
{"id":55475,"date":"2020-05-23T09:03:16","date_gmt":"2020-05-23T08:03:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55475"},"modified":"2020-05-26T11:28:57","modified_gmt":"2020-05-26T10:28:57","slug":"mezzo-secolo-di-statuto-un-bilancio-fuori-dagli-schemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55475","title":{"rendered":"MEZZO SECOLO DI STATUTO: UN BILANCIO FUORI DAGLI SCHEMI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La sconfitta del &#8220;contrattualismo&#8221; nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;60 e la sua rivincita mezzo secolo dopo &#8211; Il superamento del &#8220;monopolio del sostegno&#8221; alle confederazioni maggiori &#8211; Le nuove prospettive dell&#8217;emancipazione del lavoro<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIl <strong>video del mio intervento<\/strong> di 6 minuti nella manifestazione online dell&#8217;Associazione Giuslavoristi Italiani del 20 maggio 2020 e il mio <strong>articolo<\/strong> pubblicato sulla rivista online<\/em> <a href=\"http:\/\/giustiziacivile.com\/lavoro\/editoriali\/mezzo-secolo-di-statuto-un-bilancio-fuori-dagli-schemi\">Giustizia Civile<\/a><em>, sul portale dell&#8217;editore Giuffr\u00e8 <\/em><a href=\"http:\/\/ilgiuslavorista.it\/articoli\/focus\/speciale-mezzo-secolo-di-statuto-un-bilancio-fuori-dagli-schemi\">ilGiuslavorista<\/a><em> e sul quotidiano online <\/em><a href=\"http:\/\/www.dirittoegiustizia.it\/news\/12\/0000098781\/Mezzo_secolo_di_Statuto_un_bilancio_fuori_dagli_schemi.html\">Diritto e Giustizia<\/a><em> il 20 maggio 2020, cinquantesimo anniversario dello Statuto dei Lavoratori &#8211; In argomento v. anche<\/em> <em>faccia a faccia<\/em> <em>tra Vincenzo Bavaro e\u00a0me<\/em>\u00a0<em>pubblicato sull&#8217;inserto <\/em>La Lettura<em> del <\/em>Corriere della Sera<em> il 16 maggio 2020; inoltre i\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55172\">tre colloqui sul diritto del lavoro<\/a><em> promossi da Adapt<\/em> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zW_zqz41xbU&amp;list=PLaiH8kYdfG0ed-s0RZ4LTdPhzLJEwCP6M&amp;index=7&amp;t=0s\" rel=\"attachment wp-att-180\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-180\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"84\" height=\"84\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=55738\" rel=\"attachment wp-att-55738\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-55738\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/AGI.png\" alt=\"\" width=\"264\" height=\"108\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/AGI.png 264w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/AGI-150x61.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zW_zqz41xbU&amp;list=PLaiH8kYdfG0ed-s0RZ4LTdPhzLJEwCP6M&amp;index=7&amp;t=0s\">Guarda il video del mio intervento alla manifestazione online dell&#8217;AGI<\/a><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>L&#8217;ARTICOLO SULLA RIVISTA <em>GIUSTIZIA CIVILE<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>Un aspetto della vicenda dello Statuto dei Lavoratori poco conosciuto \u00e8 quello della dialettica \u2013 che percorse tutto il decennio degli anni \u201960 \u2013 tra i fautori dell\u2019intervento legislativo (soprattutto il Psi, che ne aveva fatto una bandiera, una <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44696\" rel=\"attachment wp-att-44696\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44696\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/UIl-nostro-statuto-\u00e8-il-contratto.png\" alt=\"\" width=\"185\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/UIl-nostro-statuto-\u00e8-il-contratto.png 185w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/UIl-nostro-statuto-\u00e8-il-contratto-102x150.png 102w\" sizes=\"auto, (max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/a>ragion d\u2019essere della propria partecipazione al governo con la DC) e i contrari: tra questi soprattutto la Cisl, il cui motto era \u201cil nostro Statuto \u00e8 il contratto!\u201d.<\/p>\n<p>La Cisl si era gi\u00e0 opposta con forza all\u2019emanazione della legge del 1966 sui licenziamenti individuali: l\u2019accordo interconfederale del 1965 era nato proprio con l\u2019intendimento, comune a Confindustria, di evitare l\u2019intervento legislativo (poi la legge n. 604\/66 sarebbe stata varata lo stesso, ma avrebbe ricalcato in tutto e per tutto quell\u2019accordo). Negli interventi alla Camera del segretario della Cisl Bruno Storti e del deputato Amos Zanibelli veniva denunciato il rischio di una \u201cistituzionalizzazione del sindacato\u201d e di una \u201cespropriazione [ai danni del sistema delle relazioni industriali] della regolazione dei rapporti di lavoro\u201d.