
{"id":54592,"date":"2020-02-07T18:07:29","date_gmt":"2020-02-07T17:07:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54592"},"modified":"2020-02-07T21:17:26","modified_gmt":"2020-02-07T20:17:26","slug":"la-sindrome-di-barbiana-e-i-licenziamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54592","title":{"rendered":"LA SINDROME DI BARBIANA E I LICENZIAMENTI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Alle radici culturali del Jobs Act e di alcuni orientamenti giurisprudenziali a esso drasticamente opposti: il mensile <em>Mondoperaio <\/em>pubblica un inedito di Giorgio Pecorini<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Giorgio Pecorini<\/strong> risalente al 2012, ma rimasto inedito, in corso di pubblicazione sul numero di febbraio 2020 di<\/em> Mondoperaio<em>, con la nota redazionale qui sotto riportata e la mia lettera inviata in risposta all&#8217;Autore &#8211; Nel testo dell&#8217;articolo i link alle mie interviste del novembre 2012 citate, nonch\u00e9 della lettera di don Lorenzo Milani a mio padre dell&#8217;11 maggio 1959, essa pure citata<\/em> &#8211; <em>Al mio rapporto con il Priore di Barbiana \u00e8 dedicato il quinto capitolo de <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=48831\">La casa nella pineta<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54700\" rel=\"attachment wp-att-54700\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-54700\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Giorgio-Pecorini.png\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Giorgio-Pecorini.png 189w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Giorgio-Pecorini-107x150.png 107w\" sizes=\"auto, (max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a>Nota redazionale di <\/em>Mondoperaio<em> &#8211; Giorgio Pecorini <\/em>[qui a sinistra nella foto]<em>, giornalista laico ma vicinissimo a don Lorenzo Milani e curatore dei suoi scritti, oggi nonagenario, ha inviato questo suo articolo inedito, scritto all\u2019epoca in cui era in gestazione il Jobs Act, a Pietro Ichino, che gli ha risposto con un breve commento. Pubblichiamo l\u2019inedito e la risposta, come contributo al dibattito sulle radici culturali di quella riforma e sulle radici culturali, al tempo stesso, di alcuni orientamenti giurisprudenziali ad essa drasticamente opposti.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">LA SINDROME DI BARBIANA E I LICENZIAMENTI<\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>La sindrome di Stendhal, spiega <em>Wikipedia<\/em>, \u00ab\u00e8 il nome di una affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d\u2019arte di straordinaria bellezza\u00bb: e avverte che c\u2019\u00e8 anche una \u00absindrome di Gerusalemme, simile ma rapportata all\u2019\u00e0mbito religioso, consistente nella manifestazione improvvisa di appassionati sentimenti e di un impulso a profferire espressioni visionarie\u00bb. Bene. Ma l\u2019enciclopedia pi\u00f9 consultata al mondo va aggiornata d\u2019urgenza, registrando pure \u00abuna sindrome di Barbiana rapportata all\u2019\u00e0mbito sociale, e consistente &#8211; in soggetti messi al cospetto di comportamenti umani straordinari per impegno civile e coerenza etica &#8211; nella manifestazione improvvisa di appassionati sentimenti sindacali e di un impulso a profferire visionarie ipotesi educativo-pedagogiche\u00bb. Esattamente quel che \u00e8 accaduto ai due fratelli Pietro e Andrea Ichino annusando l\u2019aria di Barbiana soffiata loro addosso dai genitori.<\/p>\n<div id=\"attachment_52359\" style=\"width: 179px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=52359\" rel=\"attachment wp-att-52359\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-52359\" class=\"size-medium wp-image-52359\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita-169x300.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita-84x150.jpg 84w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita-768x1367.