
{"id":54555,"date":"2020-02-05T18:29:16","date_gmt":"2020-02-05T17:29:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54555"},"modified":"2020-02-05T18:34:05","modified_gmt":"2020-02-05T17:34:05","slug":"disuguaglianza-e-poverta-in-italia-secondo-loxfam-report","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54555","title":{"rendered":"DISUGUAGLIANZA E POVERT\u00c0 IN ITALIA SECONDO L&#8217;OXFAM REPORT"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il caso italiano mostra come la crescita, comunque modesta, delle disparit\u00e0 di reddito non comporti necessariamente l\u2019aumento delle situazioni di emergenza sociale<\/span><strong><br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 61 del bollettino<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, organo della Fondazione Anna Kuliscioff, a cura di Claudio Negro<\/em> &#8211; <em>In argomento v. anche, sul numero 48 dello stesso bollettino, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52628\">Non \u00e8 il voto dei poveri che spiega il successo del M5S del 2018 <\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-44464 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L&#8217;<a href=\"https:\/\/www.oxfamitalia.org\/davos-2020\/\"><em>Oxfam Report<\/em><\/a> pubblicato in occasione del summit di Davos nel gennaio scorso indica che in Italia la diseguaglianza tende a crescere, accelerata dalla crisi e non contrastata dalla ripresa. I dati riportati lo confermano e la stessa esperienza ci dice che nei periodi di crisi le diseguaglianze di reddito e patrimonio tendono a divaricarsi. L&#8217;affermazione per\u00f2 induce un pensiero, peraltro non dichiarato dagli estensori del <em>Report<\/em>, cio\u00e8 che i ricchi diventino pi\u00f9 ricchi e i poveri pi\u00f9 poveri. E siccome la ricchezza non \u00e8 una variabile indipendente, tale per cui se uno aumenta la sua fetta un altro deve diminuire la sua, il pensiero (che nel comune sentire mi sembra pacificamente accettato) mi sembra dover essere smontato e verificato.<\/p>\n<p>Ma prima qualche osservazione sulla crescita delle diseguaglianze: l&#8217;Indice di Gini, che appunto le misura (pi\u00f9 alto \u00e8 il valore, maggiore \u00e8 la diseguaglianza dei redditi) dava per l&#8217;Italia nel 1995 il valore 33, nel 2018 33,4. La diseguaglianza \u00e8 aumentata, ma di poco. E comunque in tutta la UE c&#8217;\u00e8 una tendenza dell&#8217;indice di Gini a convergere poco sopra la media del 30: ancora nel &#8217;97 si andava dal 25 della Germania al 38 del Portogallo, mentre ora, con l&#8217;eccezione della Francia al 28,5, gli indici sono tutti compresi tra 31,1 della Germania e il 33,4 dell&#8217;Italia. Dunque \u00e8 evidentemente esagerato parlare di una diseguaglianza crescente in Italia: siamo nella fascia di valori europei.<\/p>\n<p>Voglio comunque tornare alla questione centrale di questo articolo: esiste in Italia un rapporto diretto tra ineguaglianza e povert\u00e0?<\/p>\n<p>Vorrei cominciare con due dati che sembrano smentire questa ipotesi. Primo: son corretti i numeri forniti da Oxfam che segnalano come il 10% pi\u00f9 ricco della popolazione detenga il 53,6% della ricchezza complessiva contro soltanto l&#8217;8,5% del 50% pi\u00f9 povero. Ma \u00e8 anche vero, come segnala il Centro Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi (Gruppo Intesa-S. Paolo) nel suo <em>Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani<\/em>, che il 10% pi\u00f9 ricco arriva al 50,6% in Francia e addirittura al 59,8% in Germania, paesi dove palesemente la povert\u00e0 \u00e8 limitata e addirittura l&#8217;indice di Gini inferiore (molto inferiore, nel caso della Francia) al nostro. Dunque una forte concentrazione di ricchezza non determina a cascata povert\u00e0 ed indigenza.<\/p>\n<div id=\"attachment_48227\" style=\"width: 201px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=48227\" rel=\"attachment wp-att-48227\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48227\" class=\"size-full wp-image-48227\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro.jpg 191w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Claudio-Negro-109x150.jpg 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-48227\" class=\"wp-caption-text\">Claudio Negro<\/p><\/div>\n<p>Secondo: negli ultimi anni \u00e8 cresciuto in Italia, dal punto di vista del reddito, il \u201cceto medio\u201d, statisticamente definito come coloro che godono di un reddito compreso dal 75 al 150 per cento del reddito medio, che nel 2019 \u00e8 di 2.157 