
{"id":53406,"date":"2019-07-16T21:20:34","date_gmt":"2019-07-16T20:20:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53406"},"modified":"2019-07-20T22:56:45","modified_gmt":"2019-07-20T21:56:45","slug":"ancora-sullo-squilibrio-nord-sud-i-salari-nominali-e-i-salari-reali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53406","title":{"rendered":"ANCORA SULLO SQUILIBRIO NORD-SUD, I SALARI NOMINALI E I SALARI REALI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Un collega dalla Campania contesta la mia proposta di differenziare i minimi tabellari in funzione degli indici regionali del costo della vita, al fine, quanto meno, di parificare i minimi stessi in termini di potere d&#8217;acquisto effettivo<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLettera <strong>del prof. Mario Rusciano<\/strong> pervenuta il 9 luglio 2019, in riferimento al mio editoriale telegrafico del giorno precedente,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53337\">I professori in fuga dal Nord<\/a> &#8211; <strong><em>Seguono la mia risposta, un suo nuovo intervento <\/em><\/strong><em>del 17 luglio<\/em><strong><em> e una mia breve replica<\/em> <\/strong>&#8211; <em>In argomento v. anche<\/em> <em>l&#8217;intervento del prof. Canio Lagala del marzo scorso, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52205\">Il Sud, il Nord e il fare parti uguali fra disuguali<\/a><em>, e l&#8217;articolo di Tito Boeri su la Repubblica del 18 luglio 2019,\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53422\">Legare gli standard retributivi al costo della vita locale \u00e8 equo e necessario<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_53413\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-53413\" class=\"size-medium wp-image-53413\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano-150x112.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano-768x573.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Mario-Rusciano.jpg 1224w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-53413\" class=\"wp-caption-text\">Il prof. Mario Rusciano<\/p><\/div>\n<p>Caro Pietro, qualche telegrafica riflessione, da parte di un anziano cittadino del Sud, sul tuo editoriale telegrafico di ieri: \u201cbentornati al Sud\u201d. Che anzitutto si rivela scritto da chi al Sud non ha mai vissuto e non vive (come pure gli autori che vengono citati).<\/p>\n<p>1) La magra retribuzione \u2013 troppo magra: su questo concordo \u2013 di un professore di scuola, trasferitosi a insegnare al Nord, \u00e8 soltanto una delle cause della sua richiesta di rientrare al Sud. Se una persona ha deciso di accettare una cattedra al Nord, non trovando occupazione al Sud e abbandonando il coniuge (che al Sud lavora) e i figli (che al Sud studiano), \u00e8 probabile che voglia tornare per \u201cricongiungimento familiare\u201d. Come dire: per un po\u2019 ha fatto sacrifici guadagnando poco, ma con la speranza di occupare, appena possibile, una cattedra al Sud.<br \/>\nL\u2019alternativa sarebbe il trasferimento dell\u2019intera famiglia con mille altri intuibili problemi (a parte gli affetti familiari, per quel che rilevano). E difatti ormai molte persone si trasferiscono al Nord da giovani \u2013 un tempo dopo la laurea, ora anche prima \u2013 per integrarsi, magari sposarsi e fare figli. Vi si trasferiscono cio\u00e8 in modo definitivo e tornano al Sud \u2013 se pure \u2013 solo per le vacanze e vedere vecchi amici e la famiglia d\u2019origine.<\/p>\n<p>2) Non \u00e8 affatto vero che la vita al Sud sia molto meno cara che al Nord. Tutto dipende da come si fanno i conti. Tu \u2013 e gli economisti da te citati \u2013 avete calcolato i costi dovuti ad assenza e inefficienza di servizi pubblici essenziali?