
{"id":53422,"date":"2019-07-20T22:52:40","date_gmt":"2019-07-20T21:52:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53422"},"modified":"2019-07-20T22:52:40","modified_gmt":"2019-07-20T21:52:40","slug":"legare-gli-standard-retributivi-al-costo-della-vita-e-equo-e-necessario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53422","title":{"rendered":"LEGARE GLI STANDARD RETRIBUTIVI AL COSTO DELLA VITA \u00c8 EQUO E NECESSARIO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Non si vede perch\u00e9 un insegnante a Reggio Calabria debba guadagnare quasi il doppio, in termini di potere d\u2019acquisto, di un insegnante a Milano &#8211; I test Invalsi ci dicono che a queste retribuzioni pi\u00f9 alte in termini reali non corrisponde certo una migliore qualit\u00e0 dell\u2019istruzione <\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo di Tito Boeri, pubblicato su la Repubblica il 18 luglio 2019 &#8211; In argomento v. anche il mio editoriale telegrafico<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53337\">La fuga dei professori dal Nord<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_41867\" style=\"width: 436px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41867\" class=\" wp-image-41867\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"426\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Boeri.jpg 301w\" sizes=\"auto, (max-width: 426px) 100vw, 426px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-41867\" class=\"wp-caption-text\">il prof. Tito Boeri, presidente dell&#8217;Inps<\/p><\/div>\n<p>Le elezioni del marzo 2018 ci avevano consegnato un\u2019Italia spaccata a met\u00e0, con la vittoria delle rappresentanze di due blocchi sociali contrapposti. Da una parte i lavoratori e i pensionati del Nord, rappresentati da un centro-destra dominato dalla Lega, dall\u2019altra i disoccupati e i sotto-occupati del Sud che avevano votato massicciamente per il Movimento 5 Stelle. La coalizione che ha dato vita all\u2019attuale governo ha messo insieme queste due rappresentanze e, a detta di molti commentatori, ha avuto il partito vincente al Nord come forza trainante. Eppure l\u2019agenda di governo sin qui ha del tutto ignorato le istanze del blocco sociale settentrionale.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stata la flat tax, gradita al Nord dove i redditi nominali sono pi\u00f9 alti e c\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un pi\u00f9 elevato costo della vita. Una tassazione fortemente progressiva pu\u00f2 spingere un contribuente verso uno scaglione fiscale pi\u00f9 alto, anche se il suo reddito reale, misurato tenendo conto del potere d\u2019acquisto, non \u00e8 superiore a quello di chi paga aliquote pi\u00f9 basse in zone dove il costo della vita \u00e8 pi\u00f9 contenuto. Anni fa, quando l\u2019inflazione era a due cifre, si parlava spesso del cosiddetto fiscal drag. Ora anche i sindacati hanno smesso di evocarlo, ma c\u2019\u00e8 ancora, ed \u00e8 immenso, fra province italiane dato che il costo della vita a Milano \u00e8 quasi due volte quello di Reggio Calabria.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stata l\u2019autonomia votata nei referendum in Lombardia e Veneto.\u00a0 Si \u00e8, su questo piano, in altissimo mare non tanto per le divisioni nella maggioranza quanto perch\u00e9 un Governo centrale non potr\u00e0 mai accogliere quella che \u00e8 di fatto una richiesta di Statuto Speciale da parte delle Regioni che generano un terzo del reddito nazionale.<\/p>\n<p>\u201cQuota 100\u201d non ha affatto smantellato la Fornero, non \u00e8 certo la \u201cquota 41\u201d invocata dal blocco sociale del Nord. Contrariamente a quanto pi\u00f9 volte sostenuto dal sottosegretario Durigon, comporta penalizzazioni attuariali per chi fruisce di questa opzione anzich\u00e9 aspettare la vecchiaia o la pensione anticipata. Non a caso, la propensione a prendere quota 100 \u00e8 stata pi\u00f9 alta al Sud, dove molti arrivano alla pensione dalla disoccupazione.