
{"id":54156,"date":"2019-11-08T10:48:47","date_gmt":"2019-11-08T09:48:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54156"},"modified":"2019-11-17T15:43:20","modified_gmt":"2019-11-17T14:43:20","slug":"navigator-istruzioni-per-luso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54156","title":{"rendered":"NAVIGATOR: ISTRUZIONI PER L&#8217;USO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Riflessioni sui difetti gravi della politica sociale e del lavoro degli ultimi mesi e su quello che invece occorrerebbe fare, mentre in Lombardia parte la non facile cooperazione tra i neo-assunti co.co.co. di Anpal Servizi e le strutture pubbliche di servizio al mercato del lavoro<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nMateriali per l&#8217;articolo-intervista a cura di Daniele Bonecchi, pubblicato sul quotidiano <\/em>il Foglio<em> il 7 novembre 2019: il testo dell&#8217;articolo segue in questo stesso post &#8211; In argomento v. anche il mio editoriale telegrafico del 4 novembre, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54104\">Quegli 82,4 posti di lavoro da tempo scoperti ogni 100 disoccupati<\/a><em>;<\/em> <em>ivi i link ad altri documenti e interventi sul tema delle politiche attive del lavoro<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_54167\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54167\" rel=\"attachment wp-att-54167\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-54167\" class=\"size-medium wp-image-54167\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Navigator-7XI19.jpg 2016w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-54167\" class=\"wp-caption-text\">I 70 navigator destinati a cooperare con i Centri per l&#8217;Impiego di Milano, all&#8217;incontro inaugurale presso la sede della della Citt\u00e0 metropolitana il 7 novembre 2019<\/p><\/div>\n<p><strong>Professor Ichino, il reddito di cittadinanza, corredato dall\u2019assunzione dei navigator, in qualche modo, \u00e8 emendabile per adattarlo meglio alle esigenze del mercato del lavoro?<br \/>\n<\/strong>Il primo emendamento che proporrei sarebbe uno che riducesse drasticamente la qualificazione del RdC come misura di \u201cpolitica del lavoro\u201d. \u00c8 un errore grave, dal momento che nella platea dei fruitori di questa forma di assistenza non sono pi\u00f9 di un quarto quelli che hanno possibilit\u00e0 effettive di inserimento o reinserimento nel tessuto produttivo. La torsione del RdC in senso lavoristico \u00e8 stata voluta soltanto per ragioni mediatiche, per mandare un po\u2019 di fumo negli occhi dei contribuenti ai quali si stavano spillando sette miliardi per questa misura.<\/p>\n<p><strong>Beh, almeno per quell\u2019altro quarto di \u201ccollocabili\u201d, per\u00f2, forse qualche cosa di utile sul fronte del lavoro si pu\u00f2 fare.<br \/>\n<\/strong>Certo che s\u00ec, ma occorrerebbe farlo in modo molto pi\u00f9 serio. L\u2019esperienza dei Paesi pi\u00f9 avanzati dice che la persona cui si eroga un trattamento di disoccupazione, sia esso a carattere assistenziale, come il RdC, o assicurativo, come la NASpI, deve essere \u201cpresa in carico\u201d da una persona che la segue giorno per giorno, incoraggiandola, consigliandola e al tempo stesso verificandone la disponibilit\u00e0 al lavoro l\u2019impegno nella ricerca della nuova occupazione. Poi, per aiutare il disoccupato a trovare la propria strada nel labirinto complicato e imperscrutabile del mercato del lavoro, occorre un buon servizio di orientamento professionale (<em>Guidance service<\/em>), che nei Paesi dove funziona \u00e8 svolto da una figura, il <em>job advisor<\/em>, dotata di una robusta preparazione professionale, acquisita con due o tre anni di formazione post-laurea.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 proprio quello che dovrebbero fare i navigator?<br \/>\n<\/strong>Ma le sembra che \u2013 tranne rare eccezioni \u2013 i navigator abbiano quella robusta preparazione professionale specifica? Per formare lo staff di <em>job advisor<\/em> di cui ci sarebbe bisogno occorrerebbe che ciascuno di questi seguisse un percorso non breve di formazione specifica, comprensivo di uno stage di qualche mese nel nord-Europa in affiancamento a chi sa fare per davvero questo mestiere e lo esercita da anni.