
{"id":54184,"date":"2019-11-17T16:32:11","date_gmt":"2019-11-17T15:32:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54184"},"modified":"2019-11-17T16:33:40","modified_gmt":"2019-11-17T15:33:40","slug":"le-tre-italie-della-contrattazione-aziendale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54184","title":{"rendered":"LE TRE ITALIE DELLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">In quattro regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte) si colloca il 67% degli accordi aziendali, nelle regioni centrali \u00a0dal 15 al 20%, mentre una quota residuale \u00a0va al Sud, costituita soprattutto da accordi di gruppi nazionali con impianti produttivi nelle regioni meridionali<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nN. 57 di<\/em> Mercato del Lavoro News<em>,<\/em> <em>Bollettino della Fondazione Kuliscioff, a cura\u00a0<strong>di\u00a0Luciano Consolati <\/strong>(Metamanagement srl),\u00a0componente del\u00a0Comitato scientifico\u00a0dellaFondazione &#8211; In argomento v. anche la mia conferenza del gennaio 2018, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=48091\">La contrattazione decentrata per la produttivit\u00e0 e la crescita<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"89\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px\" \/><\/a>In un\u00a0precedente articolo riportato nel n\u00b0 45 di <em>MdL \u00a0News<\/em> avevamo evidenziato alcuni punti di riflessione,\u00a0che derivavano dall\u2019analisi dei dati del report del Ministero del Lavoro sul deposito dei contratti di secondo livello a febbraio 2019\u00a0e che recitavano come segue:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0in primo luogo, emerge la forte concentrazione territoriale di questo modello contrattuale. Quattro regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte) rappresentano il 67% degli accordi depositati, le regioni centrali \u00a0dal 15 al 20mentre una quota residuale \u00a0va al Sud, peraltro rappresentata soprattutto da accordi di gruppi nazionali con impianti produttivi in tali regioni;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0in secondo luogo, la contrattazione di secondo livello appare essere una pratica da imprese \u00a0medie e medio- grandi, ( le piccole sono \u00a0poche e ancora concentrate nelle principali regioni gi\u00e0 segnalate precedentemente) ed \u00e8 \u00a0praticamente inesistente nel Centro \u2013 Sud;<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0sul fronte dei contratti territoriali, che possono rappresentare una valida soluzione\u00a0per le P.M.I \u00a0e che danno conto\u00a0del ruolo di promozione svolto dalle associazioni di rappresentanza, sia datoriali che sindacali nei diversi contesti regionali, utilizzando il peso percentuale dei contratti territoriali sul totale contratti delle singole regioni, spicca la Provincia di \u00a0Trento con circa il 50%, ( in valore assoluto Trento da sola ha il doppio di tutti i contratti territoriali del Sud), \u00a0seguita dall\u2019Emilia Romagna con il 37%. Le altre regioni seguono con valori molto pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>I dati pi\u00f9 recenti dell\u2019ottobre\u00a02019 confermano sostanzialmente la situazione precedentemente evidenziata, mostrando un\u2019articolazione territoriale della contrattazione di secondo livello che richiama alla mente il testo delle \u201cTre Italie\u201d di Arnaldo Bagnasco, che configurava tre diversi modelli di sviluppo del nostro sistema economico- sociale : Il Nord-Ovest\u00a0con la presenza prevalente delle medio-grandi imprese, il Nord -Est e Centro\u00a0con la presenza diffusa delle piccole e medie imprese, Il Sud\u00a0con la presenza di piccole imprese, spesso marginali, e di unit\u00e0 produttive di grandi gruppi nazionali.<\/p>\n<p>Un ulteriore \u201csquilibrio\u201d della contrattazione era ed \u00e8 rappresentato dal \u201cdualismo dimensionale\u201d, in altri termini la contrattazione di secondo livello \u00e8 \u201cun affare da imprese medio-grandi, per intenderci da 50-100 dipendenti in su\u201d le piccole sono coinvolte marginalmente anche a causa di una scarsa\u00a0attivit\u00e0 di promozione del mondo associativo datoriale ( vedi il numero di contratti territoriali), che salvo qualche eccezione virtuosa, sembra piuttosto assente. Le motivazioni sono molteplici e se riguardano da un lato una persistente \u201cdiffidenza\u201d del mondo imprenditoriale,\u00a0dall\u2019altro, rimarcano una scarsa presenza dell\u2019attivit\u00e0 sindacale su questo segmento d\u2019imprese, certamente pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54208\" rel=\"attachment wp-att-54208\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-54208\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Tre-Italie.