<\/p>\n<p>Il blocco sociale del Nord ha mal digerito il Reddito di Cittadinanza che va per il 60% a persone che vivono al Sud e che incoraggia chi ha lavori part-time o a salari bassi nel Mezzogiorno a non lavorare dato che per ogni euro guadagnato si perde un euro di sussidio (auguri ai navigator!).<\/p>\n<p>Non sappiamo quali siano i motivi di questo tradimento degli elettori del Nord. Forse anche la Lega ha scelto di puntare sull\u2019elettorato del Sud perch\u00e9 pi\u00f9 mobile di quello settentrionale e quindi in grado di cambiare le maggioranze nel Paese. Forse \u00e8 la classe dirigente del partito del Nord ad essersi meridionalizzata. Oppure sono entrambe le cose. Fatto sta che oggi il Nord non sembra avere pi\u00f9 una rappresentanza, un proprio partito territoriale. Si \u00e8 creato uno spazio che, prima o poi, qualcuno \u00e8 destinato ad occupare.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0possibile riempire questo spazio evitando di contrapporlo a quello del Sud, unificando anzich\u00e9 dividere il Paese, in nome dell\u2019equit\u00e0 tra persone, non di quella presunta tra Regioni (peraltro quelle del Sud spendono tra il 10 e il 15% in meno di quelle del Nord, pro-capite). Non si vede perch\u00e9 un insegnante a Reggio Calabria debba guadagnare quasi il doppio, in termini di potere d\u2019acquisto, di un insegnante a Milano. I test Invalsi ci dicono che a queste retribuzioni pi\u00f9 alte in termini reali non corrisponde certo una migliore qualit\u00e0 dell\u2019istruzione e al Nord si faticano a trovare gli insegnanti per iniziare l\u2019anno scolastico. Ci vuole pi\u00f9 trasparenza su questi trasferimenti di risorse pubbliche che appaiono del tutto iniqui. Perch\u00e9 l\u2019Istat non pubblica i dati, di cui dispone, sul costo della vita nelle diverse province italiane o, meglio ancora, nei mercati del lavoro locali? Il datore di lavoro pubblico potr\u00e0, sulla base di queste informazioni, contrattare coi sindacati la graduale introduzione, di compensazioni per il maggiore costo della vita in alcune aree del paese, allineando maggiormente le retribuzioni reali, quelle che guardano al potere d\u2019acquisto di quanto si guadagna, fra diverse parti del paese. Pu\u00f2 fare leva su un argomento molto forte: \u00e8 un paradosso che il principio dello \u201cstesso lavoro=stesso stipendio\u201d venga disatteso in modo cos\u00ec palese proprio dove il sindacato \u00e8 pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Il pubblico impiego \u00e8 solo una piccola parte del nostro mercato del lavoro, ma da sempre incide anche sulla contrattazione nel privato. Questa oggi genera salari relativamente bassi al Nord e disoccupazione al Sud perch\u00e9 porta in molti casi a salari reali pi\u00f9 alti dove la produttivit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 bassa. Salari reali meno diseguali nel pubblico impiego saranno perci\u00f2 apprezzati non soltanto, come \u00e8 ovvio, dai lavoratori del Nord, ma anche dai disoccupati e sotto-occupati del Sud, che oggi non riescono a trovare un lavoro regolare, anche quando hanno un buon titolo di studio in mano. E contribuiranno a ridurre quello spreco di risorse umane che oggi pesa come un macigno sulla crescita del nostro Paese.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si vede perch\u00e9 un insegnante a Reggio Calabria debba guadagnare quasi il doppio, in termini di potere d\u2019acquisto, di un insegnante a Milano &#8211; I test Invalsi ci dicono che a queste retribuzioni pi\u00f9 alte in termini reali non corrisponde certo una migliore qualit\u00e0 dell\u2019istruzione . 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