
{"id":57968,"date":"2021-02-01T20:13:57","date_gmt":"2021-02-01T19:13:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57968"},"modified":"2021-02-07T22:49:34","modified_gmt":"2021-02-07T21:49:34","slug":"i-paradossi-del-blocco-dei-licenziamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57968","title":{"rendered":"I &#8220;BENEFICI&#8221; DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">A novembre 2020 i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato erano 15.202.000: la pi\u00f9 alta quantit\u00e0 mai registrata nella storia del Paese; ma il dato \u00e8 falsato dalle centinaia di migliaia di rapporti di lavoro tenuti in vita soltanto formalmente con il blocco dei licenziamenti<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 87 del bollettino <\/em>Mercato del Lavoro News <em>della Fondazione Anna Kuliscioff, 27 gennaio 2020, <\/em>a<em> cura <strong>di Claudio Negro <\/strong>\u2013 V. anche, in argomento, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=57496\">il numero precedente<\/a> dello stesso bollettino<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=44464\" rel=\"attachment wp-att-44464\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"77\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I tempi di rilascio dei dati da parte delle varie Agenzie (ISTAT, INPS, ANPAL, MinLav) non consentono di fare una fotografia completa del Mercato del Lavoro nel 2020. Tuttavia la felice quasi-coincidenza dei dati ISTAT (stock) di novembre e dei dati INPS (flussi) relativi a ottobre 2020 permette di fare un\u2019analisi che, per quanto circoscritta nel tempo, pu\u00f2 produrre risultati interessanti.<\/p>\n<p>Partiamo dai dati di stock: l\u2019occupazione sale rispetto a ottobre dello 0,3%, ripartita abbastanza equamente tra dipendenti e autonomi. In ragione trimestrale (settembre-novembre) rispetto al trimestre precedente l\u2019incremento \u00e8 addirittura dello 0,6%. Tuttavia il dato tendenziale (novembre 2020 su novembre 2019) \u00e8 ancora impietoso: &#8211; 1,7%. In ogni caso si conferma una modesta ma costante crescita che da Luglio si rileva sia per i dipendenti che per gli autonomi, tanto da riportare il tasso d\u2019occupazione al 58,3% (dato pre covid: Marzo=58,6%). Una conferma (coerente con gli altri dati economici) del fatto che in estate, con l\u2019apparente regredire della pandemia, l\u2019andamento del mercato del lavoro aveva ripreso segno positivo. Tuttavia \u00e8 opportuno notare che a novembre, come effetto della \u201cseconda ondata\u201d, il fatturato dell\u2019industria cade del 4,1% (dato destagionalizzato) e quello del commercio al dettaglio addirittura del 13,1%: poich\u00e9 il mercato del lavoro segue sempre l\u2019andamento dell\u2019economia reale con qualche ritardo, \u00e8 presumibile che gi\u00e0 a dicembre la tendenza positiva che abbiamo visto prima cambi segno. Del resto qualche avvisaglia la vediamo gi\u00e0 nel mese di Novembre 2020: il Tasso di Attivit\u00e0 (persone che lavorano o cercano lavoro) dopo 8 mesi di crescita modesta ma costante inverte la tendenza e scende al 64,2. Il tasso di attivit\u00e0 indica il livello di fiducia delle persone di poter trovare un lavoro: \u00e8 evidente che il \u201cclima\u201d di novembre gi\u00e0 era percepito come sfavorevole all\u2019occupazione. Del resto le ore di Cassa Integrazione (nelle sue diverse forme) di competenza del mese di novembre sono 8 milioni pi\u00f9 di quelle di ottobre: segno anche questo di un rovesciamento di tendenza. Corrispondentemente sono diminuite le ore lavorate pro capite settimanalmente di 1,9 (2,5 se consideriamo anche i lavoratori autonomi) e aumentate le assenze dal lavoro (+ 3,9%). Da notare che l\u2019apparente dato positivo del calo del tasso di disoccupazione \u00e8 un puro effetto ottico: se meno gente cerca lavoro diminuisce anche il numero di chi non lo trova, il che costituisce appunto il tasso di disoccupazione.