
{"id":57051,"date":"2020-10-18T18:28:55","date_gmt":"2020-10-18T17:28:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57051"},"modified":"2020-10-18T18:34:36","modified_gmt":"2020-10-18T17:34:36","slug":"lo-smart-working-nelle-p-a-e-il-carro-davanti-ai-buoi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57051","title":{"rendered":"LO SMART WORKING NELLE P.A. E IL CARRO DAVANTI AI BUOI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">La decisione del Governo di attivare il lavoro agile per il 75 per cento delle prestazioni astrattamente compatibili non tiene conto del gap che divide la compatibilit\u00e0 in astratto dalla possibilit\u00e0 in concreto<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Giuliano Cazzola<\/strong>, pubblicato sul<\/em> <a href=\"https:\/\/www.quotidianodelsud.it\/laltravoce-dellitalia\/le-due-italie\/occupazione\/2020\/10\/17\/lo-spillone-di-giuliano-cazzola-smart-working-che-disastro-nella-pubblica-amministrazione-un-flop-che-non-possiamo-permetterci\/\">Quotidiano del Sud<\/a> <em>il 18 ottobre 2020 &#8211; Tutti gli altri articoli, interviste e documenti in tema di smart working pubblicati su questo sito sono facilmente reperibili attraverso <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56468\">il portale dedicato a questo argomento\u00a0 <\/a><\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_47074\" style=\"width: 252px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=47074\" rel=\"attachment wp-att-47074\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47074\" class=\"size-full wp-image-47074\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Giuliano-Cazzola.jpg\" alt=\"\" width=\"242\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Giuliano-Cazzola.jpg 242w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Giuliano-Cazzola-150x129.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47074\" class=\"wp-caption-text\">Il professor Giuliano Cazzola<\/p><\/div>\n<p>Sabino Cassese \u00e8 lapidario: \u00abChi dice che nulla \u00e8 cambiato, che l\u2019amministrazione ha continuato a funzionare \u00e8 come se abitasse su Urano\u00bb. L\u2019ex giudice costituzionale, in una conversazione su Il Sole 24Ore, prende di mira la faciloneria con la quale il governo affronta l\u2019introduzione dello smart working nella pubblica amministrazione. Chi scrive condivide le autorevoli opinioni di Cassese, tranne che in un punto: Urano non c\u2019entra nulla. E soprattutto non ha bisogno di ospitare coloro che si avventurano in progetti di sviluppo del lavoro da remoto nella Pa, perch\u00e9 questi venditori di fumo stanno benissimo sulla terra, ma non rinunciano a mentire o a sognare (il che \u00e8 pi\u00f9 grave per un ministro) a occhi aperti.<\/p>\n<p><strong>Le critiche<\/strong><\/p>\n<p>Cassese dimostra con tanti esempi che alcune attivit\u00e0 non possono essere compiute in regime di smart working e pertanto \u00e8 inevitabile che, mancando la presenza, si chiuda il servizio. Nelle settimane scorse anche Pietro Ichino (in <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=56883\">una intervista a La Repubblica<\/a>, riportata sul suo sito) aveva messo in evidenza le differenze oggettive che esistono nel lavoro da remoto nei settori privati e in quello pubblico. \u00abNel settore privato ha costituito un\u2019esperienza utilissima \u2013 commenta il giuslavorista \u2013 ha consentito di acquisire competenze tecnologiche nuove, ha allargato l\u2019organizzazione flessibile del lavoro dischiudendo prospettive di miglioramento della conciliazione fra tempi di lavoro, tempi di cura domestica e tempi di ricreazione, di decongestionamento del traffico e dei mezzi pubblici nelle ore di punta. Nel settore pubblico le cose sono andate molto diversamente. Innanzitutto perch\u00e9 i gestionali e i data-set delle amministrazioni sono per lo pi\u00f9 inaccessibili da remoto. Poi perch\u00e9 nel pubblico la responsabilizzazione del management per il raggiungimento di obiettivi misurabili ha scarsissimo corso e ancor meno ne ha la responsabilizzazione degli impiegati. Insomma, nella maggior parte dei casi lo smart working ha coperto situazioni di non lavoro\u00bb.<\/p>\n<p>Tanto che, in generale, Ichino ammette: \u00ab\u00c8 sbagliato generalizzare. Ci sono molte situazioni nelle quali il lavoratore \u00e8 stato sottoposto a uno stress superiore al normale, ma anche casi in cui non \u00e8 andata cos\u00ec o \u00e8 accaduto l\u2019inverso: si \u00e8 lavorato meno del solito, o non si \u00e8 lavorato per nulla. Forse il tessuto produttivo non era preparato a questo shock\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Giustizia e Scuola<\/strong><\/p>\n<p>Sullo smart working nella Pa non risultano, o almeno non sono diffusi, studi che traccino un bilancio dell\u2019esperienza. Ma vi sono settori delicatissimi per il corretto svolgimento del vivere civile che hanno chiuso i battenti durante il lockdown senza neppure cimentarsi in un sottoprodotto di smart working. \u00c8 il caso dell\u2019\u201c8 settembre\u2019\u2019 della Giustizia. I cancellieri, costretti a stare a casa, non hanno le autorizzazioni per accedere ed operare sui registri del Pct, cio\u00e8 del processo telematico. \u00abPer questo \u2013 denunciano gli avvocati \u2013 gli atti, le istanze, tutto ci\u00f2 che loro depositavano, non veniva lavorato e passato ai giudici\u00bb. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto da marzo e proseguito cos\u00ec fino a luglio. Per accedere ai tribunali, era necessario prendere appuntamento telefonico: peccato che per\u00f2 nessuno rispondesse, perch\u00e9 in servizio c\u2019era una quota di personale che andava dal 20% al 30%.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-379474\" src=\"https:\/\/www.quotidianodelsud.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/la-diffusione-dello-smart-working-mod_page-0001.jpg\" alt=\"\" width=\"394\" height=\"467\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<p>Nel quotidiano economico in cui \u00e8 ripresa l\u2019intervista del professor Cassese \u00e8 riportata una tabella riguardante gli effetti del Covid e del lockdown sui permessi edilizi, nelle principali citt\u00e0 della Penisola, del Nord e del Sud. Il motivo prevalente di una diminuzione che arriva, in taluni casi, fino al 50% di quelli rilasciati lo scorso anno, \u00e8 prodotto dalla impossibilit\u00e0 di accesso agli atti per mancanza di digitalizzazione. Nella scuola si annoverano esperienze di Dad a macchia di leopardo, affidate per\u00f2 alla buona volont\u00e0 di qualche dirigente scolastico o di insegnanti scrupolosi. Nel settore c\u2019\u00e8 da riscontrare l\u2019ostilit\u00e0 espressa dai sindacati nei confronti di queste attivit\u00e0, caratterizzate da un sostanziale \u2018\u2019fai da te\u2019\u2019.<\/p>\n<p><strong>L\u2019indagine<\/strong><\/p>\n<p>Nel maggio scorso (in situazione di regime di lockdown inoltrato) la Fondazione Di Vittorio della Cgil ha pubblicato un\u2019indagine sul campo (senza pretendere di attribuirle in valore scientifico) dalla quale risultava che prima dell\u2019emergenza Covid, in Italia, lavoravano da remoto circa 500mila persone. Nelle settimane di lockdown si stimava che fossero pi\u00f9 di 8 milioni. L\u2019indagine si \u00e8 svolta attraverso la distribuzione di un questionario, che \u00e8 stato compilato da 6.170 persone, un universo davvero robusto che dimostra l\u2019elevato interesse di lavoratrici e lavoratori a esprimersi su questo tema, e con una buona distribuzione per classi di et\u00e0 (considerando la popolazione in et\u00e0 lavorativa), per macroaree geografiche e anche rispetto al dove si vive, ossia i rispondenti si distribuiscono in modo uniforme tra citt\u00e0 capoluogo di provincia, piccoli e medi centri di provincia, centro e periferia. I titoli di studio sono medio-elevati e questo dato \u00e8 associato alle tipologie di lavoro che possono essere svolte da casa, in fase di lockdown. Nel 94% dei casi hanno risposto lavoratrici\/lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, dei quali il 73% svolge un lavoro impiegatizio, 20% quadro o funzionario, 2% dirigente. Il 66% di chi ha partecipato lavorava nel settore privato, il 34% nel pubblico. L\u2019indagine ha tratto anche delle conclusioni sintetiche sulla diffusione e le tipologie del lavoro da remoto (si veda il grafico a sinistra).<\/p>\n<p><strong>Il carro davanti ai buoi<\/strong><\/p>\n<p>Il governo, negli ultimi provvedimenti adottati per prevenire l\u2019ampiezza della seconda ondata del contagio, ha indicato un potenziamento dello smart working in termini generali attraverso disposizioni che ne favoriscano l\u2019utilizzo. Come datore di lavoro sembra orientato a rendere il pi\u00f9 possibile normale il lavoro da remoto nella Pa. Non sar\u00e0 come mettere il carro davanti ai buoi? In pratica, si ha l\u2019impressione che lo scopo vero di questa misura sia rivolto a ridurre gli assembramenti e i contatti personali \u2013 e quindi la possibilit\u00e0 di contagi \u2013 piuttosto che avviare un nuovo modo di essere al servizio dei cittadini. Sar\u00e0 curioso vedere come funzioner\u00e0 la semplificazione amministrativa quando gli uffici continueranno a restare chiusi con il personale consegnato a domicilio.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La decisione del Governo di attivare il lavoro agile per il 75 per cento delle prestazioni astrattamente compatibili non tiene conto del gap che divide la compatibilit\u00e0 in astratto dalla possibilit\u00e0 in concreto . 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