
{"id":5510,"date":"2009-10-13T15:16:10","date_gmt":"2009-10-13T14:16:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5510"},"modified":"2009-10-19T11:42:51","modified_gmt":"2009-10-19T10:42:51","slug":"uguaglianza-una-questione-relativa-di-importanza-assoluta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=5510","title":{"rendered":"UGUAGLIANZA: UNA QUESTIONE RELATIVA DI IMPORTANZA ASSOLUTA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL GRADO DI EFFICIENZA DEI PAESI NON DIPENDE TANTO DALLA\u00a0LORO RICCHEZZA,\u00a0QUANTO\u00a0DALLO STATO\u00a0DI\u00a0DISTRIBUZIONE DI QUEST&#8217;ULTIMA. PARADOSSALMENTE, UN PAESE RICCO CON UN ALTO LIVELLO DI\u00a0DISEGUAGLIANZA HA POTENZIALITA&#8217; INFERIORI RISPETTO A QUELLE DI UN PAESE PIU&#8217; POVERO CON UNA PIU&#8217; OMOGENEA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI<\/span><\/p>\n<p><em>Recensione del libro\u00a0di R. Wilkinson e K. Pickett,\u00a0<\/em>The Spirit Level \u2013 Why More Equal Societies Almost Always Do Better<em>\u00a0(Londra, Penguin Books, 2009), a cura di un frequentatore assiduo di questo sito che preferisce mantenere l&#8217;anonimato<\/em><\/p>\n<p><em>Nota esplicativa preliminare<\/em>\u00a0&#8211;\u00a0Il dato\u00a0normalmente utilizzato per misurare la differenza di reddito all&#8217;interno dei Paesi \u00e8 il c.d. <strong>indice (o coefficiente) di Gini<\/strong>.\u00a0E&#8217; un numero compreso tra 0 e 1, dove 0 corrisponde a una situazione di uguaglianza perfetta (cio\u00e8 al caso &#8211; puramente teorico &#8211; in cui tutti abbiano lo stesso reddito) e 1 corrisponde a una situazione di\u00a0totale disuguaglianza (cio\u00e8 al caso &#8211; altrettanto puramente teorico &#8211; in cui una persona abbia tutto il reddito, mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo). Il coefficiente \u00e8stato sviluppato dallo statistico Italiano Corrado Gini. In proposito vedi i dati comparativi riportati sul sito della <a title=\"UNDP Gini\" href=\"http:\/\/hdrstats.undp.org\/en\/indicators\/161.html\" target=\"_blank\">United Nations Development Programme<\/a> (UNDP), dove sono messi a confronto tutti i Paesi del mondo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il libro <em>The spirit level<\/em>, di Richard Wilkinson e Kate Pickett [1],\u00a0\u00e8 prezioso per chiunque abbia a cuore la politica, la salute e il benessere sociale. Il pi\u00f9 grande merito di questo saggio\u00a0sta nel\u00a0fornire una spiegazione complessiva a un gran numero di problemi sociali e di salute pubblica, che variano dagli omicidi all\u2019aspettativa di vita, dalla mobilit\u00e0 sociale alle malattie mentali, attraverso la \u201clente\u201d della disuguaglianza dei redditi. Mentre i problemi sociali e di salute pubblica sono di solito esaminati singolarmente (per esempio: vengono sviluppate direttive specifiche per combattere la dipendenza da alcol e droghe, altre misure vengono introdotte per prevenire le gravidanze delle minorenni, ecc.), Wilkinson e Pickett mostrano come una delle cause principali, e sicuramente comune per una variet\u00e0 di problematiche sociali, sia la disuguaglianza. Quindi, riducendo la disuguaglianza, si potrebbe attaccare in maniera considerevole un buon numero di problemi di assoluta gravita\u2019. Uno dei vantaggi della crescente massa di prove dei danni inflitti dalla disuguaglianza e\u2019 che traduce in fatti pubblicamente dimostrabili quelli che sono stati spesso valori e convinzioni alla base del pensiero progressista\/liberale.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le riflessioni offerte in questo libro sono basate su dati comparabili a livello internazionale, raccolti in diversi paesi economicamente sviluppati. Gli autori iniziano mostrando come molti paesi, malgrado siano economicamente ricchi, sperimentano un numero crescente di problemi sociali. Come sostengono gli autori, \u00e8 un sorprendente paradosso che, al culmine delle conquiste materiali e tecniche dell\u2019uomo, gli abitanti dei paesi \u201cricchi\u201d siano dominati dall\u2019ansia, inclini alla depressione, preoccupati di come sono visti dagli altri, insicuri delle amicizie, spinti al consumismo e quasi privi di vita sociale. Ancor pi\u00f9 paradossalmente, molti studi mostrano come le differenze di reddito medio o di standard di vita tra interi popoli o paesi non siano poi cosi\u2019 rilevanti, mentre le differenze di reddito all\u2019interno di quegli stessi paesi siano di fondamentale importanza.