<\/p>\n<p>Se io, uscendo di casa, non ho un mezzo di trasporto pubblico e sono costretto a prendere un taxi (a me succede tre o quattro volte al giorno) \u00e8 da calcolare oppure no nel costo della vita? Se io, dovendo fare un\u2019indagine clinica e non potendo aspettare alcuni mesi il servizio pubblico, sono costretto a rivolgermi al privato, \u00e8 da calcolare oppure no nel costo della vita? Se una madre non pu\u00f2 portare il suo bimbo al nido (perch\u00e9 il nido non esiste) ed \u00e8 costretta a pagare una <em>baby sitter<\/em> se vuole lavorare, \u00e8 da calcolare oppure no nel costo della vita? E poi: sei al corrente del caro-affitti, per esempio, anche a Napoli e nella sua affollata area metropolitana?<\/p>\n<p>3) Prendere spunto dalla richiesta di alcuni docenti di ritrasferirsi al Sud per sottolineare l\u2019esigenza di differenziare le retribuzioni e, a questo fine, addirittura per mettere in discussione l\u2019importanza del contratto collettivo nazionale mi pare francamente poco pertinente. Sai benissimo che questo contratto stabilisce soltanto i minimi di trattamento economico e normativo e rinvia ai contratti decentrati varie materie, tra le quali gli eventuali aumenti retributivi.<\/p>\n<p>Il problema da te (e da molti altri) lamentato, ammesso e non concesso che davvero esista, potrebbe dunque essere risolto in altro modo, evitando la forzatura di connettere problemi che, a mio parere, sono diversi da molti punti di vista. La problematica, lo so, \u00e8 molto pi\u00f9 ampia e complessa, con implicazioni su vari piani. Tanto da richiamare sentimenti che forse n\u00e9 tu n\u00e9 io vogliamo riaffiorino dal profondo (il tuo leghismo e il mio borbonismo). Specie in questo momento, nel quale si dibatte sul c. d. \u201cregionalismo differenziato\u201d o \u201crafforzato\u201d, nel quale si vorrebbe far rientrare scuola, sanit\u00e0 e quant\u2019altro. Perci\u00f2 mi fermo qui. Del resto vogliamo entrambi essere telegrafici (pur sapendo che avremmo, al riguardo, molto pi\u00f9 da dire). Grazie dell\u2019attenzione e tanti cari saluti<\/p>\n<p>Mario Rusciano (Napoli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA MIA RISPOSTA<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>Ringrazio<\/em> <em>vivamente il collega Mario Rusciano di questa lettera, che prosegue un dialogo avviato da <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52205\">quella del prof. Canio Lagala e dalla mia risposta<\/a>, seguita da quella <\/em><em>del prof. Mario Grosso del marzo scorso,\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52347\">Perch\u00e9 la maggior parte dei dipendenti pubblici provenienti dal Sud vogliono tornarci<\/a><em>. Gi\u00e0 da quest&#8217;ultima\u00a0 pu\u00f2 trarsi una prima risposta alle osservazioni del prof. Rusciano; esse colgono certamente una parte della verit\u00e0, ma evidentemente non tutta: altrimenti non si spiegherebbe quello che il prof. Grosso descrive. N\u00e9 si spiegherebbe l&#8217;assoluta sovrabbondanza di candidature di persone del Sud per il ruolo di docente nelle scuole pubbliche.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/nord-sud-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-52258\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/nord-sud-3-300x288.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/nord-sud-3-300x288.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/nord-sud-3-150x144.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/nord-sud-3.jpg 578w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Aggiungo soltanto che nel calcolare la differenza del costo della vita al Sud rispetto al Nord l&#8217;Istat tiene conto di un &#8220;paniere&#8221; rappresentativo di tutto l&#8217;insieme dei beni e servizi necessari per vivere, attribuendo a ciascuno di essi il peso appropriato; ed \u00e8 corretto che in questo calcolo al costo della casa, gravante sulla famiglia mese per mese, venga attribuito un peso maggiore rispetto al costo di servizi sanitari straordinari, ai quali si deve ricorrere con frequenza media molto minore. Quanto al costo del servizio di accudimento dei figli piccoli, \u00e8 vero che al Nord ci sono pi\u00f9 asili-nido che al Sud, ma \u00e8 anche vero che costano molto, mentre per converso al Sud