
{"id":56236,"date":"2020-07-10T19:20:46","date_gmt":"2020-07-10T18:20:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56236"},"modified":"2020-07-12T22:32:22","modified_gmt":"2020-07-12T21:32:22","slug":"i-nuovi-barbari-romanizzati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56236","title":{"rendered":"I NUOVI BARBARI ROMANIZZATI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La lotta contro i populisti \u00e8 giusta e sacra; ma \u00e8 ora di porsi una domanda: c\u2019\u00e8 un modo diverso rispetto al metodo Franceschini per ancorare l\u2019Italia all\u2019occidente?<\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Articolo <strong>di Alessandro Maran<\/strong>, vicepresidente del Gruppo Pd del Senato nella XVII legislatura, pubblicato su <\/em>il Foglio <em>del 7 luglio 2020 &#8211; In argomento v. anche la mia relazione su\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=52512\">La contrapposizione tra sovranisti ed europeisti (e le sorti della democrazia liberale)<\/a><em>,<\/em> <em>nonch\u00e9<\/em>\u00a0<em>la mia risposta alla domanda da lui posta in questo articolo, contenuta nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56243\">editoriale telegrafico pubblicato sullo stesso quotidiano<\/a> il 13 luglio 2020<\/em>\u00a0 <em>\u00a0<\/em> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_41634\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=41634\" rel=\"attachment wp-att-41634\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41634\" class=\"size-full wp-image-41634\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran.jpg 210w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran-143x150.jpg 143w\" sizes=\"auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-41634\" class=\"wp-caption-text\">Alessandro Maran<\/p><\/div>\n<p>Per dirla con Giuliano Ferrara, non ce l\u2019ho con i grillini per quello che fanno. Come l\u2019omino di niente di Gianni Rodari, hanno il naso di niente, la bocca di niente, sono vestiti di niente, calzano scarpe di niente e si sono messi in viaggio su una strada di niente che non va in nessun posto. Ce l\u2019ho con i grillini per quel che sono, per quel che rappresentano. Ce l\u2019ho con loro perch\u00e9 rappresentano lo \u201cspessore reazionario\u201d della societ\u00e0 italiana richiamato da Giorgio Amendola. Perch\u00e9, come i Lazzari, incarnano il rifiuto delle regole (del diritto, del mercato, dell\u2019Europa) che la maggioranza degli italiani vuole infrangere perch\u00e9 si sente perseguitata e dentro quelle regole si sente soffocare. Perch\u00e9 rappresentano una robusta tradizione culturale di rigetto del reale in nome dell\u2019illusione (che il poeta peruviano Augusto Lunel ha definito mirabilmente: \u201cSiamo contrari a tutte le leggi, a cominciare dalla legge di gravit\u00e0\u201d). Perch\u00e9 rappresentano una pagina obsoleta dell\u2019album di famiglia della sinistra italiana, ferma ad analisi insostenibili, che tuttavia un tempo facevano parte di un patrimonio comune a moltissime persone. Perch\u00e9 rappresentano il ribellismo anarchico e la storica arretratezza socio-culturale del paese. Perch\u00e9 il loro ribellismo anarcoide non \u00e8 che un lato della medaglia, il cui rovescio \u00e8 l\u2019immobilismo e l\u2019arretratezza legata alla struttura clientelare del potere. Perch\u00e9, in loro, ribellismo anarchico e conservatorismo si fondono come nel Fascismo, che infatti in un primo tempo \u00e8 protesta socialista e diventa poi autoritarismo e conservazione del potere. Perch\u00e9 sono impregnati di umori anti-istituzionali, irrazionali e nichilisti: ai loro occhi \u201cla politica\u201d \u00e8 il Male in s\u00e9 e ne propongono la distruzione con un atteggiamento infantile e irresponsabile. Ce l\u2019ho con loro per il loro antieuropeismo malato e il loro antiamericanismo terzomondista. E poi, come direbbe Corto Maltese, \u201cho una antipatia innata per i censori, i probiviri. Ma, soprattutto, sono i redentori coloro che mi disturbano di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=56237\" rel=\"attachment wp-att-56237\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-56237\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Peron.