
{"id":58468,"date":"2021-03-31T19:35:02","date_gmt":"2021-03-31T18:35:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58468"},"modified":"2021-03-31T19:35:02","modified_gmt":"2021-03-31T18:35:02","slug":"maran-litalia-ha-bisogno-di-un-centro-che-non-puo-essere-il-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58468","title":{"rendered":"MARAN: L&#8217;ITALIA HA BISOGNO DI UN CENTRO, CHE NON PU\u00d2 ESSERE IL PD"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;Il centro non \u00e8 sinonimo di moderatismo, indecisione, immobilismo, opportunismo, non \u00e8 il luogo dello <em>status quo,<\/em> ma \u00e8 il luogo dove proporre delle soluzioni radicali e tuttavia realistiche; soluzioni non ideologiche e praticabili. E non pu\u00f2 essere l&#8217;attuale Pd a contenerlo&#8221;<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Alessandro Maran<\/strong>, nella XVII legislatura parlamentare di Scelta Civica e del Pd, pubblicato su <\/em>Il Foglio <em>il 30 marzo 2021 &#8211; In argomento v. anche, per la diversa tesi secondo cui i lib-dem devono impegnarsi in seno alle formazioni maggiori di centrosinistra e di centrodestra, i miei editoriali telegrafici <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58416\">La funzione politica dei lib-dem e il modo in cui possono svolgerla<\/a><em>, del 22 marzo 2021, e <\/em>Il paradosso della strategia politica dei liberal-democratici<em>, in corso di pubblicazione per la <\/em>Nwsl <em>del 5 aprile<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_48005\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=48005\" rel=\"attachment wp-att-48005\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48005\" class=\"size-full wp-image-48005\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran.png\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran.png 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Alessandro-Maran-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-48005\" class=\"wp-caption-text\">Alessandro Maran<\/p><\/div>\n<p>Da un po\u2019 di tempo a questa parte, con il crescere dell\u2019instabilit\u00e0 politica globale e il riaffiorare degli estremismi, nel mondo anglosassone va molto di moda \u201cThe Second Coming\u201d, il poema che il poeta irlandese William Butler Yeats scrisse nel 1919 (dopo il conflitto mondiale con i suoi orrori, lo sconvolgimento provocato dalla rivoluzione sovietica, il montare del nazionalismo e della violenza). Uno dei versi pi\u00f9 citati recita: \u201cOgni cosa crolla; il centro non pu\u00f2 reggere; e l\u2019anarchia assoluta dilaga sul mondo\u201d (e prosegue: \u201ci migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono colmi di intensit\u00e0 appassionata\u201d, ecc.). Le parole, e la loro riscoperta, riflettono, ovviamente, un crescente e diffuso senso di incertezza. Ma ci ricordano anche che il populismo di destra non pu\u00f2 essere battuto con un populismo di sinistra. Contro il populismo \u201cil centro deve reggere\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi ritiene che l\u2019unico modo per essere centrali nel futuro sia quello di abbandonare le prospettive di centro, non disperdere energie e impegnarsi per provare a cambiare \u201cda dentro\u201d il Pd. Claudio Cerasa lo ha scritto papale papale: \u201ci \u2018libberali\u2019, anzich\u00e9 perdere tempo, devono decidersi a trovare un modo per farsi valere e provare di nuovo a scalare il Pd.\u00a0 Per tutti gli altri, c\u2019\u00e8 la buona vecchia Forza Italia\u201d.<\/p>\n<p>Il centro, inoltre, in Italia voleva dire Democrazia Cristiana; ed \u00e8 sinonimo di moderatismo, indecisione, immobilismo, opportunismo e cos\u00ec via. Eppure, in tutti i paesi avanzati (indipendentemente dal sistema elettorale), dall\u2019Olanda al Regno Unito, dalla Francia agli Stati Uniti (dove Joe Biden \u00e8 stato il simbolo della resistenza di quell\u2019elettorato democratico che ha respinto il tentativo del \u201csocialista democratico\u201d Bernie Sanders di egemonizzare a sinistra il partito, restringendone il carattere storicamente imperniato su un\u2019ampia coalizione di centro-sinistra che comprende moderati e leftist, neoliberali e keynesiani, cristiano-sociali e sindacalisti presenti sia tra i bianchi \u201curbani\u201d, sia tra le minoranze afroamericane e latinos), il \u201ccentro\u201d non \u00e8 il luogo dello status quo. Ma \u00e8 il luogo