il costo di un servizio di baby-sitting \u00e8 di fatto nettamente inferiore rispetto al Nord (in questo settore la differenziazione salariale interregionale \u00e8 gi\u00e0 una realt\u00e0). In ogni caso mi sembra che non bastino le osservazioni del prof. Rusciano per squalificare radicalmente l&#8217;intero servizio svolto dall&#8217;Istat, di rilevazione, calcolo ed elaborazione degli indici regionali del costo della vita. <\/em><\/p>\n<p><em>Chiedo comunque al collega Rusciano: nell&#8217;ipotesi in cui tra l&#8217;Istat e lui avesse ragione l&#8217;Istat e dunque tra le regioni italiane sussistesse effettivamente una rilevante differenza del costo della vita, egli manterrebbe la sua posizione di rifiuto di una differenziazione dei minimi tabellari retributivi <\/em>nominali<em>, in funzione almeno di una parificazione dei minimi tabellari retributivi stessi in termini di potere d&#8217;acquisto effettivo?<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto alla contrattazione periferica in materia retributiva, che M.R. indica come possibile fonte di riequilibrio interregionale del potere d&#8217;acquisto effettivo delle retribuzioni, essa opera nel settore privato, ma non nel settore della scuola pubblica, dal quale il mio articolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53337\">I professori in fuga dal Nord<\/a> prendeva le mosse.<\/em><\/p>\n<p><em>Osservo, infine, che non pu\u00f2 costituire un requisito necessario per studiare con competenza questo problema il fatto di abitare o avere abitato al Sud. Viceversa, quanto osservano Tito Boeri e i suoi co-autori nel <a href=\"http:\/\/www.andreaichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/germany_italy.pdf\">loro saggio<\/a>, poi sintetizzato nel <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52623\">loro articolo ripreso su questo sito<\/a>, mostra credibilmente come un problema di grave squilibrio tra regioni di uno stesso Paese &#8211; quale quello di cui qui stiamo discutendo &#8211; possa essere affrontato con successo, con adeguate politiche economiche e del lavoro. Non abbiamo alcun serio motivo per rifiutare un confronto approfondito con l&#8217;esperienza tedesca. \u00a0 \u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA PAROLA DI NUOVO A MARIO RUSCIANO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Caro Pietro, ti ripeto che il mio non voleva essere altro che uno \u201csfogo telegrafico\u201d <em>ex tempore, <\/em>non destinato alla pubblicazione. Infatti non aveva un taglio scientifico, ma tendeva solo a segnalare che forse, in certi discorsi, occorre tener conto di vari altri aspetti della realt\u00e0 sociale per valutarne le implicazioni (a parte dubbi e perplessit\u00e0 che sempre suscitano le statistiche e i sondaggi, in materia di prezzi, costo della vita ecc.). Anche queste poche righe non vogliono essere una replica bens\u00ec una semplice chiarificazione (anche perch\u00e9 non so, ti confesso, quanto costa la <em>baby sitter<\/em>, del Nord o del Sud).<\/p>\n<p>Ritengo che il tuo pensiero sul maggior costo della vita al Nord \u2013 pensiero molto diffuso e non privo di qualche fondamento \u2013 corra alle vecchie \u201cgabbie salariali\u201d per arrivare a conseguenze (non so se volute o non volute) ben pi\u00f9 ampie, complicate e preoccupanti (almeno per me, che sono un convinto difensore del contratto nazionale, oltre che dell\u2019unit\u00e0 dei lavoratori e della forte coesione del paese).