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita-575x1024.jpg 575w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Barbiana-insolita.jpg 899w\" sizes=\"auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-52359\" class=\"wp-caption-text\">La pieve di Barbiana<\/p><\/div>\n<p>La loro madre, Francesca Pellizzi, e Lorenzo Milani s\u2019erano incontrati ragazzi al Liceo statale Manzoni di Milano negli ultimi anni trenta del 900. Divisi dalla guerra e dalle scelte di vita, s\u2019erano ritrovati nel 1958 per via di <em>Esperienze pastorali<\/em>, il libro che Milani, fattosi prete e gi\u00e0 confinato a Barbiana, aveva pubblicato quell\u2019anno: e di cui Francesca, laureatasi in legge, si fa appassionata propagandista assieme all\u2019avvocato Luciano Ichino, sposato nel \u201946 e subito cooptato nello studio legale paterno. Nel giro di cinque anni nascono i primi tre figli, Maria Paola, Pietro e Giovanna. Andrea arriver\u00e0 dieci anni dopo, quarto e ultimo.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 nell\u2019aprile del \u201959 don Lorenzo chiede a Francesca di aiutarlo a organizzare il viaggio con cui vuol portare i primi sei ragazzi della sua scuola a scoprire Milano e il mondo. Lei mobilita un\u2019amica, Elena Pirelli, che pur non essendo in citt\u00e0 in quei giorni mette a disposizione un pulmino per gli spostamenti del gruppo e procura una visita al cantiere del grattacielo dell\u2019azienda di famiglia, in costruzione. Durante quella visita i barbianesi leggono un cartello in cui si annuncia il licenziamento di un operaio che avendo acceso un fuoco in un lavandino ha rischiato di provocare un incendio pericolosissimo. Il fatto sconcerta i ragazzi, che la sera, guidati dal loro prete, ne discutono con gli Ichino nella cui casa sono ospiti; e alla discussione assiste anche Pietro, pressappoco loro coetaneo.<\/p>\n<p>Autunno 2012: sono passati 53 anni, Pietro ne ha compiuti 63. \u00c8 ormai un prestigioso docente giuslavorista, dopo un impegnato tirocinio da dirigente sindacale della Fiom e della Cgil durato un intero decennio, una prima esperienza parlamentare nell\u2019VIII legislatura e una seconda nella XVI. Dal giorno dopo l\u2019assassinio di Marco Biagi vive sotto scorta per le minacce di morte rivolte anche a lui dalle Br, dall\u2019inizio della legislatura (2008) \u00e8 parlamentare critico del Pd, di cui \u00e8 cofondatore. Esperto autorevole e insieme accorto politico, sente il dovere di intervenire nell\u2019aspra polemica sulla gestione Fiat di Sergio Marchionne. E lo fa con ben tre interviste nello stesso giorno, 3 novembre, a tre quotidiani: <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23825\"><em>Il Secolo XIX<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23821\"><em>Europa<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23823\"><em>Il Foglio<\/em><\/a> (da questa prendo i virgolettati), pi\u00f9 una quarta su <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24027\"><em>l\u2019Unit\u00e0<\/em><\/a>, undici giorni dopo. Vuole mettere in evidenza la contraddizione probabilmente insanabile tra la realt\u00e0 delle relazioni sindacali italiane e le leggi che le regolano.<\/p>\n<p><strong>Non si tratta di contesa giuridica ma di scontro culturale: e in sostanza etico<\/strong><\/p>\n<p>Comincia spiegando che nei due anni precedenti la Fiom aveva fortemente demonizzato il piano industriale proposto e poi attuato da Marchionne alla Fiat sulla base di un accordo aziendale sottoscritto invece dalla Fim-Cisl e dalla Uilm e ratificato dal referendum tra i lavoratori interessati. Gli attacchi della Fiom-Cgil \u2013 a suo avviso del tutto infondatamente \u2013 denunciavano in quel piano industriale la violazione di diritti fondamentali dell\u2019uomo e pericoli gravi per la salute dei lavoratori; i militanti della Fiom-Cgil che Marchionne ora vuole licenziare hanno bruciato o impiccato in piazza pupazzi che lo raffigurano. In quel contesto, quest\u2019ultimo sceglie di applicare con rigore la norma (articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori) che gli consente di non riconoscere alla Fiom-Cgil di costituire una rappresentanza sindacale in azienda, non essendo firmataria di alcun contratto collettivo applicato nell\u2019azienda stessa; e probabilmente pratica anche qualche discriminazione ai danni dei cassintegrati iscritti alla Fiom-Cgil, privilegiando gli altri nel richiamo in servizio.