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 non si fa?<\/strong><br \/>\nLa politica italiana non \u00e8 capace di un disegno di questo genere perch\u00e9, operando in un regime di campagna elettorale permanente e con governi che hanno una durata media di un anno o anche meno, non \u00e8 capace di darsi un orizzonte sufficientemente ampio.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=40403\" rel=\"attachment wp-att-40403\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40403\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/centroimpiego-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/centroimpiego-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/centroimpiego-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/centroimpiego.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il modello Lombardia per la formazione e il collocamento \u00e8 valido ed esportabile?<br \/>\n<\/strong>In Lombardia si sono fatte alcune cose buone, tra le quali la Dote Unica Lavoro, che si colloca nella stessa logica dell\u2019\u201cassegno di ricollocazione\u201d introdotto dal Jobs Act e poi massacrato dal ministro del Lavoro Di Maio. E ha dato dei risultati discreti. Per\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 dei Centri per l\u2019Impiego in Lombardia \u00e8 ancora quasi esclusivamente burocratica: non sono capaci di mediare tra domanda e offerta di lavoro, e neppure di interfacciarsi strettamente con la formazione professionale. Quanto a quest\u2019ultima, i tassi medi di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi in Lombardia, pur non essendo infimi, restano tuttavia ancora largamente sotto il 50 per cento. Il modello a cui dovremmo guardare, se vogliamo restare a sud delle Alpi, \u00e8 semmai quello dei servizi per il mercato del lavoro delle Province di Bolzano e di Trento.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;ambito dell&#8217;autonomia amministrativa regionale o comunale \u00e8 possibile pensare a strutture capaci di esercitare efficacemente la funzione del collocamento?<br \/>\n<\/strong>Pensarlo si pu\u00f2 sicuramente. Occorrerebbero per\u00f2 amministrazioni capaci di varare su questo terreno programmi di ampio respiro, investendo su progetti destinati a incominciare a dare frutti soltanto tra qualche anno. Anche al livello regionale e comunale, invece, prevalgono ancora le promesse di palingenesi realizzabile in pochi mesi.<\/p>\n<p><strong>Milano pu\u00f2 attingere dal patrimonio delle aziende private per costruire un percorso formazione-collocamento utile?<br \/>\n<\/strong>A Milano hanno il proprio <em>head quarter<\/em> tutte le maggiori agenzie private di servizi al mercato del lavoro; esse tuttavia fanno un mestiere in larga parte diverso da quello del collocamento pubblico. La loro presenza pu\u00f2 comunque essere molto utile, consentendo all\u2019amministrazione pubblica che volesse realizzare un servizio integrato di collocamento e formazione di attingere da quelle agenzie personale molto qualificato. Inoltre, con il sistema dei <em>voucher<\/em> erogati dall\u2019amministrazione pubblica per finanziare la fruizione da parte delle persone di servizi erogati da privati, si pu\u00f2 stabilire una sinergia molto fruttuosa tra l\u2019una e gli altri. Su questo terreno Milano, intesa come Citt\u00e0 Metropolitana, potrebbe fare molto di pi\u00f9. Soprattutto se riuscisse a mettere in stretta comunicazione tra loro in seno alla sua agenzia del lavoro \u2013 l\u2019AFOL \u2013 i servizi di collocamento e i servizi di formazione professionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ARTICOLO PUBBLICATO SU <em>IL FOGLIO<\/em><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>L<\/strong>a pianura padana non e&#8217; la Mancia di Miguel de Cervantes ma con un discreto impegno immaginifico il Pd regionale ha trovato i suoi mulini a vento da combattere: i navigator. \u201cLa Regione Lombardia \u00e8 in ritardo sull\u2019assunzione dei 720 nuovi addetti dei centri per l\u2019impiego\u201d, denuncia il Pd lombardo, argomentando che \u201cla carenza di personale ha un impatto importante non solo sull\u2019efficienza dei centri per l\u2019impiego ma anche sull\u2019attuazione del Reddito di cittadinanza che, senza