
{"id":52609,"date":"2019-04-25T21:00:45","date_gmt":"2019-04-25T20:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52609"},"modified":"2019-04-25T21:00:45","modified_gmt":"2019-04-25T20:00:45","slug":"lavorare-meno-lavorare-tutti-sogno-o-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52609","title":{"rendered":"&#8220;LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI&#8221;: SOGNO O REALT\u00c0?"},"content":{"rendered":"<div class=\"body-wrapper\">\n<div class=\"container\">\n<div class=\"content-wrapper sidebar-included right-sidebar\">\n<div class=\"gdl-page-float-left\">\n<div class=\"gdl-page-item\">\n<div class=\"sixteen columns mt0\">\n<div class=\"bkp-frame-wrapper\">\n<div class=\"bkp-frame single-page-frame\">\n<div class=\"single-thumbnail-title-wrapper\">\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Se l&#8217;obbiettivo \u00e8 aumentare l&#8217;occupazione, ridurre l\u2019orario di lavoro per decreto non \u00e8 una grande idea, soprattutto se a parit\u00e0 di retribuzione &#8211; Una discussione sull\u2019organizzazione dell\u2019orario di lavoro, soprattutto nei contratti collettivi, sarebbe comunque utile<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/58666\/lavorare-meno-lavorare-tutti-cosa-ce-dietro-lo-slogan\/#autore\">Cyprien Batut, Andrea Garnero e Alessandro Tondini<\/a>, pubblicato sul sito <\/em>lavoce.info<em> il 16 aprile 2o19 &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44640\">il mio editoriale telegrafico del 24 aprile 2017<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"single-content\">\n<div>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43282\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/lavoce.info_.jpg\" alt=\"\" width=\"151\" height=\"154\" \/><\/a>Pi\u00f9 ricco il Paese, meno si lavora<\/strong><\/p>\n<p>\u201cLavorare meno per lavorare tutti\u201d. Torna nel dibattito italiano uno slogan antico dal fascino duraturo. Dal dopoguerra a oggi, le ore di lavoro annuali per lavoratore sono scese in maniera significativa in quasi tutti i paesi Ocse. Se consideriamo appunto i paesi Ocse, pi\u00f9 una nazione \u00e8 ricca, minori sono le ore di lavoro, tanto che il paese in cui si lavora di pi\u00f9 \u00e8 il Messico, quello in cui si lavora di meno la Germania (anche se la comparazione soffre di definizioni e fonti diverse e va quindi trattata con precauzione). A guardare il trend storico, \u00e8 assolutamente possibile lavorare meno, lavorando tutti, ma il segreto \u00e8, come al solito, la produttivit\u00e0. Se si lavora \u201cbene\u201d, si pu\u00f2 produrre di pi\u00f9 e meglio e quindi essere pi\u00f9 ricchi lavorando meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Figura 1<\/strong> \u2013 Ore medie totali di lavoro per lavoratore nei paesi Ocse<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-58668\" src=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/garnero-660x344.png\" sizes=\"auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px\" srcset=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/garnero-660x344.png 660w, https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/garnero-260x136.png 260w, https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/garnero-768x401.png 768w, https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/garnero.png 874w\" alt=\"\" width=\"733\" height=\"382\" \/><\/p>\n<p>Senza aspettare la crescita e la produttivit\u00e0, che in Italia latitano da tempo, si pu\u00f2 forzare la mano con un intervento legislativo?<\/p>\n<p>Chi lo propone crede nella teoria della \u201cripartizione del lavoro\u201d (<em>work-sharing<\/em>) e cio\u00e8 che per un determinato livello di produzione, ridurre il numero di ore per lavoratore, anche a salario invariato, permetta di aumentare il numero di persone che lavorano perch\u00e9 le imprese non hanno altri margini di aggiustamento. Una diminuzione delle ore lavorate porterebbe anche ad aumenti di produttivit\u00e0, perch\u00e9 chi lavora meno tende a essere pi\u00f9 produttivo. Secondo la teoria \u201cclassica\u201d, invece, una diminuzione dell\u2019orario di lavoro, senza una riduzione salariale equivalente, corrisponde a un aumento del costo orario del lavoro e quindi a un calo dell\u2019occupazione.<\/p>\n<p><strong>Gli studi sugli Stati che hanno ridotto l\u2019orario<\/strong><\/p>\n<p>Cosa dice l\u2019evidenza empirica? La letteratura al riguardo \u00e8 limitata a pochi paesi e in alcuni casi ancora oggetto di dibattito animato, ma i risultati per ora non sembrano fornire elementi per validare la teoria della ripartizione del lavoro.