euro. Le tre fasce centrali di reddito (da \u20ac 1.500 a \u20ac 3.000 ) comprendono il 57,5% dei percettori di reddito, contro il 52,1% del 2018. E questo non a scapito delle classi di reddito pi\u00f9 elevate, che anzi salgono da 13,4% a 14,7%, ma delle classi di reddito pi\u00f9 basse (&lt;\u00a0\u20ac 1.500) che perdono di peso passando da 34,5% a 27,7%. <em>(Dati Centro Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi-Intesa San Paolo). <\/em>Ossia c&#8217;\u00e8 stata una crescita di reddito complessiva che ha coinvolto circa il 70% della popolazione tra il 2018 e il 2019. Potr\u00e0 essere poco ma non indica certo un impoverimento! L&#8217;ispessimento del \u201cceto medio\u201d\u00e8 confermato da un altro dato: il numero dei risparmiatori \u00e8 tornato a superare quello di chi non risparmia: 52%, quando nel 2013 era sceso al 39%. Poich\u00e8 \u00e8 ipotizzabile che i redditi pi\u00f9 alti abbiano potuto risparmiare anche durante la crisi, \u00e8 molto verosimile che questo aumento del risparmio sia ascrivibile al \u201cceto medio\u201d, il che porta i suoi componenti abbastanza lontano dal rischio povert\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia c&#8217;\u00e8 un dato che pare andare dalla parte opposta: il rapporto tra la ricchezza patrimoniale e il reddito in Italia (il dato per\u00f2 \u00e8 della fine 2017, da allora dovrebbe essersi leggermente modificato in favore del reddito) \u00e8 di 8,4 a 1 <em>(Bankitalia)<\/em>; in Francia e Gran Bretagna poco sotto, in Germania 6: normalmente il gap tra patrimonio e reddito \u00e8 considerato indice di diseguaglianza sociale. Per\u00f2 la composizione del patrimonio delle famiglie in Italia ha una caratteristica peculiare rispetto agli altri Paesi UE: esso \u00e8 principalmente costituito dalla casa di abitazione (48%). E la riduzione della povert\u00e0, modesta quando si considerano le sole attivit\u00e0 finanziarie, aumenta sensibilmente se si\u00a0 considera\u00a0 il totale della ricchezza reale e finanziaria: l\u2019abitazione di propriet\u00e0, che costituisce la componente principale del patrimonio delle famiglie meno abbienti, \u00e8 decisiva nella definizione della ricchezza netta della famiglia.<\/p>\n<p>Poich\u00e8 circa l&#8217;80% degli italiani \u00e8 proprietario della casa in cui vive, almeno questa quantit\u00e0 (ma probabilmente di pi\u00f9, considerando le fasce pi\u00f9 alte di ricchezza che hanno seconde e terze case ma vivono in affitto) non ricadono nella povert\u00e0. Inoltre, poich\u00e9 questa forma di ricchezza patrimoniale \u00e8 rimasta sostanzialmente invariata attraverso la crisi, pare improbabile, collegando questo dato con quello gi\u00e0 visto sui redditi, che ci sia stato un impoverimento palese.<\/p>\n<p>Giustamente <em>Oxfam<\/em> nota come i redditi da lavoro dei giovani e delle donne siano bassi; ma trascura il fatto che, nel caso delle donne, i bassi salari sono dovuti al part time, e che il tasso di occupazione femminile \u00e8 molto aumentato negli ultimi 10 anni. I bassi salari dei giovani vanno considerati in un contesto in cui i giovani restano in casa il pi\u00f9 a lungo possibile, integrando il loro reddito con quello familiare. Infatti i redditi delle famiglie crescono costantemente dal 2016.<\/p>\n<p>Io ritengo questo modello, in cui i redditi (bassi) di donne e giovani si sommano al salario del capofamiglia e alla pensione del nonno, arcaico, di ostacolo alla crescita economica e sociale; ma in termini economici non v&#8217;\u00e8 dubbio che tenga alla larga la povert\u00e0, almeno nei tempi brevi!<\/p>\n<p>Conclusione: siamo di fronte a un trend che premia marginalmente le fasce pi\u00f9 alte di ricchezza, ma non in modo tale da aumentare in modo significativo la diseguaglianza economica, e soprattutto non da aumentare la povert\u00e0. Quest&#8217;ultimo fatto per\u00f2 a costo di un modello \u201cdifensivo\u201d delle famiglie, che penalizza inevitabilmente l&#8217;innovazione, l&#8217;imprendere, l&#8217;investire, il migliorare, l&#8217;ascensore sociale.<\/p>\n<p>In conclusione mi pare ci sia un paradosso: siamo un Paese che si lamenta povero, ma che tanto povero non \u00e8; e che per\u00f2 si rintana a difesa della propria modesta ricchezza conclamando la propria povert\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso italiano mostra come la crescita, comunque modesta, delle disparit\u00e0 di reddito non comporti necessariamente l\u2019aumento delle situazioni di emergenza sociale . 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