il potenziamento dei Cpi, rimane privo della parte di collocamento e ricerca di opportunit\u00e0 lavorative\u201d. Un reddito di cittadinanza, diventato improvvisamente \u201camico\u201d che, nel bilancio del primo anno di attivit\u00e0 ha dimostrato la sua totale inutilit\u00e0 nel collocamento e mille furbizie sul fronte dell\u2019assistenza. Non solo perch\u00e9, nel primo anno di vita, secondo quanto pubblicato dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.inps.it\/docallegatiNP\/Mig\/Dati_analisi_bilanci\/Osservatori_statistici\/Osservatorio_REI\/Report_trimestrale_ReI-RdC_luglio-settembre_2019.pdf\">Osservatorio<\/a>\u00a0sul Reddito di Cittadinanza, sono complessivamente 1.460.463 le domande\u00a0pervenute all\u2019INPS, di cui\u00a0960.007\u00a0accolte, 90.812 in lavorazione e 409.644 respinte o cancellate, ma soprattutto perch\u00e9, l\u2019unica cosa che i navigator finora hanno potuto fare \u2013 laddove sono in effetti partiti con le attivit\u00e0 \u2013 \u00e8 stato aiutare gli impiegati dei centri per l\u2019impiego a fissare i colloqui e a svolgere gli incontri. In Lombardia sono state accolte circa 37mila richieste: la met\u00e0 di quelle pervenute. Risultati modesti. \u201cNon sia una misura assistenziale\u201d, ha intimato Attilio Fontana, durante l\u2019incontro coi primi navigator selezionati dalla Regione. Insoddisfazione generale, dunque, ma il reddito di cittadinanza, corredato dall\u2019assunzione dei navigator, in qualche modo, \u00e8 emendabile per adattarlo meglio alle esigenze del mercato del lavoro? Il Foglio lo ha chiesto al giuslavorista Pietro Ichino, gi\u00e0 senatore Pd, che ha avuto parte anche nella stesura del job act. \u201cIl primo emendamento che proporrei sarebbe uno che riducesse drasticamente la qualificazione del Reddito di Cittadinanza come misura di \u201cpolitica del lavoro\u201d. \u00c8 un errore grave, dal momento che nella platea dei fruitori di questa forma di assistenza non sono pi\u00f9 di un quarto quelli che hanno possibilit\u00e0 effettive di inserimento o reinserimento nel tessuto produttivo. La torsione del Reddito di Cittadinanza in senso lavoristico \u00e8 stata voluta soltanto per ragioni mediatiche, per mandare un po\u2019 di fumo negli occhi dei contribuenti ai quali si stavano spillando sette miliardi per questa misura\u201d. Sentenza definitiva quella di Ichino che, in una nota piuttosto allarmata del suo blog mette in luce le anomalie di una mancata liaison col mondo del lavoro: \u201cNella mia citt\u00e0, Milano <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=53656\">per ogni 100 disoccupati ci sono 82,4 posti di lavoro da tempo scoperti<\/a> per mancanza di persone in grado di ricoprirli. In tutta Italia le cosiddette situazioni di <em>skill shortage<\/em> sono 1,2 milioni: basterebbero per risolvere tutti e 160 i \u201ctavoli di crisi\u201d aperti al ministero dello Sviluppo e ancora ne avanzerebbe pi\u00f9 del 90 per cento. Sono distribuiti in tutti i settori e a tutti i livelli professionali. Per fare soltanto qualche esempio tra i molti, cercano operai e non ne trovano i carrozzieri, i pasticceri, i supermercati per i reparti macelleria, le botteghe artigiane di tutti i settori. Pi\u00f9 in su, c\u2019\u00e8 gran penuria diplomati di ITS (Istituti Tecnici Superiori), di informatici, di medici, di infermieri, di ingegneri, e l\u2019elenco continua ancora a lungo\u201d. Dunque siamo all\u2019anno zero nel nostro Paese? \u201cL\u2019esperienza dei Paesi pi\u00f9 avanzati dice che la persona cui si eroga un trattamento di disoccupazione, sia esso a carattere assistenziale, come il RdC, o assicurativo, come la NASpI, deve essere \u201cpresa in carico\u201d da una persona che la segue giorno per giorno, incoraggiandola, consigliandola e al tempo stesso verificandone la disponibilit\u00e0 al lavoro e l\u2019impegno nella ricerca della nuova occupazione. Poi, per aiutare il disoccupato a trovare la propria strada nel labirinto complicato e imperscrutabile del mercato del lavoro, occorre un buon servizio di orientamento professionale (<em>Guidance Service<\/em>), che nei Paesi dove funziona \u00e8 svolto da una figura, il\u00a0<em>job advisor<\/em>, dotata di una robusta preparazione professionale, acquisita con due o tre anni di formazione post-laurea\u201d, spiega il giuslavorista.