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Ne deriva un primo punto importante sostenuto dal libro: il successo materiale non solo e\u2019 insufficiente a garantire il \u201csuccesso sociale\u201d (o \u201cfelicit\u00e0\u201d), ma va considerato in termini relativi anzich\u00e9 assoluti. In altre parole, anche se la povert\u00e0 e le privazioni sono spesso configurate come assolute, nelle nostre societ\u00e0 moderne e ricche dovrebbero essere considerate come relative. Infatti, ci\u00f2 che davvero conta \u00e8 l\u2019entit\u00e0 della disuguaglianza nella societ\u00e0 di appartenenza.<br \/>\nQuesto \u00e8 evidente quando si osservano i dati presentati: c\u2019\u00e8 un chiara correlazione (e, in buona misura, una relazione causale) tra la disuguaglianza e molti problemi, che comprendono: livello di fiducia nella societ\u00e0, malattie mentali (inclusa la dipendenza da alcol e droghe), aspettativa di vita e mortalit\u00e0 infantile, obesit\u00e0, rendimento scolastico dei giovani, gravidanze di minorenni (problema acuto nelle societ\u00e0 anglosassoni), omicidi, popolazione carceraria e mobilit\u00e0 sociale. Anche se la disuguaglianza non \u00e8 la sola causa di questi problemi, essa \u00e8 comune a tutti.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, per esempio, malgrado siano tra i pi\u00f9 ricchi del mondo, sono tra i pi\u00f9 disuguali [2]\u00a0(insieme al Portogallo), e quasi costantemente in coda nelle graduatorie di tutte le situazioni sopracitate. I crimini violenti, virtualmente sconosciuti in alcune societ\u00e0 come I paesi Scandinavi e il Giappone, sono un flagello in altri. Negli Stati Uniti, per esempio, un minore e\u2019 ucciso con un\u2019arma da fuoco ogni tre ore, mentre in Gran Bretagna nei soli due anni 2005 \u2013 2006 \u00e8 stato registrato un milione di crimini violenti.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un altro aspetto interessante che viene dibattuto in questo libro \u00e8 quello dell\u2019autostima. Anche se, secondo dati recenti, l\u2019autostima e\u2019 cresciuta nei giovani Americani negli ultimi decenni, la loro sicurezza \u00e8, in realt\u00e0, un meccanismo difensivo di incoraggiamento, un egoismo insicuro che \u00e8 facilmente scambiato per un\u2019elevata autostima. Non diversamente da Wilkinson e Pickett, infatti, lo psicologo Barry Schwarz ha argomentato che, anche se l\u2019attenzione verso la posizione sociale e i confronti con gli altri non sono una novita\u2019, le molte pi\u00f9 scelte generate dalla ricchezza hanno considerevolmente influenzato il nostro \u2018orizzonte\u2019 di confronti sociali [3]. Adesso non ci confrontiamo solo con i vicini, ma con un insieme molto pi\u00f9 vasto di soggetti. Questo ha prodotto un impatto negativo sull\u2019autostima e il senso di controllo, particolarmente in coloro che sono inclini a tentare di \u201cmassimizzare\u201d le loro scelte. In una societ\u00e0 in cui sentiamo di dover eccellere, la nostra autostima \u00e8 probabilmente danneggiata e ci\u00f2, a sua volta, impatter\u00e0 negativamente i nostri sentimenti di fiducia ed empatia verso gli altri. Come sottolineava Alexis de Tocqueville [4]\u00a0, \u00e9 probabile che capiamo e fraternizziamo meno con coloro che non percepiamo come nostri pari. A riprova di questo, la percentuale di chi concorda con il giudizio \u201cci si pu\u00f2 fidare della maggior parte delle persone\u201d e\u2019 pi\u00f9 elevata nelle societ\u00e0 pi\u00f9 uguali.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un altro argomento importante di questo libro riguarda le pari opportunit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019idea che chiunque, grazie ai propri meriti e al duro lavoro, pu\u00f2 conseguire una miglior posizione sociale o economica, per s\u00e9 e la propria famiglia. Lungi dal realizzare il \u201cSogno Americano\u201d, gli Stati Uniti hanno la mobilit\u00e0 pi\u00f9 bassa tra gli otto paesi economicamente sviluppati, presi in esame in un recente studio effettuato dagli studiosi della London School of Economics [5]. Come in molti altri studi che concernono l\u2019uguaglianza, la Gran Bretagna si piazza penultima, mentre i paesi Scandinavi hanno il grado pi\u00f9 elevato di mobilit\u00e0 sociale e, come prevedibile, registrano insieme al Giappone le migliori prestazioni praticamente in tutte le categorie.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In questa analisi, l\u2019Italia emerge come una societ\u00e0 pi\u00f9 uguale dei paesi Anglosassoni (escluso il Canada), ma molto pi\u00f9 disuguale della maggior parte dei paesi Occidentali. Ci\u00f2 si riscontra praticamente per ogni problema considerato. Eccezioni degne di nota sono: benessere dei bambini, malattie mentali e aspettativa di vita, nelle quali l\u2019Italia \u00e8 superiore alla media; d\u2019altro canto l\u2019Italia va davvero male per quanto riguarda la condizione delle donne e il grado di istruzione.