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"252\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Peron.png 200w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Peron-119x150.png 119w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Resto, inoltre, dell\u2019opinione che il governo rossogiallo finir\u00e0 per buttare dalla finestra un mare di soldi per provvedimenti sbagliati e inutili e per produrre una nuova delusione vittimista e piagnona. Del resto, sono ancora convinto che al governo ci siano due peronismi. Il populismo di Conte (e dell\u2019attuale Pd) \u00e8 il peronismo, cinico ma pragmatico, di Per\u00f3n (a destra nella foto qui accanto: detesta il capitalismo e la globalizzazione, ma sa perfettamente che l\u2019autarchia \u00e8 controproducente e che con essi tocca fare i conti). Il populismo di Di Maio (ma anche quello di Salvini) \u00e8 il peronismo millenaristico, manicheo, redentore, di Eva (a sinistra nella foto).<\/p>\n<p>Dunque, il mio modo di vedere le cose \u00e8 lontanissimo dall\u2019approccio di chi, come Dario Franceschini, punta a romanizzare i barbari. Della solita scorciatoia, quella dell\u2019elusione retorico-idealistica della realt\u00e0, del \u201cmarxismo evangelico\u201d che si strugge nella giustizia di Goffredo Bettini, non vale neppure la pena parlare. Ma con l\u2019approccio di Franceschini bisogna fare i conti, perch\u00e9 l\u2019idea di costringere (o di aiutare) i nuovi vincitori a trovare un compromesso tra il desiderio di palingenesi e la realt\u00e0 delle cose, ha una lunga storia (e probabilmente un grande avvenire) dietro le spalle. Anche perch\u00e9, sia pure con tutta una serie di implicazioni, sembra funzionare.<\/p>\n<p>I risultati del governo rossogiallo non sono certo una gran cosa. Ma come ha spiegato Giovanni Orsina (che dopo le elezioni, proprio dalle colonne del <em>Foglio<\/em>, invit\u00f2 l\u2019establishment italiano a non condannare senza appello Lega e M5s, ma anzi a sforzarsi di incivilirli, scommettendo sulla loro progressiva normalizzazione), quella della romanizzazione dei barbari, era sin dall\u2019inizio una logica di riduzione del danno; e dobbiamo riconoscere che, se non altro, le catastrofi temute non si sono realizzate. Certo, si dir\u00e0 che, nel frattempo, si sono barbarizzati i romani, sui social e non solo, ma non c\u2019\u00e8 dubbio che i grillini si sono rivelati delle tigri di carta, dei rivoluzionari da strapazzo. E se analizziamo l\u2019azione politica del governo, bisogna dare atto che i barbari di compromessi con Roma ne hanno fatti parecchi: l\u2019uscita dall\u2019euro non \u00e8 pi\u00f9 all\u2019ordine del giorno, l\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 matrigna e lo spread \u00e8 sotto controllo. Non mancano certo le tensioni (dentro ai Cinque stelle e tra i partiti della maggioranza) e neppure assurdit\u00e0 e corbellerie, ma, d\u00e0i e d\u00e0i, useremo anche il Mes, faremo i vaccini, acquisteremo e assembleremo gli F-35 e si far\u00e0 (volesse il cielo) persino il Ponte sullo Stretto. <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=56238\" rel=\"attachment wp-att-56238\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-56238\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ursula-von-der-Leyen-2.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ursula-von-der-Leyen-2.jpg 280w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Ursula-von-der-Leyen-2-150x96.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a>Inoltre, il M5s ha votato a favore di Ursula von der Leyen come nuovo presidente della Commissione europea, allineandosi con la maggioranza europeista a Bruxelles e la Nato non \u00e8 pi\u00f9 un nemico. Insomma, come dicono gli inglesi, \u201chis bark is worse than his bite\u201d (a parte, certo, l\u2019assistenzialismo, lo spreco di denaro pubblico e la manomissione dei principi del giusto processo di cui si \u00e8 reso responsabile il Guardasigilli, che per\u00f2 vengono da lontano).