
{"id":52623,"date":"2019-04-25T10:44:07","date_gmt":"2019-04-25T09:44:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52623"},"modified":"2019-04-25T10:54:51","modified_gmt":"2019-04-25T09:54:51","slug":"il-lato-perverso-della-contrattazione-centralizzata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52623","title":{"rendered":"IL LATO PERVERSO DELLA CONTRATTAZIONE CENTRALIZZATA"},"content":{"rendered":"<div class=\"single-thumbnail-info post-info-color gdl-divider\">\n<h4><span style=\"color: #993300;\">In molti Paesi europei i salari sono determinati da accordi collettivi nazionali che sulla carta dovrebbero far aumentare i salari e ridurre le disuguaglianze; ma un confronto Italia-Germania mostra che il sistema italiano centrato sulla contrattazione nazionale genera squilibri regionali costosi per tutti<\/span><\/h4>\n<div class=\"Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch co-author\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di<\/strong> <strong>Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch<\/strong>, pubblicato sul sito<\/em>\u00a0<em><a href=\"https:\/\/voxeu.org\/article\/perverse-effects-centralised-bargaining\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>VoxEu<\/em><\/a>, tradotto e ripreso da<\/em> <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/58778\/cosi-la-contrattazione-centralizzata-genera-disuguaglianze\/\">lavoce.info<\/a> <em>il 24 aprile 2019 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=51902\">Problemi costituzionali in tema di standard retributivo minimo inderogabile <\/a><\/div>\n<div class=\"clear\"><\/div>\n<\/div>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div class=\"single-content\">\n<div class=\"pulsantisociali alto\">\n<div class=\"social-likes\">\n<div class=\"addthis_sharing_toolbox\" data-url=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/58778\/cosi-la-contrattazione-centralizzata-genera-disuguaglianze\/\" data-title=\"Cos\u00ec la contrattazione centralizzata genera disuguaglianze\" data-description=\"In molti paesi europei, i salari sono determinati da accordi collettivi che sulla carta dovrebbero far aumentare i salari e ridurre le disuguaglianze. Ma un confronto Italia-Germania mostra che il sistema italiano genera squilibri regionali costosi per tutti.\">Si ritiene spesso che la contrattazione salariale centralizzata riduca le disuguaglianze di reddito e salariali (vedi la rassegna di Atkinson e Brandolini (2006) e in particolare gli articoli ivi citati di Wallerstein (1999), Rueda e Pontusson (2000) e Mahler (2004) ). \u00a0Ma nei mercati del lavoro in cui vi sono grandi differenze di produttivit\u00e0 tra le varie regioni e tra le aree urbane e quelle rurali, contratti collettivi fortemente centralizzati possono aumentare la dispersione dei salari e dei redditi. La contrattazione centralizzata riduce la dispersione dei salari nominali, ma tende ad aumentare la dispersione dei salari reali, tenendo conto delle differenze nel costo della vita nelle diverse regioni. Inoltre salari fissati a livelli che uguagliano domanda e offerta di lavoro nelle regioni ad alta produttivit\u00e0 accrescono anche le diseguaglianze di reddito generando allocazioni inefficienti, in particolare creando pi\u00f9 disoccupazione nelle aree a bassa produttivit\u00e0.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p><strong>Italia e Germania<\/strong><\/p>\n<p>In un recente lavoro (Boeri et al. 2019) studiamo la relazione tra contrattazione centralizzata e \u00a0distribuzione del reddito confrontando le istituzioni che fissano i salari e i loro effetti sui mercati regionali del lavoro in Italia e Germania. A partire dalla riunificazione tedesca, i due paesi hanno differenze geografiche nei livelli di produttivit\u00e0 del lavoro comparabili. In Italia il nord \u00e8 pi\u00f9 produttivo del sud, mentre in Germania l\u2019ovest \u00e8 pi\u00f9 produttivo dell\u2019est. Il divario di produttivit\u00e0 nord-sud italiano \u00e8 incredibilmente simile a quello tedesco ovest-est. Nel 2014, la differenza nel valore aggiunto medio tra le imprese dell\u2019Italia settentrionale e quelle dell\u2019Italia meridionale era del 19,0 per cento; la stessa differenza tra le imprese della Germania occidentale e orientale era del 19,9 per cento.