
{"id":53672,"date":"2019-09-14T09:09:18","date_gmt":"2019-09-14T08:09:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53672"},"modified":"2019-09-22T20:59:55","modified_gmt":"2019-09-22T19:59:55","slug":"infortuni-sul-lavoro-in-aumento-il-deficit-di-cultura-della-sicurezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53672","title":{"rendered":"INFORTUNI SUL LAVORO IN AUMENTO: IL DEFICIT DI CULTURA DELLA SICUREZZA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Difficile spiegare l&#8217;aumento dei sinistri mortali, sul piano nazionale ma soprattutto nella Regione Lombardia, se non nei termini di un deterioramento della qualit\u00e0 del tessuto produttivo &#8211; Poco plausibile, invece, la tesi di chi addebita la recrudescanza alla nuova disciplina dei licenziamenti<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Giampaolo Visetti<\/em> <em>pubblicata su <\/em>la Repubblica <em>il 14 settembre 2019 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47165\">Risorse ridotte per il nuovo Ispettorato Nazionale del Lavoro<\/a><em><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_53679\" style=\"width: 312px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=53679\" rel=\"attachment wp-att-53679\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-53679\" class=\"wp-image-53679 \" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-3.jpg\" alt=\"\" width=\"302\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-3.jpg 271w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-3-150x103.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-53679\" class=\"wp-caption-text\">I soccorritori sul luogo della morte di due imprenditori e due dipendenti di un&#8217;azienda agricola, ad Arena Po, nei giorni scorsi<\/p><\/div>\n<p>Centoquattro morti sul lavoro da inizio gennaio. Una strage che proietta la Lombardia al vertice nazionale degli incidenti, tra le aree pi\u00f9 colpite d&#8217;Europa. Pi\u00f9 di una vittima ogni due giorni. Dopo la tragedia di Arena Po, con i quattro allevatori sikh annegati in una vasca di liquame, il professor Pietro Ichino, docente alla Statale, ex sindacalista e tra i massimi esperti italiani in diritto del lavoro, lancia l&#8217;allarme: &#8220;Anche sulla sicurezza il sistema produttivo scivola verso il basso&#8221;. Tradotto: se quando si lavora si rischia troppo spesso di non tornare a casa, significa che l&#8217;intero impianto che genera ricchezza necessita di una capillare revisione. Da non considerare un costo, ma un investimento.<\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, perch\u00e9 allora un sistema-impresa avanzato come quello lombardo non riesce a evitare una simile strage?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un dato molto preoccupante e difficilmente spiegabile. Perch\u00e9 il tasso di infortuni sul lavoro pi\u00f9 alto in Italia rispetto al resto di Europa veniva spiegato fino a ieri con il tasso pi\u00f9 alto di lavoro irregolare e con l\u2019indice di senso civico (<em>civicness<\/em>) diffuso pi\u00f9 basso; ma per entrambi questi aspetti la Lombardia si piccava di essere, rispetto alle altre 19, una regione di avanguardia, non di retroguardia.<\/p>\n<p><strong> Pensa che la somma tra la crisi esplosa nel 2009 e la ripresa produttiva di quest\u2019anno giochi un ruolo nell\u2019aumento delle vittime?<br \/>\n<\/strong>La ripresa economica e delle attivit\u00e0 produttive ha sicuramente un peso sull\u2019aumento degli infortuni; ma anche per questo aspetto i conti non tornano, perch\u00e9 a nord delle Alpi la ripresa \u00e8 stata pi\u00f9 sostenuta che da noi. E nella prima met\u00e0 di quest\u2019anno in Italia il tasso di crescita \u00e8 stato quasi coincidente con lo zero. Poi c\u2019\u00e8 un altro dato che sconcerta.<\/p>\n<p><strong> Quale?<br \/>\n<\/strong> Quello relativo alla ripartizione tra infortuni sul lavoro accaduti entro il perimetro dell\u2019azienda e infortuni accaduti per strada. Sugli infortuni stradali la responsabilit\u00e0 colposa delle imprese datrici di lavoro \u00e8 solitamente minore, perch\u00e9 esse possono far poco di pi\u00f9 che controllare l\u2019efficienza dei freni e delle gomme dei loro automezzi. Ebbene, per il 2018 risulta che nel periodo 1\u00b0 gennaio-31 luglio ci sono stati 28 morti in strada e 55 in azienda, per un totale di 83 vittime; mentre per il 2019 risultano 26 morti in strada e 62 morti in azienda, per un totale di 88. In altre parole: gli infortuni mortali accaduti dentro il perimetro aziendale sono aumentati non solo in numero assoluto, ma anche in percentuale.<\/p>\n<p><strong> Sembrerebbe il segno di un peggioramento delle condizioni di sicurezza negli ambienti di lavoro.<br \/>\n<\/strong>Appunto. E questo \u00e8 ancora pi\u00f9 preoccupante se si considera che l\u2019aumento della digitalizzazione e dell\u2019automazione del processo produttivo, mentre influisce poco sulla sicurezza stradale, ha sicuramente, di per s\u00e9, un impatto positivo sulla sicurezza nelle aziende, soprattutto in quelle manifatturiere.