
{"id":53067,"date":"2019-06-05T21:44:26","date_gmt":"2019-06-05T20:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53067"},"modified":"2019-06-09T22:24:29","modified_gmt":"2019-06-09T21:24:29","slug":"il-contratto-a-termine-continua-a-fungere-da-lungo-periodo-di-prova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53067","title":{"rendered":"IL CONTRATTO A TERMINE CONTINUA A FUNGERE DA LUNGO PERIODO DI PROVA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il &#8220;decreto dignit\u00e0&#8221; (n. 87\/2018) non scalfisce la prassi consolidata delle imprese cosistente nell&#8217;utilizzare il contratto a termine come lungo periodo di prova <\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Mercato del Lavoro News<em>, bollettino della Fondazione Anna Kuliscioff, a cura <strong>di Claudio Negro<\/strong>, n. 49, 3 giugno 2019 &#8211; In argomento v. anche il numero 43 dello stesso Bollettino, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=51937\">Dalla met\u00e0 del 2018 aumentano i contratti a termine e si riducono quelli stabili<\/a><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Giubilo della RAI nel commentare i dati dell&#8217;Osservatorio INPS sull&#8217;occupazione relativi a Marzo 2019: disoccupazione in calo, boom di contratti a tempo indeterminato! (mescolando i dati INPS su assunzioni-cessazioni con quelli ISTAT sullo stock di occupati). Tuttavia dobbiamo dare atto a Tridico di aver fornito dati limpidi: l&#8217;uso che ne verr\u00e0 fatto potrebbe non essere affar suo.<\/p>\n<p>Vediamoli un po&#8217;: tante nuove assunzioni a marzo e in generale nel 1\u00b0 trimestre 2019. Purtroppo per\u00f2 in calo rispetto a quelle del periodo corrispondente del 2018 (meno 93.000 nel mese e meno 190.000 nel trimestre). Ricordiamo che si tratta di dati di flusso, non di saldi di stock: significa soltanto (!?) che le nuove assunzioni diminuiscono.<\/p>\n<p>Ma la notizia bomba sarebbe il decollo dei contratti a tempo indeterminato: vero, anche se le nuove assunzioni sono state 1.000 in meno rispetto a Marzo 2018. Si osserva peraltro un precipitare degli avviamenti a tempo indeterminato dai 180.000 di Gennaio 2019 ai 107.000 di Febbraio 2019 a 103.000 di Marzo 2019: come era previsto dopo Gennaio, che \u00e8 il mese in cui le imprese sistemano dal punto di vista amministrativo le cose, i miracolosi effetti del Decreto Dignit\u00e0 evaporano.<\/p>\n<p>Ma esaminare da vicino la realt\u00e0 dei contratti \u201cstabili\u201d, quando si sia diradato il fumo del boom, riserva qualche scoperta.<\/p>\n<p>Innanzitutto la dinamica statistica con cui si producono i dati finali: se partiamo dai dati di stock ISTAT di febbraio vediamo che i contratti stabili erano 14.860 mln; se a partire da questa base applichiamo di dati di flusso di Marzo vediamo che le nuove assunzioni sono state 103.000 e le cessazioni 130.000; <strong>dunque un saldo negativo, che viene riportato in attivo soltanto dalle 48.000 trasformazioni di contratti a termine in contratti stabili<\/strong>. Queste 48.000 persone erano gi\u00e0 occupate a termine; la qualit\u00e0 dei contratti \u00e8 certamente migliorata, ma il saldo occupazionale per quanto concerne le nuove assunzioni resta negativo: nel mese di Marzo il saldo avviamenti \u2013 cessazioni per contratti stabili e a termine \u00e8 stato positivo per oltre 36.000 unit\u00e0, ma se vi sottraiamo le 48.000 trasformazioni vediamo un passivo di 11.500 unit\u00e0, che diventano 22.300 se riferite (come sarebbe corretto) solo alle nuove assunzioni a tempo indeterminato. <strong>Il che non significa, ovviamente, che cala l&#8217;occupazione:<\/strong> il dato di stock (ISTAT) \u00e8 positivo per 44.000 unit\u00e0 (guarda caso, quasi esattamente corrispondente al numero delle trasformazioni); <strong>significa per\u00f2 che le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono inferiori alle cessazioni.