
{"id":53656,"date":"2019-09-09T10:34:54","date_gmt":"2019-09-09T09:34:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53656"},"modified":"2019-10-18T09:38:56","modified_gmt":"2019-10-18T08:38:56","slug":"la-formazione-efficace-come-diritto-soggettivo-della-persona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53656","title":{"rendered":"LA FORMAZIONE EFFICACE E LO SCANDALO DELLO SKILL SHORTAGE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Come dare concretezza al diritto soggettivo a un aggiornamento professionale efficace &#8211; Il paradosso di un tasso di disoccupazione giovanile <\/span><span style=\"color: #993300;\">elevatissimo a fronte di<\/span> <span style=\"color: #993300;\">centinaia di migliaia di posti di lavoro permanentemente scoperti per mancanza di persone idonee<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Slides e trascrizione dell&#8217;esposizione orale della relazione introduttiva al convegno promosso da INAZ a Milano il 16 settembre 2019 &#8211; In proposito v. anche il mio articolo pubblicato su la Repubblica il 27 giugno 2019, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53274\">Formazione: il passo in pi\u00f9 indispensabile<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Milano-Inaz-X19.pdf\" rel=\"attachment wp-att-137\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-137\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl5.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=53660\" rel=\"attachment wp-att-53660\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-53660\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19-300x169.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19-300x169.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19-150x85.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19-768x433.png 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19-1024x577.png 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Convegno-Inaz-16IX19.png 1594w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Milano-Inaz-X19.pdf\">Scarica la presentazione in formato PDF<\/a><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Chi desiderasse ricevere la presentazione in formato Power Point pu\u00f2 farmene richiesta motivata.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA TRASCRIZIONE DELL&#8217;ESPOSIZIONE ORALE<\/strong><\/span><\/p>\n<ol>\n<li><strong> I grandi \u00abgiacimenti occupazionali\u00bb sprecati. Qualche dato sulle situazioni di <em>skill shortage <\/em>in Italia, oggi <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il tema non \u00e8 nuovo. Riprendendo una presentazione che ho svolto sette anni fa, nel 2012, ho ritrovato due articoli che recavano questi titoli: \u201cIl paradosso del Made in Italy. Le aziende cercano personale ma il mercato non ha risposte\u201d. \u201cIl paradosso dell&#8217;impiego: 45.250 offerte senza risposta\u201d. Gi\u00e0 allora la disoccupazione, quella giovanile in particolare, aveva tassi altissimi e per\u00f2 si dice che nel mercato manca l\u2019offerta di manodopera. \u00c8 evidente: c\u2019\u00e8 qualcosa che non funziona. I cinquantenni esperti vengono rottamati ma i giovani mancano della formazione e dell\u2019orientamento di cui avrebbero bisogno. Il secondo titolo faceva riferimento al dato molto preciso rilevato dal centro studi della Camera di Commercio di Mestre che notoriamente ha un osservatorio sul mercato del lavoro molto attrezzato ed efficace. L&#8217;articolo riportava per la regione Veneto, cio\u00e8 una regione dove risiede solo il 10% della popolazione italiana, il dato di 45.250 offerte di lavoro senza risposta. Se rapportiamo questo dato all\u2019intero paese, gi\u00e0 registriamo per il 2012 un dato impressionante. Se lo stesso dato fosse valso per l\u2019intero Paese avrebbe voluto dire mezzo milione di situazioni di <em>skill shortage<\/em>. Posti di lavoro permanentemente scoperti per mancanza delle persone adatte, idonee, capaci di ricoprirli.<\/p>\n<p>I dati di quest\u2019anno che ci vengono forniti dall\u2019indagine Excelsior svolta da Unioncamere e ANPAL ci dicono che per ogni quattro <em>vacancies<\/em>, cio\u00e8 posti di lavoro che le aziende hanno bisogno di coprire, abbiamo una posizione per la quale \u00e8 difficile reperire la persona adatta.