<\/p>\n<p><strong> Cosa possono fare le aziende per garantire maggior sicurezza ai dipendenti?<br \/>\n<\/strong>I datori di lavoro devono innanzitutto prendere sul serio le misure generali di prevenzione previste dalla direttiva europea che regola la materia e dalla legge attuativa italiana. Troppo spesso, per esempio, l\u2019obbligo di predisporre il documento di valutazione dei rischi viene vissuto come un adempimento burocratico inutile. Invece questo adempimento, se compiuto con l\u2019attenzione e diligenza sostanziale dovuta, costituisce il cardine di un sistema moderno di prevenzione antinfortunistica.<\/p>\n<p><strong> Secondo i lavoratori, oggi nelle aziende domina un clima di paura: di perdere il lavoro, di perdere certe condizioni, di assistere alla stessa chiusura, o alla delocalizzazione, delle imprese. Pensa che questa pressione sia tra le cause dell\u2019emergenza-sicurezza?<br \/>\n<\/strong>Se fosse cos\u00ec, avrebbe dovuto registrarsi un\u2019impennata degli infortuni tra il 2010 e il 2014, quando la recessione ha morso in modo molto pi\u00f9 brutale sul nostro tessuto economico. Invece, se non erro, in quel periodo si \u00e8 registrato un calo.<\/p>\n<p><strong> Si parla per\u00f2 anche del clima di paura derivante dalla minore protezione contro i licenziamenti.<br \/>\n<\/strong>Questo mi sembra davvero pochissimo sostenibile, per diversi motivi. Innanzitutto, la riforma della materia dei licenziamenti \u00e8 incominciata con la legge Fornero del giugno 2012, applicabile anche ai rapporti di lavoro gi\u00e0 costituiti: se questa riforma avesse ridotto la propensione dei lavoratori a rispettare le misure di sicurezza, l\u2019aumento degli infortuni avrebbe dovuto incominciare a vedersi gi\u00e0 nel 2012 o nel 2013. Poi \u00e8 venuta la norma del 2015, applicabile per\u00f2 soltanto ai rapporti di lavoro nuovi; ora, non c\u2019\u00e8 alcuna evidenza che l\u2019aumento degli infortuni di cui stiamo parlando riguardi soltanto rapporti di lavoro costituiti da poco tempo. Ma, soprattutto, risulta che in Italia la probabilit\u00e0 di essere licenziati non \u00e8 aumentata n\u00e9 dopo il 2012, n\u00e9 dopo il 2015: al contrario, \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 inalterata.<\/p>\n<p><strong> Sugli incidenti pu\u00f2 incidere anche la voglia dei dipendenti di mostrarsi pi\u00f9 efficienti, di produrre di pi\u00f9 e di assicurarsi compensi pi\u00f9 alti?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec. Ma perch\u00e9 mai questa voglia dovrebbe essere sensibilmente aumentata nell\u2019ultimo anno?<\/p>\n<p><strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=53678\" rel=\"attachment wp-att-53678\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-53678\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-6-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-6-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-6-150x109.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Infortunio-sul-lavoro-6.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Pensa che sanzioni pi\u00f9 dure, penali e civili, possano contribuire ad arginare la strage quotidiana che si consuma nei luoghi di lavoro?<br \/>\n<\/strong>Francamente, no: il nostro apparato sanzionatorio \u00e8 perfettamente in linea con quello esistente in tutti gli altri Paesi della UE.<\/p>\n<p><strong> Ma allora, che cosa si pu\u00f2 fare per guarire questa piaga?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 con l\u2019inasprimento delle pene \u2013 Beccaria insegna \u2013 che si supplisce ai danni prodotti, semmai, da carenze sul terreno amministrativo e della cultura diffusa. Occorre innanzitutto investire molto di pi\u00f9 sullo sviluppo e radicamento in tutti i luoghi di lavoro di una cultura moderna della sicurezza. Questo in Italia \u00e8 pi\u00f9 difficile che altrove, per via della dimensione media delle imprese, assai ridotta rispetto agli altri Paesi europei. Ma occorre investire molto di pi\u00f9 anche sull\u2019apparato ispettivo, riqualificandolo e impegnandolo soprattutto nei segmenti pi\u00f9 a rischio, che sono quelli delle imprese agricole, di quelle edili e di quelle manifatturiere medio-piccole.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Difficile spiegare l&#8217;aumento dei sinistri mortali, sul piano nazionale ma soprattutto nella Regione Lombardia, se non nei termini di un deterioramento della qualit\u00e0 del tessuto produttivo &#8211; Poco plausibile, invece, la tesi di chi addebita la recrudescanza alla nuova disciplina dei licenziamenti . Intervista a cura di Giampaolo Visetti pubblicata su la Repubblica il 14 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-53672","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53672","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=53672"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/53672\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=53672"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=53672"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=53672"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}