
{"id":5394,"date":"2009-10-05T23:40:16","date_gmt":"2009-10-05T22:40:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5394"},"modified":"2009-10-05T23:40:16","modified_gmt":"2009-10-05T22:40:16","slug":"la-lezione-di-gino-giugni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5394","title":{"rendered":"LA LEZIONE DI GINO GIUGNI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ITALIA PERDE\u00a0UN\u00a0GRANDE MAESTRO DEL DIRITTO DEL LAVORO, MA\u00a0CONSERVA UN&#8217;EREDITA&#8217; SENZA EGUALI.\u00a0GINO GIUGNI HA RIVOLUZIONATO\u00a0LA NOSTRA CULTURA GIUSLAVORISTICA LASCIANDOCI UN INSEGNAMENTO FONDAMENTALE:\u00a0SOLO LA CAPACITA&#8217; DI GUARDARE AVANTI SENZA CRISTALLIZARSI SU POSIZIONI\u00a0RIGIDE\u00a0RISPONDE ALLE COMPLESSE ESIGENZE DI UN MONDO SEMPRE PIU&#8217; DINAMICO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo\u00a0pubblicato\u00a0sul<\/em> Corriere della Sera <em>il\u00a06 ottobre 2009<\/em><\/p>\n<p><em><a title=\"Intervista Giugni 1993\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=544\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0Scarica il testo dell&#8217;<a title=\"Intervista Giugni 1993\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=544\" target=\"_blank\">intervista a Gino Giugni<\/a> citata nell&#8217;articolo (a cura di Pietro Ichino, pubblicata sulla<\/em> Rivista italiana di diritto del lavoro<em>, I, 1992, ora nel libro &#8220;Il diritto del lavoro nell&#8217;Italia repubblicana&#8221;, Giuffr\u00e8, 2008).<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per capire e apprezzare l\u2019importanza del contributo che Gino Giugni ha dato al diritto del lavoro italiano occorre considerare lo stato in cui versava questa branca del diritto negli anni \u201950. L\u2019Italia, appena uscita dal ventennio fascista, non aveva affatto le idee chiare sulle possibili alternative al modello corporativo. Era ancora molto radicata la concezione del resto in parte recepita nell\u2019articolo 39 della nuova Costituzione del sistema delle relazioni sindacali come appendice dell\u2019ordinamento statale, da questo dipendente sotto ogni aspetto, regolata dalla legge in ogni elemento della propria struttura. Giugni era stato a studiare negli Stati Uniti, insieme a Federico Mancini; e ne era tornato con una concezione nuova del diritto e dello Stato, del ruolo creativo che in esso possono svolgere le formazioni intermedie e le associazioni sindacali in particolare, della necessit\u00e0 di coniugare lo studio del diritto del lavoro con quello dell\u2019economia e della sociologia. Nella situazione di <em>impasse<\/em> in cui il diritto sindacale statuale venne a trovarsi negli anni \u201950 in conseguenza delle difficolt\u00e0 di attuazione dell\u2019articolo 39 della Costituzione, Giugni diede uno scossone salutare alla nostra cultura giuslavoristica mostrando come il sistema delle relazioni sindacali non avesse affatto bisogno della benedizione dello Stato per vivere e produrre risultati apprezzabili: come, cio\u00e8, esso fosse capace di fondare da s\u00e9, autonomamente, un proprio ordinamento giuridico (una lezione che ancor oggi troppo sovente viene ignorata).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma la lezione di Giugni non era certo nel senso della rassegnazione a una incapacit\u00e0 dell\u2019ordinamento statuale di interagire positivamente con il sistema delle relazioni sindacali: fra l\u2019uno e l\u2019altro occorreva costruire un collegamento organico. Un collegamento che, per un verso, consentisse allo Stato di perseguire efficacemente una propria politica del lavoro, per altro verso non mortificasse la libert\u00e0 creativa della contrattazione collettiva. Fu questo &#8211; soprattutto a far data dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201960 &#8211; l\u2019impegno principale di Giugni, in qualit\u00e0 di consigliere del ministro del lavoro socialista Brodolini nel corso della lunga gestazione dello Statuto dei lavoratori che avrebbe poi visto la luce, subito dopo l\u2019\u201cautunno caldo\u201d, nel maggio 1970. Fra le due correnti giuslavoristiche dominanti &#8211; quella pi\u00f9 vicina alla Cgil, tendente a un forte e compiuto intervento legislativo per la definizione dei diritti dei lavoratori, e quella pi\u00f9 vicina alla Cisl, che teorizzava l\u2019astensione del legislatore statuale come regola generale, in funzione della massima e pi\u00f9 libera possibile espansione della contrattazione collettiva &#8211; fu Giugni a indicare la via della sintesi, facendo ricorso a una tecnica normativa destinata nei decenni successivi a rivelarsi efficacissima.