<\/p>\n<p><strong>Principali implicazioni<\/strong><br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Anche se l\u2019uguaglianza pu\u00f2 essere un tema interessante, alla fine dei conti, non \u00e9 il denaro che rende felici? Beh, non proprio: diversi indizi fanno ritenere che a determinare la felicit\u00e0 siano molto di pi\u00f9 le intense relazioni sociali che i soldi. Come Wilkinson e Pickett dimostrano, sebbene la teoria economica si sia tradizionalmente basata sull\u2019ipotesi che il comportamento umano si potesse spiegare sostanzialmente con un tendenza innata a massimizzare il proprio interesse materiale, una serie di esperimenti ha dimostrato che questo assunto potrebbe essere molto lontano dalla verit\u00e0. Analogamente, i principi della \u201cteoria dell\u2019agenzia\u201d, i cui pilastri sono costituiti dall\u2019interesse individuale e dall\u2019opportunismo, e che \u00e8 stata il credo dominante nella ricerca manageriale degli ultimi trent\u2019anni, sono stati largamente screditati dai fallimenti di Ditte come Enron e Parmalat, e dai pi\u00f9 recenti disastri planetari dei cosiddetti \u201cmutui subprime\u201d e dei mercati finanziari in tutto il mondo.<br \/>\nUn\u2019altra implicazione importante di questo libro, poi, \u00e9 che e\u2019 la gran parte della popolazione ad esser minacciata da una crescente disuguaglianza. In realt\u00e0, l\u2019uguaglianza fa bene a tutti, anche ai ricchi. Per\u00f2, specialmente durante l\u2019attuale recessione e in presenza di livelli insostenibili di debito pubblico, non e\u2019 che un aumento dell\u2019uguaglianza dovra\u2019 corrispondere a una spesa pubblica ancora piu\u2019 ingente? La risposta e\u2019 \u201cno\u201d: come dimostra il Giappone, una maggiore uguaglianza pu\u00f2 essere ottenuta attraverso una struttura di salari relativamente piatta e non necessariamente attraverso una tassazione elevata.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come questo libro chiaramente mostra, se la disuguaglianza continua a crescere &#8211; ed \u00e9 successo nella maggior parte dei paesi pi\u00f9 sviluppati economicamente negli ultimi decenni \u2013, sempre pi\u00f9 le nostre societ\u00e0 dovranno affrontare gravi problemi di salute e sociali, come malattie mentali, abusi di droghe e crimini, che richiederanno pi\u00f9 prigioni e pi\u00f9 polizia. Perci\u00f2, il messaggio fondamentale per tutti i Governi e i partiti politici \u00e8 di andare verso una maggiore uguaglianza, attraverso l\u2019integrazione, relazioni industriali pi\u00f9 efficaci e la partecipazione di tutti i cittadini alla creazione della prosperit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p><strong><em>Note<br \/>\n<\/em><\/strong>[1] Wilkinson, R. e Pickett, K. (2009): \u201cThe spirit level \u2013 why more equal societies almost always do better\u201d. London: Penguin books.<br \/>\n[2]Il primo 20 % delle famiglie Americane, per esempio, riceve una grossa fetta del reddito totale disponibile (49.7%), mentre l\u2019ultimo 20 % delle famiglie Americane riceve una porzione molto piu\u2019 piccola (3.5%). Il primo 5 % delle famiglie riceve da solo il 21,7 % del reddito totale disponibile (dati del 2002). La distribuzione della ricchezza, misurata in valore netto, \u00e8 ancora pi\u00f9 asimmetrica (dati del 2001): l\u20191 % delle famiglie pi\u00f9 ricche ha circa 1\/3 del valore netto disponibile, mentre l\u2019ultimo 50 % delle famiglie ha solo il 2,8 % (fonte:\u00a0 McNamee, S. J. e Miller, R. K. Jr. (2009), \u201cThe Meritocracy Myth\u201d, edito da Rowman &amp; Littlefield).<\/p>\n<div><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\">[3] Schwarz, B. (2004), \u201cThe paradox of choice \u2013 why more is less\u201d, New York, NY: Harper Collins.<br \/>\n[4] De Tocqueville, A. (2003), \u201cDemocracy in America\u201d, London: Penguin.<br \/>\n[5] Blanden, J., Gregg, P. and Machin, S. (2005),\u201dIntergenerational mobility in Europe and North America\u201d. London: Centre for Economic Performance, London School of Economics.<\/p>\n<div><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\"><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\">\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<div><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\"><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\">\u00a0<\/span><\/span><\/div>\n<p><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\"><span style=\"line-height: 115%; font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: EN-GB; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: &quot;Times New Roman&quot;;\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GRADO DI EFFICIENZA DEI PAESI NON DIPENDE TANTO DALLA\u00a0LORO RICCHEZZA,\u00a0QUANTO\u00a0DALLO STATO\u00a0DI\u00a0DISTRIBUZIONE DI QUEST&#8217;ULTIMA. 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