<\/p>\n<p>Ci siamo ridotti, dunque, ad accontentarci che i (cattivi) governanti non producano catastrofi e a prendere quel che viene come un male tutto sommato sopportabile? Direi di s\u00ec. Ma non \u00e8 la prima volta che accade nella storia d\u2019Italia. La scommessa di romanizzare i grillini, affidandoli al Pd e facendo affidamento sul loro nuovo leader moderato, Giuseppe Conte (\u201cil punto di riferimento fortissimo di tutti i riformisti\u201d stando a Zingaretti), spingendo, nel frattempo, Salvini oltre il limes romano, non \u00e8 una novit\u00e0. La strategia di Franceschini (e, presumo, di Mattarella) ha una lunga storia.<\/p>\n<div id=\"attachment_50587\" style=\"width: 278px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=50587\" rel=\"attachment wp-att-50587\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-50587\" class=\"size-full wp-image-50587\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Moro-e-Berlinguer.png\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Moro-e-Berlinguer.png 268w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Moro-e-Berlinguer-150x105.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 268px) 100vw, 268px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-50587\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Berlinguer e Aldo Moro, 1976<\/p><\/div>\n<p>Nell\u2019Italia dei primi anni Sessanta si \u00e8 profilato un processo molto simile, che ricordava, del resto, quanto era gi\u00e0 avvenuto in Italia tra fine Ottocento e inizi del Novecento. Dopo la caduta del governo Tambroni e delle sue ambizioni autoritarie che richiamavano quelle di Pelloux, furono Fanfani e Moro a vestire i panni di Zanardelli e Giolitti. Fu Aldo Moro, allora segretario del partito, ad indicare in un discorso storico, nel gennaio 1962, gli obiettivi della maggioranza della Dc: escludere la destra monarchico-fascista, allargare l\u2019area del consenso stringendo un\u2019alleanza con i socialisti (che dati i rapporti di forza si sarebbero trovati in posizione subalterna) e isolare l\u2019opposizione comunista. E poi, di nuovo, negli anni Settanta, di fronte all\u2019esaurimento del centro-sinistra e al reale pericolo di scardinamento dello stato, si deline\u00f2 una azione convergente tra il Pci e una parte della Dc guidata di nuovo da Moro, ormai persuasosi della convenienza di un accordo con i comunisti, ritenuti indispensabili per il consolidamento delle istituzioni. Fu Moro a tessere la tela (da ci\u00f2 l\u2019appellativo che gli fu conferito, e che era gi\u00e0 stato dato a Cavour, di \u201cgrande tessitore\u201d) di una operazione che partiva dalla convinzione che andassero maturando le condizioni per ripetere, nei confronti del maggiore partito della sinistra, l\u2019operazione compiuta nei primi anni Sessanta con il Psi. Le cose, si sa, sono poi andate come sono andate. Resta il fatto che la scommessa sulla progressiva normalizzazione dei grillini, con l\u2019obiettivo di mantenere (dopo la grottesca estate del Papeete e dei pieni poteri) la collocazione internazionale dell\u2019Italia attorno alle scelte fondamentali di politica estera compiute all\u2019indomani della Seconda guerra mondiale (la scelta \u201ceuropeista\u201d e quella \u201catlantica\u201d, che corrispondono agli intessessi generali del paese), si inserisce nel solco dei tentativi precedenti e, bisogna ammettere, sta funzionando.<\/p>\n<p>Naturalmente, niente \u00e8 gratis e tutto si paga, prima o poi. Anche allora, la progressiva integrazione, prima del Psi e poi del Pci, nell\u2019ambito degli equilibri di governo in funzione di un rafforzamento reale della democrazia, comport\u00f2 dei prezzi da pagare. Anche allora si trattava di coinvolgere il Pci nell\u2019area di governo come possibile fattore di \u201cstabilit\u00e0 sociale e politica\u201d e di \u201crisposta al disordine sociale\u201d, per usare le parole di Guido Carli; e anche allora il Pci, che pure difese fino all\u2019ultimo le istituzioni della democrazia parlamentare che aveva contribuito a creare, era una sorta di ircocervo: non volle mai compiutamente diventare un partito socialdemocratico e coltiv\u00f2 fino all\u2019ultimo un progetto di trasformazione socialista per via elettorale.