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo <em>Statuto<\/em> del 1970 \u00e8 forse la legge in materia di lavoro che ha prodotto la maggior messe di risultati coerenti con l\u2019intendimento originario effettivo del legislatore; ma \u00e8 anche una legge che ha lasciato al sistema delle relazioni sindacali una amplissima libert\u00e0 di evoluzione e di adattamento alle nuove esigenze, nell\u2019arco di tre decenni, dagli \u201canni ruggenti\u201d dei consigli di fabbrica al \u201cprotocollo Scotti\u201d del 1983, fino all\u2019ultimo capolavoro dello stesso Giugni: quel \u201cprotocollo\u201d del luglio 1993 che \u00e8 stato lui stesso, qui in veste di ministro del Lavoro del Governo Ciampi, a ideare e a far accettare alle parti contrapposte. Quel \u201cprotocollo\u201d (che \u00e8 stato a buon diritto considerato per quindici anni come la \u201ccarta costituzionale\u201d del sistema italiano di relazioni industriali) era destinato a costituire lo strumento decisivo per consentire all\u2019Italia di vincere la sfida di Maastricht ed entrare coi primi nel sistema monetario europeo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A causa del suo contributo alla scrittura dello <em>Statuto dei lavoratori<\/em> del 1970 Giugni ne \u00e8 stato indicato come il \u201cpadre\u201d. Ma questo non gli ha impedito di essere fra i primi a cogliere i segni del declino del mondo in cui lo Statuto era nato e a teorizzare la necessit\u00e0 di un adattamento ai tempi nuovi di tutto il diritto del lavoro, compresa la materia dei licenziamenti. Per favorire questo aggiustamento si \u00e8 adoperato negli anni \u201980 e \u201990 in veste di presidente della Commissione lavoro del Senato prima, poi di presidente della Commissione di Garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici. Uomo-cerniera fra il movimento sindacale e le istituzioni democratiche, per questo i terroristi di sinistra nel 1984 lo colpirono con l\u2019intento di ucciderlo, come avevano colpito Tobagi, Rossa, Tarantelli, e tanti altri; e come poi avrebbero colpito, molti anni dopo, Massimo D\u2019Antona e Marco Biagi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A conclusione di una intervista del 1992 (la si pu\u00f2 leggere ora nel libro <em>Il diritto del lavoro nell\u2019Italia repubblicana<\/em>, Giuffr\u00e8, 2008) che ripercorre per quaranta pagine tutte le tappe precedenti della sua vita di ricerca e di lavoro politico, Giugni si definisce \u201cuno studioso prestato alla politica\u201d. Proprio per questo \u00e8 stato un ottimo politico: perch\u00e9 non ha mai cercato il potere per il potere, ma lo ha sempre esercitato soltanto con l\u2019intento di realizzare il modello di democrazia e di giustizia da lui stesso affinato in una vita di studio e di dialogo aperto con tutte le correnti culturali pi\u00f9 vive e feconde.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ITALIA PERDE\u00a0UN\u00a0GRANDE MAESTRO DEL DIRITTO DEL LAVORO, MA\u00a0CONSERVA UN&#8217;EREDITA&#8217; SENZA EGUALI.\u00a0GINO GIUGNI HA RIVOLUZIONATO\u00a0LA NOSTRA CULTURA GIUSLAVORISTICA LASCIANDOCI UN INSEGNAMENTO FONDAMENTALE:\u00a0SOLO LA CAPACITA&#8217; DI GUARDARE AVANTI SENZA CRISTALLIZARSI SU POSIZIONI\u00a0RIGIDE\u00a0RISPONDE ALLE COMPLESSE ESIGENZE DI UN MONDO SEMPRE PIU&#8217; DINAMICO Articolo\u00a0pubblicato\u00a0sul Corriere della Sera il\u00a06 ottobre 2009 \u00a0Scarica il testo dell&#8217;intervista a Gino Giugni citata nell&#8217;articolo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,11],"tags":[],"class_list":["post-5394","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5394","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5394"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5394\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5394"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5394"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5394"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}