\u00a0 Non \u00e8 proprio quello che dovrebbero fare i navigator? \u201cMa le sembra che \u2013 tranne rare eccezioni \u2013 i navigator abbiano quella robusta preparazione professionale specifica? Per formare lo staff di\u00a0<em>job advisor<\/em>\u00a0di cui ci sarebbe bisogno occorrerebbe che ciascuno di questi seguisse un percorso non breve di formazione specifica, comprensivo di uno stage di qualche mese nel nord-Europa in affiancamento a chi sa fare per davvero questo mestiere e lo esercita da anni\u201d. Perch\u00e9 non si fa? \u201cLa politica italiana non \u00e8 capace di un disegno di questo genere perch\u00e9, operando in un regime di campagna elettorale permanente e con governi che hanno una durata media di un anno o anche meno, non \u00e8 capace di darsi un orizzonte sufficientemente ampio\u201d. Torniamo in casa nostra. La Regione, da anni, lavora ad un modello che sembra aver prodotto risultati utili. Il modello Lombardia per la formazione e il collocamento \u00e8 valido ed esportabile? \u201cIn Lombardia si sono fatte alcune cose buone, tra le quali la Dote Unica Lavoro, che si colloca nella stessa logica dell\u2019\u201cassegno di ricollocazione\u201d introdotto dal Jobs Act e poi massacrato dal ministro del Lavoro Di Maio. E ha dato dei risultati discreti. Per\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 dei Centri per l\u2019Impiego in Lombardia \u00e8 ancora quasi esclusivamente burocratica: non sono capaci di mediare tra domanda e offerta di lavoro, e neppure di interfacciarsi strettamente con la formazione professionale. Quanto a quest\u2019ultima, i tassi medi di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi in Lombardia, pur non essendo infimi, restano tuttavia ancora largamente sotto il 50 per cento. Il modello a cui dovremmo guardare, se vogliamo restare a sud delle Alpi, \u00e8 semmai quello dei servizi per il mercato del lavoro delle Province di Bolzano e di Trento\u201d. Milano, da sempre capitale del lavoro e della innovazione, pu\u00f2 attingere dal patrimonio delle aziende private per costruire un percorso formazione-collocamento utile? \u201cA Milano hanno il proprio\u00a0<em>head quarter<\/em>\u00a0tutte le maggiori agenzie private di servizi al mercato del lavoro; esse tuttavia fanno un mestiere in larga parte diverso da quello del collocamento pubblico\u201d, precisa Ichino. \u201cLa loro presenza pu\u00f2 comunque essere molto utile, consentendo all\u2019amministrazione pubblica che volesse realizzare un servizio integrato di collocamento e formazione di attingere da quelle agenzie personale molto qualificato. Inoltre, con il sistema dei\u00a0<em>voucher<\/em>\u00a0erogati dall\u2019amministrazione pubblica per finanziare la fruizione da parte delle persone di servizi erogati da privati, si pu\u00f2 stabilire una sinergia molto fruttuosa tra l\u2019una e gli altri. Su questo terreno Milano, intesa come Citt\u00e0 Metropolitana, potrebbe fare molto di pi\u00f9. Soprattutto se riuscisse a mettere in stretta comunicazione tra loro in seno alla sua agenzia del lavoro \u2013 l\u2019Afol \u2013 i servizi di collocamento e i servizi di formazione professionale\u201d. Per ora resta un auspicio. Ichino, nella sua newsletter lo disegna cos\u00ec: \u201cUn luogo dove ciascuno di loro (i giovani ndr) possa trovare chi lo informa su quegli enormi giacimenti occupazionali inutilizzati e sui percorsi formativi che possono darvi accesso. Sogno quel luogo: un grande salone a un passo dal Duomo, dentro City Life, a piazza Gae Aulenti, in cui ogni persona possa trovare un vero esperto capace di darle tutte le informazioni indispensabili per affrontare il labirinto del mercato del lavoro, delle sue opportunit\u00e0 e dei servizi necessari per accedervi\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><strong>.<\/strong>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riflessioni sui difetti gravi della politica sociale e del lavoro degli ultimi mesi e su quello che invece occorrerebbe fare, mentre in Lombardia parte la non facile cooperazione tra i neo-assunti co.co.co. di Anpal Servizi e le strutture pubbliche di servizio al mercato del lavoro . 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