<\/p>\n<p>La scelta di Marchionne di non assumere lavoratori iscritti alla Fiom \u2013 sostiene Pietro Ichino \u2013 se \u00absul piano giuridico non la si pu\u00f2 considerare una rappresaglia\u00bb, \u00e8 tuttavia \u00abillegittima in quanto discriminazione nei confronti dei singoli lavoratori\u00bb. Per altro verso, aggiunge, \u00abla lettera dell\u2019articolo 19 dello Statuto dei lavoratori ammette che in fabbrica siano riconosciuti soltanto i sindacati firmatari del contratto collettivo applicato in azienda accettato dalla maggioranza dei lavoratori [senza che occorra verificare se lo abbiano fatto sotto ricatto, aggiungo io]. Marchionne non viola la legge quando cerca di praticare il modello di relazioni industriali \u201call\u2019americana\u201d che l\u2019articolo 19 consente. Marchionne vuol far rispettare questa legge, la cultura italiana lo respinge [\u2026] e tende a espellerlo come un corpo estraneo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54702\" rel=\"attachment wp-att-54702\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-54702\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Fiat-fabbrica-Pomigliano-darco-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Fiat-fabbrica-Pomigliano-darco-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Fiat-fabbrica-Pomigliano-darco-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Fiat-fabbrica-Pomigliano-darco.jpg 666w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Insomma, se capisco giusto, non si tratta di contesa giuridica ma di scontro culturale: e in sostanza etico. Ostinarsi a discuterne razionalmente \u00e8 quindi inutile, come lo sarebbe illudersi di conciliare il dogma cattolico dell\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio col diritto civile al divorzio. La sola via percorribile resta quella di un compromesso serio fra le due visioni, col leale impegno reciproco a non tentare imposizioni, a non rivendicare legittimit\u00e0 esclusive. Tanto pi\u00f9 nella contesa Fiat-Fiom, in cui \u00abcome sempre in questi casi ciascuna delle parti ha qualche ragione per accusare l\u2019altra di qualche nefandezza\u00bb: la Fiom denuncia la discriminazione dei propri iscritti, la Fiat il rifiuto pregiudiziale e la criminalizzazione del proprio piano industriale.<\/p>\n<p>Che fare concretamente, allora, per comporre la lite, nella nostra realt\u00e0 politico-sindacale? Ichino lo sa: \u00abSe fossi il ministro del Lavoro convocherei le parti per un tentativo di voltar pagina rispetto alla situazione assurda che si \u00e8 determinata. E farei tutto il possibile per indurre la Fiom a firmare gli accordi aziendali di Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco, cessando le ostilit\u00e0 e ottenendo il riconoscimento dei propri rappresentanti in azienda. E per indurre la Fiat a rinunciare al licenziamento collettivo, risolvendo il problema con un contratto di solidariet\u00e0 in attesa della congiuntura positiva\u00bb. Ma Pietro Ichino non \u00e8 il ministro del Lavoro (rifiut\u00f2 quel posto quando gli venne offerto da Silvio Berlusconi nel 2008; fu invece il suo stesso partito, il Pd, per bocca di Matteo Orfini, a porre il veto quando Mario Monti lo propose nel novembre 2011): pu\u00f2 dunque soltanto dare saggi consigli cavati dall\u2019esperienza e fondati su intriganti