
{"id":57879,"date":"2021-01-23T22:50:30","date_gmt":"2021-01-23T21:50:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57879"},"modified":"2021-01-23T22:55:23","modified_gmt":"2021-01-23T21:55:23","slug":"come-si-rafforza-davvero-il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57879","title":{"rendered":"COME SI RAFFORZA DAVVERO IL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Le cause del tasso aberrante di disoccupazione giovanile e il modo in cui si costruiscono i percorsi che mettono in comunicazione domanda e offerta di lavoro, risolvendo le situazioni di <em>skill shortage<\/em><\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Carlo Cefaloni<\/em> <em>pubblicata sulla rivista <\/em>Cittanuova<em>, 20 gennaio 2021 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista a LawHR, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57480\">Il circolo vizioso del nostro mercato del lavoro<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=57944\" rel=\"attachment wp-att-57944\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-57944\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Cittanuova.jpg\" alt=\"\" width=\"241\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Cittanuova.jpg 197w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Cittanuova-115x150.jpg 115w\" sizes=\"auto, (max-width: 241px) 100vw, 241px\" \/><\/a>In Italia viviamo il paradosso di avere una popolazione giovanile in continua decrescita, fino agli effetti prevedibili del gelo demografico, e con alti tassi di disoccupazione e inoccupazione. Cosa \u00e8 che non funziona?<br \/>\n<\/strong>Sono tentato di dare una risposta molto semplice: ci\u00f2 che funziona male sono il sistema scolastico e quello della formazione professionale. Poi c\u2019\u00e8 una cosa che manca proprio del tutto, e questo pesa moltissimo sulla condizione dei giovani nel mercato del lavoro: un sistema di orientamento scolastico capillare ed efficace. L\u2019esperienza dei Paesi pi\u00f9 avanzati mostra che l\u2019orientamento costituisce il primo anello di una catena efficiente di misure di politica attiva: senza di esso tutte le altre, se pur ci sono, sono molto pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p><strong>E quali altre politiche attive sarebbero necessarie?<br \/>\n<\/strong>L\u2019Italia \u00e8 il grande Paese europeo con il peggiore <em>mis-match<\/em> tra domanda e offerta di lavoro. Le rilevazioni di Anpal e Unioncamere mostrano che le imprese italiane fanno fatica a trovare circa un terzo dei lavoratori che cercano: nell\u2019ultimo trimestre 2020, nel momento peggiore di una crisi gravissima, i posti difficili da coprire sono stati circa 250.000, distribuiti in tutte le fasce professionali, dalle pi\u00f9 alte alle pi\u00f9 basse. Occorre costruire i percorsi che conducono chi cerca un lavoro a potersi candidare a quei posti che restano scoperti.<\/p>\n<p><strong>Con quali strumenti?<br \/>\n<\/strong>Occorrono servizi di collocamento capaci di cercare, una per una, le persone pi\u00f9 vicine per luogo di residenza e per caratteristiche personali e professionali rispetto ai posti vacanti difficili da coprire. Individuata ciascuna persona, occorre per lo pi\u00f9 attivare, in collaborazione con l\u2019impresa interessata, un corso di addestramento, o di vera e propria formazione, che consenta alla persona in questione di svolgere il ruolo richiesto dall\u2019impresa. Formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti, dunque; e misurata nella sua efficacia.<\/p>\n<p><strong>Come?<br \/>\n<\/strong>Con una anagrafe della formazione, i cui dati possano essere incrociati con quelli delle Comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro, degli albi e ordini professionali, delle liste di disoccupazione. Si potrebbe cos\u00ec rilevare il tasso di coerenza tra formazione impartita in ciascun centro o corso finanziato con denaro pubblico, rispetto agli esiti occupazionali fatti registrare da chi lo ha frequentato.<\/p>\n<p><strong>Ci sono esempi di altri Paesi replicabili da noi?<br \/>\n<\/strong>Quello che ho appena delineato \u00e8, pi\u00f9 o meno, ci\u00f2 che accade in tutti i Paesi del centro e nord-Europa, che sono avanti rispetto a noi di due o tre decenni. Ma non occorre andare neanche tanto lontano per trovare dei buoni esempi di come potrebbero funzionare i servizi al mercato del lavoro: basterebbe andare nel Trentino-Alto Adige.<\/p>\n<p><strong>Ritiene valido e qualificante il sistema delle agenzie interinali ormai prevalente?<br \/>\n<\/strong>Le agenzie di somministrazione svolgono un ruolo utile nel settore pubblico, consentendo alle amministrazioni un incremento di flessibilit\u00e0 operativa necessario e, altrimenti, impossibile. Svolgono un ruolo utile anche nel settore privato, dove suppliscono all\u2019assenza di quei \u201cpercorsi attrezzati\u201d per l\u2019incontro fra domanda e offerta di cui parlavo prima. Non \u00e8 questa l\u2019intermediazione dannosa tra domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 invece?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 quella svolta da alcune cooperative di lavoro che, soprattutto nel settore sanitario e in alcuni settori di servizi, costituiscono un puro e semplice diaframma fra impresa e lavoratore, senza svolgere alcuna funzione apprezzabile sul piano economico, ma determinando un abbassamento della qualit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Non ritiene che in questa fase di crisi estrema sia necessario riconoscere al soggetto pubblico, come fa Gael Giraud, il ruolo di datore di lavoro di ultima istanza finalizzato alla crescita di settori strategici decisivi descritti nel <em>NextGeneration<\/em> Ue?