<\/p>\n<p>I due paesi hanno adottato due modelli diversi di contrattazione salariale. In Italia i salari vengono determinati sulla base di contratti nazionali che consentono aggiustamenti salariali limitati a livello locale. Ci\u00f2 significa che, in ogni settore, le imprese nelle aree ad alta produttivit\u00e0 e a bassa produttivit\u00e0 condividono fondamentalmente lo stesso livello salariale. La Germania, invece, ha un sistema pi\u00f9 flessibile che consente la contrattazione a livello locale. Tenendo conto della minore produttivit\u00e0 nell\u2019est del paese, dal 1996 la Germania ha utilizzato \u201cclausole di uscita\u201d che consentono alle imprese di negoziare a livello locale con i sindacati, potenzialmente derogando agli accordi nazionali (Schnabel 1998).<\/p>\n<p>A causa di queste diverse strutture di contrattazione nei due paesi, la dispersione dei salari nominali \u00e8 inferiore in Italia che in Germania. In Italia c\u2019\u00e8 un livellamento salariale molto pi\u00f9 forte tra le diverse aree territoriali. A parit\u00e0 di caratteristiche dei lavoratori, scopriamo che la differenza dei salari medi tra il 90esimo e il decimo percentile della distribuzione dei salari nominali nelle diverse province \u00e8 del 10,3 per cento in Italia mentre \u00e8 quattro volte pi\u00f9 forte, pari al 42,9 per cento, in Germania. La differenza salariale media tra il nord e il sud in Italia \u00e8 del 4,2 per cento, mentre la differenza media ovest-est in Germania \u00e8 del 28,2 per cento.<\/p>\n<p>Le imprese tedesche sono molto pi\u00f9 in grado di mettere in relazione i salari nominali alla produttivit\u00e0 locale di quanto possano fare le imprese italiane. Mostriamo che i salari in Germania rispondono alle differenze nel valore aggiunto locale quattro volte di pi\u00f9 che in Italia (l\u2019elasticit\u00e0 dei salari al valore aggiunto \u00e8 dello 0,19 in Italia e pari a 0,73 in Germania).<\/p>\n<p><strong>Due diversi equilibri sul territorio<\/strong><\/p>\n<p>In Italia, dove i salari nominali non possono adeguarsi completamente ai livelli di produttivit\u00e0 locali, le province con bassa produttivit\u00e0 hanno tassi di disoccupazione pi\u00f9 alti. Questo perch\u00e9 le imprese nelle province a bassa produttivit\u00e0 devono pagare salari al di sopra del livello che permetterebbe di mantenere la disoccupazione a livelli fisiologici.<\/p>\n<p>In Germania, dove gli stipendi possono invece adeguarsi in misura maggiore alla produttivit\u00e0 locale, la disoccupazione \u00e8 molto meno sensibile alle differenze locali nel valore aggiunto (l\u2019elasticit\u00e0 della disoccupazione al valore aggiunto in Italia \u00e8 quasi sei volte superiore a quella della Germania).<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, i prezzi delle abitazioni nelle province a bassa produttivit\u00e0 sono pi\u00f9 bassi sia in Italia che in Germania, in quanto i lavoratori si spostano dalle aree a bassa produttivit\u00e0 a quelle ad alta produttivit\u00e0. Questo genera una relazione positiva tra produttivit\u00e0 locale e prezzi delle abitazioni, determinando differenze nel costo della vita tra le varie aree.<\/p>\n<p>In Italia, dove la distribuzione dei salari nominali \u00e8 fortemente compressa tra province, il potere d\u2019acquisto dei salari (tenendo conto del costo della vita a livello locale) \u00e8 inferiore nelle province settentrionali che nelle province meridionali, poich\u00e9 il sud ha bassi costi abitativi ma salari nominali simili a quelli del nord. Al contrario, in Germania non osserviamo salari reali pi\u00f9 bassi nell\u2019ovest rispetto a quelli nell\u2019est, perch\u00e9 i salari nominali variano di pi\u00f9 tra le diverse aree geografiche. Queste differenze importanti nel modo in cui i salari reali reagiscono ai divari di produttivit\u00e0 nei due paesi sono illustrate nella Figura 1.