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Tre-Italie.jpg 211w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Tre-Italie-133x150.jpg 133w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>Il report ministeriale di ottobre 2019 ci consente di azzardare anche qualche numero in termini di copertura della contrattazione di secondo livello sul totale degli occupati-dipendenti, considerando, infatti, che alla fine del 2018 secondi i dati Istat tale numero era di circa 18 milioni ( 17.594.000 per l\u2019esattezza)\u00a0e che secondo i dati del ministero i dipendenti beneficiari della contrattazione di secondo livello sono 3.422.300 otteniamo una percentuale del 19,4%. Sono tanti, sono pochi non \u00e8 facile dirlo, certo \u00e8 che colpisce pi\u00f9 la percentuale dei lavoratori non beneficiari pari all\u201980%.<\/p>\n<p>Partono da questi dati le osservazioni, sempre puntuali, che Giuliano Cazzola svolge nell\u2019articolo dal titolo: \u201cE\u2019 cambiata la linea, la contrattazione di prossimit\u00e0 \u2013 nonostante gli incentivi- \u00e8 rimasta materia di dibattiti e conferenze\u201d bollettino Adapt n\u00b0 36,\u00a0e che costituiscono lo spunto per mettere in discussione la recente piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.<\/p>\n<p>Egli, in sintesi,\u00a0intravede\u00a0nei contenuti della piattaforma, per quanto riguarda la richiesta degli incrementi salariali e non solo, un ritorno alla centralit\u00e0 del contratto nazionale e quindi una \u201cmarginalizzazione\u201d della contrattazione di secondo livello\u00a0e delle modifiche introdotte con la precedente piattaforma ( una su tutte\u00a0il famoso welfare aziendale).\u00a0Riportando al centro del dibattito la domanda se e come i due livelli di contrattazione: nazionale e aziendale\/di prossimit\u00e0, possono convivere, ma soprattutto come possono integrarsi senza duplicazioni di ruoli e funzioni.<\/p>\n<p>Un tema, questo, che fa da sfondo alla politica di contrattazione sindacale degli ultimi 20 anni, e che annovera detrattori e fautori confortati da ragioni che risultano fondate da entrambe le parti. Ma se consideriamo i dati del Ministero del Lavoro, certamente il dato che \u201csalta all\u2019occhio\u201d \u00e8 la scarsa percentuale di copertura dei beneficiari sul totale occupati, dato che appare in tutta la sua rilevanza a scala geografica e di dimensione aziendale. Allo stesso tempo quel 20% di beneficiari non \u00e8 di poco conto, tenendo presente che proprio per la concentrazione territoriale e dimensionale che\u00a0lo\u00a0contraddistingue, in alcune aree e classi dimensionali tale indice di copertura raggiunge anche il 40%.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte anche il contratto nazionale nonostante voglia coprire l\u2019intero territorio nazionale e, con un giusto \u00a0obiettivo solidaristico, la pi\u00f9 ampia massa di beneficiari, \u00e8 fortemente \u201cminacciato\u201d da contratti pirata, che sarebbe interessante geolocalizzare in termini di territori e di dimensioni d\u2019impresa, ma possiamo gi\u00e0 immaginare quali potrebbero essere i risultati.<\/p>\n<p>Ripartendo, quindi, dalla provocazione contenuta nel titolo dell\u2019articolo, se ci troviamo di fronte \u00a0a \u201ctre\u00a0Italie\u201d e forse qualcuna di pi\u00f9, con traiettorie di sviluppo molto differenziate, con ecosistemi economico-sociali spesso agli antipodi e quindi con aspettative e bisogni dei lavoratori che riflettono i contesti territoriali in cui vivono, \u00a0chiedere ad esempio un incremento dell\u20198% (piattaforma metalmeccanici) uguale per tutti ha ancora senso ?<\/p>\n<p>Il contratto unico, utilizzando una metafora, \u00e8 come un vestito a taglia unica\u00a0standard\u00a0che\u00a0si\u00a0pretende\u00a0venga\u00a0indossato da chiunque, dal pi\u00f9 grande al pi\u00f9 piccolo, ma oggi che la produzione tayloristica ha lasciato il campo a modalit\u00e0 produttive e organizzative basate sulla flessibilit\u00e0, sull\u2019innovazione di prodotto e di processo, e nelle quali irrompono le esigenze delle nuove generazioni, \u00a0la taglia unica pu\u00f2 forse\u00a0costituire\u00a0un rassicurante contenitore, dal quale per\u00f2\u00a0fuoriescono innumerevoli rivoli, ciascuno dei quali\u00a0si\u00a0configura come una\u00a0nuova\u00a0domanda\u00a0di rappresentanza.\u00a0Domanda\u00a0a cui \u00e8 difficile dare una risposta, ma che certamente richiede\u00a0uno sforzo di riprogettazione di gran parte \u201cdella cassetta degli arnesi\u201d da parte dei protagonisti della contrattazione: imprese e sindacati.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In quattro regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte) si colloca il 67% degli accordi aziendali, nelle regioni centrali \u00a0dal 15 al 20%, mentre una quota residuale \u00a0va al Sud, costituita soprattutto da accordi di gruppi nazionali con impianti produttivi nelle regioni meridionali . 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