
{"id":52529,"date":"2019-04-10T22:29:59","date_gmt":"2019-04-10T21:29:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52529"},"modified":"2019-04-12T16:39:33","modified_gmt":"2019-04-12T15:39:33","slug":"lambiguo-gioco-tra-ue-e-stati-membri-sulla-sorte-dei-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52529","title":{"rendered":"L&#8217;AMBIGUO GIOCO TRA UE E STATI MEMBRI SULLA SORTE DEI MIGRANTI"},"content":{"rendered":"<div class=\"body-wrapper\">\n<div class=\"container\">\n<div class=\"content-wrapper sidebar-included right-sidebar\">\n<div class=\"gdl-page-float-left\">\n<div class=\"gdl-page-item\">\n<div class=\"sixteen columns mt0\">\n<div class=\"bkp-frame-wrapper\">\n<div class=\"bkp-frame single-page-frame aggiunta\">\n<div class=\"single-thumbnail-title-wrapper\">\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Il mancato sostegno all\u2019Italia nell\u2019emergenza immigrazione \u00e8 uno degli elementi chiave per capire la disaffezione degli italiani verso l\u2019Europa &#8211; Vanno per\u00f2 distinte le responsabilit\u00e0 delle istituzioni comunitarie da quelle, pi\u00f9 gravi, degli Stati membri<\/span><\/h4>\n<p class=\"single-thumbnail-title post-title-color gdl-title\"><span style=\"color: #ffffff;\"><em>.<\/em><\/span><br \/>\n<em>Articolo di <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/58494\/e-colpa-degli-stati-se-la-ue-non-ha-una-politica-sui-migranti\/#autore\">Enrico Di Pasquale, Andrea Stuppini e Chiara Tronchin<\/a> pubblicato sul sito<\/em> lavoce.info <em>il 9 aprile 2019 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=51740\">Etica e Politica alla prova dei flussi migratori<\/a><\/p>\n<p><!--more--><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"single-content fixed4\">\n<div>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43282\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"195\" \/><\/a>Cinque anni di gestione delle migrazioni<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni scorsi l\u2019Italia ha invocato pi\u00f9 volte (e spesso invano) l\u2019aiuto dei partner europei per far fronte agli sbarchi di immigrati. La mancanza di sostegno sull\u2019immigrazione \u2013 o, pi\u00f9 precisamente, sulla gestione dell\u2019asilo e dell\u2019accoglienza \u2013 \u00e8 uno degli elementi chiave per capire la disaffezione degli italiani verso l\u2019Europa. Vanno tuttavia distinte in modo chiaro le responsabilit\u00e0 delle istituzioni comunitarie da quelle degli stati membri.<\/p>\n<p>La Commissione Juncker, in carica dal 2014 e ormai prossima alla scadenza, ha dovuto fare i conti con un fenomeno senza precedenti: gli sbarchi nel continente attraverso il Mediterraneo. Il picco massimo \u00e8 stato raggiunto nel 2015, con oltre un milione di arrivi. Sulla base delle rotte, si possono poi distinguere flussi migratori molto diversi. I migranti giunti in Grecia sono soprattutto siriani, afghani e iracheni e arrivano dalla Turchia: il passaggio pi\u00f9 comune \u00e8 l\u2019isola di Lesbo, che si trova proprio di fronte alle coste turche. In Italia, invece, sono arrivati soprattutto cittadini dell\u2019Africa Sub-Sahariana (Nigeria, Mali, Costa d\u2019Avorio, Guinea, Gambia e altri) e del Corno d\u2019Africa (Somalia, Eritrea).<\/p>\n<p><strong>Figura 1 \u2013 <\/strong>Sbarchi di migranti nel Mediterraneo (2008-2018)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58497 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Stuppini1-260x160.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px\" srcset=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Stuppini1-260x160.jpg 260w, https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Stuppini1.jpg 464w\" alt=\"\" width=\"656\" height=\"404\" \/><\/p>\n<p>Fonte: Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Frontex<\/p>\n<p>Per far fronte alla situazione, nel 2015 la Commissione europea ha proposto <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/home-affairs\/sites\/homeaffairs\/files\/what-we-do\/policies\/european-agenda-migration\/background-information\/docs\/communication_on_the_european_agenda_on_migration_it.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019Agenda europea sulla migrazione<\/a>, una strategia volta a gestire le sfide immediate e a creare strumenti duraturi in grado di affrontare meglio i diversi aspetti del fenomeno: gestione delle frontiere esterne, sistema di asilo, migrazioni legali.<\/p>\n<p>Uno dei provvedimenti pi\u00f9 emblematici dell\u2019Agenda era il cosiddetto piano di ricollocamento, ovvero la redistribuzione di circa 100 mila rifugiati dall\u2019Italia e dalla Grecia verso gli altri paesi UE. Il piano prevedeva inizialmente alcuni meccanismi automatici di redistribuzione, ma fu approvato dal Consiglio (quindi da tutti gli stati membri) sulla base di quote volontarie negoziate dai singoli stati. E il meccanismo, che doveva rappresentare il compimento del principio di solidariet\u00e0, si rivel\u00f2 un insuccesso per il rifiuto di molti paesi (principalmente il gruppo di Visegrad e di altri stati dell\u2019Est) di rispettare l\u2019impegno preso. Peraltro, l\u2019impegno era pi\u00f9 simbolico che sostanziale, visti i numeri: 1.300 rifugiati l\u2019Ungheria, 2.700 la Repubblica Ceca, meno di 2 mila l\u2019Austria.