
{"id":54816,"date":"2020-02-23T11:09:48","date_gmt":"2020-02-23T10:09:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54816"},"modified":"2020-02-23T11:09:48","modified_gmt":"2020-02-23T10:09:48","slug":"perche-la-rivolta-dei-ricercatori-contro-la-valutazione-e-sbagliata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54816","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 LA RIVOLTA DEI RICERCATORI CONTRO LA VALUTAZIONE \u00c8 SBAGLIATA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Esistono due soli modi per valutare la ricerca e la didattica: il &#8220;modello USA\u201d nel quale la valutazione \u00e8 fatta dagli studenti scegliendo l&#8217;universit\u00e0, e il &#8220;modello europeo\u201d, nel quale \u00e8 lo Stato a decidere i criteri da utilizzare per la valutazione e l\u2019erogazione dei fondi &#8211; Rifiutarli entrambi non ha senso<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo di Andrea Ichino pubblicato sul quotidiano<\/em> Il Foglio <em>il 19 febbraio 2020 &#8211; In argomento v. anche, dello stesso A.I.,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54803\">Scappano i giovani che rifiutano l&#8217;appiattimento<\/a>\u00a0<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> .<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_43039\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=43039\" rel=\"attachment wp-att-43039\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43039\" class=\"size-full wp-image-43039\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2.jpg 180w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Andrea-2-110x150.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-43039\" class=\"wp-caption-text\">Andrea Ichino<\/p><\/div>\n<p>Alcuni professori universitari italiani, soprattutto delle discipline umanistiche, denunciano, in un appello apparso su <a href=\"http:\/\/www.roars.it\">www.roars.it<\/a>, l\u2019eccesso di burocratizzazione delle procedure di valutazione della ricerca universitaria previste dall\u2019Anvur, l\u2019agenzia che di questa valutazione si deve occupare. Hanno tutte le ragioni a combattere l\u2019inutile macchinosit\u00e0 delle procedure che affogano il sistema universitario e l\u2019Anvur farebbe bene ad ascoltarli. Ma il sospetto \u00e8 che quello che a loro d\u00e0 veramente fastidio sia essere valutati, indipendentemente dal modo.<\/p>\n<p>Antonio Scurati, ad esempio, sulle pagine del <em>Corriere<\/em> lamenta \u201cl\u2019asservimento di ricerca e insegnamento a logiche di mercato\u201d, afferma essere una menzogna (per \u201ctutti noi docenti\u201d) la \u201cpresunta\u201d possibilit\u00e0 di un \u201csistema di valutazione oggettivo della conoscenza prodotta\u201d e auspica un ritorno al principio Costituzionale secondo cui: \u201cL\u2019arte e la scienza sono libere e libero ne \u00e8 l\u2019insegnamento\u201d.<\/p>\n<p>Sono un professore universitario anch\u2019io e non mi riconosco in queste affermazioni. Credo vi siano molti altri colleghi che la pensano come me ed \u00e8 quindi opportuno, in primo luogo, avvertire l\u2019opinione pubblica che non tutti i professori universitari sono d\u2019accordo con Scurati e con i firmatari dell\u2019appello contro l\u2019Anvur, almeno per quel che riguarda l\u2019opportunit\u00e0 di una valutazione.<\/p>\n<p>Il motivo \u00e8 semplice: siamo pagati dalle tasse dei cittadini e non vedo per quale motivo dovremmo essere liberi di fare ricerca che interessi solo a noi o che incrementi in modo insignificante l\u2019ammontare di conoscenze che interessano a chi ci paga. O peggio, per quale motivo dovremmo poterci permettere di non fare alcuna ricerca e di non andare a far lezione, come purtroppo spesso accade nell\u2019universit\u00e0 italiana. A maggior ragione se le risorse non sono infinite (una premessa che forse quelli di Roars non condividono) e quindi se queste risorse possono essere utilizzate per costruire ospedali o creare nuovi posti di lavoro invece che per i nostri stipendi. Chiedo ai firmatari dell\u2019appello se davvero pensano che a noi professori universitari possa essere concesso il diritto di fare quel che pi\u00f9 ci piace senza alcun controllo e a spese di chi paga le tasse. Credo (o per lo meno spero) che non lo pensino, e quindi il problema non \u00e8 <em>se <\/em>valutare, ma <em>come<\/em> valutare.