<\/p>\n<p>Le imprese italiane denunciano difficolt\u00e0 di reperimento delle persone adatte per circa \u00bc delle figure professionali che cercano. Se raffrontiamo i dati del 2017 quando le posizioni difficili da coprire erano il il 21,5%, abbiamo un aumento del 4,8%. Il dato \u00e8 in tendenziale peggioramento (v. slide 6)<\/p>\n<p>Le entrate programmate nel 2018 erano quattro milioni e mezzo, se applichiamo la percentuale del 26,3% di <em>vacancies<\/em>, abbiamo quasi un milione e duecentomila posti di lavoro che sono restati scoperti per difficolt\u00e0 di reperire la persona adatta. (v. slide 7)<\/p>\n<p>La distribuzione geografica delle situazioni di <em>skill shortage<\/em> vede al nord nella Pianura Padana ogni cento disoccupati, ottanta posizioni di difficile copertura. Mentre nelle provincie meridionali si registra una quantit\u00e0 molto inferiore di richieste di lavoratori non facilmente reperibili. (v. slide 8)<\/p>\n<p>Di queste situazioni di <em>skill shortage<\/em> si conosce non solo la quantit\u00e0, ma anche il contenuto professionale, perch\u00e9 vengono censite una per una sulla base delle inserzioni sui giornali e delle ricerche effettuate attraverso le agenzie specializzate. I ricercatori sono dunque in grado di catalogare e analizzare la qualit\u00e0 della domanda. Il problema riguarda nel modo pi\u00f9 intenso le qualifiche dirigenziali (50%). Poi si passa a un 38% per le professioni intellettuali. 37,5% per le professioni tecniche. 19% per le qualifiche impiegatizie. 22% per le professioni del commercio. 37% gli operai specializzati. 26% conduttori di impianti e macchinari. 12% professioni non qualificate. (v. slide 9)<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong> Giovani allo sbando. La mancanza pressoche\u0301 totale di un servizio di orientamento\u00a0scolastico e professionale degno di questo nome\u00a0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Tutti questi dati ci dicono quanto sia lontana dal vero l\u2019immagine che hanno i nostri giovani oggi entrando nel mercato del lavoro. Si sente dire \u201cil lavoro non c\u2019\u00e8\u201d, \u201cnessuno cerca lavoro\u201d. Come nessuno cerca lavoro? Oggi ci sono migliaia e migliaia di posizioni che richiederebbero di essere coperte. Se l\u2019impressione che non ci sia il lavoro \u00e8 diffusa \u00e8 perch\u00e9 evidentemente non funzionano i servizi e non funziona il canale principale che dovrebbe mettere in comunicazione domanda e offerta, e cio\u00e8 la formazione. Scorrendo l\u2019elenco delle qualifiche che non si trovano si pu\u00f2 vedere che ce n&#8217;\u00e8 per tutti i gusti, per tutti i livelli professionali, per tutti i livelli di acculturazione. Non si tratta di posizioni inarrivabili. Il compito di un servizio che funzioni sarebbe di individuare per ciascuna persona la situazione pi\u00f9 vicina, pi\u00f9 raggiungibile con minor fatica, minor impegno. Salvo poi indicare a ciascuno anche quelle un po\u2019 pi\u00f9 lontane che richiedono un investimento in formazione pi\u00f9 lungo e pi\u00f9 costoso, ma qui c\u2019\u00e8 spazio per chiunque, in qualsiasi livello della scala della professionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra faccia del problema \u00e8 il <em>mis-match<\/em>, cio\u00e8 la scarsa corrispondenza, tra formazione scolastica e sbocchi professionali (v. slide 13).<\/p>\n<p>Solo un diplomato su tre delle scuole tecniche, dopo due anni, fa un lavoro coerente col diploma. Le percentuali della tabella si riferiscono al tasso di coerenza indicato per ciascuna situazione Poco pi\u00f9 di un terzo dei casi per le professioni coerenti con la formazione ricevuta, il 14% hanno trovato una professione trasversale, cio\u00e8 non specificamente coerente ma neanche del tutto incoerente. Ma con la somma di queste due categorie non arriviamo neanche al 50%. Pi\u00f9 del 50% di persone vanno a svolgere attivit\u00e0 nelle quali non mettono assolutamente a frutto la formazione tecnica ricevuta. Anche questo \u00e8 indice di un sistema che funziona male.