<\/p>\n<p>La Cisl paventava innanzitutto che la disciplina del lavoro, sottratta all\u2019accordo tra le parti sociali, potesse essere assoggettata alle oscillazioni degli equilibri politici, non corrispondendo pi\u00f9 ai veri interessi comuni di imprese e lavoratori. Ma paventava anche i rischi contrapposti di norme generali non adattabili alle esigenze specifiche aziendali o di settore, e viceversa di norme dettate per i casi singoli, basate su concessioni di natura clientelare, ma destinate ad assumere applicazione generale; quindi un accumularsi di norme disordinato. La Cisl paventava infine il rischio di forzature politiche (come quella che in effetti si verific\u00f2 in Parlamento sulla materia delicatissima dei licenziamenti, il famoso articolo 18, rispetto al testo del disegno di legge governativo elaborato dalla Commissione coordinata da Gino Giugni, che era stata insediata dal ministro Brodolini).<\/p>\n<p>A parte quella forzatura, lo Statuto dei lavoratori nacque, come gi\u00e0 la legge del \u201966 sui licenziamenti, in aderenza abbastanza stretta ai contenuti dei rinnovi contrattuali del \u201969-70. E \u2013 nonostante che fosse stato qualificato come \u201clegge mal fatta\u201d \u2013 era un testo legislativo esemplare per chiarezza e semplicit\u00e0: 41 articoli brevi, immediatamente leggibili e comprensibili da chiunque. Tant\u2019\u00e8 vero che venne diffuso in milioni di copie in ogni angolo del Paese, e nel giro di due o tre mesi milioni di lavoratori e imprenditori furono in grado di capire la nuova disciplina delle mansioni, delle visite mediche, dei controlli a distanza, dei trasferimenti, dei permessi sindacali, delle assemblee in azienda e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Era, da questo punto di vista, un testo legislativo perfettamente in linea con le altre grandi leggi in materia di lavoro degli anni precedenti: quelle sul divieto di interposizione (1960), sui contratti a termine (1962), sulla protezione della lavoratrice in occasione del matrimonio (1963), sui licenziamenti (1966). Fu dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201970 in poi che le preoccupazioni della Cisl incominciarono a rivelarsi fondate: incominci\u00f2 la produzione legislativa di tipo alluvionale, legata alle circostanze contingenti, destinata a risolvere casi aziendali particolari, soggetta a continui rimaneggiamenti, che ha dato luogo all\u2019attuale configurazione della legislazione del lavoro: complessissima, illeggibile senza l\u2019aiuto dei consulenti professionali e talvolta incomprensibile anche a questi ultimi, estremamente volatile e quindi inaffidabile.<\/p>\n<p>E qui, proprio a causa degli eccessi legislativi accumulatisi nel tempo, nell\u2019ultimo decennio si \u00e8 assistito a una sorta di rivincita della contrattazione collettiva sulla legge, una sorta di vittoria tardiva della Cisl: dal 2011, con il decreto n. 138 emanato all\u2019indomani della lettera Trichet-Draghi al Governo italiano, in pieno agosto e nell\u2019occhio del ciclone di una gravissima crisi economico-finanziaria, che ha sancito il potere della contrattazione collettiva aziendale di derogare alla legge ordinaria; poi con numerose altre norme legislative che hanno ampliato questa possibilit\u00e0 di deroga, ultimamente quella del 2019 sul lavoro dei riders.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la contrattazione collettiva, a mezz0 secolo di distanza dalla &#8220;sconfitta&#8221; inflittale dall&#8217;interventismo legislativo, ha riconquistato una sorta di primazia sulla legge. Primazia che, per\u00f2, le confederazioni maggiori &#8211; curiosamente &#8211; hanno in un primo tempo rinunciato esplicitamente ad esercitare: il 14 settembre 2011, all&#8217;atto della ratifica dell&#8217;Accordo interconfederale del giugno precedente sui rapporti tra contrattazione centrale e periferica, su iniziativa della Cgil esse hanno sottoscritto con Confindustria una &#8220;dichiarazione congiunta&#8221; contenente appunto una dichiarazione programmatica contraria all&#8217;utilizzazione del potere di deroga attribuito alla contrattazione decentrata dal decreto-legge n. 138. In seguito quel potere \u00e8 stato, in realt\u00e0, esercitato a pi\u00f9 riprese, ma quasi di nascosto e sempre con la preoccupazione di sottolineare l&#8217;eccezionalit\u00e0 del caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=52892\" rel=\"attachment wp-att-52892\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-52892\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Cgil-Cisl-Uil-e-Confindustria-2.