<br \/>\n<\/strong>A questo proposito ho una perplessit\u00e0 che non riesco a superare: lo Stato \u00e8 fatto per dettare le regole e sorvegliarne l\u2019applicazione, per governare la moneta, per orientare la distribuzione delle risorse nella direzione coerente con il massimo di benessere sociale, per garantire la parit\u00e0 di opportunit\u00e0 tra i cittadini, anche attraverso l&#8217;universalit\u00e0 dei servizi essenziali; ma non \u00e8 imprenditore. Cio\u00e8 non sa innovare nell\u2019organizzazione del lavoro, nell\u2019individuazione delle tendenze della domanda di servizi e del modo di farvi fronte; non sa valutare n\u00e9 incentivare adeguatamente l\u2019impegno dei propri collaboratori. Invece, il <em>Next Generation<\/em> ha bisogno di imprese che sappiano far fruttare in modo efficiente i nuovi investimenti. In questo <em>annus horribilis<\/em> chi ci ha reso i servizi pi\u00f9 preziosi sono le imprese farmaceutiche che hanno saputo fare il miracolo di darci il vaccino contro il Covid-19 in tempi strepitosamente rapidi, i sistemi di comunicazione telematica, le imprese del settore della logistica e della consegna a domicilio: lo Stato non sarebbe mai stato in grado neppure di immaginare la possibilit\u00e0 di questi servizi.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 quella che ci ha salvato \u00e8 stata la sanit\u00e0 pubblica.<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, ma attenzione: qualificare un servizio come \u201cpubblico\u201d significa stabilire che esso deve essere garantito a tutti senza discriminazioni, in modo imparziale e trasparente; pu\u00f2 anche significare \u2013 e questo \u00e8 certamente il caso della sanit\u00e0 \u2013 che, per garantirne l\u2019universalit\u00e0, esso deve essere sorretto da un forte finanziamento pubblico. Ma non significa che quel servizio debba essere svolto direttamente dallo Stato o da un ente locale. La scuola \u00e8 un servizio pubblico anche quando a svolgerlo sono dei privati; lo stesso discorso vale per l\u2019erogazione dell\u2019energia elettrica, del gas o dell\u2019acqua, per i trasporti pubblici. E vale anche per il servizio sanitario. Senza contendibilit\u00e0 delle funzioni, senza una ben regolata concorrenza, non c\u2019\u00e8 innovazione; e senza innovazione non c\u2019\u00e8 benessere. Detto questo, poi, va anche detto che talvolta il mercato fallisce; e questo accade con particolare frequenza nel mercato del lavoro e in quello della formazione professionale. L\u00ec, proprio per questo, lo Stato ha un ruolo insostituibile.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=55695\" rel=\"attachment wp-att-55695\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-55695\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-186x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"345\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-186x300.jpg 186w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-93x150.jpg 93w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-768x1241.jpg 768w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2-634x1024.jpg 634w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Intelligenza-del-lavoro-2.jpg 1594w\" sizes=\"auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a>La scommessa comune tra lavoratori e impresa che, nel suo ultimo libro <em>L\u2019intelligenza del lavoro <\/em>(Rizzoli), lei indica come leva di una nuova politica delle relazioni sindacali prevede anche la possibilit\u00e0 di forme di partecipazione diretta alla gestione delle imprese?<br \/>\n<\/strong>La partecipazione dei lavoratori \u00e8 elemento essenziale di qualsiasi scommessa comune degli stessi con l\u2019imprenditore su di un piano industriale innovativo: perch\u00e9 se si tratta davvero di una scommessa comune, i lavoratori hanno titolo per essere compiutamente informati sull\u2019andamento della realizzazione del piano e controllare la distribuzione dei frutti di un investimento di cui sono protagonisti. Questo non significa che sia opportuno imporre una determinata forma di partecipazione piuttosto che un\u2019altra: come ho cercato di mostrare nell\u2019ultimo capitolo del libro, \u00e8 meglio lasciare che molti modelli di partecipazione si confrontino e competano tra loro. A questo servono i meccanismi della democrazia industriale.<\/p>\n<p><strong>Come valuta l\u2019operazione Stellantis?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 indispensabile a entrambi i gruppi che ne sono stati protagonisti, perch\u00e9 le dimensioni del gruppo che ne \u00e8 nato sono oggi indispensabili per poter reggere nel mercato mondiale dell\u2019auto.<\/p>\n<p><strong>Non esiste un disequilibrio nelle strategie tra la presenza dello Stato francese in Psa e la non presenza di quello italiano?<br \/>\n<\/strong>Negli U.S.A. nessuno sarebbe preoccupato del fatto che in una grande impresa vi sia la partecipazione di uno dei 50 Stati della federazione; \u00e8 ora che anche in seno alla UE abbandoniamo i campanilismi. Non credo, comunque, che la presenza dello Stato francese avr\u00e0 un peso rilevante nelle scelte del nuovo gruppo. Mi preoccupa di pi\u00f9 l\u2019impreparazione del sindacato italiano rispetto alla sfida della partecipazione dei lavoratori al vertice del nuovo grande gruppo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cause del tasso aberrante di disoccupazione giovanile e il modo in cui si costruiscono i percorsi che mettono in comunicazione domanda e offerta di lavoro, risolvendo le situazioni di skill shortage . 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