<\/p>\n<p>Le leggi francesi degli anni Ottanta e Novanta con cui i governi socialisti approvarono riforme significative dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario sono state oggetto di vari studi. Bruno <a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/10.1086\/342807#metadata_info_tab_contents\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cr\u00e9pon e Francis Kramarz (2002)<\/a><u>,<\/u> per esempio, analizzando la riforma francese del 1982, che ha ridotto le ore settimanali da 40 a 39 a salario invariato, non trovano un effetto positivo sull\u2019occupazione, ma, anzi, un aumento del rischio di disoccupazione a causa del costo orario pi\u00f9 elevato, in linea con le previsioni della \u201cteoria classica\u201d. Matthieu <a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/10.1086\/605426?seq=1#metadata_info_tab_contents\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Chemin e Etienne Wasmer (2009)<\/a> studiano l\u2019impatto della famosa riforma delle 35 ore di fine anni Novanta e anch\u2019essi, comparando con il resto della Francia l\u2019andamento dell\u2019occupazione in Alsazia-Mosella, regione meno toccata dalla riforma in quanto pi\u00f9 autonoma per motivi storici, non trovano effetti particolari (lo studio, per\u00f2, \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/hal.archives-ouvertes.fr\/hal-01391560\/document\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non poco criticato<\/a> in patria).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Lavorare-meno-lavorare-tutti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44684\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Lavorare-meno-lavorare-tutti.jpg\" alt=\"\" width=\"241\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Lavorare-meno-lavorare-tutti.jpg 241w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Lavorare-meno-lavorare-tutti-150x124.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 241px) 100vw, 241px\" \/><\/a>I risultati per altri paesi vanno in direzione simile. In Germania, per esempio, Jennifer <a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/2586949?seq=1#metadata_info_tab_contents\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hunt (1999<\/a><u>)<\/u> non trova effetti positivi delle riduzioni graduali degli orari di lavoro avvenute tra gli anni Ottanta e Novanta. Anche nel caso del Qu\u00e9bec, dove l\u2019orario di lavoro \u00e8 stato gradualmente ridotto da 44 a 40 ore, non si sono registrati aumenti del numero di occupati (Mikal <a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/10.1086\/511379\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Skuterud, 2007<\/a>). Stessa storia in Cile: la riduzione nel 2001 da 48 a 45 ore non ha avuto effetti tangibili sul numero di occupati (Rafel <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0927537112001066\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sanchez, 2013<\/a>). Un paese in controtendenza, invece, \u00e8 il Portogallo dove secondo Pedro S. <a href=\"https:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10645-010-9142-5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Raposo e Jan C. Van Ours (2010<\/a><u>)<\/u> la riforma che nel 1996 ha fatto scendere da 44 a 40 le ore di lavoro settimanali ha ridotto il tasso di distruzione di posti di lavoro (cio\u00e8 licenziamenti o chiusure aziendali) con un effetto positivo sul totale dell\u2019occupazione. Gli autori, cercando di comprendere il risultato in controtendenza con il resto della letteratura, ipotizzano che l\u2019effetto positivo sia dovuto ai pi\u00f9 ampi margini di flessibilit\u00e0 di aggiustamento dell\u2019orario di lavoro che la riforma ha dato alle imprese.<\/p>\n<p>Le esperienze europee non sembrano suggerire che ridurre le ore di lavoro porti ad aumenti dell\u2019occupazione. Tuttavia, la discussione sul tempo di lavoro resta pertinente se si volge lo sguardo, e gli obiettivi, verso altre questioni: uno studio sulle riforme in Francia e Portogallo (Anthony <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0927537118300605\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lepinteur, 2018<\/a>), per esempio, fa vedere come quelle degli anni Novanta abbiano portato nei due paesi a un aumento del benessere dei lavoratori, con un effetto duraturo nel tempo. Altri studi, poi, mostrano come, in casi specifici, orari ridotti possano avere effetti benefici sulla produttivit\u00e0 del singolo lavoratore (si vedano, per esempio, John <a href=\"https:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/full\/10.1111\/ecoj.12166\">Pencavel, 2015<\/a> e Marion <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0927537116302445\">Collewet e Jan Sauermann, 2017<\/a>).<\/p>\n<p>In conclusione, tornando al caso italiano, pare sconsigliabile muoversi per decreto, tanto pi\u00f9 se l\u2019obiettivo \u00e8 quello di aumentare l\u2019occupazione. Una discussione pi\u00f9 ampia sull\u2019organizzazione dell\u2019orario di lavoro, anche e soprattutto nei contratti collettivi, sarebbe per\u00f2 utile, per uscire da una logica di orario di lavoro come strumento di controllo e mettere un accento pi\u00f9 forte sulle questioni di produttivit\u00e0 e benessere.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;obbiettivo \u00e8 aumentare l&#8217;occupazione, ridurre l\u2019orario di lavoro per decreto non \u00e8 una grande idea, soprattutto se a parit\u00e0 di retribuzione &#8211; Una discussione sull\u2019organizzazione dell\u2019orario di lavoro, soprattutto nei contratti collettivi, sarebbe comunque utile . 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