
{"id":56875,"date":"2020-10-04T08:05:53","date_gmt":"2020-10-04T07:05:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56875"},"modified":"2020-10-04T21:27:30","modified_gmt":"2020-10-04T20:27:30","slug":"la-progettualita-del-lavoro-nellera-della-trasformazione-5-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56875","title":{"rendered":"LA PROGETTUALIT\u00c0 DEL LAVORO NELL\u2019ERA DELLA TRASFORMAZIONE 5.0"},"content":{"rendered":"<h4><strong><span style=\"color: #993300;\">Occorre spianare e dotare della segnaletica necessaria i percorsi che conducono ai moltissimi posti di lavoro qualificato e specializzato disponibili nel tessuto produttivo del Paese, ma che rimangono scoperti; agire secondo una logica &#8220;ambidestra&#8221;, puntando anche sulla capacit\u00e0 degli attori di capire il mercato del lavoro<\/span><br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Recensione de\u00a0 <\/em>L\u2019intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l\u2019imprenditore, <em>a cura <strong>di Raoul Nacamulli<\/strong>, professore di Organizzazione Aziendale nell\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, in corso di pubblicazione sulla <\/em>Harvard Business Review Italia<em> &#8211; Le altre recensioni, interviste e lettere sul libro si trovano, in ordine cronologico, nel <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=55591\">portale ad esso dedicato<\/a><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_56946\" style=\"width: 214px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=56946\" rel=\"attachment wp-att-56946\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56946\" class=\"size-full wp-image-56946\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Raoul-Nacamulli.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Raoul-Nacamulli.jpg 204w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Raoul-Nacamulli-124x150.jpg 124w\" sizes=\"auto, (max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-56946\" class=\"wp-caption-text\">Il prof. Raoul Nacamulli<\/p><\/div>\n<p>Per far s\u00ec che il mercato del lavoro del nostro Paese diventi un motore dello sviluppo del capitale umano non bastano gli interventi di sistema orientati alla <em>flexsecurity<\/em>, anche se sono indispensabili. In altre parole, la qualit\u00e0 dei servizi di accompagnamento e di formazione a supporto di un mercato del lavoro in continuo cambiamento costituisce solo una condizione necessaria ma non sufficiente. Nell\u2019era della tecnologia 5.0 i contenuti professionali di molti ruoli cambiano, altri scompaiono ed altri ancora, che prima non esistevano, divengono fondamentali. Quindi, se si vuole che il mercato del lavoro funzioni davvero, ci vuole un vigoroso cambiamento di cultura: bisogna cio\u00e8 che si sviluppi una cultura dell\u2019intelligenza del lavoro fondata sulla progettualit\u00e0 degli attori. Gli attori intelligenti del mondo del lavoro devono essere, anzitutto, coloro che sono in prima linea: sono le \u00a0persone le dirette \u00a0interessate che debbono abbandonare il \u00a0tradizionale orientamento alla difesa del posto di lavoro esistente per orientarsi a sviluppare, in maniera dinamica, la propria \u00a0occupabilit\u00e0. Anche i sindacati dovrebbero rinnovarsi culturalmente per arrivare ad assumere il ruolo d\u2019intelligenza collettiva dei lavoratori. Ma andiamo con ordine! Anzitutto, secondo Pietro Ichino una vera protezione delle persone che lavorano dovrebbe essere di sistema. Bisognerebbe cio\u00e8 \u00abspianare e dotare della segnaletica necessaria i percorsi che conducono alle molte centinaia di migliaia di posti disponibili nel tessuto produttivo del Paese, ma che in genere rimangono scoperti\u00bb. \u00a0A ben vedere, continua l\u2019Autore, \u00e8 proprio l\u2019ampiezza dei\u00a0 \u201cgiacimenti\u00a0 occupazionali\u201d inutilizzati dovuti alle difformit\u00e0 fra domanda ed offerta ci\u00f2 che rappresenta la punta dell\u2019iceberg dell\u2019incapacit\u00e0 del nostro mercato del lavoro di funzionare in maniera adeguata: \u00a0infatti in Italia le opportunit\u00e0 di sbocco per certi ruoli professionali non mancano, ma risulta insufficiente il numero di \u00a0candidati in possesso di \u00a0competenze adeguate. L\u2019effetto \u00e8 la cosiddetta \u201ctrappola delle competenze\u201d: questo implica che, a causa dell\u2019inadeguatezza delle skill presenti sul mercato, opportunit\u00e0 apprezzabili di lavoro e di sviluppo di carriera finiscono disperse. A livello quantitativo i giacimenti occupazionali inutilizzati non sono poca cosa: prima della crisi innestata dalla pandemia in corso venivano censiti da Unioncamere e ANPAL circa 1,2 milioni di posti di lavoro, distribuiti in tutti i settori e livelli professionali, che restavano scoperti per insufficienza di persone idonee ad occuparli. Certo, il fenomeno del disallineamento fra domanda ed offerta di lavoro non \u00e8 solo una caratteristica italiana, tuttavia l\u2019Italia \u00e8 fra i Paesi in cui le difficolta\u0300 d\u2019incontro ed il divario fra competenze dei lavoratori e richieste delle imprese risultano strutturalmente pi\u00f9 ampi.