
{"id":58776,"date":"2021-06-14T22:21:13","date_gmt":"2021-06-14T21:21:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58776"},"modified":"2021-06-14T22:21:13","modified_gmt":"2021-06-14T21:21:13","slug":"le-parole-come-giocattoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=58776","title":{"rendered":"LE PAROLE COME GIOCATTOLI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Ricordo felice di una stagione di iniziazione infantile, oltre che ai piaceri raffinati della montagna, al mondo meraviglioso dei rebus, nel quale si impara a scoprire il significato nascosto delle cose<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo pubblicato su\u00a0<\/em>Futura<em>,<\/em> <em> newsletter del <\/em>Corriere della Sera <em>il 14 giugno 2021 &#8211; In argomento v. anche<\/em>\u00a0<em>la mia intervista a <\/em>la Stampa<em> del\u00a0<\/em> <em>5 giugno<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=59011\">I rebus, come gli scacchi, sono una metafora della vita<\/a> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_59122\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=59122\" rel=\"attachment wp-att-59122\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59122\" class=\"wp-image-59122 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Gianluigi-Pellizzi-lo-zio-Giangiotto-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Gianluigi-Pellizzi-lo-zio-Giangiotto-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Gianluigi-Pellizzi-lo-zio-Giangiotto-112x150.jpg 112w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Gianluigi-Pellizzi-lo-zio-Giangiotto.jpg 329w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-59122\" class=\"wp-caption-text\">Gianluigi (Giangiotto) Pellizzi<\/p><\/div>\n<p>Tra i miei ricordi d\u2019infanzia pi\u00f9 vivi c\u2019\u00e8 quello delle giornate passate nelle dolomiti alla fine degli anni \u201950, ospite dello zio Giangiotto, fratello di mia madre. In quel ricordo lo scricchiolio del pavimento della casa tutta in legno e il fresco dell\u2019aria di montagna durante le passeggiate sono indissolubilmente legati ai giochi singolari e per me nuovissimi proposti da mio zio. Nei quali i giocattoli erano le parole.<\/p>\n<p>Quei giochi lui li aveva imparati in famiglia: erano sciarade, anagrammi, sostituzioni e incastri di sillabe con cui le parole si trasformavano in altre, giochi con le rime; bellissimo quello dei tautogrammi, che consisteva nel tradurre i proverbi in frasi nelle quali comparissero soltanto parole con una determinata lettera iniziale (per esempio: \u201cchi dorme non piglia pesci\u201d pu\u00f2 diventare \u201cassonnato abdichi ad adescare aringhe\u201d). Ma in parte erano giochi nuovi, inventati da lui stesso. Uno era quello dei bisensi, con cui scoprii la grande quantit\u00e0 di parole dal significato doppio, triplo o persino quadruplo. Un altro era quello degli endecasillabi, consistente nell\u2019individuarli mentre si parlava e subito classificarli in base alla cadenza degli accenti tonici, avendo assunto come prototipi sei versi famosi della <em>Divina Commedia<\/em>. Nelle gite sulle pendici delle Tofane o del Pomagagnon quei giochi non solo mi facevano dimenticare la fatica, ma mi facevano anche scoprire i segreti sorprendenti della lingua, i tesori che si nascondono sotto una qualsiasi banalissima sequenza testuale.<\/p>\n<p>Tra i giochi fatti con le parole, il pi\u00f9 appassionante per lo zio Giangiotto era quello dei rebus. Lui mi mostrava le strane immagini della <em>Settimana enigmistica<\/em>, nelle quali comparivano ave pie, rei chini, re mori e conti seri, insieme a gazze, em\u00f9, lama o ibis, in mezzo ad are, ante, olle o coli; e mi insegnava gli artifici sottili grazie ai quali si poteva trarne un testo bisenso: con un primo significato corrispondente ai personaggi e agli oggetti raffigurati, cui se ne aggiungeva un altro, ottenibile soltanto col suddividere le lettere in un altro modo. Il gioco, qui, consisteva nel riuscire a scorgere il messaggio che si nasconde sotto le cose.<\/p>\n<p>Tranne i pi\u00f9 semplici, all\u2019epoca non ero mai capace di risolvere i rebus. Per\u00f2 partecipavo come potevo al lavorio di mio zio per trovare la soluzione, qualche volta fornendogli uno spunto utile per il quale venivo lodato a dismisura. E provavo un godimento non inferiore al suo nell\u2019assistere alla costruzione, pezzo per pezzo, del testo bisenso: quella \u201cprima lettura\u201d tratta dalle immagini e dai grafemi contenuti nel rebus \u2013 legnosa e ridicola nella sua improbabilit\u00e0 \u2013 dalla quale come per miracolo sgorgava, rotonda, levigata, perfetta, la frase della soluzione, costituita da un proverbio, un precetto morale, o un detto famoso, tutta fatta di parole completamente diverse.<\/p>\n<p>C\u2019era gi\u00e0 allora un\u2019estetica ufficiale, secondo la quale uno dei pregi principali di un rebus sta nell\u2019unitariet\u00e0 e plausibilit\u00e0 dell\u2019immagine da cui devono trarsi le \u201cchiavi\u201d, che poi per metamorfosi assumono il nuovo significato in una frase di uso corrente. Quella che entusiasmava lo zio Giangiotto, invece, era proprio la caratteristica opposta: il carattere umoristicamente improbabile della situazione descritta in certi rebus, che fosse quella di un re impegnato con un prete a seminare del riso, oppure di una rea in catene che acquista un colo avendo al guinzaglio un ibis. Ho ancora vivo il ricordo della sua risata nel mostrarmi la vignetta di un medico con tanto di camice e stetoscopio impegnato a curare il dio Siva, fiancheggiato da due rajahputi: un rebus che, non essendo pi\u00f9 riuscito a ritrovarlo, ho ricostruito a sessant\u2019anni di distanza, sulla base della memoria che me ne \u00e8 rimasta indelebilmente impressa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?attachment_id=58777\" rel=\"attachment wp-att-58777\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-58777\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Oscura-trama-def-a-colori-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"359\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Oscura-trama-def-a-colori-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Oscura-trama-def-a-colori-150x112.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Oscura-trama-def-a-colori.jpg 706w\" sizes=\"auto, (max-width: 359px) 100vw, 359px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dove la soluzione \u00e8 <em>OS cura tra MA e VeR Siva <\/em><em>\u2192 Oscura trama eversiva. <\/em>\u201cA chi mai potrebbe venire in mente di raffigurare una situazione stupenda di questo genere?\u201d \u2013 diceva lui estasiato \u2013 \u201c\u00c8 solo nel mondo dei rebus che a Siva pu\u00f2 accadere di ferirsi una delle molte braccia e aver bisogno di essere medicato.\u201d<\/p>\n<p>Dallo zio Giangiotto ho ereditato l\u2019abitudine di ritagliare e conservare i rebus pi\u00f9 belli. E anche quella di cercare i rebus nella realt\u00e0 di tutti i giorni, per capirne il significato nascosto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricordo felice di una stagione di iniziazione infantile, oltre che ai piaceri raffinati della montagna, al mondo meraviglioso dei rebus, nel quale si impara a scoprire il significato nascosto delle cose . 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