec nel Pci. Cos\u00ec mi ritrovai con la tessera comunista in tasca\u201d. Un\u2019altra dichiarazione sconcertante. L\u2019adesione al Pci non era per nulla e per nessuno una scelta obbligata, automatica. Certo, bisogna tener conto della situazione di quegli anni di aspri scontri frontali (il terremoto del \u201968 fece sentire a lungo i suoi effetti). La concreta possibilit\u00e0 di poter proseguire senza troppi intralci \u201cideologici\u201d gli studi e le ricerche sul diritto del lavoro potrebbe dunque aver influito in qualche misura sulla scelta politica del giovane professionista.<\/p>\n<p><strong>Compagno di strada &#8211;<\/strong> Eppure padre Acchiappati, il terzo e pi\u00f9 saggio sacerdote della storia di Pietro Ichino, gli aveva indicato la strada giusta:<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-52164\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone-300x233.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone-300x233.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone-150x117.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone-768x597.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ignazio-Silone.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px\" \/><\/a> \u201cFrequenta tutti i gruppi e le associazioni, ma diffida di chi vuol fare del suo partito una chiesa\u201d. Come viatico gli aveva donato il libro giusto, un\u2019opera-chiave per l\u2019analisi del regime stalinista, <em>Uscita di sicurezza<\/em> di Ignazio Silone [qui a sinistra nella foto &#8211; <em>n.d.r.<\/em>], che si definiva \u201csocialista senza partito e cristiano senza chiesa\u201d. Silone metteva in guardia i giovani: attenzione, \u201cil partito comunista \u00e8 casa e scuola, chiesa e caserma\u201d. Pietro non diede retta n\u00e9 al consigliere cattolico n\u00e9 a quello laico. Forse, come altri \u201ccompagni di strada\u201d cattolici, alla \u201cchiesa\u201d e ai suoi dogmi era gi\u00e0 abituato; e la \u201ccaserma\u201d era giustificata dall\u2019attrazione esercitata dai grossi battaglioni (sovietici), dalla forza organizzativa del partito (italiano) e soprattutto dal fascino sottile della doppia strategia (togliattiana), formale ai vertici nel rispetto delle regole e dei riti parlamentari ma con una base tenuta compatta dal miraggio del <em>grand soir<\/em>: \u201cHa da ven\u00ec Baffone\u201d (4).<\/p>\n<p>Eletto deputato, Ichino non ottenne grande collaborazione dal gruppo comunista della Camera. Studioso acuto, grande lavoratore, portato per formazione e per convinzione al dibattito e al negoziato, disciplinato perch\u00e9 esperto nel lavoro di gruppo, non soltanto non vi trov\u00f2, come scrive, una \u201csintonia senza riserve\u201d, ma and\u00f2 addirittura a sbattere contro le asprezze di un operaismo conservatore fatto di controlli asfissianti, burocratici e di un\u2019ormai anacronistica rigidit\u00e0 ideologica.<br \/>\nMa anche nella Cgil non erano state tutte rose e fiori. Per esempio, una corrente del sindacato vide male la sua critica all\u2019eccessivo assenteismo operaio dal lavoro e volle addirittura intenderla come cedimento agli interessi del padronato. Un\u2019altra volta Ichino aveva progettato di riunire in un manuale i suoi corsi di diritti del lavoro tenuti agli attivisti sindacali. Ne port\u00f2 il testo al direttore della casa editrice della Cgil che sembr\u00f2 apprezzare la proposta e anche la preventiva rinuncia agli eventuali diritto d\u2019autore. Fu per\u00f2 convocato a Roma dalla direzione della Cgil e dopo una lunga anticamera si sent\u00ec dire dal capo dell\u2019ufficio legale della confederazione che l\u2019opera era impubblicabile, che trovava il \u201csuo\u201d diritto del lavoro del tutto ingiusto, \u201cmentre noi vogliamo scardinarlo come espressione della dittatura della classe borghese sulla classe lavoratrice\u201d. Il manuale fu poi pubblicato da una editrice specializzata, su segnalazione del segretario generale della Camera del lavoro di Milano, ed ebbe una notevole diffusione fra sindacalisti e lavoratori.