<\/p>\n<p>Nel mercato del lavoro mancano le informazioni che servono. Sarebbe indispensabile un servizio di orientamento scolastico e professionale con servizi di <em>guidance<\/em> e <em>career services<\/em> che prendono in carica ogni adolescente all&#8217;uscita da ciascun ciclo scolastico, individuano le competenze specifiche, le misurano, individuano le aspirazioni del ragazzo o ragazza, e poi lo informano su tutte le opportunit\u00e0 di lavoro e i percorsi necessari per accedervi, fornendo al ragazzo o alla ragazza l\u2019indicazione circa l\u2019efficacia dello strumento. Questo accade in tutti i paesi del centro e nord Europa. In Italia chiamiamo orientamento scolastico e professionale il radunare le quinte classi in aula magna e far loro un discorsino di un\u2019ora o due ore sul mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Dove i servizi funzionano danno informazioni dettagliate: \u201cse tu fai questo corso avrai l\u201980% di probabilit\u00e0 di andare a fare quel lavoro, se scegli quest\u2019altro la probabilit\u00e0 \u00e8 del 60%, non imboccare quella strada perch\u00e9 l\u00ec hai il 20% di probabilit\u00e0\u201d. Questo \u00e8 l\u2019orientamento scolastico e professionale, e questo a noi manca del tutto. Dunque giovani allo sbando. Quando vediamo il dato sulla disoccupazione giovanile, dove l\u2019Italia \u00e8 sconsolatamente in coda insieme a Spagna e Grecia rispetto al resto dell\u2019Unione Europea, dobbiamo chiederci perch\u00e9, quali sono le cause di questo.<\/p>\n<p>Nei paesi dove il <em>guidance service<\/em> funziona, chi lo svolge dispone di un dato essenziale, cio\u00e8 il tasso di coerenza tra formazione impartita da ciascun corso, ciascun centro di formazione, ciascuna scuola, ciascuna facolt\u00e0 universitaria, e lo sbocco occupazionale effettivo di chi ha frequentato quel corso negli ultimi anni. Questo consente a chi \u00e8 addetto al servizio di fornire all\u2019adolescente indicazioni attendibili sui percorsi verso l\u2019occupazione effettiva. In Italia questo dato non \u00e8 disponibile: quindi i ragazzi fanno le loro scelte senza sapere che cosa gli attende e di quali servizi disporranno nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Eurobarometro, l\u2019agenzia della Commissione europea che svolge sondaggi sulla popolazione europea su vari temi, nel 2010 svolse un\u2019indagine \u2013 citata da Maurizio Ferrera \u2013 su che cosa si attendono i giovani dal mercato del lavoro nel quale sarebbero entrati di l\u00ec a poco. In Svezia, nel 2010, il 40% degli adolescenti dichiarava di prevedere un lavoro contenente attivit\u00e0 manuale. Nel mercato del lavoro svedese nel 2010 il flusso reale delle assunzioni per posizioni di lavoro manuale era del 42%. In Italia rispose affermativamente solo il 5% degli adolescenti, quando la richiesta reale nel mercato del lavoro italiano era del 48%. Questo dato ci d\u00e0 l\u2019immagine di un\u2019intera generazione totalmente priva di un\u2019idea del proprio futuro professionale corrispondente alla realt\u00e0 del mercato del lavoro che l\u2019attende. I giovani italiani compiono dunque le scelte decisive per il loro futuro con la testa nel sacco. Ma la colpa non \u00e8 loro, \u00e8 delle generazioni precedenti. \u00c8 nostra: di noi che non abbiamo predisposto i servizi indispensabili per un passaggio facile dalla scuola al lavoro.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Formazione: come si distingue il grano dal loglio. La rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra contenuto dei\u00a0corsi e sbocchi occupazionali effettivi<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Come si fa a distinguere il grano dall\u2019olio, a distinguere la formazione che funziona da quella che non funziona? Questa \u00e8 un\u2019idea che gi\u00e0 venne elaborata e sostenuta da Bruno Trentin. L\u2019idea del diritto alla formazione permanente come protezione fondamentale del lavoro nell\u2019et\u00e0 dell\u2019economia digitale e della globalizzazione. Trentin ebbe questa intuizione, la coltiv\u00f2 e ci lavor\u00f2 a cavallo fra la fine degli anni 80 e gli anni 90. Gi\u00e0 un quarto di secolo fa.<\/p>\n<p>Ebbene, di questa idea, una prima timida, modesta, attuazione l&#8217;abbiamo nel contratto collettivo dei metalmeccanici del novembre 2016, che prevede che le aziende siano tenute a garantire a ogni lavoratore percorsi di formazione continua mirata. Ma per ora questo diritto soggettivo \u00e8 limitato a 24 ore in ogni triennio. Quindi \u00e8 ancora soltanto quasi simbolico. L\u2019aggettivo \u201cefficace\u201d che in genere accompagna l\u2019enunciazione di questo diritto, \u201cil diritto a una formazione efficace\u201d, in realt\u00e0 \u00e8 ancora senza contenuti apprezzabili. Perch\u00e9 nessuno spiega che cosa distingue, appunto, il grano dal loglio, la formazione efficace da quella che non serve, dalla formazione che \u00e8 una truffa, che non d\u00e0 sbocco e occupazione effettiva.