
{"id":54276,"date":"2019-12-13T16:42:25","date_gmt":"2019-12-13T15:42:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54276"},"modified":"2019-12-15T22:44:19","modified_gmt":"2019-12-15T21:44:19","slug":"un-libro-sui-maggiori-giuristi-italiani-del-lavoro-del-900","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54276","title":{"rendered":"UN LIBRO SUI MAGGIORI GIURISTI ITALIANI DEL LAVORO DEL &#8216;900"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Godiamoci questi \u201cmedaglioni\u201d che Umberto Romagnoli ci ripropone, anche se con qualche incongruenza tra loro, e con i graffi che essi contengono: tutto sommato, forse fanno bene anche alla salute di chi li riceve &#8211; Certamente fanno bene alla franchezza del dibattito e al buon umore dei lettori<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nRecensione del libo di Umberto Romagnoli,<\/em> Giuristi del Lavoro del Novecento italiano &#8211; Profili<em>, Ediesse, 2018, pubblicata sulla rivista<\/em> Lavoro Diritti Europa <em>nel dicembre 2019 &#8211; In argomento v. anche il libro <\/em><a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=264\">Il diritto del lavoro nell&#8217;Italia repubblicana. Teorie e vicende dei giuslavoristi dalla Liberazione a oggi<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54321\" rel=\"attachment wp-att-54321\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-54321\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Giuslavoristi-del-Novecento-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Giuslavoristi-del-Novecento-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Giuslavoristi-del-Novecento-98x150.jpg 98w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Giuslavoristi-del-Novecento.jpg 364w\" sizes=\"auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px\" \/><\/a>Accolgo volentieri l\u2019invito del Direttore di <em>Diritti, Lavoro, Europa<\/em> a recensire il libro nel quale Umberto Romagnoli ha raccolto i propri scritti dell\u2019ultimo trentennio dedicati ai giuslavoristi italiani maggiori del secolo scorso (<em>Giuristi del Lavoro del Novecento italiano &#8211; Profili<\/em>, Ediesse, 2018, pp. 334, \u20ac\u00a018), convinto come sono della grande importanza \u2013 soprattutto per la generazione pi\u00f9 recente di studiosi \u2013 della conoscenza dell\u2019evoluzione del pensiero dei fondatori della nostra materia per la comprensione del diritto del lavoro di oggi.<\/p>\n<p>Sono rari i libri di buona fattura che consentono di rivisitare la storia del pensiero teorico nella nostra branca del diritto, che \u00e8 una delle pi\u00f9 giovani. Torna dunque a maggior merito di U.R. l\u2019aver arricchito questo non affollato scaffale delle nostre biblioteche con un libro di scrittura raffinata e straordinariamente ricco di contenuti interessanti, a tratti discutibili ma mai banali. Le sue pagine guidano il lettore alla conoscenza da vicino di una serie di personaggi-cardine della storia del nostro diritto del lavoro \u2013 e non soltanto del nostro \u2013, dai pionieri Lodovico Barassi, Francesco Carnelutti, Giuseppe Messina ed Enrico Redenti, che nella prima met\u00e0 del secolo scorso hanno tenuto a battesimo il \u201cvirgulto ribelle\u201d nascente dal grande tronco del diritto civile, a quelli che hanno rifondato il diritto del rapporto individuale e il diritto sindacale dopo la caduta del regime corporativo: Francesco Santoro Passarelli, Luigi Mengoni, Federico Mancini, Gino Giugni, Giuseppe Pera, nonch\u00e9 Giorgio Ghezzi, col quale U.R. ha scritto e pi\u00f9 volte aggiornato un noto manuale. L\u2019ultima parte del libro \u00e8 dedicata infine a quelli, della generazione che and\u00f2 in cattedra negli anni \u201980, cui un destino maligno tronc\u00f2 prematuramente la vita: Gaetano Vardaro, Massimo D\u2019Antona, Marco Biagi, Mario Giovanni Garofalo e Massimo Roccella.