ricordi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>All\u2019<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?page_id=6\">autobiografia<\/a> esemplarmente ampia ed esplicita inserita nel suo sito manca tuttavia un episodio lontano, utile a far intendere meglio la sua proposta. Un episodio che rischia di far catalogare il senatore Ichino fra i giovani sessantottini traviati da quel mascalzone di don Milani <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Un episodio da lui stesso raccontato con disarmata sincerit\u00e0 nel 2001 <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=583\">sul n. 3 della <em>Rivista italiana di diritto del lavoro<\/em><\/a>. Per intenderlo bene occorre una sintetica premessa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54696\" rel=\"attachment wp-att-54696\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-54696 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Processo-del-lavoro-2.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Processo-del-lavoro-2.jpg 284w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Processo-del-lavoro-2-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><\/a>L\u20198 febbraio del 2001 la Sezione lavoro del Tribunale di Milano, applicando il famoso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sentenzia non potersi licenziare per giusta causa un infermiere pur riconosciuto responsabile d\u2019aver consigliato alcuni pazienti a rivolgersi a un altro ospedale pi\u00f9 affidabile, e di averlo fatto in modo platealmente urlato. Il commento tecnico del giuslavorista Pietro Ichino, intitolato <em>Il diritto opinabile<\/em>, comincia cos\u00ec: \u00abQuesta sentenza del giudice milanese del lavoro non \u00e8 n\u00e9 giusta n\u00e9 sbagliata: condividerne o no il contenuto dipende soltanto dal grado di disvalore che si attribuisce all\u2019atto del licenziamento\u00bb.<\/p>\n<p>Poi, riassunti i fatti emersi nel processo e valutate le motivazioni con cui si dispone il ritorno al lavoro dell\u2019infermiere licenziato, ripesca il remoto episodio autobiografico: \u00abIo credo di capire bene lo spirito nel quale questa decisione \u00e8 maturata, per avere vissuto con grande coinvolgimento personale l\u2019epoca e la temperie politico-culturale nella quale sono nate le norme qui applicate dal giudice (l\u2019art. 3 della legge 604 e l\u2019art. 18 Statuto lavoratori). Un documento straordinariamente significativo di quell\u2019epoca e di quella temperie \u2013 che per questo mi sembra utile segnalare qui pur trattandosi di un documento di natura privata \u2013 \u00e8 una <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44801\">lettera che don Lorenzo Milani scrisse nel 1959<\/a>, riferita a un episodio dei cui esiti ero stato diretto testimone insieme a lui e ai sei ragazzi della scuola di Barbiana che egli aveva portato in viaggio di istruzione a Milano: qualche giorno prima era stato licenziato un operaio che aveva imprudentemente acceso un fuoco in un lavandino, in un ambiente pieno di materiale molto infiammabile. Di quel licenziamento don Lorenzo aveva discusso con mio padre, il quale aveva messo in rilievo anche le ragioni dell\u2019azienda. La <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44801\">lettera, dell\u201911 maggio \u201959<\/a>, si riferisce a quella discussione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il problema \u00e8 che come ministro del Lavoro sarebbe troppo scomodo a tutti<\/strong><\/p>\n<p>Chi voglia leggersela quella lettera, davvero \u201cdocumento di natura privata\u201d, la trova in molti dei libri di e su Milani, e ora nella raccolta dei suoi scritti pubblicata nei Meridiani Mondadori nel 2017 (pp. 651-658). Qui bastano alcune delle righe trascritte da Ichino <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=583\">nel suo commento<\/a>: \u201cIl licenziamento del lavandino resta per me uguale a prima. Un atto feudale [\u2026] Ma ora son passati venti secoli e il nostro senso della fraternit\u00e0 evangelica \u00e8 stato raffinato da Dio in mille maniere. Per cui oggi p. es. la pena di morte che S. Tommaso giustificava non trova pi\u00f9 diritto di cittadinanza n\u00e9 nel nostro cuore n\u00e9 nel nostro cervello [\u2026] Ecco perch\u00e9 in un processo sommario come \u00e8 ogni licenziamento io e i miei ragazzi siamo col licenziato e non udiamo ragioni\u201d.