<\/p>\n<p><strong>Figura 1<\/strong> Differenze nella risposta del salario reale alla variazione del valore aggiunto, Germania e Italia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58780 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/aItaly.png\" sizes=\"auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px\" alt=\"\" width=\"415\" height=\"288\" \/><\/p>\n<p>(b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Germania<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58781 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lavoce.info\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/b-Italy.png\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p>La contrattazione centralizzata ha quindi generato in Italia un equilibrio territoriale tale per cui i lavoratori del sud faticano enormemente per trovare lavoro. Se trovano un impiego, questo in termini di potere d\u2019acquisto \u00e8 meglio remunerato che al nord, ma mentre sono in coda per cercare di trovare lavoro stanno molto peggio dei loro omologhi al nord. Ci\u00f2 si traduce in una allocazione inefficiente delle risorse, con una disoccupazione e una dispersione dei redditi elevate.<\/p>\n<p>Abbiamo cercato di quantificare i costi derivanti da questa inefficiente allocazione geografica in Italia in termini di salari e occupazione. Se l\u2019Italia adottasse un sistema simile a quello della Germania \u2013 con relazioni tra salari e valore aggiunto e tra disoccupazione e valore aggiunto uguali a quelle osservate in Germania \u2013 secondo le nostre stime i salari medi nelle province meridionali diminuirebbero del 5,9 per cento (o 53 centesimi l\u2019ora), mentre l\u2019occupazione al sud aumenterebbe di 12,85 punti percentuali. Complessivamente il monte salari nelle province meridionali aumenterebbe in media del 16,6 per cento, ovvero di 114 euro al mese.<\/p>\n<p>A livello nazionale, stimiamo che l\u2019occupazione aumenterebbe di 5,77 punti percentuali e i salari del 7,45 per cento. Ci\u00f2 equivale a circa 600 euro all\u2019anno in pi\u00f9 per ogni adulto in et\u00e0 lavorativa. Il divario nord-sud nel reddito pro capite si ridurrebbe dal 28 per cento all\u201911 per cento.<\/p>\n<p>I nostri risultati sono rilevanti anche per altri paesi. I sistemi italiano e tedesco non sono unici. Francia, Belgio, Portogallo, Finlandia, Islanda e Slovenia hanno modelli di contrattazione simili a quello italiano, mentre Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia sono pi\u00f9 vicine al modello tedesco (Ocse 2017 e 2018). Grecia, Portogallo e Spagna si sono recentemente convertite da un sistema di contrattazione simile a quello italiano a un \u201cdecentramento controllato\u201d, simile al modello tedesco. La Francia ha a lungo considerato un sistema di contrattazione maggiormente decentralizzato. Questa riforma era inizialmente contemplata come parte integrante delle riforme del mercato del lavoro proposte dal presidente Macron nel 2017, ma successivamente \u00e8 stata abbandonata a causa della forte opposizione sindacale. Il nostro studio suggerisce che, contrariamente a opinioni diffuse, la riforma avrebbe aumentato il Pil, l\u2019occupazione e i salari, riducendo al contempo le diseguaglianze di reddito.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><em>.<\/em><\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In molti Paesi europei i salari sono determinati da accordi collettivi nazionali che sulla carta dovrebbero far aumentare i salari e ridurre le disuguaglianze; ma un confronto Italia-Germania mostra che il sistema italiano centrato sulla contrattazione nazionale genera squilibri regionali costosi per tutti . 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