<\/p>\n<p>Che io sappia, esistono al mondo due sole modalit\u00e0 per valutare la ricerca. Quello che per semplicit\u00e0 possiamo chiamare il modello \u201cUSA\u201d nel quale la valutazione \u00e8 fatta dagli studenti, che scelgono le diverse universit\u00e0 in base alla qualit\u00e0 percepita pagando le corrispondenti tasse universitarie, e dagli erogatori di fondi di ricerca, che decidono a chi darli in base a criteri da loro liberamente stabiliti. L\u2019altro modello \u00e8 quello \u201ceuropeo\u201d, nel quale \u00e8 lo Stato a decidere i criteri da utilizzare per la valutazione e l\u2019erogazione dei fondi.<\/p>\n<p>Insieme a Daniele Terlizzese, nel nostro libro \u201cFacolt\u00e0 di Scelta\u201d (Rizzoli) abbiamo espresso una preferenza ragionata per il \u201cmodello USA\u201d (in cui le universit\u00e0 possono anche essere pubbliche, come accade in California), proprio perch\u00e9 \u00e8 difficile mettere tutti d\u2019accordo sui criteri che lo Stato dovrebbe utilizzare nel \u201cmodello europeo\u201d. I firmatari dell\u2019appello di Roars, ad esempio, si scagliano contro l\u2019utilizzo dei criteri bibliometrici per la valutazione della ricerca, ossia i criteri basati sulle citazioni ricevute dai libri e dagli articoli, oppure, nel caso degli articoli, sulle citazioni ricevute dalla rivista su cui l\u2019articolo \u00e8 uscito. Pi\u00f9 in generale rifiutano il sistema della &#8220;peer review\u201d anonima per valutare i prodotti di ricerca. Chi la pensa come me, invece, ritiene che questi sistemi, per quanto imperfetti, funzionino sufficientemente bene e che comunque una misurazione, per quanto imperfetta, di ci\u00f2 che noi docenti facciamo sia necessaria a tutela della credibilit\u00e0 del sistema universitario stesso.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 non \u00e8 chiaro in base a quale evidenza scientifica l\u2019appello di Roars possa affermare che i sistemi bibliometrici sono \u201cnumeri e misure che di scientifico, lo sanno tutti, non hanno nulla e nulla garantiscono in termini di qualit\u00e0 della conoscenza\u201d.\u00a0 Ad esempio R\u00e9gibeau and Rockett (\u201cResearch assessment and recognized excellence: simple bibliometrics for more efficient academic research evaluations\u201d, Economic Policy, 2016), comparano con diversi metodi di valutazione un dipartimento di economia fittizio fatto solo di Premi Nobel, alcuni dipartimenti leader nel mondo e alcuni dipartimenti di universit\u00e0 britanniche. La loro conclusione \u00e8 che i metodi bibliometrici funzionano bene e soprattutto costano molto poco.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 \u00e8 impossibile trovare un accordo su quali criteri lo Stato debba utilizzare per valutare la ricerca, abbandoniamo allora il sistema \u201ceuropeo\u201d di valutazione e passiamo a quello \u201cUSA\u201d. \u00a0Se i colleghi di Roars vedono altre soluzioni le propongano, ma non possono continuare a criticare senza mai fare proposte alternative. Soprattutto non possono pensare di avere i vantaggi di un sistema universitario statale che li mantiene a vita, senza che chi paga possa sindacare su quel che fanno (o non fanno).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono due soli modi per valutare la ricerca e la didattica: il &#8220;modello USA\u201d nel quale la valutazione \u00e8 fatta dagli studenti scegliendo l&#8217;universit\u00e0, e il &#8220;modello europeo\u201d, nel quale \u00e8 lo Stato a decidere i criteri da utilizzare per la valutazione e l\u2019erogazione dei fondi &#8211; Rifiutarli entrambi non ha senso . 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