
{"id":54960,"date":"2020-03-14T23:34:00","date_gmt":"2020-03-14T22:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54960"},"modified":"2020-03-15T00:17:57","modified_gmt":"2020-03-14T23:17:57","slug":"utili-dissensi-sullultimo-libro-di-umberto-romagnoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54960","title":{"rendered":"UTILI DISSENSI SULL&#8217;ULTIMO LIBRO DI UMBERTO ROMAGNOLI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Perch\u00e9 a Francesco Santoro Passarelli e a Luigi Mengoni viene condonato, e a Ludovico Barassi no, il nitido fondamento civilistico e contrattualistico sul quale hanno ricostruito l&#8217;ordinamento del rapporto di lavoro?<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLettera <strong>di Vincenzo Ferrante <\/strong>(nella foto qui sotto), professore di Diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, pervenuta l&#8217;11 marzo 2020, in riferimento alla mia recensione del libro di Umberto Romagnoli, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54276\">Un libro sui maggiori giuristi del lavoro del &#8216;900<\/a>\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> .<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54980\" rel=\"attachment wp-att-54980\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-54980\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vincenzo-Ferrante.jpg\" alt=\"\" width=\"314\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vincenzo-Ferrante.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Vincenzo-Ferrante-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 314px) 100vw, 314px\" \/><\/a>Caro Pietro,<\/p>\n<p>portavo con me, oramai da molti giorni,\u00a0 la tua recensione al volume di Umberto Romagnoli, sperando di trovare il tempo per leggerle in santa pace. La sospensione delle lezioni me ne ha dato ora la possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ti scrivo per\u00f2 per dire che il pezzo non mi \u00e8 piaciuto (e lo dico avendo piena consapevolezza di trovare in te un interlocutore, attento e rigoroso, e dotato di una instancabile capacit\u00e0 di cercare il dialogo con tutti).<\/p>\n<p>Capisco la giusta necessit\u00e0 di evitare toni conciliatori quando le differenze ci sono e non vanno messe fra parentesi. E mi piace, e mi colpisce molto per la sua nettezza, la tua richiesta di chiarezza in ordine alla convivenza fra contrattualisti e non (anche io nel titolo della mia monografia ho messo il \u201ccontratto di lavoro\u201d, chiedendone un\u2019autorizzazione preventiva e ricevendone poi lode da Mazzotta e da Romagnoli stesso).<\/p>\n<p>Non condivido per\u00f2 le critiche alla concezione stessa del volume, che \u00e8 \u2013 dichiaratamente \u2013 una raccolta di precedenti saggi. Raccolta che impone, a mio modo di vedere, la pubblicazione nella loro interezza degli scritti, di modo che sar\u00e0 il lettore a valutare quanto resta di essi a distanza di anni. In questa luce mi pare coraggioso il <em>caveat <\/em>iniziale, che per essere eliminato avrebbe richiesto\u00a0 la riscrittura di tutto il volume (cosa per\u00f2 che temo esuli dalle forze dell\u2019Autore).<\/p>\n<p>Per il resto, non mi pare che definire \u201cgiuslavorista della Lucchesia\u201d il professor Pera sia una mancanza di riguardo (si utilizza nel saggio varie volte l\u2019espressione \u201cil giurista lucchese\u201d, di modo che questa mi pare una correzione dell\u2019ultima ora, per evitare una ripetizione). Ho visto pure la citazione di Barassi come borghese \u201cpiccolo piccolo\u201d e non mi pare troppo irriverente (il punto in esame era il ruolo del sindacato nella disciplina del rapporto che, mi sembra innegabile, non trova lo spazio che merita nel pensiero di B. , quando oramai si trattava di un fenomeno sociale diffuso e radicato anche in Italia).<\/p>\n<p>In conclusione, mi pare che una rivisitazione dell\u2019opera della Riva Sanseverino (anch\u2019ella \u201csparita dai radar\u201d dopo il pensionamento, al pari di Barassi) sia auspicabile, ma temo che debba essere piuttosto tu ad occupartene, per il ruolo che rivesti e per la tua storia accademica.<\/p>\n<p>Con i miei pi\u00f9 cordiali saluti<\/p>\n<p>Vincenzo<\/p>\n<p><em>Ringrazio il collega Vincenzo Ferrante per queste osservazioni critiche sulla mia <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54276\">recensione del libro di Umberto Romagnoli<\/a>: \u00e8 il segno di un dialogo vero in seno alla comunit\u00e0 accademica. Per nulla scontato, questo dialogo; perch\u00e9 troppo spesso si ha la sensazione che nella nostra accademia all&#8217;esplicitazione dei dissensi,\u00a0 faticosa in quanto implica l&#8217;onere di argomentarli mostrando di avere letto e capito ci\u00f2 da cui si dissente, si tenda a preferire il molto pi\u00f9 comodo ignorare le tesi non condivise.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma veniamo al merito del dissenso. La mia impressione \u00e8 che, d<\/em><em>opo un secolo intero nel quale la <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=264\">storia del pensiero giuslavoristico<\/a> \u00e8 stata segnata profondamente dalla <a href=\"https:\/\/archivio.