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"188\" \/><\/a>Per altro verso, le stesse Cgil Cisl e Uil, sono debitrici allo Statuto del &#8217;70 di un poderoso sostegno. Qualcuno si \u00e8 spinto addirittura a rimproverare allo Statuto di aver in qualche modo assicurato loro una sorta di monopolio della presenza sindacale nelle aziende. Questa critica non tiene conto del fatto che nel 1969,\u00a0 alla vigilia del varo della legge, era in atto un processo di unificazione fra le tre confederazioni, che appariva destinato a concludersi felicemente di l\u00ec a poco: infatti gi\u00e0 nel 1972 sarebbe nata la Federazione Cgil-Cisl-Uil, che rappresentava allora la quasi totalit\u00e0 del movimento sindacale italiano. Il legislatore non si pose il problema della valutazione comparativa di maggiore rappresentativit\u00e0 tra i sindacati perch\u00e9 la questione appariva antistorica, un problema non attuale. Solo un quindicennio pi\u00f9 tardi, il sindacalismo autonomo si affermer\u00e0 come realt\u00e0 rilevante nel tessuto produttivo; e quando il patto e il decreto di San Valentino sulla scala mobile sanciranno definitivamente il fallimento del processo di unificazione, il problema della misurazione comparativa della rappresentativit\u00e0 torner\u00e0 di piena attualit\u00e0, cos\u00ec ponendosi le premesse per la riscrittura referendaria dell&#8217;articolo 19 del 1995.<\/p>\n<p>Se un vero grave difetto pu\u00f2 essere imputato allo Statuto del 1970, non \u00e8 quello di non aver previsto il fallimento del processo di unificazione sindacale, bens\u00ec quello di aver fatto propria una strategia di protezione del lavoro interamente centrata sulla tutela degli interessi della persona <em>nel rapporto<\/em>, affidando la tutela <em>nel mercato<\/em> a un meccanismo vetusto, inefficace e anzi dannoso per i lavoratori, quale era il monopolio statale del collocamento: meccanismo cui lo Statuto dedica due articoli, il 33 e il 34, tendenti addirittura al suo irrigidimento e rafforzamento. Si dovr\u00e0 attendere la fine del secolo perch\u00e9 quel ferrovecchio venga mandato in soffitta; e nel frattempo nessuno si occupa di progettare e ingegnerizzare i nuovi strumenti di protezione della persona che lavora nel mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=52056\" rel=\"attachment wp-att-52056\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-52056\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Career-service-2-300x115.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"115\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Career-service-2-300x115.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Career-service-2-150x57.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Career-service-2.jpg 363w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Per venire all&#8217;oggi, se non vogliamo tornare a commettere l\u2019errore del secolo scorso, la strategia per la protezione del lavoro e al tempo stesso per la costruzione dell\u2019eguaglianza di opportunit\u00e0 oggi deve essere centrata non su di una protezione dei lavoratori<em> dal<\/em> mercato, ma su di una loro protezione <em>nel<\/em> mercato. In Italia, alla fine del 2019, venivano censite un milione e duecentomila situazioni di <em>skill shortage<\/em>, cio\u00e8 posti di lavoro che rimanevano permanentemente scoperti per mancanza di persone capaci di ricoprirli. Il problema, dunque, non \u00e8 soltanto n\u00e9 principalmente di mancanza del lavoro, bens\u00ec di mancanza dei servizi efficaci indispensabili per consentire a centinaia di migliaia di persone di rispondere alla fame di personale qualificato e specializzato delle imprese.<\/p>\n<p>Nel XXI secolo, nel quale l\u2019obsolescenza delle tecniche applicate ha assunto un ritmo elevatissimo, la sicurezza economica e professionale delle persone non pu\u00f2 essere perseguita attraverso l\u2019ingessatura dei posti di lavoro: la si pu\u00f2 perseguire soltanto innervando capillarmente il mercato del lavoro di servizi efficaci di informazione, di orientamento professionale per gli adolescenti e per gli adulti, di formazione e addestramento mirati a rispondere alla domanda finora insoddisfatta, capaci davvero di soddisfarla. E la cui capacit\u00e0 di soddisfarla sia controllata capillarmente, misurata e resa conoscibile da tutti gli interessati.<\/p>\n<p>Solo su un sistema di servizi efficaci, dei quali si conosca con precisione il tasso di coerenza tra la formazione impartita e gli esiti occupazionali effettivi, si pu\u00f2 fondare il diritto al lavoro di cui parla l\u2019articolo 4 della Costituzione. Non per caso \u00e8 a un sistema della formazione professionale cos\u00ec concepito che Bruno Trentin gi\u00e0 nei primi anni \u201990 si riferiva come allo strumento fondamentale per la sicurezza economica e professionale dei lavoratori nel secolo che stava per aprirsi: quello che potremmo indicare oggi come una sorta di &#8220;articolo 18 del XXI secolo&#8221;.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sconfitta del &#8220;contrattualismo&#8221; nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;60 e la sua rivincita mezzo secolo dopo &#8211; Il superamento del &#8220;monopolio del sostegno&#8221; alle confederazioni maggiori &#8211; Le nuove prospettive dell&#8217;emancipazione del lavoro . 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