<\/p>\n<p>Quando gli tocca di assistere all\u2019accesa discussione sul licenziamento tra il babbo e quel prete spalleggiato da sei ragazzetti di poco pi\u00f9 grandi e tanto diversi da lui, Pietro Ichino ha compiuto 10 anni da un mese: ma l\u2019impatto \u00e8 tanto forte da segnarlo per la vita. \u00c8 lui stesso a dirlo, e proprio nel commento a quella sentenza: \u00abNella concezione di don Milani, certamente condivisa dalla grande maggioranza del movimento sindacale, la gravit\u00e0 del licenziamento \u00e8 quasi parificata a quella di una pena di morte [\u2026] Si devono trovare altri deterrenti contro [le pi\u00f9 gravi] mancanze, altre sanzioni; ma togliere il lavoro a un operaio significa mettere alla fame una famiglia: \u00e8 un atto incivile, a priori inaccettabile. Il legislatore del 1966 e del 1970 non ha fatto propria del tutto questa concezione del licenziamento, poich\u00e9 altrimenti lo avrebbe vietato drasticamente. Ma la maggior parte dei sindacalisti a quell\u2019epoca condivideva quella concezione; e tra essi mi colloco anch\u2019io, che proprio per l\u2019influsso esercitato su di me, fin da bambino, dall\u2019insegnamento del priore di Barbiana entrai a vent\u2019anni, non ancora laureato, nella Fiom-Cgil come sindacalista e per il sindacato lavorai a tempo pieno per dieci anni. Da quella concezione non poteva non essere profondamente influenzato anche il diritto del lavoro\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44564\" rel=\"attachment wp-att-44564\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44564\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-2-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a>Neppure l\u2019attenzione con cui il piccolo Pietro aveva seguito l\u2019accesa discussione poteva sfuggire al priore di Barbiana: \u00abPietro mi \u00e8 piaciuto moltissimo ed \u00e8 piaciuto ai ragazzi per la schietta ammirazione e direi quasi invidia con cui li guardava\u00bb, scrive agli Ichino il 26 aprile, due giorni dopo il ritorno da Milano. E ripete l\u2019invito fatto a voce prima di partire: mandarlo un po\u2019 alla sua scuola, dove il lavoro manuale in ogni forma ha la stessa dignit\u00e0 dello studio e fra una lezione e un c\u00f2mpito si provvede a costruire gli arredi e alla manutenzione della casa. In cinque successive lettere don Milani insiste perch\u00e9 Pietro venga mandato a Barbiana, fin che glielo accompagnano per la prima volta, nel dicembre del \u201961.<\/p>\n<p>Sufficiente comunque a confermare il condizionamento del figliolo. Il quale oltre mezzo secolo dopo s\u00e9guita a riconoscere insanabile il contrasto tra l\u2019etica sociale insegnatagli dal Priore e il contenuto delle leggi che regolano i rapporti sociali concreti. Ma. nell\u2019impossibilit\u00e0 di comporre il conflitto che ne deriva, suggerisce quel compromesso [Fiom firmi, Fiat non licenzi,<em> ndr<\/em>] che gli pare l\u2019unico possibile e onesto; e che senza dubbi proporrebbe, se diventasse ministro del Lavoro. Nell\u2019attesa, deve contentarsi di raccomandarlo, con tre interviste in un sol giorno. Perch\u00e9, ribadisce, \u00abquando un sistema delle relazioni industriali va in tilt \u00e8 rarissimo che un provvedimento giudiziale abbia l\u2019effetto di sbloccarlo. Lo si pu\u00f2 escludere del tutto, poi, quando il provvedimento \u00e8 inappropriato, come questo [imposizione alla Fiat dell\u2019obbligo di inserire in produzione i 19 iscritti Fiom che hanno presentato il ricorso, <em>n.d.r.