dove proporre delle soluzioni radicali ma realistiche; soluzioni non ideologiche e praticabili. Senza contare che, come sempre, non \u00e8 al centro politico che bisogna guardare, ma al \u201ccentro sociale\u201d. Cio\u00e8 alle forze dinamiche e potenzialmente \u201ccentrali\u201d della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Del \u201ccentro\u201d, perci\u00f2, c\u2019\u00e8 bisogno. Specie in un momento in cui, dovunque, i partiti estremisti vanno rafforzandosi. Una \u201cpolitica di centro\u201d si pu\u00f2 certamente sviluppare nei \u201ccatch-all party\u201d, nelle \u201cbig tent\u201d che incoraggiano un ampio spettro di opinioni tra i loro membri, che comprendono molti e diversi gruppi ed idee, e quindi possono attrarre una vasta gamma di sostenitori. <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=58471\" rel=\"attachment wp-att-58471\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-58471\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tony-Blair-298x300.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tony-Blair-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tony-Blair-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tony-Blair.jpg 459w\" sizes=\"auto, (max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/a>Del resto, non \u00e8 un mistero per nessuno che, anche in passato, le pi\u00f9 brillanti esperienze di innovazione della sinistra socialdemocratica (il New Labour di Blair &#8211; nella foto qui a sinistra &#8211; e la Spd di Schroeder, che le elezioni le hanno vinte e rivinte) hanno indotto quei partiti a definirsi \u201ccentrosinistra\u201d e \u201cnuovo centro\u201d. E non si \u00e8 trattato di cedimenti all\u2019avversario, ma di seri tentativi di ridefinire la funzione di quei partiti nella competizione con i conservatori. In forme diverse, pi\u00f9 di recente, \u00e8 accaduto anche in Francia con il Macron \u201cet de droite et de gauche\u201d. Qualche giorno fa il centro ha trionfato in Olanda e perfino in America, che nell\u2019ultima campagna elettorale ha vissuto una micidiale radicalizzazione del confronto, il candidato democratico Biden ha vinto, appunto, con una \u201cpolitica di centro\u201d.<\/p>\n<p>Ma come fa a rappresentare il centro (della societ\u00e0) un partito che ritiene che la cifra identitaria di un partito di sinistra sia l\u2019anticapitalismo (che, con l\u2019antiamericanismo, accomuna post-comunisti e post-democristiani ed \u00e8 alla base della sintonia con i populisti)? Cosa ha a che fare con il centro (della societ\u00e0) un partito che si strugge nella nostalgia (di \u201cquando c\u2019erano i comunisti\u201d) e che, pi\u00f9 che attrarre elettori, vuole fare proseliti?<\/p>\n<p>Dopo tante \u201crivoluzioni liberali\u201d molte volte promesse e altrettante volte rinviate e contraddette, bisogna farsene una ragione: il Pd, su quel che conta davvero, sugli ideali di fondo e non tanto sulla \u201cgestione\u201d, non \u00e8 realmente contendibile. Nel Pd, si pu\u00f2 fare certo la minoranza liberal-democratica, ma \u00e8 impensabile dare sul serio voce a quelle istanze liberal-democratiche che oggi in Italia non sono rappresentate. Le dimissioni di Veltroni, la parabola di Renzi (che, nonostante gli errori, ha il merito storico di aver trasformato la sinistra liberale, da sempre minoritaria, in un fenomeno di massa), espulso come un corpo estraneo (\u201cestraneo all\u2019anima di sinistra\u201d), la caccia ai renziani (una \u201cmetastasi\u201d) e il richiamo a Berlinguer dello stesso Letta, la dicono lunghissima.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=41234\" rel=\"attachment wp-att-41234\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-41234\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Veltroni-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/a>Come accadeva nel Pci, l\u2019area riformista pu\u00f2 avere solo un ruolo ancillare, di condizionamento, ma non pu\u00f2 guidare il partito. Insomma, quello di Renzi \u00e8 stato un incidente, che non deve ripetersi. Ma proprio la \u201cderenzizzazione\u201d del Pd rimette in discussione la collocazione del partito nella cultura liberal-socialista, intravista per la prima volta al Lingotto da Walter Veltroni (foto qui a destra).