<\/p>\n<p><strong>La parola a Pierino &#8211;<\/strong> Come ho gi\u00e0 accennato, per Ichino le cose non andarono molto meglio a Montecitorio, dove in certi momenti sent\u00ec \u201ctutto il peso opprimente della macchina del partito: lenta, ottusa vischiosa, conservatrice\u201d; un sito dove la disciplina di gruppo pesa \u201ccome una cappa di piombo che blocca tutto finch\u00e9 la burocrazia interna non d\u00e0 il via libera\u201d. Il capogruppo del Pci alla Commissione Industria della Camera giunse a dirgli a muso duro: &#8220;Ichino, tu rappresenti l\u2019ala destra non del movimento operaio, ma della borghesia\u201d. Sospetti, incomprensioni, ostacoli. Egli avrebbe forse voluto discuterne con i vertici dell\u2019organizzazione, ma non era facile.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Ingrao-e-Magri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-46675\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Ingrao-e-Magri.jpg\" alt=\"\" width=\"265\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Ingrao-e-Magri.jpg 265w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Ingrao-e-Magri-150x108.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 265px) 100vw, 265px\" \/><\/a>In ogni caso, Ichino ebbe almeno la buona ventura di frequentare due dirigenti importanti, e li incontra &#8211; come dire? &#8211; per contiguit\u00e0: Bruno Trentin, il numero due della Cgil, \u00e8 suo vicino di casa; e Pietro Ingrao [qui nella foto con Lucio Magri &#8211; n.d.r.], lo storico capo della sinistra, \u00e8 suo compagno di banco alla Camera. Tutti e due lo ascoltano con interesse. Ingrao gli confessa che s\u00ec, qualche volta il fatto di uscire dal Pci per protestare contro la sua politica, come fece Giolitti, \u201cfu utile anche al partito\u201d. Ma Ingrao (come Gillo Pontecorvo, come Occhetto, come mille altri capi) pur addolorato e tormentato decise di restare nel partito, \u201cvicino alle masse\u201d (e all\u2019Unione Sovietica).\u00a0 Bruno Trentin confida invece a Ichino di essere passato, anche lui, per le sue stesse esperienze. Per\u00f2 lo invita, anche lui, a restare con le masse e a ricercare sempre una \u201cgrande pazienza organizzativa\u201d. Trentin aggiunge: \u201cSe tu prendi la parola di tua iniziativa, quello che dici conta poco.[\u2026]. Il tuo compito non \u00e8 quello di far valere una tua superiorit\u00e0 culturale [\u2026] scandalizzando i compagni, ma di conquistare sempre pi\u00f9 la loro fiducia, perch\u00e9 la tua verit\u00e0 diventi anche la loro\u201d.<br \/>\nA questo punto il giovane Pierino, che da sempre vive dentro l\u2019adulto Pietro, dovrebbe avergli ricordato sottovoce l\u2019evangelico <em>oportet ut scandala eveniant<\/em>, talvolta gli scandali sono necessari, sussurrandogli anche: \u201cMa come fai a convincerli, i compagni, e a conquistarne la fiducia, se non puoi parlare, trasmettere loro le tue idee?\u201d. Un quesito che forse potrebbe indurre Pietro Ichino ad aggiungere qualche capitolo (o un secondo volume) a questo suo bel libro pieno di interessanti storie e di riflessioni stimolanti.<\/p>\n<p>____________<\/p>\n<p>(1) P. Teodoro Da Torre Del Greco\u00a0 O.F.M. Cap. , <em>Teologia morale, prontuario di morale cattolica<\/em>, sesta edizione, riveduta e migliorata, Edizioni paoline 31 luglio 1964. <em>Imprimi potest, Romae, die 30 octobris 1945<\/em>, Fr. Begninus a S, Ilario Milanese Min. Gen. O.F.M. Capp.; <em>Imprimatur<\/em> Alba, 5 no. 1956, Mons. Pasquale Gianolio, Vic. Gen.<br \/>\n(2) Prontuario citato, pag. 282.<br \/>\n(3) <em>Ibidem<\/em>, pag. 798. Il prontuario prosegue citando\u00a0 l&#8217;Enciclica <em>Casti connubii<\/em> di Pio XI: &#8220;Qualsivoglia uso del matrimonio in cui per la umana malizia l&#8217;atto sia destituito della sua naturale virt\u00f9 procreatrice va contro le leggi di Dio e della natura, e coloro che osino commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave&#8221;.