\u00a0 Insomma, da noi accade pi\u00f9 che altrove, che i \u00a0candidati siano troppo o troppo poco qualificati \u00a0rispetto a quanto richiesto dal contesto. \u00a0Pietro Ichino sottolinea che \u00a0\u00ab\u00e8 scandaloso che in un Paese dove la disoccupazione giovanile \u00e8 altissima ci siano imprenditori che cercano figure professionali che non trovano\u00bb.\u00a0 Lo scandalo diventa pi\u00f9 grave quando si constata che dietro l\u2019angolo si trova un potente moltiplicatore dell\u2019intensit\u00e0 e del numero dei divari fra competenze offerte dai lavoratori e quelle richieste dal mercato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo un segreto che la rivoluzione digitale finir\u00e0 per travolgere molti dei vecchi mestieri che ancora esistono e far\u00e0 emergere prepotente il bisogno di creare nuove professioni, ruoli e competenze. Insomma per rendere, da un lato, i giacimenti occupazionali una fonte di ricchezza concreta facendoli \u00a0emergere, e per fare fronte, dall\u2019altro lato, alla sfida importante del riskilling collegata alla rivoluzione digitale in corso, risulta pi\u00f9 che mai urgente costruire le condizioni per un revamping delle politiche attive del lavoro: servizi d\u2019informazione, di formazione e assistenza mirata capaci di mettere in comunicazione domanda ed offerta di lavoro per generare ricchezza inclusione e benessere collettivo.<\/p>\n<p>Tuttavia, come si \u00e8 detto, la messa in campo di politiche attive del lavoro evolute orientate alla <em>flexsecurity<\/em> costituisce un fattore necessario ma non sufficiente per l\u2019innovazione del mercato del lavoro italiano. In altri termini, le \u00a0politiche attive del lavoro sono solo un fattore abilitante il cambiamento. \u00a0Quello che serve per cambiare davvero le cose \u00e8 che si faccia strada una mentalit\u00e0 nuova: una cultura pervasiva di progetto degli attori del mercato del lavoro. Dunque ci\u00f2 che risulta essenziale per fare s\u00ec che le cose nel mercato del lavoro accadano \u00e8 l\u2019intelligenza del lavoro. In questa prospettiva gli attori del mercato del lavoro 5.0 debbono diventare sempre pi\u00f9 capaci di cooperare per realizzare progetti, sviluppare nuove competenze e apprendere ad apprendere. \u00c8 cio\u00e8 indispensabile che le persone \u00a0superino la cultura dell\u2019occupazione\u00a0 propria del Novecento per abbracciare quella dell\u2019occupabilit\u00e0 che risulta necessaria nell\u2019era attuale. Per le organizzazioni sindacali 5.0 intelligenza del lavoro vuol dire anzitutto modelli di contrattazione aziendale e territoriale decentrata ed anche fornire un contributo per fare s\u00ec che il mercato del lavoro \u00abnon sia soltanto il luogo in cui gli imprenditori scelgono i lavoratori da assumere pi\u00f9 adatti alle loro esigenze, ma pure quello \u00a0in cui sono i lavoratori a scegliersi l\u2019imprenditore maggiormente in grado di valorizzarli\u00bb. Insomma, per avere un mercato del lavoro veramente capace di sviluppare capitale umano nell\u2019era della rivoluzione digitale bisogna che si agisca secondo una logica ambidestra: si deve, da un lato, puntare su un salto di qualit\u00e0\u00a0 nei sistemi di supporto alla mobilit\u00e0 del lavoro, e dall\u2019altro, in maniera complementare, sullo sviluppo di \u00a0un\u2019intelligenza degli attori del mercato del lavoro orientata alla progettualit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre spianare e dotare della segnaletica necessaria i percorsi che conducono ai moltissimi posti di lavoro qualificato e specializzato disponibili nel tessuto produttivo del Paese, ma che rimangono scoperti; agire secondo una logica &#8220;ambidestra&#8221;, puntando anche sulla capacit\u00e0 degli attori di capire il mercato del lavoro . Recensione de\u00a0 L\u2019intelligenza del lavoro. 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