<\/p>\n<p>Con la sensibilit\u00e0 di oggi, l\u2019elenco colpisce per la rigida uniformit\u00e0 di genere, che richiama le atmosfere <em>r\u00e9tro<\/em> di certe assise vaticane. L\u2019uniformit\u00e0 avrebbe potuto essere rotta coll\u2019aggiungere a queste quindici la figura di Luisa Riva Sanseverino, che nella nostra accademia svolse un ruolo importante, e non sufficientemente studiato, nella non facile transizione dal ventennio corporativo alla nuova stagione segnata dalla Costituzione repubblicana: stagione della quale \u00e8 stata tra i maggiori protagonisti negli anni \u201950 e \u201960. Forse ci\u00f2 che U.R. le rimprovera \u00e8 proprio il fatto che la sua sia stata una delle pochissime cattedre di diritto corporativo istituite in quel ventennio e sopravvissute al cambio di regime; ma si pu\u00f2 obiettare che proprio questo fa di Luisa Riva Sanseverino una figura molto importante nella storia della materia e fa dei suoi libri e saggi una fonte preziosissima per la comprensione di quel che \u00e8 accaduto nel passaggio senza soluzione di continuit\u00e0 dall\u2019ordinamento corporativo a quello post-corporativo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54348\" rel=\"attachment wp-att-54348\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-54348\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Umberto-Romagnoli-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Umberto-Romagnoli-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Umberto-Romagnoli-105x150.jpg 105w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Umberto-Romagnoli.jpg 488w\" sizes=\"auto, (max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Di ciascuno dei quindici giuslavoristi considerati l\u2019Autore individua con acume la peculiarit\u00e0 del contributo dato al progresso del settore, senza mai cadere nella stucchevole laude rituale cui tende il precetto <em>de mortuis nihil nisi bene<\/em>. Al contrario, in alcuni casi la penna del professore bolognese riesce a essere anche graffiante, quando non feroce, come in molti passaggi dello scritto che apre la serie, dedicato a svalutare drasticamente il contributo dato alla nostra materia da colui che ne \u00e8 considerato il primo teorico, Lodovico Barassi (in un saggio successivo la <em>vis<\/em> polemica si spinge a qualificarlo come un \u201cborghese piccolo piccolo\u201d: p. 130); altrove riesce a essere spericolatamente irridente, come nel passaggio nel quale svaluta Giuseppe Pera indicandolo come \u201cil giurista della Lucchesia\u201d e accusandolo di \u201csemplicismo culturale\u201d per aver egli preteso di risolvere \u201canche l\u2019antagonismo tra le classi in una manifestazione particolare dell\u2019insopprimibile contrasto tra gli egoismi degli uomini: <em>homo homini lupus<\/em>\u201d (pp. 213 e 214).<\/p>\n<p>Insomma: questo \u00e8 un libro che, pur parlando di diritto, non rischia di annoiare il lettore, che sia o no addetto ai lavori. Lo si legge piacevolmente anche per la nota brillantezza della scrittura di U.R.: elegante e sempre ricca di metafore e allusioni. Talvolta anche troppo, al punto da produrre un certo straniamento nel lettore rispetto al tema trattato, costringendolo a tornare indietro per decifrare l\u2019intreccio dei significati evocati.<\/p>\n<p>Nella premessa al volume lo stesso Autore precisa, a proposito del trentennio durante il quale gli scritti qui riproposti hanno via via visto la luce: \u201cnon sono mica sicuro che li riscriverei tutti tali e quali\u201d (p. 16). Con ci\u00f2 avvertendo onestamente il lettore anche di alcuni attriti o non perfette congruenze che possono rilevarsi tra singoli passaggi di scritti lontani tra loro molti anni. Ma pi\u00f9 che da queste veniali incoerenze \u2013 rilevabili nelle opere di qualsiasi studioso, che si siano accumulate nell\u2019arco di diversi decenni \u2013 l\u2019attenzione del lettore attento ed esperto della materia \u00e8 attirata invece da una sorta di \u201cgiallo\u201d concettuale che nel libro non trova la soluzione.<\/p>\n<p>Ho gi\u00e0 accennato alla stroncatura impietosa che U.R. propone dell\u2019opera di Lodovico Barassi, reo di aver fondato la prima costruzione sistematica del nascente diritto del lavoro sull\u2019istituto civilistico del contratto, ovvero di un atto di autonomia negoziale privata individuale, a questo addirittura osando intitolare la propria opera maggiore, <em>Il contratto di lavoro nel diritto positivo italiano<\/em> (Milano, prima ed. 1901, seconda ed. 1915-1917): \u00e8 il contratto bollato da Marx come \u201cla foglia di fico che nasconde la vergogna della dittatura del padrone sull\u2019operaio\u201d. La svalutazione radicale dell\u2019opera di Barassi non pu\u00f2 stupire, essendo compiuta dall\u2019Autore che tra i giuslavoristi della generazione postbellica, pur appartenendo alla stessa scuola accademica di Federico Mancini, fu il primo a teorizzare esplicitamente, fin dalla met\u00e0 degli anni \u201960, la natura non contrattuale del rapporto di lavoro (<em>La prestazione di lavoro nel contratto di societ\u00e0<\/em>, Milano, 1967), sostenendo la diretta ricollegabilit\u00e0 della disciplina applicabile al rapporto stesso al mero fatto della \u201cdoppia