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=947\">dialettica tra contrattualisti e a-contrattualisti<\/a>, oggi stia diffondendosi la tendenza a sminuire l\u2019importanza di quella contrapposizione, fin quasi a indicarla come una sorta di falso problema, a sostenere che, in realt\u00e0, fin dagli anni \u201950 e \u201960 a ben vedere gli uni e gli altri sostenevano la stessa cosa, ovvero la limitazione dell\u2019autonomia negoziale individuale in materia di lavoro, sia pure con sottolineature diverse. Non \u00e8 cos\u00ec: la teoria germanica della <\/em>eingliederung<em> (inserimento organico) nell&#8217;impresa come <\/em>fatto<em> da cui trae origine il rapporto di lavoro, per il resto pressoch\u00e9 interamente soggetto al regolamento emanato unilateralmente dall\u2019imprenditore o contenuto nel contratto collettivo o nella legge statale, ha avuto nella nostra dottrina un notevolissimo spazio, e numerose reinterpretazioni, in una contrapposizione a tratti assai aspra con la concezione contrattualistica del rapporto stesso, fino all\u2019incirca alla met\u00e0 degli anni \u201980. Ecco, mi sembra che i dissensi rispetto alla mia recensione dell\u2019ultimo libro di Umberto Romagnoli (mi riferisco qui anche al peraltro interessantissimo scritto di Oronzo Mazzotta, <\/em>L&#8217;inafferrabile etero-direzione<em>, in corso di pubblicazion nel primo numero del 2020 di <\/em>Labor,<em> \u00a7 4<\/em><em>) siano in qualche modo espressione della tendenza alla svalutazione di quella contrapposizione.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_54349\" style=\"width: 262px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54349\" rel=\"attachment wp-att-54349\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-54349\" class=\" wp-image-54349\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni.jpg 200w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Luigi-Mengoni-150x118.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 252px) 100vw, 252px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-54349\" class=\"wp-caption-text\">Luigi Mengoni<\/p><\/div>\n<p><em>Ci\u00f2 che mi sono proposto di evidenziare nella <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=54276\">recensione<\/a> contestata \u00e8 la contraddizione, che obiettivamente emerge nel libro di Umberto Romagnoli (ed \u00e8 suo merito non secondario averla lasciata emergere con questa raccolta di propri saggi), fra la drastica e sferzante svalutazione di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lodovico_Barassi\">Ludovico Barassi<\/a>, per ragione del fondamento schiettamente civilistico e contrattualista della sua costruzione, e il trattamento diametralmente opposto riservato ai civilisti e contrattualisti posteriori di mezzo secolo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Francesco_Santoro-Passarelli\">Francesco Santoro Passarelli<\/a> e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Luigi_Mengoni\">Luigi Mengoni<\/a>. Grandi giuristi entrambi, certo; ma la domanda che pongo \u00e8: perch\u00e9 a loro viene condonato, e a Barassi no, il nitido fondamento civilistico e contrattualistico sul quale hanno ricostruito l&#8217;ordinamento del rapporto di lavoro? Vincenzo Ferrante giustifica questa differenza di trattamento in considerazione dello spazio pressoch\u00e9 nullo che ne <\/em>Il contratto di lavoro<em> di Barassi viene attribuito al ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva nella regolazione del rapporto di lavoro; ma quel libro \u00e8 stato scritto alla fine del secolo XIX e pubblicato nell\u2019anno 1900, quando ancora il movimento sindacale muoveva i primi passi e la disciplina collettiva del rapporto di lavoro era di fatto limitata a pochissimi contratti aziendali &#8220;di tariffa&#8221;. Neppure all\u2019epoca della seconda edizione, uscita nel 1917 (l\u2019anno di Caporetto!), la contrattazione collettiva nazionale era ancora nata; e quel pochissimo di contrattazione aziendale che si era attivato ai primi del secolo era stato spazzato via dagli eventi bellici.<\/em><\/p>\n<p><em> Detto questo, che Ludovico Barassi fosse sensibile ai valori promossi dal <\/em>Corriere della Sera<em> diretto dal borghesissimo Luigi Albertini molto pi\u00f9 che a quelli promossi da <\/em>l\u2019Avanti!<em> \u00e8 fuori discussione; ma non mi sembra una ragione sufficiente per squalificare l\u2019opera del primo padre del diritto del lavoro italiano con i toni sprezzanti usati da Umberto Romagnoli.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_54985\" style=\"width: 247px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=54985\" rel=\"attachment wp-att-54985\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-54985\" class=\"wp-image-54985 \" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Santoro-Passarelli-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Santoro-Passarelli-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Santoro-Passarelli-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Santoro-Passarelli.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-54985\" class=\"wp-caption-text\">Francesco Santoro Passarelli<\/p><\/div>\n<p><em>Quanto all&#8217;espressione \u201cgiuslavorista della lucchesia\u201d utilizzata per indicare Giuseppe Pera, oltretutto nell&#8217;ambito di in uno scritto molto severo nei suoi confronti, credo che a nessuno sfugga la sua sfumatura di significato diversa rispetto a &#8220;giuslavorista lucchese&#8221;. Anche Umberto Romagnoli, credo, coglierebbe una stonatura se Francesco Santoro Passarelli venisse indicato come il &#8220;civilista del barese&#8221; perch\u00e9 \u00e8 nato ad Altamura, o Luigi Mengoni come il &#8220;civilista del trentino&#8221; perch\u00e9 originario della provincia di Trento. Del resto, quanti colleghi giuristi gradirebbero di essere citati come il \u201ccostituzionalista del lodigiano\u201d, o \u201cil processualista del frusinate\u201d, o oppure ancora &#8220;l&#8217;internazionalista del varesotto&#8221;? Ma questo \u00e8 davvero l\u2019ultimo dei problemi.\u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 a Francesco Santoro Passarelli e a Luigi Mengoni viene condonato, e a Ludovico Barassi no, il nitido fondamento civilistico e contrattualistico sul quale hanno ricostruito l&#8217;ordinamento del rapporto di lavoro? . 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