<br \/>\n(4)\u00a0 Non \u00e8 una battuta. Agli inizi degli anni &#8217;50 due deputati del Pci proposero al congresso provinciale di Reggio Emilia un odg nel quale i comunisti si impegnavano a &#8220;difendere i confini nazionali contro ogni invasione straniera da qualunque parte venisse&#8221;. Quindi anche dall&#8217;Est. I due deputati, Cucchi e Magnani, furono espulsi dal partito con infamia, insultati come spie e traditori, aggrediti anche fisicamente, a lungo perseguitati e calunniati. Soltanto due decenni dopo Gian Carlo Pajetta, uno dei massimi dirigenti del Pci,\u00a0 in un congresso di riabilitazione dei due deputati tenuto a Reggio ammise che il Pci li aveva &#8220;combattuti con tutti i mezzi possibili&#8221;. L&#8217;ANPI,\u00a0 l&#8217;associazione nazionale partigiani, a guida comunista, aveva s\u00f9bito espulso anch&#8217;essa i due deputati (gi\u00e0 decorati della guerra partigiana, Cucchi con la medaglia d&#8217;oro) accusandoli di tradimento e vilipendio.<\/p>\n<p><strong>Pietro Ichino in breve<\/strong><br \/>\nLaureato in diritto del lavoro, Pietro Ichino (Milano, 1949) fu per nove anni attivista in provincia e poi dirigente della Cgil lombarda. Professore di diritto del lavoro nelle universit\u00e0 di Cagliari e Milano, \u00e8 eletto deputato del Pci dal 1979 all\u201983. Nel 2007 partecipa alla fondazione del Pd di cui \u00e8 senatore dal 2008 al 2018 mettendo competenza e ingegno nella ricerca di un sistema pi\u00f9 agile ed efficace di tutela dei lavoratori. Riceve vari riconoscimenti, fra i quali l`Oscar del \u201cRiformista\u201d come miglior parlamentare del 2008.<br \/>\n\u00c8 autore di una quindicina di libri sul diritto del lavoro, alcuni dei quali molto diffusi, per esempio \u201cIl collocamento impossibile\u201d, \u201cIl lavoro e il mercato\u201d, \u201cI nullafacenti\u201d. Durante gli anni di piombo due colleghi giuslavoristi di Ichino, Marco Biagi e Massimo D\u2019Antona, furono assassinati dalle Brigate Rosse. Egli stesso, pi\u00f9 volte minacciato di morte, dovette vivere a lungo sotto la scorta armata della polizia.<br \/>\nNel 2018, alla fine del terzo mandato parlamentare, Ichino comunica alla segreteria del Pd la decisione, in obbedienza alle regole interne del partito, di non ripresentarsi candidato. Nessuna risposta, neppure una telefonata. A Libero che gli domanda che cosa si debba riformare al pi\u00f9 presto in Italia, Ichino risponde: La burocrazia centrale, che \u00e8 pi\u00f9 potente dello stesso Parlamento. Dette da uno dei pi\u00f9 esperti conoscitori dei percorsi legislativi e del funzionamento della macchina dello Stato, le sue parole sono la denuncia di una deriva pericolosa che trasferisce poteri istituzionali delle assemblee elettive del Paese nelle mani di un gruppo di funzionari di carriera non scelti dagli elettori.<br \/>\nIchino intanto prepara e d\u00e0 alle stampe il suo primo lavoro di varia letteratura, recensito in queste pagine. Fra le forti intuizioni e i sofferti ripensamenti, La casa nella pineta \u00e8 insieme romanzo e storia, biografia e cronaca, testimonianze del passato e prospettive per il futuro. L\u2019interesse del pubblico e della critica sta spingendo il libro fra i best-seller dell\u2019anno.\u00a0 <em>(a.p.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;[&#8230;] Alcuni passaggi del libro sono da antologia, per l\u2019originalit\u00e0 dei tratti e la schiettezza dei sentimenti [&#8230;] Una testimonianza dinamica, precisa, ricca di argomenti e di episodi interessanti. Non spiega per\u00f2 i motivi per i quali il Pietro Ichino liberale, tollerante, riformista, moderato, sceglie di militare nella sinistra filosovietica [&#8230;]&#8221; . 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