alienazione\u201d del prodotto e dei mezzi di produzione, e non alla struttura della prestazione lavorativa voluta dalle parti col contratto. Il lettore si attenderebbe per\u00f2 che analoghi strali U.R. riservasse a Francesco Santoro Passarelli e a Luigi Mengoni, negli scritti rispettivamente a loro dedicati, dal momento che furono proprio questi due, dopo la caduta dell\u2019ordinamento corporativo e con esso dell\u2019a-contrattualismo di ispirazione germanica, gli autori principali della ricostruzione del diritto del lavoro post-bellico in chiave schiettamente contrattualista e nell\u2019alveo dei principi generali del diritto civile dei contratti. Ma dare dei \u201cborghesi piccoli piccoli\u201d pure a Francesco Santoro Passarelli e a Luigi Mengoni \u00e8 un po\u2019 troppo anche per la penna graffiante e irriverente di U.R.: i due vengono dunque salvati dall\u2019obbrobrio, coll\u2019osservare che entrambi ricostruiscono il diritto del lavoro \u201cin chiave pluralistica\u201d, cio\u00e8 \u201cvalorizzando i corpi intermedi\u201d, ovvero il sindacato, e legittimando il conflitto collettivo, rivendicando da buoni cattolici \u201cla centralit\u00e0 delle esigenze della persona\u201d (pp. 130-131). Non \u00e8, per\u00f2, circostanza di secondo piano il fatto che, tra la fine degli anni \u201940 e i primi anni \u201950, essi lavorino su un materiale legislativo nuovo di zecca che mancava del tutto al Barassi dei primi del secolo: nientemeno che la Costituzione della Repubblica \u201cfondata sul lavoro\u201d, nata dalla convergenza tra le due grandi correnti di pensiero pi\u00f9 fortemente venate di una ispirazione sociale, quella cattolica e quella comunista. Anche il Barassi della terza edizione de <em>Il contratto di lavoro<\/em>, quella del 1949, d\u00e0 conto di un diritto del lavoro costituzionalizzato, posto prioritariamente a tutela della persona che lavora, e nel quale c\u2019\u00e8 ampio spazio per un sindacato libero e per il conflitto; ma U.R. non considera questa parte della sua opera, o comunque non ne \u00e8 indotto a revocare la squalifica radicale inflittagli, per il suo peccato originale di aver preteso di costruire il diritto del lavoro sulla disciplina civilistica del contratto.<\/p>\n<div id=\"attachment_54349\" style=\"width: 232px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54349\" rel=\"attachment wp-att-54349\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-54349\" class=\" wp-image-54349\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni.jpg 200w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni-150x118.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-54349\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Mengoni<\/p><\/div>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che il contributo per il quale Francesco Santoro Passarelli e Luigi Mengoni sono ricordati come due pilastri della cultura giuslavoristica post-bellica non \u00e8 tanto il riconoscimento del ruolo dei corpi intermedi e del conflitto, quanto il rigore, la coerenza e la sapienza giuridica con cui hanno ripreso quella stessa costruzione del diritto del lavoro come branca del diritto civile, della quale Barassi, con materiali necessariamente molto pi\u00f9 poveri, aveva gettato le fondamenta mezzo secolo prima<em>.<\/em> Proprio loro furono, nella nuova stagione, i primi alfieri di quella corrente contrattualista che alla met\u00e0 degli anni \u201950 prese nettamente il sopravvento sulla corrente a-contrattualista di matrice corporativa e di ispirazione germanica\u00a0(<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>).<\/p>\n<p>A quello scontro e al suo esito U.R. non fa alcun cenno. Ci\u00f2 non pu\u00f2 essergli rimproverato, perch\u00e9 questo suo libro non ha alcuna pretesa di costituire una trattazione organica di storia del pensiero giuslavoristico, bens\u00ec soltanto una raccolta di scritti, ciascuno dedicato a uno dei protagonisti<em>. <\/em>Resta per\u00f2, vistosa e non spiegata dall\u2019A., l\u2019incongruenza del trattamento riservato a Lodovico Barassi con quello riservato a chi nella nuova stagione ha proseguito sulla strada da lui aperta all\u2019inizio del Novecento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=49870\" rel=\"attachment wp-att-49870\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-49870\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Federico-Mancini.jpeg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Federico-Mancini.jpeg 225w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Federico-Mancini-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>In