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questo il punto. Trentin in un colloquio con me che venne pubblicato sul sito <em>lavoce.info<\/em>, mi pare nel 2003\/2004, disse \u201c<em>io sar\u00f2 d\u2019accordo per il superamento dell\u2019articolo 18 come tutela fondamentale della sicurezza del lavoratore nel tessuto produttivo, quando avremo realizzato un sistema che dia veramente diritto alla formazione efficace a ogni lavoratore. Perch\u00e9 quella sar\u00e0 la garanzia migliore della sua sicurezza economica e professionale<\/em>.\u201d Era un\u2019intuizione molto importante e per\u00f2 ancora non siamo arrivati a questo. Dobbiamo ancora capire la differenza importante e profonda tra formazione che risponde alla vocazione del singolo giovane, che pure \u00e8 necessaria, e formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti.<\/p>\n<p>Occorre la formazione che aiuta a eliminare le situazioni di <em>skill shortage<\/em>, a indirizzare i disoccupati o i giovani al primo ingresso nel mercato del lavoro dove il lavoro effettivamente c\u2019\u00e8,\u00a0 quella mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti. Qui \u00e8 importantissima la misurazione e pubblicazione del tasso di coerenza tra formazione impartita, che sia vocazionale o che sia mirata agli sbocchi esistenti, e gli sbocchi occupazionali effettivi.<\/p>\n<p>Rilevazione e pubblicazione del tasso di coerenza. Come si pu\u00f2 realizzare? Occorre un monitoraggio permanente e capillare del tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi. Questo monitoraggio permanente si pu\u00f2 realizzare istituendo un\u2019anagrafe della formazione professionale, esattamente come abbiamo istituito l\u2019anagrafe della scuola, presso il ministero dell\u2019istruzione. Poi incrociando i dati di questa anagrafe con i dati delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro. Se noi di ogni giovane, o adulto, che frequenta un corso di formazione finanziato coi soldi pubblici, riusciamo a individuare l\u2019esito del suo cammino successivo all\u2019uscita dal corso di formazione, possiamo misurare quanti di coloro che hanno frequentato un corso vanno a fare qualcosa di coerente coi contenuti di quel corso, quanti vanno a fare qualcosa di meno coerente, quanti vanno a fare qualcosa di totalmente diverso, e quanti restano disoccupati.<\/p>\n<p>Il tasso di coerenza \u00e8 appunto il rapporto fra quelli che vanno a fare qualcosa che ha un rapporto con la formazione in partita e il totale dei formati. Questo dato dovrebbe essere pubblicato obbligatoriamente. Ogni centro di formazione, ma io dico anche ogni facolt\u00e0 universitaria, ogni scuola, dovrebbe essere tenute a pubblicare il dato rilevato in modo rigoroso e attendibile con questo metodo. Qualcosa di questo genere si \u00e8 cominciato a fare, ma solo per la scuola. Eduscopio \u00e8 un osservatorio creato dalla Fondazione Agnelli che misura l\u2019efficacia formativa delle scuole di secondo grado osservando gli esiti universitari e occupazionali di chi le ha frequentate; e lo fa proprio incrociando i dati dell\u2019anagrafe scolastica con le comunicazioni obbligatorie o i dati dell\u2019anagrafe universitaria; questo consente ai giovani di scoprire quali scuole di una zona danno una marcia in pi\u00f9 per l\u2019universit\u00e0 e il mondo del lavoro.<\/p>\n<p>Oggi Eduscopio riesce a mettere a confronto settemila scuole, in Piemonte e Lombardia. Occorrerebbe che questo potesse avvenire anche e soprattutto per la formazione professionale. Perch\u00e9 voi capite che se noi avessimo questo dato per tutti i corsi di formazione, noi potremmo orientare il finanziamento pubblico. E sono fiumi di denaro, sono miliardi, molti miliardi ogni anno, per met\u00e0 provenienti dal fondo sociale europeo. Potremmo orientarli sui corsi buoni, quelli che hanno un alto tasso di coerenza con gli sbocchi occupazionali. Mentre noi oggi il finanziamento lo distribuiamo secondo criteri puramente clientelari. L\u2019assessore regionale che gestisce questo fiume di denaro che cosa fa? D\u00e0 un tot ai corsi di formazione delle cooperative rosse, un tot a quelli delle bianche, un tot ai salesiani, un tot ai corsi promossi dai sindacati, ecc. Magari anche raggiungendo delle iniziative apprezzabili, finanziando ottimi corsi di formazione; ma finanziando anche i corsi che non funzionano, i corsi che sono delle truffe, che portano i ragazzi in un vicolo cieco, li ingannano. Non c\u2019\u00e8 alcuna selettivit\u00e0 nel finanziamento, perch\u00e9 non ce n\u2019\u00e8 lo strumento.