<\/p>\n<p>Quanto ai flussi (dati INPS \u2013 archivio UNIEMENS) \u00e8 possibile analizzare i dati dei primi 10 mesi dell\u2019anno. Emerge subito un dato paradossale: a ottobre 2020 i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato erano 15.128.000 (a novembre addirittura 15.202.000) ossia la pi\u00f9 alta quantit\u00e0 mai registrata nella storia economica del Paese. E questo nonostante le nuove assunzioni nei primi 10 mesi dell\u2019anno siano state oltre 330.000 in meno rispetto ai primi 10 mesi del 2019, le trasformazioni di altri contratti in contratti a tempo indeterminato nello stesso periodo 190.000 in meno, e la variazione tendenziale di nuovi contratti sia stata ad ottobre del 59% inferiore rispetto a un anno fa. <strong>La spiegazione \u00e8 nel calo drastico delle cessazioni<\/strong>: da quando, a marzo, \u00e8 entrato in vigore il divieto di licenziamento per motivi economici le cessazioni sono il 70% di quelle dello stesso periodo del 2019. Ad ottobre le cessazioni erano 337.000 in meno rispetto a marzo-ottobre 2019; posto che, oltre ovviamente alle cessazioni per pensionamento, non sono state bloccate n\u00e9 i licenziamenti per giusta causa n\u00e9 le dimissioni volontarie o consensuali, \u00e8 verosimile che grosso modo la cifra rappresenti la differenza tra lo stock di cessazioni fisiologiche e quelle risultanti dal \u201ccongelamento covid\u201d, e non a caso \u00e8 infatti praticamente coincidente con il dato delle minori assunzioni. Questa semplice analisi dei flussi minimizza qualsiasi ottimismo possa avere ingenerato la lettura dei dati di stock.<\/p>\n<p>Ma tornando al trend ipotizzabile per il dopo \u2013 novembre, pu\u00f2 essere interessante notare come il mensile sondaggio Unioncamere \u2013 Excelsior per il mese di ottobre segnalasse intenzione di assunzione da parte delle aziende per 281.000 unit\u00e0, mentre i dati INPS mostrano che gli avviamenti effettivi (al netto di contratti a termine e intermittenti, che normalmente le aziende non segnalano nelle intenzioni di assunzione) sono stati 215.000: un 24% in meno, Per novembre le previsioni erano gi\u00e0 in calo (265.000) ma non abbiamo ancora il riscontro degli avviamenti effettivi. A dicembre la previsione \u00e8 addirittura 217.000.<\/p>\n<p>Se davvero il rimbalzo del PIL nel 2021 dovesse essere solo del 3%, come prevede il Fondo Monetario, sar\u00e0 davvero complicato far fronte alla situazione che si materializzer\u00e0 quando, prima o poi, la CIG covid comincer\u00e0 ad essere meno generosa e il divieto di licenziamento verr\u00e0 rimosso. E\u2019vero che ci\u00f2 \u00e8 attuabile con una certa gradualit\u00e0, ma il problema di come gestire numeri del genere sul mercato del lavoro non trova soluzione nella gradualit\u00e0: senza piani precisi, strumenti e operatori competenti, nonch\u00e9 soldi abbastanza, si rischia uno shock sociale. Tutto ci\u00f2 per\u00f2 sembra occupare la parte bassa della classifica delle priorit\u00e0 del Next Generation dispensata dal Conte bis\u2026<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A novembre 2020 i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato erano 15.202.000: la pi\u00f9 alta quantit\u00e0 mai registrata nella storia del Paese; ma il dato \u00e8 falsato dalle centinaia di migliaia di rapporti di lavoro tenuti in vita soltanto formalmente con il blocco dei licenziamenti . 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