qualche misura il problema si ripropone nello scritto dedicato a Federico Mancini &#8211; nella foto qui a sinistra -, che nella nuova stagione fu il primo giuslavorista \u201cpuro\u201d (Santoro Passarelli e Mengoni \u201cnascevano\u201d come civilisti) a battersi apertamente per la concezione contrattualista del rapporto di lavoro (<em>La responsabilit\u00e0 contrattuale del prestatore di lavoro<\/em>, Milano, 1957). Qui si apre un altro interrogativo, sul quale sarebbe interessante che U.R. offrisse qualche informazione di prima mano: vicinissimo a Mancini, per la comune appartenenza alla scuola bolognese, legato a lui da una stretta amicizia personale e anche dalla partecipazione comune a un\u2019impresa politico-culturale di notevolissimo rilievo quale fu il commentario bolognese dello Statuto dei Lavoratori edito da Zanichelli, come si \u00e8 detto U.R. si colloca per\u00f2, rispetto allo spartiacque contrattualismo\/a-contrattualismo, su un versante dottrinale opposto a quello di Mancini. Sarebbe interessante avere da lui qualche notizia diretta intorno alle discussioni su questo punto con F.M. e pi\u00f9 in generale in seno al quartetto degli Autori di quel commentario. Oggi si tende a sminuire la portata della contrapposizione tra le due correnti dottrinali: si tende a pensare che l\u2019avvento dello Statuto dei Lavoratori, con la sua ventata di profonda innovazione, abbia finito col mettere d\u2019accordo tutti gli appartenenti all\u2019ala sinistra dell\u2019accademia giuslavoristica, quale che fosse la loro \u201cfede\u201d riguardo al discrimine dominante nel ventennio precedente; ma per convincersi che quel discrimine aveva conservato gran parte del suo rilievo basti pensare al peso dominante che negli anni \u201970 e poi per buona parte degli anni \u201980 ebbe la nuova corrente a-contrattualista inaugurata da U.R. con la sua monografia gi\u00e0 citata del 1967, cui negli anni \u201970 aderirono Luigi Mariucci, Oronzo Mazzotta, Fabio Mazziotti e numerosi altri. Ancora negli anni \u201980, del resto, la costruzione della subordinazione come effetto diretto di un dato di fatto (la c.d. \u201cdoppia alienazione\u201d) veniva diffusamente contrapposta alla tesi secondo cui la qualificazione del rapporto va operata sulla base della struttura della prestazione effettivamente voluta dalle parti nel contratto: tesi che solo intorno alla met\u00e0 di quel decennio prevalse nettamente nella giurisprudenza della Corte di Cassazione.<\/p>\n<p>La contrapposizione non era del tutto superata neppure all\u2019inizio di questo secolo XXI. Se mi \u00e8 consentito un ricordo personale in proposito, quando chiesi a Luigi Mengoni il permesso di intitolare al \u201ccontratto di lavoro\u201d la parte lavoristica del <em>Trattato di diritto civile e commerciale<\/em> Cicu-Messineo, che mi aveva affidato, lui mi disse: \u201cCome lei immaginer\u00e0, la cosa a me non pu\u00f2 che far piacere; ma dispiacer\u00e0 a molti altri, a cominciare da Romagnoli, che nel suo manuale non nomina neppure il contratto\u201d. Cos\u00ec stando le cose, colpisce che nessun cenno a questo tema cruciale compaia neppure nello scritto di U.R. dedicato nel 2003 a Federico Mancini.<\/p>\n<div id=\"attachment_39286\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=39286\" rel=\"attachment wp-att-39286\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39286\" class=\"size-medium wp-image-39286\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/aaaa.jpg 695w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39286\" class=\"wp-caption-text\">Gino Giugni e Giuseppe Pera giovanissimi<\/p><\/div>\n<p>Due ultimi rilievi, per dovere di completezza della recensione. Nello scritto dedicato a Giorgio Ghezzi, dove si ricorda l\u2019assunzione da parte sua della difesa dei 61 licenziati della Fiat nel 1979, U.R. imputa all\u2019azienda torinese di avere voluto, con una motivazione del recesso \u201cintenzionalmente ambigua\u201d, accreditare nell\u2019opinione pubblica \u201cl\u2019impressione che fossero tutti terroristi\u201d. Non dice, per\u00f2, che dopo il processo quasi tutti i licenziati scomparvero nella clandestinit\u00e0: il che induce a pensare \u2013 soprattutto in considerazione di quanto accadeva in quegli anni di piombo \u2013 che la motivazione addotta dall\u2019impresa a sostegno del licenziamento fosse sostanzialmente molto fondata. Colpisce, poi, a questo proposito, che l\u2019A. non menzioni n\u00e9 nel saggio dedicato a Giuseppe