<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8, inoltre, nessuna discontinuit\u00e0 tra Zingaretti e Letta. Letta vuole percorrere, a braccetto con i grillini, ancora una volta la strada battuta pi\u00f9 volte dal centrosinistra: quella di ricompattarsi per far fronte ad un nemico comune (un tempo era Silvio Berlusconi, ora \u00e8 Matteo Salvini), rinunciando in partenza a pescare nel bacino opposto. Rinunciando cio\u00e8 a parlare con il \u201ccentro della societ\u00e0\u201d. Lo stesso biglietto da visita del nuovo segretario del Pd (voto ai sedicenni e <em>ius soli<\/em>) rappresenta una scelta che punta a creare un solco: \u201cDi qua la sinistra, di l\u00e0 la destra\u201d. L\u2019idea di fondo resta quella contenuta nella mozione di Zingaretti, e cio\u00e8 che oggi la contrapposizione non sia quella europeismo liberal-progressista contro populismo, ma sinistra contro neoliberismo, all\u2019interno della quale il populismo sarebbe solo una febbre passeggera (alimentata proprio dalle contraddizioni del neoliberismo) utilizzabile proprio perch\u00e9 attraversato da elementi di sinistra \u201canticapitalistici\u201d. Ma il Pd era nato come unione dei riformisti. Era nato cio\u00e8 dalla separazione tra la componente riformista e quella radicale dopo il fallimento dell\u2019esperienza di governo dell\u2019Unione (e un\u2019alleanza che va da Fratoianni a Calenda e da Conte a Renzi ricorda l\u2019Unione, non l\u2019Ulivo). Ed era nato con l\u2019idea non di allargare l\u2019alleanza (che la tensione tra le diverse identit\u00e0 rende inevitabilmente instabile), ma di ampliare l\u2019area del radicamento. Questa s\u00ec, \u201cun\u2019avventura affascinate\u201d. Perch\u00e9 significherebbe mettere in gioco la propria identit\u00e0 in un processo evolutivo che se ha successo produce risultati stabili. A destra, inoltre, non basta l\u2019ingresso della Lega nel governo Draghi per traghettare Salvini da Per\u00f3n a Pera, per dargli, cio\u00e8, quella credibilit\u00e0 e quell\u2019affidabilit\u00e0 che ancora non ha. La Lega di Matteo Salvini ha strappato a Silvio Berlusconi la leadership della destra. E se ora dovesse proseguire la marcia di avvicinamento al Ppe, potrebbe diventare il perno di un centro-destra moderato, pienamente legittimato come coalizione di governo. Ma \u00e8 presto per dirlo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=48649\" rel=\"attachment wp-att-48649\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-48649\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Salvini-e-Putin.jpg\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"168\" \/><\/a>L\u2019appeal della Lega si \u00e8 diffuso pi\u00f9 a Sud, via via che Salvini ha messo la sordina ai temi \u201cnordisti\u201d delle origini e ha puntato (emulando altri nazional-populisti) sulle questioni \u201cculturali\u201d, enfatizzando cio\u00e8 la minaccia che viene dall\u2019islam e che molti collegano alla crisi dei rifugiati. Per questo, come molti nazionalisti e populisti conservatori, sia negli Stati Uniti che in Europa, la Lega considera Putin (qui nella foto con Matteo Salvini) un potenziale alleato proprio per le sue priorit\u00e0 internazionali: resistere alla radicalizzazione islamica, smantellare l\u2019integrazione economica globale e combattere la secolarizzazione delle societ\u00e0 occidentale. Il che per\u00f2 vorrebbe dire \u201cl\u2019abbandono dell\u2019Occidente\u201d, per citare il titolo di un bel libro di Michael Kimmage. Anche perch\u00e9 l\u2019obiettivo di Putin \u00e8 proprio quello di indebolire il tessuto della societ\u00e0 occidentale e la stessa legittimit\u00e0 della democrazia liberale. Insomma, il paese ha bisogno di uno spazio alternativo ai due populismi. E bisognerebbe approfittare delle circostanze per strutturarlo. E\u2019 difficile, certo che \u00e8 difficile. Ce lo ha detto Sigrid Kaag, la leader della formazione liberale olandese che pochi giorni fa \u00e8 arrivata seconda alle elezioni: \u201cNon \u00e8 mai facile. Se la vuoi facile, non muoverti, stai fermo, stai a casa: non cambiare nulla. \u00c8 una questione di scelte\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il centro non \u00e8 sinonimo di moderatismo, indecisione, immobilismo, opportunismo, non \u00e8 il luogo dello status quo, ma \u00e8 il luogo dove proporre delle soluzioni radicali e tuttavia realistiche; soluzioni non ideologiche e praticabili. E non pu\u00f2 essere l&#8217;attuale Pd a contenerlo&#8221; . 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