<\/strong> Anche questa non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta: conferma un trend largamente consolidato per cui una quota rilevantissima dei nuovi contratti stabili non deriva da nuove assunzioni ma da stabilizzazione di lavoratori gi\u00e0 presenti in azienda con contratti a termine. Trend evidentemente non scalfito dal Decreto Dignit\u00e0, che non ha modificato una pratica da sempre largamente attuata dalle aziende: un contratto a termine pi\u00f9 eventuali rinnovi\/proroghe in funzione di lungo periodo di prova cui segue la stabilizzazione. Intendiamoci, questa prassi ha sempre riguardato una quota significativa ma minoritaria dei contratti a termine, la maggior parte dei quali hanno cause legate ad esigenze contingenti, ma che in misura sostanzialmente costante assolve appunto questa funzione di \u201cperiodo di prova lungo\u201d: nel 2018, con l&#8217;esclusione dei mesi di gennaio e dicembre che sono sempre anomali per motivi amministrativi, le trasformazioni sono state da un massimo di 60.000 a un minimo di 32.000; negli anni precedenti hanno variato dal massimo del 2015 (Jobs Act) di 41.000 trasformazioni\/mese (media) ai 27.000 del 2014.<\/p>\n<p><strong>A proposito dei presunti effetti di compressione dei contratti a termine generati dal Decreto Dignit\u00e0 occorre notare che a marzo il rapporto assunzioni \u2013 cessazioni di questi contratti era positivo per oltre 10.000 unit\u00e0 (quindi in crescita nonostante il Decreto) mentre calano sensibilmente i contratti di somministrazione (meno 5.800) che sono tra tutti i contratti a termine i pi\u00f9 garantisti per i lavoratori (e costosi per le aziende).<\/strong><\/p>\n<p>Altro dato meritevole di attenzione: la variazione tendenziale (rispetto a 12 mesi fa) delle nuove assunzioni \u00e8 positiva: + 350.000; per\u00f2, guarda un po&#8217;, \u00e8 il pi\u00f9 basso da Aprile 2017. Il che da un lato indica una maggiore stabilit\u00e0 dei contratti in essere e quindi una minore mobilit\u00e0, ma allo stesso tempo che <strong>la creazione di nuova occupazione \u00e8 in fase discendente<\/strong>.<\/p>\n<p>Interessante notare come si articola il flusso di nuove assunzioni per fascia dimensionale delle imprese nel primo trimestre rapportato al primo trimestre dell&#8217;anno scorso: in generale le nuove assunzioni sono in calo (1.660.000 rispetto a 1.831.000); <strong>le assunzioni a termine, per quanto in calo rispetto all&#8217;anno scorso (- 76.000) sono largamente la forma maggioritaria di assunzione<\/strong> (720.000, pari al 43% del totale). Il dato sulle assunzioni a termine \u00e8 trasversale a tutte le classi di dimensione aziendale, cos\u00ec come \u00e8 trasversale il dato di lieve crescita dei contratti stabili. Tuttavia due dati vanno in direzione opposta rispetto a quella che potrebbe sembrare una tendenza comune a tutto il sistema delle imprese: <strong>le nuove assunzioni crescono soltanto nelle imprese sotto i 15 dipendenti,<\/strong> e crescono grazie ai contratti pi\u00f9 \u201cborder line\u201d: occasionali e stagionali; <strong>nelle imprese pi\u00f9 grandi (over 100) le nuove assunzioni calano del 20% soprattutto per effetto del crollo della somministrazione <\/strong>(- 37%). Un dato quest&#8217;ultimo da considerare con <strong>attenzione, perch\u00e8 l&#8217;andamento della somministrazione abitualmente anticipa l&#8217;andamento occupazionale dei mesi successivi,<\/strong> e che pertanto farebbe pensare ad una certa mancanza di fiducia delle imprese per l&#8217;immediato futuro.<\/p>\n<p>Non solo: il <strong>38% dei nuovi contratti a tempo indeterminato nel 1\u00b0 trimestre sono part time,<\/strong> il che testimonia di una dinamica occupazionale ancora incerta. Soprattutto <strong>non crescono le ore lavorate. <\/strong><\/p>\n<p><strong>In conclusione: il bilancio di 7 mesi di Decreto Dignit\u00e0 dimostra che la pretesa di modificare le dinamiche occupazionali in forza di legge \u00e8 velleitaria.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;decreto dignit\u00e0&#8221; (n. 87\/2018) non scalfisce la prassi consolidata delle imprese cosistente nell&#8217;utilizzare il contratto a termine come lungo periodo di prova . 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