
{"id":57079,"date":"2020-12-14T10:16:06","date_gmt":"2020-12-14T09:16:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57079"},"modified":"2020-12-19T19:28:31","modified_gmt":"2020-12-19T18:28:31","slug":"il-sogno-angoscioso-di-edward-hopper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57079","title":{"rendered":"IL SOGNO ANGOSCIOSO DI EDWARD HOPPER"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Appena due anni prima di <em>Office in a Small City<\/em>, nel 1951, un altro grande intellettuale statunitense, Frank Tannenbaum, aveva pubblicato il saggio <em>A Philosophy of Labor<\/em>, per sostenere che la grande impresa da sola non \u00e8 in grado di darsi un\u2019anima e che spetta al sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori aiutarla a trovarne una<em><br \/>\n<\/em><\/span><\/h4>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<em>Contributo pubblicato nel libro <\/em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Edward_Hopper\">Edward Hopper &#8211; Puntare l&#8217;orizzonte<\/a><em>, a cura di Giuseppe Frangi,\u00a0 GiGroup editore, dicembre 2020 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Quell\u2019estate del 1953, una notte Edward sogna di essere di nuovo a Nyack, la cittadina dove \u00e8 nato, a poca distanza da New York. \u00c8 all\u2019ultimo piano di uno stabile del centro e da l\u00ec vede, molto vicino, l\u2019ultimo piano dell\u2019edificio dall\u2019altra parte della strada: un palazzo signorile, vecchio ma non antico \u2013 a Nyack non esistono edifici che possano dirsi antichi \u2013 sul cui tetto spuntano diversi comignoli e il grande cilindro bianco di una cisterna. La mattina dopo racconta il sogno a Josephine, sua moglie. Le dice che solo in un secondo momento, nel sogno, si \u00e8 accorto di essere in una specie di veranda costruita sopra uno stabile preesistente, da dov\u2019era poteva vedere il fregio vecchio stile un po\u2019 barocco che incorniciava la facciata di questo edificio, poco sotto di lui; ma lo spazio in cui lui si trovava era una struttura di cemento a vista, sicuramente di epoca molto pi\u00f9 recente, squadrata e priva di qualsiasi ornamento, senza infissi a chiudere le due grandi luci che si aprivano su due lati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_57080\" style=\"width: 396px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=57080\" rel=\"attachment wp-att-57080\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-57080\" class=\"wp-image-57080\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Hopper-Office_in_a_Small_City.jpg\" alt=\"\" width=\"386\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Hopper-Office_in_a_Small_City.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Hopper-Office_in_a_Small_City-150x105.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-57080\" class=\"wp-caption-text\">Edward Hopper, <em>Office in a Small City<\/em>, 1953<\/p><\/div>\n<p>Edward racconta alla moglie che, nel sogno, volgendo lo sguardo a sinistra vedeva a circa trenta metri di distanza una grande parete liscia fatta dello stesso cemento bianco, ma senza alcuna finestra, che faceva angolo rispetto alla strada chiudendo la vista verso nord. Dunque il locale dove si trovava era una propaggine di quello stesso edificio in cemento, che si era spinta fino al tetto del vecchio palazzo con il cornicione.<\/p>\n<p>Nel sogno lui era seduto a un grande tavolo di legno grezzo, avrebbe potuto essere il tavolo di un falegname, ma senza attrezzi; ed era come se fosse vincolato alla sedia: avrebbe voluto alzarsi, ma non ci riusciva. Era una giornata fresca, tersa, senza una nuvola e neppure un filo di vento. Non un rumore. La luce era quella del sole a met\u00e0 mattina, non ancora all\u2019apice della sua corsa nel cielo. Era la stessa luce che Edward aveva dipinto quattro anni prima in <em>High Noon<\/em>, salvo che l\u00ec l\u2019angolo della linea nettissima di confine tra luce e ombra disegnata dal sole di mezzogiorno sul muro era molto pi\u00f9 vicino ai 90 gradi rispetto al suolo, mentre qui era attorno alla met\u00e0, 45 gradi. Lui avrebbe voluto vedere la citt\u00e0, il fiume, il mondo intero al di l\u00e0 dei comignoli del palazzo di fronte, ma non poteva. E \u2013 questa era la parte pi\u00f9 angosciosa del sogno \u2013 aveva la sensazione che la parete di cemento bianca sulla sinistra, priva di qualsiasi apertura, stesse lentamente allungandosi, come fosse composta di pannelli scorrevoli che le consentivano di recingere il palazzo di fronte, divenendo cos\u00ec sempre pi\u00f9 simile al muro di cinta di un carcere.<\/p>\n<p>Josephine dice a Edward che deve provare a dipingere quello che ha sognato, anche se per rendere il movimento avvolgente della grande parete bianca un quadro non basta, sarebbe necessario un film. Lui raccoglie la sfida e si accinge subito all\u2019opera, che lo impegner\u00e0 per diversi mesi; finch\u00e9 gli pare di essere riuscito a ricreare l\u2019atmosfera del sogno e persino, forse, l\u2019angoscioso allungarsi da sinistra della parete cieca di cemento.