<\/p>\n<p>Nel marzo 2016, il Consiglio UE raggiunse un controverso <a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/en\/press\/press-releases\/2016\/03\/18\/eu-turkey-statement\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">accordo con la Turchia<\/a> per il controllo della frontiera con la Grecia in cambio di un contributo economico di complessivi 6 miliardi di euro e della liberalizzazione dei visti d\u2019ingresso in UE per i cittadini turchi.<\/p>\n<p>Questo provvedimento ebbe l\u2019effetto di alimentare di nuovo i flussi verso la rotta italiana, che tornarono a crescere sensibilmente nel 2016 e nella prima met\u00e0 del 2017. Si sono poi ridotti dopo <a href=\"http:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/Libia.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019accordo Italia \u2013 Libia<\/a> siglato nel 2017 dal governo Gentiloni).<\/p>\n<p>Parallelamente, nel periodo 2014-2020 la Commissione europea ha stanziato oltre 3 miliardi di euro complessivi per il Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami), che dovrebbe gestire i diversi aspetti della migrazione: asilo, migrazioni legali, integrazione, rimpatri.<\/p>\n<p><strong>Le riforme mancate<\/strong><\/p>\n<p>Il quinquennio \u00e8 caratterizzato anche da alcune occasioni perse, la cui responsabilit\u00e0 ricade per\u00f2 sugli stati membri (Italia inclusa) pi\u00f9 che delle istituzioni di Bruxelles.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante \u00e8 la mancata riforma del regolamento Dublino III (2013\/604\/Ce), secondo il quale la richiesta di asilo deve essere gestita dal primo paese dell\u2019Unione in cui il migrante mette piede.<\/p>\n<p>Dopo anni di negoziati e richieste da parte dei paesi di frontiera, nel 2017 il Parlamento europeo aveva approvato una <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/news\/it\/press-room\/20171115IPR88120\/dublino-paese-di-arrivo-non-piu-automaticamente-responsabile-per-domande-asilo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">proposta di riforma<\/a> molto ambiziosa, introducendo una responsabilit\u00e0 condivisa nella gestione delle domande d\u2019asilo basata su quote e su criteri come la presenza di familiari in altri stati UE. Il testo fu bocciato dal Consiglio europeo del giugno 2018, sotto la pressione del gruppo di Visegrad e con la sostanziale accondiscendenza dell\u2019appena insediato governo italiano. Considerato che le divisioni sono tutt\u2019altro che superate, appare molto difficile che nella prossima legislatura si riesca a trovare un accordo sulla riforma.<\/p>\n<p>Nel dicembre 2018, il governo italiano ha poi deciso di non partecipare alla conferenza di Marrakech in cui si sarebbe ratificato il <a href=\"https:\/\/refugeesmigrants.un.org\/sites\/default\/files\/180711_final_draft_0.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Global compact<\/a>, l\u2019accordo \u201cper una migrazione sicura, ordinata e regolare\u201d frutto di un lavoro di oltre due anni svolto in seno alle Nazioni Unite. I principi alla base del documento, peraltro non limitato al tema dei rifugiati, sono: centralit\u00e0 della persona, sovranit\u00e0 nazionale, rispetto della legalit\u00e0, sviluppo sostenibile, diritti umani, attenzione a donne e minori, governance multi-livello. Non ratificarlo significa ritirarsi da un impegno collettivo in termini di cooperazione e responsabilit\u00e0 condivise, proprio quello che l\u2019Italia ha chiesto per anni ai partner europei.<\/p>\n<p>In un clima di generale sfiducia nelle istituzioni europee, \u00e8 importante distinguere ruoli e responsabilit\u00e0 degli organi di Bruxelles da quelle degli stati membri, tenendo presente che il Consiglio rimane l\u2019organo pi\u00f9 forte e che le decisioni al suo interno richiedono spesso l\u2019unanimit\u00e0 o quantomeno un ampio consenso. L\u2019esperienza di questi anni ha dimostrato che, nonostante le molte proposte della Commissione e del Parlamento, i paesi membri non hanno saputo trovare un accordo sulle questioni chiave dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Come se, in un condominio, la colpa delle liti tra vicini fosse sempre dell\u2019amministratore.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mancato sostegno all\u2019Italia nell\u2019emergenza immigrazione \u00e8 uno degli elementi chiave per capire la disaffezione degli italiani verso l\u2019Europa &#8211; Vanno per\u00f2 distinte le responsabilit\u00e0 delle istituzioni comunitarie da quelle, pi\u00f9 gravi, degli Stati membri . 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