<\/em>] di cui si discute oggi, che genera conseguenze assurde\u00bb, spingendo l\u2019azienda a metterne in mobilit\u00e0 altrettanti, per evitare l\u2019eccedenza di organico.<\/p>\n<p>Se invece provasse a riprendere il discorso barbianese che tanto lo aveva coinvolto da bambino, mezzo secolo fa, sul licenziamento dell\u2019operaio incendiario? Forse finirebbe col valutare in modo diverso la questione Fiat di oggi, a impostare ipotesi diverse di soluzione. Ipotesi possibile? In una successiva <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24027\">intervista all\u2019<em>Unit\u00e0<\/em> del 14 novembre 2012<\/a> Ichino racconta che Matteo Renzi gli ha chiesto di spiegargli il Codice del lavoro e di \u00ablavorarci per il suo programma\u00bb. E sostiene che la riforma Fornero, \u00abprimo passo significativo, anche se timido, nella direzione giusta\u00bb, andrebbe semplificata: \u00ab59 articoli in tutto, scritti in modo chiaro chiaro e semplice [milaniano, a me vien da dire], traducibile in inglese\u00bb, al posto della legge della suddetta ministra, \u00abilleggibile, che aggiunge 100 pagine alle 2mila gi\u00e0 esistenti nella nostra legislazione sul lavoro [\u2026] A tutti le protezioni fondamentali, a cominciare dalla protezione antidiscriminatoria, ma nessuno inamovibile. A chi perde il lavoro deve essere garantita la necessaria sicurezza economica e professionale. Si pu\u00f2 fare da subito anche qui in Italia\u00bb. Fosse ministro del Lavoro, Pietro Ichino lo farebbe s\u00f9bito. Il problema \u00e8 che come ministro del Lavoro sarebbe troppo scomodo a tutti.<\/p>\n<p>________________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Tra i quali anche Vassalli, Berardi e altri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>Il mio commento, nella lettera di risposta a Giorgio Pecorini<br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Caro Giorgio, ti ringrazio dell\u2019attenzione che mi dedichi. La realt\u00e0 \u00e8 che all\u2019epoca in cui ascoltai le parole di fuoco di don Lorenzo Milani sul licenziamento come pena di morte irrogata senza processo, negli anni \u201950, la legge non prevedeva neanche l\u2019obbligo per il datore di contestare l\u2019addebito al lavoratore, n\u00e9 di sentirlo a difesa prima di licenziarlo. Il sindacato non aveva alcun diritto all\u2019interno delle aziende. L\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione era di trenta lire al giorno per poche settimane. Doveva passare ancora un decennio perch\u00e9 arrivasse lo Statuto dei Lavoratori. Doveva, poi, passare un quarto di secolo, prima che gli economisti del lavoro individuassero nel regime di <em>job property<\/em> (anche) una difesa degli insider nel loro conflitto di interessi con gli outsider. Se don Milani si trovasse oggi di fronte a quel conflitto, probabilmente si schiererebbe con gli outsider. Concordo comunque con te su un punto: quanto lui affermava in materia di licenziamenti, in quella lettera del 1959 a mio padre, era un principio essenzialmente di natura non giuridica, ma etica. Un grande abbraccio<\/p>\n<p>Pietro Ichino<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle radici culturali del Jobs Act e di alcuni orientamenti giurisprudenziali a esso drasticamente opposti: il mensile Mondoperaio pubblica un inedito di Giorgio Pecorini . Articolo di Giorgio Pecorini risalente al 2012, ma rimasto inedito, in corso di pubblicazione sul numero di febbraio 2020 di Mondoperaio, con la nota redazionale qui sotto riportata e la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,13],"tags":[],"class_list":["post-54592","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=54592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/54592\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=54592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=54592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=54592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}