<\/p>\n<p>La scena \u00e8 invasa da una luce forte e immobile, che distingue molto nettamente le superfici in ombra da quelle investite dal sole, come nell\u2019immagine fotografica statica risultante da una esposizione lunga della lastra. Le geometrie nette dello spazio in cui la figura del protagonista \u00e8 iscritta richiamano le atmosfere metafisiche dei quadri di De Chirico, fatte per ispirare una sensazione di solitudine e inquietudine; un\u2019atmosfera di attesa di qualche cosa di indefinito, che incombe su tutto come un destino ineluttabile.<\/p>\n<p>A chi lavora in quel luogo \u00e8 dato vedere il cielo al di sopra dell\u2019edificio vicino, ma non il mondo che vive fuori, al di l\u00e0 dei comignoli; e non si tratta di un ostacolo alla vista paragonabile alla siepe leopardiana, che evoca un infinito pieno di suggestioni, bens\u00ec di un impedimento alla vista ostile e muto, in tutto analogo al cornicione che la impedisce in <em>House by the railroad<\/em>: un quadro dipinto dallo stesso Hopper nel 1925, quasi trent\u2019anni prima. Cosicch\u00e9 il protagonista \u00e8 come incastrato nel suo punto di osservazione, privato dell\u2019orizzonte e dunque, letteralmente, della possibilit\u00e0 di orizzontarsi, di dare un senso alla propria esistenza. Oggetto di un \u201cdivenire senza centro\u201d (l\u2019espressione, riferita in generale alle persone dipinte da Hopper, \u00e8 di Paolo Balmas).<\/p>\n<p>Il protagonista non \u00e8 in piedi, ma seduto; non \u00e8 l\u00ec come osservatore indipendente: quello \u00e8 il suo posto di lavoro; e, che lavori o si perda in propri pensieri, l\u00ec deve stare ancora per la maggior parte della giornata. Josephine, assistendo alla nascita del quadro giorno dopo giorno, non tarda a coglierne il significato profondo; e propone come titolo <em>The man in concrete wall<\/em>, che potremmo tradurre \u201cl\u2019uomo nel muro di cemento\u201d, o forse, pi\u00f9 liberamente, \u201cl\u2019uomo e la parete di cemento\u201d.<\/p>\n<p>Edward, ora che \u00e8 riuscito a dominare il suo sogno dandogli vita sulla tela, preferisce un titolo pi\u00f9 neutro: <em>Office in a Small City<\/em>. Il minimalismo di questo titolo, per\u00f2, non deve ingannare: l\u2019\u201cufficio\u201d non \u00e8 un posto di lavoro qualsiasi, bens\u00ec la condizione esistenziale dell\u2019uomo nella grande azienda, la quale non solo opera come una monade impenetrabile rispetto al mondo circostante, ma al tempo stesso \u00e8 capace addirittura di occluderlo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=56174\" rel=\"attachment wp-att-56174\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-56174\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Frank-Tannenbaum-A-Philosophy-of-Labor-186x300.jpg\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Frank-Tannenbaum-A-Philosophy-of-Labor-186x300.jpg 186w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Frank-Tannenbaum-A-Philosophy-of-Labor-93x150.jpg 93w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Frank-Tannenbaum-A-Philosophy-of-Labor-635x1024.jpg 635w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Frank-Tannenbaum-A-Philosophy-of-Labor.jpg 744w\" sizes=\"auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/a>La struttura aziendale soffoca la <em>small city<\/em> che la ospita; essa stessa appare senza vita, senz\u2019anima, fine a s\u00e9 stessa e incapace di dare un significato e un futuro al lavoro che in essa si svolge. Il protagonista \u00e8 ingabbiato in questa struttura, bloccato; il cielo terso di fronte a lui non \u00e8 fonte di speranza, ma solo di un senso profondo di paralisi. Vien fatto di ricordare che appena due anni prima, nel 1951, un altro grande intellettuale statunitense, Frank Tannenbaum, aveva pubblicato il saggio <em>A Philosophy of Labor<\/em>, per sostenere che la grande impresa da sola non \u00e8 in grado di darsi un\u2019anima e che spetta al sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori aiutarla a trovarne una. Per evitare che il sogno angoscioso di Edward Hopper diventi una realt\u00e0 da incubo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena due anni prima di Office in a Small City, nel 1951, un altro grande intellettuale statunitense, Frank Tannenbaum, aveva pubblicato il saggio A Philosophy of Labor, per sostenere che la grande impresa da sola non \u00e8 in grado di darsi un\u2019anima e che spetta al sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori aiutarla a trovarne una . [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,13],"tags":[],"class_list":["post-57079","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57079","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=57079"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57079\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=57079"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=57079"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=57079"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}