<\/p>\n<p>Fatto sta che a partire dai primi anni Settanta la politica del deficit spending diventa prassi nell\u2019azione di politica economica a sostegno dell\u2019economia e strumento di raggiungimento di consenso a causa dei forti conflitti sociali. Cos\u00ec, tra il 1974 e il 1992 la spesa pubblica crebbe del 166 per cento, sette volte pi\u00f9 del pil (+23 per cento). Le entrate dello stato non crebbero in misura adeguata pur raggiungendo livelli elevatissimi. Si cre\u00f2 un disavanzo crescente e il debito pubblico, che nel 1963 era pari al 25 per cento del pil, sal\u00ec al 60 per cento nel 1980 e super\u00f2 il 120 per cento nel 1993. La spesa fu orientata all\u2019espansione del welfare state e molte delle decisioni di spesa hanno risposto a esigenze equitative che in molti altri paesi occidentali erano gi\u00e0 state soddisfatte (dal prolungamento della scuola dell\u2019obbligo, all\u2019istituzione delle scuole materne statali, all\u2019estensione dell\u2019assistenza sanitaria a tutti i cittadini, all\u2019istituzione delle pensioni per gli anziani poveri e per gli invalidi civili, ecc.). Tuttavia, la spesa pubblica venne utilizzata anche per attenuare le situazioni di conflittualit\u00e0 e le conseguenze sociali delle crisi economiche (fu aumentato l\u2019importo delle pensioni di anzianit\u00e0, svincolandole dall\u2019entit\u00e0 dei contributi versati, specie nei confronti dei dipendenti pubblici; il settore del pubblico impiego fu utilizzato come strumento per ridurre le tensioni sociali con massicce assunzioni di personale poco giustificate da esigenze oggettive, e cos\u00ec via). Non per caso, il provvedimento che consentiva le baby pensioni nell&#8217;impiego pubblico (14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi per le donne sposate con figli), fu votato, nel 1973, sia dalla maggioranza che dall\u2019opposizione. Ovviamente, il contesto (sia quello interno che quello internazionale) allora era molto diverso, diverso era il sistema dei partiti, ma c\u2019\u00e8 un filo rosso che lega la strategia di Franceschini a quella della Dc di Moro. Si tratta, sia chiaro, di un modo di vedere le cose cinico e pessimista. Secondo questa visione, gli italiani sono dei bambini immaturi, bisognosi di rassicurazione e di guida. Il guaio \u00e8 che se si trattano gli italiani come eterni bambini, si comporteranno da bambini \u2013 cio\u00e8 come persone molto autocentrate, sempre pronte a chiedere, a \u201cprendere\u201d, a criticare in maniera distruttiva \u2013 che, oltretutto, non si considerano responsabili delle conseguenze delle loro azioni e delle loro scelte. \u00c8 sempre colpa di qualcun altro: della perfida Albione, dei francesi, della Germania, del destino cinico e baro, delle cavallette. Per un po\u2019 pu\u00f2 anche funzionare. A patto che si faccia finta di credere davvero che a Piazza Venezia non c\u2019era nessuno. Ma le conseguenze, in genere, non tardano a farsi sentire, ben oltre lo sperpero di denaro pubblico. Ad esempio, se cos\u00ec stanno le cose, dobbiamo toglierci dalla testa che si possa affermare una moderna democrazia dell\u2019alternanza e che si possa introdurre una regola maggioritaria che consenta ai cittadini, e non ai partiti, di scegliere la coalizione di governo tra proposte alternative. E\u2019 necessario tornare a un sistema elettorale proporzionale; \u00e8 necessario che le maggioranze si formino in Parlamento, pi\u00f9 volte nel corso della legislatura, ed \u00e8 indispensabile un certo grado di libert\u00e0 di movimento politico e, dunque, un certo grado di trasformismo, di transfughismo e di manovra parlamentare. Naturalmente, non mancano le contraddizioni: tornare alla Prima Repubblica senza i partiti (e la classe politica) di allora \u00e8 puro nonsense. Senza contare che, con