<\/p>\n<p>Riassumo, sempre telegraficamente e in maniera non esaustiva, quali potrebbero essere, a mio parere, i passaggi concatenati: non da sviluppare <em>hic et <\/em>nunc, ma da considerare piuttosto titoli di eventuali paragrafi di un ipotetico scritto. Li metto in fila nel modo seguente:<br \/>\na) eliminazione del contratto collettivo nazionale, sostituito dal c. d. \u201ccontratto di prossimit\u00e0\u201d (territoriale o aziendale), che mi pare gi\u00e0 abbastanza in voga;<br \/>\nb) aumento delle disuguaglianze sia tra i lavoratori sia tra le aziende (non solo tra Nord e Sud, ma pure tra le categorie professionali; all\u2019interno dei settori produttivi; tra aziende con maggiore o minore presenza e forza sindacale ecc.);<br \/>\nc) aggravamento del <em>dumping<\/em> sociale e relative conseguenze anche sui mercati (gi\u00e0 oggi in alcune aziende c\u2019\u00e8 il c. d. <em>Welfare<\/em> aziendale, che taluni imprenditori guardano con qualche diffidenza);<br \/>\nd) maggiore frammentazione sindacale e minore controllo, all\u2019occorrenza, dell\u2019eventuale conflittualit\u00e0;<br \/>\ne) ulteriore destrutturazione del sistema del diritto del lavoro, gi\u00e0 in atto e con effetti imprevedibili.<\/p>\n<p>Il problema della differenza del costo della vita pu\u00f2 senz\u2019altro essere risolto attraverso la contrattazione decentrata (specie territoriale), nell\u2019ambito dei rinvii del contratto nazionale, cio\u00e8 nel quadro di un ordinato sistema di contrattazione collettiva. La quale, per me, rimane l\u2019unica autorit\u00e0 salariale, per cos\u00ec dire. Del resto si sa che i contratti aziendali in atto gi\u00e0 prevedono trattamenti diversificati: in base alla produttivit\u00e0 e\/o al merito.<\/p>\n<p>Seppure il sistema \u00e8 diverso tra \u201cpubblico\u201d e \u201cprivato\u201d, non mi pare impossibile che anche nel \u201cpubblico\u201d si preveda il rinvio, da parte del contratto nazionale, alla contrattazione decentrata per un aumento retributivo legato al costo della vita (una sorta di&#8230;. \u201cscaletta mobile\u201d).<\/p>\n<p>Due osservazioni finali. 1) E\u2019 evidente che un ordinato sistema di contrattazione presuppone anzitutto il riordino, ad opera delle stesse organizzazioni rappresentative degli interessi contrapposti \u2013 logicamente in autonomia \u2013 del sistema medesimo: attraverso la riduzione e la razionalizzazione dei troppi contratti collettivi nazionali attualmente in vigore. 2) Sorprende che, in presenza dell\u2019aspirazione, persino a livello europeo \u2013 ribadita dal nuovo Presidente della Commissione UE Ursula Van der Leyen \u2013 di omogeneizzare i minimi salariali (e forse, in prospettiva, per quanto consentito, anche normativi), si voglia una differenziazione e una pi\u00f9 accentuata disuguaglianza dei trattamenti tra Nord e Sud dell\u2019Italia. Forse per allinearsi alla c.d. <em>autonomia regionale differenziata e rafforzata<\/em>, che rischia di spaccare il paese grazie a quella che alcuni economisti hanno chiamato \u201cla secessione dei ricchi\u201d?<\/p>\n<p>Grazie dell\u2019attenzione e tanti cordiali saluti<\/p>\n<p>Mario Rusciano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>UNA BREVE REPLICA<\/strong><\/span><\/p>\n<p><em>Se la preoccupazione \u00e8 quella di non alterare la struttura attuale della contrattazione collettiva, la determinazione dei minimi tabellari in termini di potere d&#8217;acquisto effettivo, invece che in termini nominali, pu\u00f2 essere compiuta anche direttamente dal contratto collettivo nazionale. Quanto al progetto di\u00a0 un salario minimo europe0, esso non \u00e8 neppure pensabile senza una differenziazione territoriale dello standard retributivo che tenga conto non soltanto del costo della vita, ma anche di altri dati di geografia economica, primo tra i quali la produttivit\u00e0 del lavoro. In proposito vale la pena di leggere anche l&#8217;articolo di Tito Boeri, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53422\">Legare gli standard retributivi al costo della vita \u00e8 equo e necessario<\/a>.<\/p>\n<p><em>La discussione, comunque, \u00e8 apertissima: spero che altre voci si aggiungano su questo tema.\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un collega dalla Campania contesta la mia proposta di differenziare i minimi tabellari in funzione degli indici regionali del costo della vita, al fine, quanto meno, di parificare i minimi stessi in termini di potere d&#8217;acquisto effettivo . Lettera del prof. 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