<\/p>\n<p>Finora questo sistema non \u00e8 stato attivato dallo Stato perch\u00e9 il sistema attuale privilegia l\u2019interesse degli addetti al sistema formazione, che non amano essere posti sotto stress. Perch\u00e9 \u00e8 evidente che misurare il tasso di coerenza significa mettere in pericolo il posto di lavoro di chi lavora in un corso che non funziona, e questo non \u00e8 gradito all\u2019addetto. Ma mette in discussione anche la discrezionalit\u00e0 e quindi il potere politico dell\u2019assessore regionale di turno. Mentre il sistema nuovo, fornendo un criterio oggettivo per la distribuzione dei finanziamenti, toglierebbe agli assessori regionali competenti l\u2019amplissima discrezionalit\u00e0 che oggi possono esercitare.<\/p>\n<p>Questo progetto era stato inserito nella riforma del 2015. Il d.lgs numero 150, andate a vedere gli articoli 13, 14, 15 e 16, prevede esattamente questo. Un sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, il fascicolo elettronico del lavoratore, il coordinamento dei sistemi informativi, l\u2019incrocio fra i dati della formazione e i dati delle comunicazioni obbligatorie, il compito di ANPAL, INAIL, ISFOL, che adesso si chiama INAP, e INPS, di elaborare questi dati per fornire il dato sulla qualit\u00e0 della formazione. Solo che questo progetto si poggiava sul presupposto di una riforma costituzionale che, sappiamo come \u00e8 andata, l\u2019anno dopo \u00e8 stata bocciata con un referendum che non ha consentito che la competenza su questa materia, almeno per la parte di coordinamento e orientamento generale del sistema della formazione, ritornasse a essere accentrata allo Stato. Questo sistema si basava sul presupposto che lo Stato avesse la competenza per regolare e controllare la qualit\u00e0 della formazione. Venendo meno quel presupposto costituzionale, la materia \u00e8 rimasta di competenza esclusiva di ciascuna delle 20 regioni italiane. Per\u00f2 questo non significa che sia vietato a ciascuna delle 20 regioni di fare questa cosa.<\/p>\n<p>sSe si cominciasse almeno nelle regioni pi\u00f9 virtuose, la dove c\u2019\u00e8 pi\u00f9 consapevolezza della gravit\u00e0 del problema e della possibilit\u00e0 di risolverlo, i risultati si vedrebbero presto. Una regione che gi\u00e0 monitora l&#8217;efficacia della formazione \u00e8 il Trentino-Alto Adige. Non \u00e8 un caso che i dati relativi alla disoccupazione giovanile in quella regione siano particolarmente felici rispetto al resto della nazione. Ma, insomma, se si incominciasse in una o due regioni, questa prassi probabilmente diventerebbe un <em>benchmark<\/em> anche per le altre. Quindi consentirebbe poi di arrivare, sia pure in modo pi\u00f9 graduale, a una estensione della buona pratica anche nelle altre regioni. Io comunque non vedrei male che il Fondo Sociale Europeo incominciasse a dire \u201ci soldi vanno dove si conosce la qualit\u00e0 della formazione finanziata\u201d: se dunque non c\u2019\u00e8 questa rilevazione, il contributo non pu\u00f2 essere erogato.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come dare concretezza al diritto soggettivo a un aggiornamento professionale efficace &#8211; Il paradosso di un tasso di disoccupazione giovanile elevatissimo a fronte di centinaia di migliaia di posti di lavoro permanentemente scoperti per mancanza di persone idonee . Slides e trascrizione dell&#8217;esposizione orale della relazione introduttiva al convegno promosso da INAZ a Milano il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,9],"tags":[],"class_list":["post-53656","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-slides","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53656","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53656"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53656\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53656"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53656"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53656"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}