Pera, n\u00e9 nelle sue note biografiche finali, il ruolo che, in quello stesso procedimento davanti al Giudice del Lavoro, questi svolse nel collegio di difesa della datrice di lavoro: ruolo che in quegli anni non veniva protetto da scorte e richiedeva anche coraggio fisico. A dispetto di quanto lo stesso Pera soleva dire di s\u00e9 stesso: \u201csono e sono sempre stato un coniglio\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44659\" rel=\"attachment wp-att-44659\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44659\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi.jpg\" alt=\"\" width=\"272\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi.jpg 272w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi-150x102.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><\/a>In un passaggio dello scritto dedicato a Marco Biagi &#8211; nella foto qui a sinistra -, infine, U.R. sembra cedere al vezzo diffuso in seno alla sinistra politica sindacale e accademica di cercare di separare il pi\u00f9 possibile il giuslavorista vittima delle Brigate Rosse dalla legge scritta di suo pugno e varata dal Governo e dal Parlamento l\u2019anno successivo, evitando di chiamarla col suo nome: quel frutto ultimo del lavoro del giuslavorista assassinato viene declassato ad \u201cavan-progetto di un testo legislativo che conserver\u00e0 per chiss\u00e0 quanto tempo le caratteristiche di un <em>work in progress<\/em>\u201d (p. 280). Oggi tutti sanno che i testi sia della legge delega n. 30\/2003, sia del decreto delegato dello stesso anno n. 276, sono per almeno nove decimi tratti parola per parola dal draft che, per incarico del ministro del Lavoro Maroni, era stato predisposto da Marco Biagi. La speranza, dunque, \u00e8 che tra le cose di cui U.R. \u201cnon \u00e8 mica sicuro che le riscriverebbe tutte tali e quali\u201d ci sia anche questa, risalente al 2005.<\/p>\n<p>Questi ultimi rilievi critici puntuali che mi sono permesso di muovere al libro di U.R. non bastano certo per appannare il giudizio complessivo su di esso, espresso all\u2019inizio di questa recensione non per rituale omaggio all\u2019Autore, bens\u00ec con piena convinzione: il volume, che si legge con grande piacere e profitto, \u00e8 di quelli che non dovrebbero mancare nella biblioteca di nessun giuslavorista degno di questo nome. E Umberto Romagnoli \u00e8 oggi uno dei pochissimi che pu\u00f2 farci un dono prezioso come questo.<\/p>\n<p>Godiamoci dunque i \u201cmedaglioni\u201d che Umberto Romagnoli ci ripropone, anche se con qualche incongruenza tra loro, e con i graffi che essi contengono: tutto sommato, forse fanno bene anche alla salute di chi li riceve. Certamente fanno bene alla franchezza del dibattito e al buon umore dei lettori.<\/p>\n<p>__________________________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a>[1] Di questa vicenda, che si concret\u00f2 nel primo congresso della neonata associazione dei giuslavoristi italiani, svoltosi a Taormina nell\u2019aprile 1954, nonch\u00e9 nel convegno promosso a Torino nel novembre dello stesso anno dall\u2019ala a-contrattualista e \u201cistituzionista\u201d, do conto nel primo capitolo de <em>Il diritto del lavoro nell\u2019Italia repubblicana. Teorie e vicende dei giuslavoristi dalla Liberazione al nuovo secolo<\/em>, Milano, 2008, pp. 22-47. In questo stesso libro sono raccolte le cinque interviste \u2013 rispettivamente a Luigi Mengoni, Federico Mancini, Gino Giugni, Renato Scognamiglio e Giuseppe Pera \u2013, delle cui frequentissime citazioni, anche se tutte tranne una prive dell\u2019indicazione della fonte, sono molto onorato e grato a Umberto Romagnoli.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Godiamoci questi \u201cmedaglioni\u201d che Umberto Romagnoli ci ripropone, anche se con qualche incongruenza tra loro, e con i graffi che essi contengono: tutto sommato, forse fanno bene anche alla salute di chi li riceve &#8211; Certamente fanno bene alla franchezza del dibattito e al buon umore dei lettori . Recensione del libo di Umberto Romagnoli, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,14],"tags":[],"class_list":["post-54276","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-26-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54276","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54276"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54276\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54276"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54276"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}