istituzioni deboli e partiti liquefatti, solo la leadership pu\u00f2 essere una risposta alla crisi di legittimazione (non per caso, \u00e8 dal 1993 che ci siamo abituati ad eleggere direttamente sindaci, presidenti di provincia e di regione). Per questo, un punto fondamentale della strategia di Franceschini \u00e8 il controllo della pi\u00f9 importante casella della scacchiera: la presidenza della Repubblica. Il Quirinale \u00e8 la preda pi\u00f9 ambita, poich\u00e9 da quella posizione, come nel gioco degli scacchi, \u00e8 possibile controllare il ritmo e la direzione della partita. Oltretutto, da Pertini in poi \u00e8 l\u2019unica istituzione davvero popolare, resta la pi\u00f9 longeva e gode di poteri (molto dilatati negli ultimi decenni) in grado di sovrastare ogni altro potere. Insomma, come nella costituzione della V Repubblica francese, il presidente emerge come \u201cgiudice supremo dell\u2019interesse nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Il tutto, senza dubbio, ci espone a dei rischi. Non sta scritto da nessuna parte, infatti, che il presidente della Repubblica debba essere necessariamente espressione di quel che rimane del vecchio \u201carco costituzionale\u201d. Va detto, per\u00f2, che in questo modo, nonostante l\u2019opinione pubblica sia ormai un po\u2019 rincretinita, l\u2019Italia rimane saldamente ancorata all\u2019occidente e a quell\u2019ordine mondiale che ci ha consentito lo straordinario sviluppo del Dopoguerra. In fondo, le cose non stavano in modo molto diverso negli anni Settanta, quando i marxisti immaginari che popolavano le piazze italiane volevano fare la rivoluzione, ma il paese, grazie soprattutto alla Dc, rimaneva saldamente sotto l\u2019ombrello Nato (di cui anche Berlinguer arriv\u00f2 a riconoscere la funzione positiva). Sebbene anche allora la demagogia antioccidentale e antiamericana trovasse in Italia terreno fertile, se bisognava installare i Cruise, poche balle, si piazzavano i missili nucleari a Comiso. Insomma, quando bisognava scegliere da che parte stare, nonostante i mal di pancia, l\u2019Italia si \u00e8 sempre dimostrata un pilastro dell\u2019Alleanza atlantica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=47710\" rel=\"attachment wp-att-47710\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-47710 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Salvini-contro-leuro.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Salvini-contro-leuro.jpg 248w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Salvini-contro-leuro-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/a>\u00c8 cos\u00ec anche oggi? Forse s\u00ec. Non per caso, si delinea un nuovo fattore K, una nuova <em>conventio ad excludendum<\/em> contro il partito di Salvini (nella foto qui a destra &#8211; <em>n.d.r.<\/em>). Per colpa sua, ovviamente. Come allora, non si tratta di una invenzione discriminatoria. Si tratta di un impedimento reale: per i populisti italiani la Russia \u00e8 un modello politico (e la Cina \u00e8 un modello economico). Ma, per dirla proprio terra terra, per cambiare le alleanze che derivano dalla Seconda guerra mondiale, bisogna fare una guerra, chiaro no? Insomma, sebbene in questo modo, gli italiani siano confinati in una sorta di giardino d\u2019infanzia (o forse, sarebbe meglio dire in un ospizio), al riparo dalle responsabilit\u00e0 (tanto poi in Libia, solo per fare un esempio, combattono i turchi), l\u2019approccio di Franceschini sembra funzionare. Grazie a Renzi e al Pd (va detto), restiamo agganciati (con Gentiloni, Amendola, ecc.) all\u2019Europa, non siamo ancora diventati vassalli della Cina o della Russia e abbiamo allontanato l\u2019incubo venezuelano di Di Battista. Naturalmente, c\u2019\u00e8 un ma (c\u2019\u00e8 sempre un ma). Finch\u00e9 c\u2019\u00e8 da salvare il salvabile, va bene tutto, ma ora che, dopo la pandemia ed il crollo della produzione industriale, servirebbe uno sforzo collettivo e \u201cdi sistema\u201d per affrontare una situazione molto difficile come quella attuale, in un momento in cui il sistema internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale \u00e8 quasi irriconoscibile; in un momento in cui la quarta rivoluzione industriale \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0 e l\u2019Italia deve restare agganciata al vagone di testa con le unghie e con i denti; in un momento in cui servirebbe una politica all\u2019altezza della rivoluzione (come sempre) pi\u00f9 culturale che economica di cui il paese avrebbe urgente bisogno, proprio per lasciarsi alle spalle quella che Claudio Cerasa ha definito \u201cla codificazione dell\u2019immobilismo come unica forma di legalit\u00e0 consentita\u201d, il rischio di non farcela, di restare ai margini o di finire fuori strada \u00e8 altissimo. Anche perch\u00e9, come nel mondo della Regina Rossa del celebre racconto di Lewis Carroll, bisogna correre il pi\u00f9 velocemente possibile per riuscire a rimanere nello stesso punto. Tanto per capirci, l\u2019estate scorsa l\u2019India (s\u00ec, l\u2019India) ha inviato un modulo spaziale, il Chandrayaan-2, sulla Luna e, come abbiamo visto, da parte americana lo spazio diventa sempre pi\u00f9 una questione privata: Elon Musk primo su tutti, ma anche Branson, Bezos e altri.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=56240\" rel=\"attachment wp-att-56240\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-56240\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Dario-Franceschini.png\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Dario-Franceschini.png 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Dario-Franceschini-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a>Resta il fatto, tuttavia, che chi non si vuole rassegnare al governo rossogiallo, deve fare i conti con un metodo, quello di Franceschini (nella foto qui a sinistra &#8211; <em>n.d.r.<\/em>), che ha ispirato la storia della Dc. Certo, molti di noi vorrebbero pi\u00f9 Europa (e un\u2019Italia come si deve, in modo da incidere su una realt\u00e0 che si sta lasciando i paesi europei alle spalle), ma forse bisogna prendere atto che l\u2019unica alleanza \u201ceuropeista\u201d oggi possibile \u00e8 quella al governo. E se \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 stupirsi che Franceschini sostenga da tempo che \u201cl\u2019intesa di governo tra il Pd e il M5s debba sfociare in una alleanza permanente\u201d? Ma proprio perch\u00e9 molti di noi vorrebbero di pi\u00f9, quel che resta dei liberal italiani (anche dentro al Pd), un paio di domande se le deve porre. Si pu\u00f2 fare, certo, testimonianza (poi si vedr\u00e0). Renzi, Calenda, +Europa (e magari Berlusconi) dovrebbero, certo, darsi una mossa e provare a tenersi per mano (e la candidatura di Ivan Scalfarotto a presidente della Puglia \u00e8 senza dubbio una buona notizia). Ma la vera domanda che dovremmo porci (\u201chypocrite lecteur, mon semblable, mon fr\u00e8re\u201d), suona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cC\u2019\u00e8 un modo diverso per ancorare l\u2019Italia all\u2019occidente, mantenere la rotta atlantica e rafforzarne il peso nella Ue?\u201d. Insomma, c\u2019\u00e8 un\u2019alternativa all\u2019\u201circocervo\u201d di Franceschini?<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lotta contro i populisti \u00e8 giusta e sacra; ma \u00e8 ora di porsi una domanda: c\u2019\u00e8 un modo diverso rispetto al metodo Franceschini per ancorare l\u2019Italia all\u2019occidente? . Articolo di Alessandro Maran, vicepresidente del Gruppo Pd del Senato nella XVII legislatura, pubblicato su il Foglio del 7 luglio 2020 &#8211; In argomento v. anche [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-56236","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56236","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=56236"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/56236\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=56236"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=56236"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=56236"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}